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Danza delle Spade a Torrepaduli 2027 - Duelli rituali e pizzica a scherma
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.ruffano.le.it, letta il 20/09/2026.
Nella notte fra il 15 e il 16 agosto, davanti al Santuario di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano, due uomini si affrontano a colpi di dita. Non ci sono lame: il duello è mimato, il ritmo lo danno i tamburelli, e attorno la gente si chiude in cerchio. Gli studiosi la chiamano pizzica-scherma; tutti la conoscono come danza delle spade, o danza dei coltelli.
Due uomini e dieci dita
Si mima un combattimento con i coltelli usando semplicemente le dita della mano nuda: indice e medio tenuti tesi verso l'avversario. È un tipo particolare di pizzica, eseguito esclusivamente fra uomini, che al tema ludico del ballo sostituisce quello della sfida e del combattimento.
I ballerini sono due — più rara è la scherma a tre — e i loro passi imitano l'attacco, l'affondo e la difesa, ma anche le finte e i colpi proibiti. Muovono le braccia con gesti studiati e guardano minacciosi l'avversario; qualcuno balla a occhi socchiusi, con movimenti sinuosi di braccia e gambe. Chi guarda vede un uso intensissimo delle mani, delle braccia e del volto, oltre che delle gambe e di tutto il corpo: un modo di muoversi che sta in stretta relazione con l'uso del corpo nel mondo contadino e bracciantile.
Ci sono due stili esecutivi, uno «leccese» e l'altro «zingaro», ed entrambi sono repertori ricchi di un complesso dizionario gestuale codificato e noto solo agli adepti.
La ronda e i tamburelli
Attorno ai due ballerini i musicisti si dispongono in cerchio, e quel cerchio si chiama ronda. Suonano il tamburello — il tamburrieddhu — l'armonica a bocca e l'organetto, con un ritmo ripetitivo e quasi ossessivo; il pubblico partecipa con i suoni, il battito delle mani, i canti e le risate.
Come comincia lo racconta bene chi c'era. Uno dei tanti tamburellisti quasi clandestini prende in mano l'arma e dà il segnale: quando e dove crede, spazio o non spazio. Subito un altro si rivela e gli si affianca; un ballerino compare e si agita in meno di un metro di spazio, e un altro attraversa la folla e gli si contrappone. Più veloce a farsi che a dirsi: la gente si illumina e si apre a cerchio.
Le leggi di quel cerchio sono due. La scintilla viene dai tamburelli: se si fermano loro, si ferma tutto. E il cerchio-festa ha una vita propria, a prescindere dai protagonisti del momento, tanto che può durare ore; se i tamburellisti sono molti, si formano più cerchi.
Le regole del duello danzato
Il duello danzato ha un codice preciso, che vale come in un vero combattimento. I contendenti devono restare distanti fra loro, restare allerta, dare la precedenza agli anziani e non volgere per nessun motivo le spalle all'altro.
La fine di ogni scontro è un gesto di rispetto. Ogni volta che un danzatore viene toccato dall'avversario deve riconoscere la sconfitta e, in segno di ossequio verso l'abilità altrui, fare un inchino; a quel punto il perdente viene sostituito da un nuovo sfidante, che arriva dal pubblico, e la danza continua.
Non era un ballo per tutti. Non essendo di libero accesso, bisognava essere iniziati da persone già preparate ed essere presentati pubblicamente da un «compare» che fungeva da garante; per diventare schermidori occorreva superare un rito di iniziazione e affidarsi a un grande maestro, il solo a conoscere i significati dei gesti e dei movimenti. Oggi una donna che osi misurarsi con un uomo viene guardata con grande interesse.
San Rocco e la prigionia a Voghera
La danza sta lì per un santo. San Rocco era un nobile francese del XIV secolo, guaritore dalla peste bubbonica, e si narra che, di origini nobiliari e valoroso cavaliere, durante una prigionia ingiusta nel Nord Italia, a Voghera, avesse insegnato l'arte della scherma ai propri compagni di cella: da qui il legame simbolico fra il santo e la danza. Sempre secondo la tradizione, morì proprio nella notte fra il 15 e il 16 agosto.
Il santuario è meta di pellegrinaggio devoto sin dal Cinquecento. Dentro, i devoti chiedono la grazia o ringraziano per il miracolo ricevuto; nella piccola cappella si recitano lodi e preghiere senza sosta, e si bacia e si accarezza il simulacro ligneo, che rappresenta il santo come un giovane pellegrino, con ai piedi un piccolo cane che gli lecca la piaga sulla gamba, provocata dalla peste.
Anche la statua ha la sua leggenda. Si racconta che un tempo le autorità di Ruffano decisero di spostarla da Torrepaduli al centro abitato in modo definitivo: durante la processione, però, divenne improvvisamente troppo pesante da portare, e nemmeno l'aiuto di più persone riuscì a smuoverla di un metro. Solo tornando indietro verso Torrepaduli il peso tornò normale.
Duelli rusticani e mercati del bestiame
Sull'origine della danza le ricostruzioni sono più d'una, e nessuna è pacifica. In paese la si fa risalire ai duelli rusticani, nati per lo più da faide familiari, che erano l'unico modo considerato onorevole di difendere il nome e l'orgoglio del proprio casato; poi i gitani, che un tempo tenevano i mercati salentini del bestiame, unirono i movimenti della lotta rusticana al ritmo della pizzica. Il portale della festa a Ruffano colloca la sfida fra le comunità Rom della zona, per la contesa del territorio e delle mercanzie, o per rancori repressi che si sfogavano proprio in quella notte: un aspetto che in origine non apparteneva alla popolazione torrese e ruffanese.
Si dice anche che la danza sia nata negli ambienti malavitosi, tanto che il carcere era un tempo la «palestra» più frequente. Una testata locale la fa venire da più lontano, e sostiene che derivi dalle tecniche della spada, un tempo appannaggio dei nobili e poi delle guardie cittadine — nell'archivio della biblioteca Provinciale dovrebbe esserci un Manuale sulle Tecniche di Spada del Seicento per le Guardie della città di Lecce — e che, dopo la legge contro il duello promulgata dal Senato del Regno nella seduta del 26 aprile 1875, i kata di spada siano stati trasferiti pari pari al coltello, che nei campi si usava normalmente. Secondo il professor V. G. Kiernan, dell'Università di Edimburgo, il duello sarebbe nato in Italia e si sarebbe poi diffuso altrove attraverso gli emigranti italiani del primo periodo rinascimentale.
Di com'era la scherma prima resta anche un film, «Osso Sottosso Sopraosso. Storie di Santi e di coltelli la danza scherma a Torrepaduli», girato nel 1983, realizzato da Annabella Miscuglio — nata a Lecce nel 1939 e morta a Roma nel 2003 — e da Luigi Chiariatti, con la regia di Miscuglio e le riprese di Nicolai Ciannamea. Chi ha studiato quella vicenda racconta che sul piazzale del santuario si celebrava la teatralità di quanto realmente accadeva in altri luoghi, dove il duello con i coltelli avveniva davvero, e che durante l'anno i clan allenavano i danzatori in posti segreti, sul ritmo dei tamburi che nella fase finale prendevano la cadenza della pizzica-pizzica.
Fino all'immediato dopoguerra la scherma si ballava nelle feste dei santi più popolari, la notte della vigilia, come fatto di socializzazione; serviva anche a riempire in modo creativo il tempo fra l'andata e il ritorno, perché si poteva viaggiare solo di giorno, col traino o a piedi, e si ballava per conoscersi nelle grandi feste familiari, come i matrimoni. Nel ballo si rivive e si ritualizza lo scontro fisico fra individui e, nell'intreccio, anche fra gruppi; sembra ritualizzata pure la lotta fra il bene e il male, e il gioco consiste nel superamento delle spinte aggressive, con finalità liberatorie e di riaggregazione sociale.
Zagareddhe all'alba
La festa comincia nel pomeriggio del 15 agosto con il concerto bandistico, poi la processione del simulacro per le vie di Torrepaduli e lo spettacolo pirotecnico davanti al Santuario. Al tramonto una folla enorme si snoda attraverso le stradine e i passaggi lasciati liberi dai venditori, e il piazzale attiguo diventa un incrocio fra sacro e profano: fra l'attesa del miracolo della guarigione delle piaghe e la fame di cibo e di vino locale.
Da lì partono le ronde spontanee, in Largo San Rocco, e vanno avanti ininterrotte fino all'alba del 16, quando si celebra la messa. Le ronde mimano lotte per amore e onore, ed esprimono attrazione per i simboli della vita: amore, corteggiamento, tradimento, vendetta; la notte porta insieme lo sfinimento del corpo e la pace dell'anima.
All'alba si benedicono le zagareddhe, i nastri colorati che i devoti legano agli strumenti musicali in onore del santo, e che poi finiscono ad adornare i balconi o a legare i capelli delle bambine; i più devoti comprano il ventaglio con l'immagine del Santo, e si cammina mangiando la copeta, un croccante locale.
Non è una sagra gastronomica, ed è questo che a Torrepaduli tengono a dire: è un rito che sopravvive praticamente immutato da secoli, uno dei pochi casi ancora presenti in Europa, che richiama migliaia di turisti e pellegrini ed è oggetto di analisi da parte degli studiosi di tradizioni popolari. Chi lo custodisce lavora perché le manifestazioni della cultura contadina salentina — pizzica e tarante, tamburelli, nacchere e fisarmoniche, danze, duelli e ronde — non vengano stravolte dall'uso mediatico e promozionale arrivato con il turismo internazionale.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Ruffano per la Danza delle Spade chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Miggiano-Montesano, a 7,8 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di San Cassiano, e il tragitto è di 12 chilometri per 12 minuti di guida.
Da vedere qui intorno
Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.
- Corteo storico Acaya a Vernole — agosto
- Corteo Storico Madonna della Neve a Copertino — agosto
- "Il Ritmo ed il Battito della Pizzica Tarantata" a Galatina — giugno