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La Diavolata e l'Angelicata ad Adrano 2027 - I diavoli che escono dalla botola e un testo del 1752
La Diavolata e l'Angelicata si tengono ad Adrano, in provincia di Catania, in Sicilia, ai piedi dell'Etna, la domenica di Pasqua, in tarda mattinata, in piazza Umberto I. È una sacra rappresentazione tratta da un testo del 1752 di don Anselmo Laudani: su un palco dove sono allestite due scenografie raffiguranti l'Inferno e il Paradiso, i diavoli appaiono al pubblico attraverso una botola circondati da fumo e fiamme e cercano di convincere l'Umanità a restare dannata, finché l'Arcangelo Michele sconfigge definitivamente Lucifero. La recitano attori dilettanti locali che, di padre in figlio, si tramandano gesti, movenze e declamazione dei versi.
Un testo del Settecento, cinque scene, venti minuti
La Pasqua adranita si chiude con uno spettacolo teatrale, e lo spettacolo ha un autore e una data. Il testo nasce dall'opera La Risurrezione, scritta nel 1752 dal sacerdote adranita don Anselmo Laudani.
La rappresentazione viene messa in scena ogni anno da attori dilettanti locali che, di padre in figlio, si tramandano gesti, movenze e declamazione dei versi: una continuità che dura da più di due secoli e mezzo e che rende la Diavolata uno dei momenti in cui la comunità adranita si riconosce di più.
Il tempo in scena è brevissimo rispetto alla preparazione: lo spettacolo si articola in cinque scene e dura poco più di venti minuti, frutto però di settimane di prove.
Diavoli che escono da una botola, fra fumo e fiamme
In tarda mattinata, nella piazza Umberto, si svolge la sacra rappresentazione settecentesca della Diavolata (in gergo «I Diavulazzi 'i Pasqua»), su un palco dove vengono allestite due scenografie raffiguranti l'Inferno e il Paradiso, con attorno gli storici edifici e il maestoso Castello Normanno.
Spettacolare è l'entrata in scena dei diavoli che appaiono al pubblico attraverso una botola circondati da fumo e fiamme.
I personaggi sono cinque e hanno ciascuno il suo costume: Lucifero, capo dei diavoli, ossia la Morte, eterna nemica dell'uomo, che indossa un costume rosso da scheletro; Belzebù, il diavolo, signore delle mosche, vestito di nero; Astarot, il diavolo che guida le sue quaranta legioni, anch'egli in nero; l'Umanità — o Anima — simbolo della speranza, impersonata da una bambina vestita di bianco; e San Michele Arcangelo, avversario del demonio, interpretato da un bambino che indossa una tunica bianca con le ali.
Da alcuni anni la rappresentazione si vede due volte: viene riproposta anche la sera, in uno scenario reso ancora più suggestivo da un'artistica e sapiente illuminazione d'ambiente.
La trama: un sepolcro vuoto e una discussione che finisce male per i diavoli
I diavoli cercano di convincere l'Umanità a restare dannata, poiché il cadavere di Gesù Cristo, che è risorto, non è più nel sepolcro, ma interviene l'Arcangelo Michele che sconfigge definitivamente Lucifero, liberando l'Umanità.
In sintesi, la Diavolata rappresenta il trionfo del Bene sul Male, dopo una serie di battaglie, conflitti e discussioni, e vale come esempio di commistione tra elementi pagani e cristiani: rimasta intatta nel tempo, e per questo unica nel suo genere.
Del testo di Laudani il paese ricorda soprattutto un verso: «La speranza dell'uomo evviva Maria».
L'Angelicata, aggiunta nel 1980
Segue, ma soltanto dal 1980, la rappresentazione dell'Angelicata, che con la Diavolata forma l'opera di Anselmo Laudani «La Risurrezione»; in essa, due Angeli offrono doni alla Madonna e al Cristo Risorto, il quale la proclama Regina del Cielo.
Mentre si recita, le statue entrano in scena davvero: nel frattempo le statue della Madonna e del Cristo Risorto sono uscite dalla limitrofa chiesa Madre e poste ai piedi del palco.
La «Pace»: la Madonna tocca la piaga del Figlio
Vengono portati in giro per la città i tre protagonisti del dramma: il Salvatore, con un mantello rosso, la Madonna, vestita di rosa, e l'Angelo, abbigliato con un abito ricoperto di nastri di seta e coccarde multicolori; la domenica di Pasqua le tre statue vengono condotte dalle loro chiese in chiesa Madre, ad aspettare di uscire di nuovo dopo la Diavolata.
Finita la sacra rappresentazione, davanti alla chiesa di Santa Chiara, avviene l'incontro tra Maria e Gesù, la cosiddetta «Pace»: la Madonna, che già dalla mattina era alla ricerca del Figlio risorto, incontra finalmente il Salvatore, tocca la piaga del Figlio e un Angelo annuncia all'umanità la redenzione degli uomini. Accanto ai due simulacri va in processione la statua dell'arcangelo Gabriele.
Poi ognuno torna a casa propria, in un ordine stabilito: dal palco di piazza Umberto parte la processione delle statue, che si snoda per un breve giro interno al centro storico e si conclude nel primo pomeriggio con la riposizione nelle rispettive chiese di partenza — prima la Madonna e l'Angelo nella chiesa di Sant'Agostino, per ultimo il Cristo Risorto nella chiesa del SS. Salvatore.
Tutto questo è l'ultimo atto di una settimana intera: la Settimana Santa adranita rievoca annualmente, dal 1728, la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, con la Via Crucis vivente della Domenica delle Palme, la processione del Cristo alla Colonna del Giovedì Santo — quella dell'andatura di tre passi avanti e due indietro — e i riti del Venerdì Santo.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della Diavolata e dell'Angelicata, ad Adrano, è alla portata di tutti. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Adrano-Cappellone a un passo dal centro, un chilometro dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Paternò, e da lì restano 16 chilometri e 18 minuti.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- Venerdì Santo ad Adrano — marzo
- San Nicolò ad Adrano — agosto
- Feste Aragonesi a Randazzo — luglio