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Folklore e Rievocazioni

Corteo storico di Santa Rita a Castelvetrano 2027 - Rievocazione medievale con quadri viventi e costumi d'epoca

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
terza domenica di maggio — quest'anno 16 maggio 2027
Dove via Vittorio Veneto, Castelvetrano

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

Il Corteo Storico di Santa Rita e della Nobiltà castelvetranese si tiene a Castelvetrano, in provincia di Trapani, la penultima domenica di maggio, a pochi giorni dal 22 maggio, festa liturgica della santa. Il corteo sfila per le vie principali in costumi d'epoca quattrocentesca ed è articolato in quadri viventi che prendono vita in altrettante piazze del centro storico, dalla nascita di Santa Rita fino alla stimmatizzazione e alla morte, con un cuntastori che racconta ogni quadro in rime in dialetto siciliano. L'evento nasce dalla collaborazione fra il Comitato Organizzatore, il Comune di Castelvetrano e la parrocchia Maria SS. della Salute, dove si venera l'effigie della santa.

I quadri viventi, uno per piazza

Il corteo si svolge sulle orme dell'ormai consolidato corteo storico di Roccaporena e Cascia, rispetto al quale però non mancano elementi di originalità.

I quadri sono sette: Santa Rita bambina con i genitori; Santa Rita con lo sposo; gli uccisori del marito; Santa Rita vedova e i due figli; Santa Rita novizia e i tre santi protettori; Santa Rita monaca stimmatizzata; e infine alcuni oggetti legati alla sua vita — la vite e l'uva, le rose e i fichi, la corona di spine, la disciplina. Sette sono anche le piazze in cui avvengono i racconti: Amendola, Nino Bixio, Regina Margherita, Carlo d'Aragona, Giacomo Matteotti, Archimede e Diodoro Siculo, allestite con effetti luminosi e scenografici composti in gran parte da drappi e fiori.

Ogni volta che uno di quei quadri raggiunge la piazza destinata alla propria rappresentazione, abbandona la propria fissità e prende vita: un teatro che nasce e si muove in brevissimo spazio di tempo, un teatro che si fa e si disfa.

Il percorso parte dalla Scalinata di Santa Rita da Cascia, in piazza Amendola, antistante la stazione ferroviaria, e attraversa via Vittorio Veneto, piazza Matteotti, corso Vittorio Emanuele II, via Lipari, piazza Nino Bixio, via Milazzo, piazza Regina Margherita, piazza San Giovanni, via Pantaleo e piazza Carlo d'Aragona e Tagliavia. Il corteo culmina nel Sistema delle Piazze, cuore del centro cittadino, dove sono rappresentate le fasi finali del sacro dramma.

Un cuntastori che racconta in siciliano

L'elemento di originalità rispetto al modello umbro è un cuntastori, vestito anch'egli in costume quattrocentesco, che in rime in dialetto siciliano racconta ogni quadro con riferimenti specifici alla vita della santa.

L'altro punto di forza sta davanti al corteo. I gruppi di sbandieratori, tamburi, alfieri e musici contano circa 50 elementi per un corteo di circa 150 metri, e modulano i ritmi al variare degli esercizi alla bandiera, precedendo i quadri. Fra i gruppi c'è la banda storica dei «Tamburi Aragonesi», creatura del Centro Studi Usi Costumi e Tradizioni Medievali «Gennaro Bottone», da sempre organizzatore e produttore della manifestazione.

La forma di questo teatro itinerante ha una parentela dichiarata: nasce nel medioevo con le «laude drammatiche», le precorritrici delle sacre rappresentazioni itineranti. È una rappresentazione sacra con i propri spettatori intorno, che li prende per mano e li conduce attraverso le vie del paese.

Perché il corteo celebra anche una principessa

Accanto alla santa sfila la città, e in testa al corteo ci sono il principe Carlo d'Aragona e Tagliavia con la consorte, la principessa Margherita Ventimiglia, e la deputazione civica guidata dal Capitano del Popolo. Davanti alla Chiesa del Purgatorio si tiene una scena precisa: Carlo d'Aragona e Tagliavia viene proclamato Principe della Città mentre i tamburi aragonesi rullano.

Il corteo mette in scena la vita di Santa Rita nell'intento celebrativo del giorno onomastico della principessa Margherita Ventimiglia, consorte del Magnus Siculus don Carlo d'Aragona e Tagliavia, principe di Castelvetrano, le cui spoglie riposano nella cappella «Sistina di Sicilia», cioè la Chiesa di San Domenico in piazza Regina Margherita.

La lampada votiva

La manifestazione si conclude nel piazzale Santa Maria della Sanità, accanto alla chiesa della Salute, davanti all'immagine solennemente esposta della santa: dopo i saluti di rito del Sindaco e del Parroco il primo cittadino le offre una lampada votiva, come segno di devozione e d'intercessione per il bene della città.

La preghiera che chiedeva la morte dei figli

Rita nacque a Roccaporena nel 1381, in un angolo remoto dell'Umbria, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri, e fu battezzata col nome di Margherita; i suoi genitori erano pacieri nelle lotte fra guelfi e ghibellini.

A sedici anni, pur volendo entrare in convento, rispettò l'autorità dei genitori al punto da accantonare quel proposito e sposare Paolo di Ferdinando Mancini, «un nobilotto dal temperamento violento». Le biografie della santa dipingono un quadro familiare non inconsueto: una donna dolce, remissiva, attenta a non urtare la suscettibilità del marito, di cui conosce le malefatte, e che soffre e prega in silenzio. Ebbe due figli, Giangiacomo e Paolo Maria, e alla fine la sua bontà riuscì a far breccia: il marito mutò vita e abitudini, senza riuscire tuttavia a far dimenticare gli antichi rancori dei tanti nemici che si era fatto. Una sera fu trovato ucciso ai margini della strada.

I due figli giurarono di vendicare il padre; quando Rita si accorse dell'inutilità dei propri sforzi per dissuaderli, trovò il coraggio di pregare Dio di chiamarli entrambi a sé, piuttosto che permettere che si macchiassero di omicidio. La sua preghiera, umanamente incomprensibile, fu esaudita: morirono per la peste, ancora giovani.

I tre santi che aprirono la porta del convento

Rimasta sola, andò a bussare al convento delle agostiniane di Cascia, e non fu accettata: le madri superiori di diversi monasteri non volevano fra le loro suore la vedova di un assassinato di una famiglia rivale. Allora pregò i suoi tre santi protettori — San Giovanni Battista, Sant'Agostino e San Nicola da Tolentino — e una notte avvenne il prodigio: i tre le apparvero, la invitarono a seguirli, spalancarono la porta del convento, ben munito di catenacci, e la condussero nel mezzo del coro, dove le claustrali stavano recitando le preghiere del mattutino.

Entrò a 36 anni nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena di Cascia, dove visse quarant'anni nella clausura della preghiera e nella carità verso il prossimo. Lì ricevette, durante un'estasi, il segno che la rese riconoscibile: Cristo la associò anche visibilmente alla sua passione conficcandole nella fronte una spina, e quella stimmata le marcò il volto con una dolorosissima piaga purulenta fino alla morte, cioè per quattordici anni. Morì il 22 maggio 1457 e fu canonizzata nel 1900. È la «Santa degli Impossibili».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Castelvetrano per il Corteo storico di Santa Rita non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Castelvetrano a un passo dal centro, 1,4 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Campobello di Mazara, e da lì restano 3,8 chilometri e 5 minuti.

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