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Folklore e Rievocazioni

Corteo Storico di San Giovanni a Putignano 2027 - Rievocazione medievale con il Balì e il popolo

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 27 al 28 giugno 2026
Dove strada comunale Lombardi), Putignano

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: sagritaly.com, letta il 20/09/2026.

Il Corteo Storico di San Giovanni si tiene a Putignano, in provincia di Bari, in giugno, e rievoca in tre scene la storia del feudo di Santo Stefano: sfilano circa 120 figuranti, e il giorno prima si mette in scena l'Assalto alla Torre. Alla fine del corteo, quando il Balì entra in Piazza Plebiscito, il Capitano della Torre gli offre in segno di riconoscenza le chiavi della città. Il Balì però le rifiuta, decretando la libertà della città.

Due giornate: prima l'assalto, poi il corteo

La manifestazione ha due momenti principali. L'Assalto alla Torre è una scena rievocativa che impegna circa trenta figuranti e mette in scena lo scontro fra le truppe ungheresi e bitontine e l'esercito di Casamassima: dopo uno scontro frontale la compagine ungherese ha la meglio ed espugna la torre. La scena termina con la delegazione di Putignano che offre ai vincitori doni e un riscatto, per impedire che la stessa sorte tocchi alla propria città. La torre è stata realizzata da un maestro cartapestaio.

Il Corteo Storico si svolge il giorno seguente: conta circa 120 figuranti, parte da Porta Barsento, prosegue lungo un percorso extramurale e termina in Piazza del Plebiscito, per una durata di circa un'ora. Il tracciato passa da Porta Barsento a Porta Nuova, via Margherita di Savoia, via Tripoli, corso Umberto I e l'Estramurale a Mezzogiorno.

Chi sfila, e chi era il Balì

Il Balì era una figura di grande importanza per il territorio durante il periodo medievale, con poteri sia religiosi sia civili, e risiedeva nell'Abbazia di Santo Stefano, a sud di Monopoli. A Putignano aveva un fiduciario, il Governatore, e anche lui sfila.

Dietro di loro vengono la scorta di cavalieri, le guardie e gli armati, i monaci appartenenti all'Ordine dei Cavalieri di Rodi, alcune coppie di notabili locali e il popolo — fra cui il «gobbo», che fa parte dell'immaginario medievale — insieme alle delegazioni di corteo di altre città. Fra queste ci sono i gemellaggi con Gravina in Puglia, Casamassima, Conversano, Carovigno e Mesagne; una volta sono arrivate anche cinque delegazioni estere, da Polonia, Lituania, Romania, Turchia e Cipro.

A questo punto il Balì apre ai festeggiamenti con danze, giocoleria e falconeria. Il capitano che gli porge le chiavi ha un nome, Goffredo di Hervé, e il Balì pure: fra' Guerino da Castelnuovo.

Cento once d'argento per non essere saccheggiati

La prima scena narra la donazione avvenuta nel 1088 da Goffredo I conte di Conversano ai benedettini di santo Stefano di Putignano e Casaboli. Nel 1317 il papa toglie Santo Stefano ai benedettini per assegnarlo ai cavalieri di Rodi, ed è la seconda — ma il feudo, assegnato loro in quell'anno, resta di fatto fuori dalla loro portata. Di mezzo c'era Gualtieri VI di Brienne, conte di Conversano, Lecce e duca di Atene, «un avido e sanguinario cavaliere angioino», che aveva occupato Putignano per un trentennio facendovi costruire una poderosa torre a spese dei putignanesi, senza tenere conto delle proteste dell'ordine.

Poi arriva la guerra. Nel 1348 il re d'Ungheria invade il regno di Napoli, deciso a vendicare la morte del fratello — marito della regina Giovanna I — ucciso da una congiura di palazzo; gli ungheresi calano anche in provincia di Bari, spalleggiati dagli alleati bitontini, e cercano di portare dalla propria parte quante più città possibile.

Il momento più atteso è la rievocazione dell'assalto alla torre campanaria del 1349, episodio realmente avvenuto durante gli scontri tra casamassimesi e ungheresi. I putignanesi volevano restare fedeli alla regina, ma quando vennero a sapere l'orribile fine dei casamassimesi optarono per la trattativa: una delegazione andò incontro agli ungheresi portando cibo e vino per la truppa e pagando, per il mancato saccheggio, cento once d'argento, dicendosi dalla parte del re d'Ungheria ma avendo salva la vita. Per questo il cronista dell'epoca definì «sapienti» i putignanesi.

La svolta arriva da lontano: nel 1356, alla battaglia di Poitiers, durante la guerra dei Cent'anni, Gualtieri VI di Brienne muore, e nel testamento dispone di restituire il maltolto ai legittimi proprietari. Nel 1358 una bolla papale accoglie la richiesta dei cavalieri di Rodi e sancisce il definitivo rientro di Putignano nel feudo di Santo Stefano; nello stesso anno San Giovanni Battista, patrono dei cavalieri di Rodi, viene riconosciuto anche come patrono di Putignano, su richiesta del balì. È la terza scena del corteo. Putignano, dunque, viene restituita al balì di Santo Stefano che la governerà per ben 450 anni sino al 1806.

Un accampamento, e tre luoghi diversi

Dove si svolge la festa è cambiato nel tempo. Nel centro storico, dal pomeriggio a mezzanotte, con il mercatino medievale lungo corso Garibaldi e corso Vittorio Emanuele e le degustazioni in piazza Plebiscito a mezzogiorno e in serata. Nell'orto alle spalle della chiesa di San Domenico, che per due giorni si trasforma in accampamento e mercato medievale, dove si compra, si vende, si fa festa, ci si diverte e si mangia. E a Bosco Selvatico, in contrada Lombardi, a circa 3,8 chilometri dal centro cittadino, trasformato in parco medievale con un accampamento di 14 mercanti e artigiani.

Il programma, ovunque si tenga, è fitto: falconeria — anche con voli di rapaci notturni — e laboratorio didattico dei falconieri, magie con il fuoco del focoliere, sbandieratori di Carovigno, timpanisti Sancti Nicolai di Bari, danze medievali, giocoleria, saltimbanchi, musici e danzatori, cartomanti e negromanti, fachirismo, spari dei trombonieri, giostra dei cavalieri e fuochi pirotecnici. Per i giochi ci sono il tiro con l'arco, il tiro con la fune, le prove di combattimento e i giochi da tavolo medievali. C'è anche l'investitura di un cavaliere, nella chiesetta di Santo Stefano nel centro storico, e la mattina del 24 giugno, giorno di san Giovanni, la camminata dedicata al santo.

La battaglia è interpretata dai cavalieri di Historia Bari e dai Cavalieri de li terre Tarentine di Taranto; le scene dell'assalto e della restituzione sono curate con le compagnie teatrali I Commedianti, Upte e I figli di Farinella. L'organizzazione è dell'Associazione storico-culturale Porta Barsento.

La tavolata del Balì

La festa finisce a tavola. Il Balì, con la Corte, si siede alla tavolata imbandita e il cuoco serve un menù rigorosamente medievale: zuppa di legumi, carne arrosto, formaggio fresco, frutta fresca e dolce, mentre musici, danzatori e focolieri allietano la serata.

Chi gira per l'accampamento trova invece le degustazioni: salsiccia arrosto, pane dei cavalieri — detto anche pane dei Cavalieri di Malta — polpette di pane fritte, formaggio con vincotto, vino, fioroni boni, torta tedesca e idromele.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Corteo Storico di San Giovanni a Putignano è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Putignano si trova a 1,5 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Conversano Sud dista 13 chilometri, cioè 15 minuti di strada.

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