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Disfida di Barletta 2026 - La Madonna dell'Assunta portata incontro ai vincitori e ribattezzata della Disfida
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: barlettalive.it, letta il 20/09/2026.
La Disfida di Barletta si tiene a Barletta, nella terza settimana di settembre, con un richiamo anche il 13 febbraio, data dello scontro storico. La città rievoca lo scontro cavalleresco del 1503 fra tredici cavalieri italiani e tredici francesi con un corteo trionfale, l'investitura e il Giuramento dei Tredici, e il Certame. La prima rievocazione moderna si tenne nel febbraio 1965, e oggi il corteo storico conta oltre trecento figuranti.
Il banchetto del 15 gennaio 1503
Nel 1500 Gonzalo Fernández de Córdoba, noto come Consalvo da Cordova, Gran Capitano del Regno di Napoli, giunse in Italia per ottemperare al trattato segreto che Francia e Spagna avevano stipulato per dividersi il regno. Due anni dopo i francesi diedero avvio all'assedio di Barletta, durato sette mesi, durante il quale si susseguirono tornei e dispute cavalleresche: alle volte, anziché allo scontro in campo aperto, si ricorreva proprio a queste sfide.
Gli eserciti stavano a poca distanza. Gli spagnoli avevano il quartier generale a Barletta, allora importante centro commerciale adriatico, da cui amministravano i sempre più ristretti possedimenti del Regno di Napoli; i francesi erano acquartierati a Trani, Bisceglie, Cerignola, Minervino e Canosa, agli ordini del viceré Luigi d'Armagnac, duca di Nemours. Un giorno, in uno scontro sulla via per Canosa, le truppe di Diego de Mendoza catturarono un drappello di cavalieri francesi, fra cui il nobile Charles de Torgues, soprannominato Monsieur Guy de la Motte.
Il 15 gennaio 1503 i prigionieri furono invitati a un banchetto indetto da Consalvo da Cordova in una cantina locale, oggi chiamata Cantina della Sfida — altrove ricordata come Osteria del Sole — che si trova in uno dei primi palazzi del Trecento. Fra i due eserciti non era ancora stato dichiarato lo stato di belligeranza, ma durante la cena volarono parole grosse: La Motte contestò il valore dei combattenti italiani, accusandoli di codardia, e sostenne che «i francesi non tenevano gli italiani in alcuna estimazione». Diego de Mendoza prese a esaltare la combattività degli italiani; e Íñigo López de Ayala li difese, affermando che i soldati che ebbe sotto il suo comando potevano essere comparati ai francesi quanto a valore, e provocò l'avversario dicendo che «per giudicare, si avessero a misurarsi tanti italiani con altrettanti francesi». La Motte accettò la sfida.
Lo scontro venne programmato nei minimi dettagli: cavalli e armi degli sconfitti sarebbero stati concessi ai vincitori come premio, il riscatto di ogni sconfitto fu posto a cento ducati, e furono nominati quattro giudici e due ostaggi per parte.
Tredici cavalieri, uno per ogni regione
A costruire la squadra italiana furono Prospero e Fabrizio Colonna, comandanti dei soldati italiani al servizio degli spagnoli, che contattarono i più forti combattenti del tempo. Capitano dei tredici fu Ettore Fieramosca, capuano di nobili origini, che aveva seguito il mestiere delle armi fin dall'adolescenza: a Barletta aveva solo ventotto anni, ma era già uno dei più valorosi uomini del suo tempo, e fu lui a occuparsi dello scambio di missive con Guy la Motte.
La scelta dei compagni seguì un criterio preciso. D'accordo con Prospero Colonna, Fieramosca scelse altri dodici cavalieri preferendo che fossero espressione ciascuno di una regione italiana, per dare corpo sul campo a quell'unità italica delle armi che non si era ancora realizzata sotto un unico governo e una sola bandiera: erano pugliesi, campani, romani, lombardi, emiliani, siciliani, nati per lo più nel Regno di Napoli ma anche provenienti dal Ducato di Milano, dall'Emilia, dalla Toscana. Ed ecco perché si afferma che la Disfida costituì la prima fiammella d'italianità di un paese ancora diviso in tanti stati e staterelli.
I nomi sono tramandati, come raccomandò lo storico Gregorovius: Ettore Fieramosca da Capua, Francesco Salamone da Sutera, Marco Corollario da Napoli, Guglielmo d'Albamonte da Palermo, Pietro Riczio da Soragna, Mariano d'Abignente da Sarno, Giovanni Capoccio da Spinazzola, Ludovico d'Abenevole da Capua, Ettore Giovenale da Roma, Bartolomeo Fanfulla da Lodi, Romanello da Forlì, Miale da Troia e Giovanni Brancaleone da Genazzano.
Prima del giorno stabilito si mandarono per le vie di Barletta e per le contrade araldi a cavallo che, fra squilli di trombe e rulli di tamburi, declamarono il Cartello della Sfida. Poi, al cospetto del Gran Capitano, i Colonna organizzarono l'investitura a cavaliere dei tredici campioni; e sulla strada per Corato i tredici si fermarono nella Cattedrale di Andria, dove giurarono «di voler morire piuttosto che uscire vinti dal campo».
Sul campo di Sant'Elia, in terra neutrale
Il luogo fu scelto perché non era di nessuno dei due: il campo di Sant'Elia, fra Andria e Corato, apparteneva alla città di Trani, sotto il protettorato veneziano, quindi un terreno neutrale. La data fissata era il 13 febbraio 1503.
Lo scontro avvenne in un'area recintata dai giudici delle due parti. Dopo aver ascoltato la Santa Messa, le due formazioni si disposero su due file ordinate, contrapposte l'una all'altra, per poi caricarsi vicendevolmente lancia in resta. Jean d'Auton racconta che gli italiani si avvalsero di uno stratagemma — anziché caricare, arretrarono fino ai limiti del campo e aprirono varchi nelle proprie file per far uscire dall'area alcuni cavalieri francesi, riuscendovi con alcuni di loro; il vescovo Paolo Giovio scrive invece che i cavalieri italiani rimasero fermi sulle loro posizioni con le lance abbassate, in attesa della carica francese. Il primo scontro non causò gravi danni, ma mentre gli italiani mantennero salda la posizione, i francesi sembrarono leggermente disorganizzati.
La tenzone durò poche ore e, dopo una serie di combattutissimi scontri fra i ventisei duellanti, si concluse con la vittoria degli italiani, per mano del capitano, che uccise l'avversario francese. E ci fu una beffa finale: sicuri della vittoria, i francesi non avevano portato con sé i soldi del riscatto, e furono condotti in custodia a Barletta, dove fu Consalvo in persona a pagare di tasca propria il dovuto per rimetterli in libertà.
Porta Croce e la Madonna della Disfida
Il ritorno in città è una scena precisa. In mezzo a due ali di folla i tredici del Certame entrarono da porta Croce, dirigendosi verso Santa Maria Maddalena — oggi San Domenico — dove il sindaco Franco Bonelli e il popolo attendevano l'esito dello scontro. Frattanto da Santa Maria sopraggiungeva il clero cittadino in processione.
Quello che portavano era un quadro. La Madonna dell'Assunta, opera del pittore modenese Serafino de Serafinis datata 1387 e venerata in Cattedrale, fu portata incontro ai vincitori la sera del 13 febbraio 1503 dai sacerdoti del Capitolo di Santa Maria, guidati dall'arciprete Renzo de Risis, e da allora fu ribattezzata Madonna della Disfida. In Cattedrale si tenne la messa di ringraziamento, e quella processione votiva ancora oggi si snoda per le vie della città il 15 agosto, festa dell'Assunta, con i fedeli e le autorità cittadine.
La vittoria fu celebrata per tutta l'Italia: stemperò i duri giudizi che i francesi riservavano ai cavalieri italiani, e per secoli se ne usò il nome per omaggiare le virtù militari degli italiani. Barletta lo ha messo per iscritto: l'articolo 5 dello Statuto comunale afferma che «il Comune di Barletta assume il titolo di Città della Disfida a ricordo della storica Sfida del 13 febbraio 1503». Il monumento dell'epitaffio, eretto sul luogo dell'evento, si trova nel territorio del comune di Trani.
Febbraio 1965, quando la città rifece la sfida
L'idea di rievocare il fatto d'arme più amato venne a un gruppo di amici che costituirono il Comitato Madonna della Sfida: c'erano don Peppuccio D'Amato, assistente spirituale e storiografo, il presidente cav. Damiano Daddato, Emanuele Marzocca e il prof. Costantino Palmitessa, più volte consigliere comunale. La primissima rievocazione si tenne nel febbraio 1965: fu la fanfara dei Carabinieri ad aprire il corteo trionfale, uscendo in parata dal Castello subito dopo i tredici grandi scudi e lo stemma civico, realizzati e dipinti da Biagio Vinella nei mesi precedenti. Fieramosca fu interpretato da Antonio Basile, che diventerà una pietra miliare della Disfida, e La Motte da Riccardo Pizzuti, per la regia di Ermanno Moreno ed Enzo Musumeci Greco.
Da lì la manifestazione ha cambiato più volte data e luogo. Nel 1968 fu spostata a giugno e il primo Certame si disputò al nuovo Stadio Comunale; nel 1969 ci fu solo il Corteo, in ottobre, e poi un fermo di quattro anni; la ripresa arrivò nell'agosto 1973, con il Certame al «Lello Simeone», Nello Pazzafini nei panni di La Motte e, per la prima volta a Barletta, gli sbandieratori del Gruppo 'Nzegna di Carovigno. Basile interpretò Fieramosca fino al 1976 e fu regista fino al 1990; dal 1974 Dino Strano fu La Motte, ininterrottamente fino al 1979 e con due riprese nel 1984 e nel 1988.
Nel 1982 la manifestazione venne spostata a settembre, e mentre il Certame restava al «Lello Simeone», l'investitura e il giuramento dei Tredici — che fino ad allora si erano tenuti al Castello e nella Cattedrale — passarono sul sagrato del Real Monte di Pietà; nel 1984 si spostarono nella Chiesa di San Domenico, e arrivarono i trombonieri di Città della Cava, che sarebbero rimasti fino al 2001. Nel settembre 1999 le manifestazioni andarono in scena al gran completo, organizzate dal Comune: l'investitura e il Giuramento nella cornice della Porta di Piazza Marina, il Certame nel Fossato del Castello. Nel settembre 2002 esordì come ente organizzatore il Parco Letterario «Ettore Fieramosca», con il coordinamento di Lino Cavallo e le rappresentazioni del romanzo di D'Azeglio curate da Gianluigi Belsito; le celebrazioni del 12 e 13 febbraio 2003 furono il preludio al Cinquecentenario.
Corteo trionfale, dal Castello al Teatro Curci
Oggi la rievocazione ha un doppio appuntamento annuale — il 13 febbraio e le prime settimane di settembre — e il suo svolgimento è fissato ogni anno nella terza settimana di settembre. Le fasi sono cinque: L'Offesa, il bando di sfida, l'investitura, il Giuramento e il corteo trionfale, in una messa in scena dichiarata fedele alla memoria storica e basata sui testi dell'anonimo di Veduta, del Guicciardini e di Massimo D'Azeglio.
Il momento clou è il Corteo Trionfale, che si tiene la domenica. Si parte dal Rivelino del Castello, dove Elvira da Cordova, figlia del Gran Capitano, narra i fatti d'arme e presenta i cavalieri italiani e i gruppi partecipanti; poi il corteo si snoda per il centro storico, da via Duca d'Asburgo a corso Cavour, corso Garibaldi, via Baccarini, piazza Aldo Moro, via Roma, via Nanula, piazza Principe Umberto e corso Vittorio Emanuele II. Lì Ettore Fieramosca scende da cavallo per omaggiare il monumento di Massimo D'Azeglio — autore del romanzo che contribuì alla fortuna della Disfida — e prosegue a piedi verso il Teatro Curci, dalla cui scalinata legge il discorso di ringraziamento alla Vergine Maria, ai cavalieri e al popolo di Barletta. Poi il corteo riparte da via Nazareth verso via Cialdini, passando per via Duomo, fino al rientro al Castello, dove uno spettacolo piromusicale chiude i festeggiamenti.
A sfilare, acclamati fra due ali di folla, sono nobili e cortigiane, armigeri e sbandieratori, musici e mangiafuoco, cavalieri a cavallo, trombe e tamburi, prigionieri francesi, alabardieri e soldati spagnoli, un rappresentante della chiesa e archibugieri: si parla di oltre trecento figuranti nel corteo storico, e in altre ricostruzioni di oltre quattrocento, fino a oltre mille contando tutti i partecipanti. Ad animare le manifestazioni sono associazioni e gruppi storici come I Cavalieri del Mito, il Gruppo Storico Senatore, Brancaleone, I Fieramosca, Bardulos, Thempus, I Coronati di Ferrante d'Aragona con la Camerata Musica Antiqua, l'Asd Barletta Sportiva, Pro Barletta e la Pro Loco Montaltino; sono gli artisti dell'associazione Thempus ad annunciare alla città l'arrivo della Disfida, passando per piazza Mons. Damato, via Cialdini e via Duomo.
Una Fondazione per la memoria
La cura di questo patrimonio ha ora anche una forma stabile: è stata istituita la Fondazione della Disfida di Barletta, per promuovere e valorizzare il patrimonio culturale legato alle tradizioni e alle cerimonie della rievocazione, con finalità che comprendono la formazione culturale della collettività, la ricerca scientifica sul patrimonio librario e documentale, il recupero dei beni di interesse culturale e la gestione di eventi nazionali e internazionali.
La ricerca storica, del resto, continua a risalire alle fonti del secolo della sfida, a cominciare dal racconto dell'Anonimo Autore di Veduta, di cui esiste la riproduzione anastatica dell'edizione del 1866. E la rievocazione ha ottenuto il riconoscimento di evento culturale strategico regionale.
Resta il senso che la città gli attribuisce: un episodio storico cinquecentesco divenuto emblema cittadino, tramandato dalla letteratura e dal grande schermo, e un rito civile che ricorda come i conflitti del passato possano trasformarsi in invito alla pace. Nel gesto dei tredici cavalieri, si legge oggi non la celebrazione della guerra, ma la memoria di una comunità capace di rigenerarsi nell'unità.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Barletta è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Barletta è a 700 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Bari - Foggia: da lì bastano 5 minuti di guida (2,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.