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Festa dei Giudei a San Fratello 2027 - Trombe e catene
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.
La Festa dei Giudei si tiene a San Fratello, sui Nebrodi, in provincia di Messina, dal Mercoledì al Venerdì Santo, unica in Sicilia per la presenza dei Giudei. Armati di trombe e catene, i Giudei percorrono le vie del borgo disturbando le celebrazioni liturgiche, e il Venerdì Santo interrompono la processione del Crocifisso. Le origini risalgono al Medioevo.
Dal mercoledì al venerdì santo
La festa occupa tre giorni: «si svolge nelle giornate del Mercoledì, del Giovedì e del Venerdì Santo», e comincia all'alba del mercoledì, quando nelle chiese si preparano i sepolcri. Il pomeriggio si apre con la processione della Pietà, «con la presenza dei Giudei, che iniziano a percorrere le vie del borgo suonando le loro trombe, "disturbando" i riti religiosi e dando ufficialmente avvio alle celebrazioni».
Il giovedì è la giornata più raccolta: la Messa in Cena Domini e la visita ai sepolcri nelle chiese del paese. Il venerdì è il giorno centrale, con la Via Crucis al mattino e nel pomeriggio la processione del Cristo Morto, dell'Addolorata e delle varette dei Misteri, accompagnata dalle marce funebri del Corpo Bandistico «San Benedetto il Moro».
Chi sono, quelli che si travestono, è presto detto: «una miriade di contadini e pastori sanfratellani», mandriani, carbonai, «uomini di ogni età».
Giubba rossa, sbirrijan e coda di cavallo
Il costume si descrive pezzo per pezzo, e ogni pezzo ha un significato. La giubba e i calzoni sono di mussola rossa con strisce di stoffa gialle — o bianche —, «impreziositi con motivi floreali e ricami… ornamenti che ricordano le antiche tradizioni della cultura araba», con spalline militari; dietro i pantaloni è cucita una coda di cavallo.
Il pezzo che colpisce di più è il cappuccio: «il volto è coperto da cappuccio rosso ("sbirrijan" in lingua gallo-italica), caratterizzato da una lunga lingua di stoffa con una croce ricamata sulla punta» — una lingua che «ricorda le parole di scherno rivolte dai soldati a Cristo» e che allude «al carattere menzognero diabolico». Sopra ci sono le sopracciglia lunghe e arcuate, e dal cappuccio a punta scende «una lunga coda animalesca che arriva fino ai polpacci».
Completano l'insieme le catene a maglie larghe legate al polso — la displina, «che ricorda il flagello» —, le scarpe di cuoio grezzo e di stoffa (schierpi d'piau) e le trombe militari «variamente e finemente ornate». In testa un elmetto con pennacchio, oggi «sormontato da un uncino associato ad una "lanterna" rosso-blu da carabiniere, sul quale sono dipinti soggetti dell'attualità, oltre al simbolo della croce».
Questi abiti non si affittano: «ogni costume è custodito con grande cura dalle famiglie e spesso viene tramandato di padre in figlio, diventando parte dell'identità stessa della comunità sanfratellana.»
Chi rappresentano
Su questo le letture sono vicine ma non identiche. Per la prima, i Giudei «richiamano simbolicamente i soldati che accompagnarono Gesù nel cammino verso il Calvario»; per un'altra sono «coloro che, deridendo e percuotendo Gesù, lo accompagnano verso il Calvario e la crocifissione»; per una terza «gli ebrei che hanno condannato a morte Cristo Gesù».
La definizione più distesa è di parte cattolica: «i Giudei di San Fratello non sono semplicemente personaggi folkloristici, che con i loro costumi e azioni danno un aspetto inconsueto ai riti della Settimana Santa, ma rappresentano piuttosto l'aguzzino, il flagellatore e il soldato che irrisero e torturarono Gesù Cristo: queste figure simboleggiano il volto dell'uomo animato da una carica emotiva folle e grottesca.»
I costumi «ricordano in parte quelli dei soldati romani che flagellarono Gesù, ma richiamano anche, attraverso la maschera e il colore rosso, le sembianze che nella tradizione popolare assume il diavolo».
Il disturbo della processione
Quello che i Giudei fanno è dichiarato, e ha uno scopo preciso: «percorrono le vie del borgo con squilli di trombe, rumori di catene e suoni di campanacci, in modo chiassoso e allegro, con il chiaro intento di distogliere l'attenzione popolare dal dolore per la passione e morte di Gesù Cristo.» Nei tre giorni entrano nelle case e nei negozi, «spesso chiedendo offerte simboliche», e mettono «simbolicamente a soqquadro il paese».
Il momento in cui tutto si concentra è uno solo: «il contrasto ha il suo punto cruciale il venerdì santo, quando il corteo che segue il Crocifisso è disturbato ed interrotto nel suo cammino dall'arrivo festoso dei giudei.» Chi c'è stato racconta che «appena passa il SS. Crocifisso incominciano a suonare le loro marce, ed a volte, per distogliere i fedeli dalla preghiera, eseguono delle originali acrobazie per attirare l'attenzione».
Il resto della giornata è invece devozione pura: la Via Crucis parte dalla chiesa del Convento verso il cimitero con un Crocifisso ligneo portato a spalla, e «durante la processione vengono distribuite ai fedeli delle forme di pane che vengono prima poggiate al venerato simulacro». Nel pomeriggio, dice la tradizione, «la Madonna Addolorata va nella chiesa del Convento a prelevare il SS. Crocifisso».
Le arance, e le ipotesi sull'origine
Su come sia nata, «sull'origine della festa gli studiosi non sono concordi» — e le ipotesi in campo sono almeno quattro. Per Pitrè i giudei sono i fautori di «una "diavolata" o "ridda infernale"»; per Rubino e Cocchiara sono «figuranti disturbatori derivanti dalle sacre rappresentazioni medievali». Una terza la legge come «una forma di carnevalizzazione religiosa medievale, comune in tutto il Mediterraneo prima che la Controriforma imponesse una disciplina più rigida»; una quarta vi vede la ripetizione delle «feste dionisiache pagane di primavera».
Due ipotesi riguardano l'origine storica del nome. Una la collega «alla conquista normanna e alla presenza nella comunità medievale di San Fratello di Ebrei e Saraceni che, secondo la tradizione popolare, si sarebbero opposti con rumore e scherno alla Passione di Cristo». L'altra la fa venire dal territorio iberico: «in passato i Giudei venivano colpiti da lanci di arance in quanto considerati responsabili della crocifissione di Cristo», e poiché «l'usanza di infierire contro i Giudei non ha precedenti in Sicilia», è «probabile che la fanfara possa essere stata importata a San Fratello dal territorio iberico».
Di quella pratica resta una traccia nell'abbigliamento: i giudei «erano oggetto di una "sassaiola" a base di arance, e da questo elemento deriva verosimilmente l'uso del cappuccio, che poteva riparare il loro viso dagli schizzi degli agrumi». «Nel rito di oggi è scomparso ogni comportamento violento, e la comunità accompagna i simulacri della passione di Cristo in devoto raccoglimento.»
Una festa più volte sospesa, e più volte ripresa
Il rapporto con la Chiesa non è stato semplice, e non lo si nasconde: «quel che è certo è che la festa è stata più volte condannata dalla Chiesa locale e più volte sospesa, e più volte spontaneamente ripresa dalla popolazione, con la testardaggine con cui le tradizioni più radicate resistono ai tentativi di eliminarle.»
Oggi è riconosciuta: è «ascrivibile al patrimonio immateriale della Sicilia», e «l'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia ha riconosciuto l'evento quale Patrimonio immateriale d'Italia». E resta quello che scriveva lo studioso Benedetto Rubino: «chi non ha visto la festa dei Giudei a San Fratello ignora certo una delle note più singolari e caratteristiche di cronaca siciliana nei giorni solenni di Mercoledì, Giovedì e Venerdì Santo».
Come arrivare alla festa
Arrivare a San Fratello per la Festa dei Giudei chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Acquedolci -San Fratello, a 9,2 chilometri da San Fratello, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Sant'Agata di Militello ha davanti un percorso di 11 chilometri, quindici minuti di guida.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- La cavalcata dei Cavalieri della Stella a Messina — gennaio
- Katàbba. Mille anni di storia a Monforte San Giorgio — gennaio
- Festa del Muzzuni ad Alcara li Fusi — giugno