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Fuga del Bove a Montefalco 2027 - Dai mastini del Settecento alla corsa per il Falco d'oro
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: sagreumbre.it, letta il 20/09/2026.
La Fuga del Bove si tiene a Montefalco, in provincia di Perugia, in agosto. I quattro Quartieri storici — Sant'Agostino, San Fortunato, San Bartolomeo e San Francesco — si sfidano nella gara dei tamburini e degli sbandieratori, nella balestra, nella staffetta e nella corsa dei bovi, e si contendono il Falco d'oro e il Palio dipinto a mano; l'11 agosto il Corteo Storico porta per le vie oltre quattrocento figuranti in costumi ispirati al Primo Rinascimento. La manifestazione nasce nel 1972 ed è organizzata dall'Ente Fuga del Bove.
Il bove di Natale e la libbra di carne
Secondo una tradizione antica, il giorno di Natale a Montefalco un bove veniva abbeverato a forza di vino e pepe. Poi lo tiravano con una fune, in molti, e l'animale saliva prigioniero per le strade in salita fino alla piazza, dove veniva lasciato libero di scaricare la sua rabbia sulla folla.
La gente lo incitava urlando, agitando stracci color porpora e pupazzi. Quando il bue furente caricava, chi lo aizzava si rifugiava dietro robuste cancellate di legno. Il gioco andava avanti finché l'animale, stremato, cadeva a terra: allora veniva macellato. Ogni famiglia, anche la più povera, consumava «per devozione» almeno una libbra della sua carne, e le carni finivano sulle tavole dei montefalchesi il giorno di Natale.
Di quella scena resta un ritratto in versi, scritto in dialetto da Oddone Metelli nel 1938. Il bove è «un prigioniero da lu collu a le corna a tese lunghe», tirato da «cento vraccia» mentre «li jostraduri gareggiano allegri» e gli spruzzano «su la vocca e su le froce quell'indruiu». Finisce con il muggito che «'gni core agghiaccia».
I dieci bovi e i ventinove mastini
La forma più antica documentata non era una fuga: era una caccia. La «Caccia al Bove» compare nell'Archivio Storico Comunale fin dal XVIII secolo, e le carte la fanno risalire al 1700. Si svolgeva il 18 agosto, fra lo stradone e la piazza del comune, che veniva chiusa in ogni suo accesso da uno steccato per garantire la sicurezza agli spettatori.
I combattimenti avvenivano tra dieci bovi e ventinove cani mastini. La corrida era gestita dai priori dei quattro Quartieri e si svolgeva di sera. Aveva un prologo, con le schermaglie fra i bovi e un fantoccio gettato tra le zampe degli animali; proseguiva con lo scontro fra gli animali; si concludeva con l'uccisione dei bovi.
Il divieto di Spoleto e la fine del 1914
Nella seconda metà dell'Ottocento i cani furono esclusi. A imporlo furono i divieti della Delegazione Apostolica di Spoleto, che si fece interprete della disapprovazione per «i barbari spettacoli» delle lotte tra buoi e cani: lo ricostruisce la pubblicazione «1800 Montefalco 1900» di Luigi Gambacurta. La caccia si trasformò in fuga, con un solo bue a giostrare e la presenza di giovani smaniosi di provare il loro coraggio andando incontro all'animale.
La caccia iniziava sotto l'arco di Sant'Agostino, proseguiva lungo Corso Mameli con una sosta all'altezza di via XX Settembre — lì il bove veniva inebriato con una mistura di sale, pepe e aceto — e da lì di corsa in Piazza del Comune. Lungo il percorso erano collocate delle botti, dove in caso di pericolo si riparava chi aizzava l'animale.
Raggiunta la piazza, il bove correva liberamente e scornava un fantoccio preparato a spese del Comune. La piazza si trasformava in arena. Lì, ormai stremato e pressoché dissanguato, l'animale veniva ucciso dai macellai di Montefalco, che ne erano i proprietari, e trascinato vicino al mattatoio comunale di Porta Camiano, dove le carni venivano tagliate e vendute. Nel 1914 la giostra fu vietata, a causa delle violenze cui il bue era sottoposto durante la corrida.
Dai Quattro Quartieri all'Ente Fuga del Bove
La festa di oggi nasce nel 1972 dalle antiche cronache rinascimentali della città, e l'attuale formato è in vigore da allora. In quell'anno a guidarla c'era un'apposita associazione chiamata dei «Quattro Quartieri», e la manifestazione era rappresentata come una staffetta per le vie della città. Dal 1973, per iniziativa di tutti i Quartieri, la corsa dei bovi fu inserita nell'Agosto Montefalchese — che si svolge dalla prima alla terza settimana di agosto — sotto la nuova veste di Fuga del Bove.
L'organizzazione ha cambiato mani più volte. Si andò avanti nello stesso modo fino al 1978, quando l'onere passò a un Comitato allargato in cui erano rappresentate l'Amministrazione Comunale e i Quartieri, che cominciavano ad acquisire una loro autonomia. Dall'edizione successiva e fino al 1988 il coordinamento fu affidato alla Pro-Montefalco. Nel 1988 nacque l'Ente Fuga del Bove, un'associazione a cui partecipano i Quartieri e l'Amministrazione Comunale: ne fanno parte il Presidente dell'Ente, i Priori dei quattro Quartieri, il Presidente della Commissione Storico Artistica, il Sindaco e l'Assessore alla Cultura.
I quartieri storici sono quattro e portano i loro colori: Sant'Agostino il verde, San Fortunato il giallo, San Bartolomeo il rosso, San Francesco l'azzurro. Si sfidano in ogni gara per i punteggi migliori, e quello che si contendono è il Falco d'oro.
Il corteo di Benozzo Gozzoli, la balestra, la staffetta
Il Corteo Storico porta per le vie oltre quattrocento figuranti in costumi realizzati su disegno filologico. Costumi, acconciature, oggetti e scenografie nascono da uno studio di fonti documentali e iconografiche, e le forme e i colori si ispirano alla pittura del Primo Rinascimento italiano, in particolare al ciclo di Benozzo Gozzoli. Sfilano Papi, Principi, Condottieri: la città rievoca la seconda metà del XV secolo, il suo periodo di massimo splendore fra il 1400 e il 1500, e in particolare l'epoca d'oro fra il 1450 e il 1500, quando toccò i vertici artistici, culturali e sociali. Il corteo avanza fra chiarori di torce e passi cadenzati, col rullare dei tamburi e gli squilli delle chiarine.
Il rigore è misurato. Ogni anno una giuria composta da esperti di storia del costume, di storia dell'arte, di sartoria e di scenografia valuta secondo i criteri di un Regolamento, stilato per la prima volta nel 2015 dalla Commissione Storico Artistica. E dal 2015 il corteo nobiliare si arricchisce di un'allegoria, curata da ogni quartiere, che raffigura tableaux vivants di dipinti dell'epoca, scene dalla mitologia o momenti di vita quotidiana quattrocentesca.
Il 13 agosto Piazza del Comune diventa un teatro a cielo aperto. I quattro Quartieri mettono in scena quattro rappresentazioni su un tema unico, assegnato ogni anno e diverso ogni volta, con oltre trecento figuranti, testi inediti, scenografie e costumi nati dal lavoro di persone non professioniste. La sera del 14 agosto tocca invece alle due gare di abilità. Dal 1984 i balestrieri si sfidano sulla facciata del Palazzo Comunale, ornata di arazzi e vessilli, mirando a un bersaglio posto su quadri coi colori dei Quartieri, con raffigurata la testa di un toro contornata da cerchi concentrici sempre più piccoli; al più abile va il premio della «freccia d'oro». Poi c'è la staffetta, di notte, su un circuito che parte da Piazza del Comune e passa per via Ringhiera Umbra, via delle Grazie, via 4 Novembre e la salita di corso Mameli: dal 1998 il quartiere vincitore riceve il Trofeo «Marco Gambacurta», messo in palio dal Coni Regionale.
Dal 6 agosto aprono le taverne dei Quartieri, allestite nei luoghi più caratteristici del centro storico, dove si mangiano i piatti della tradizione e si bevono i vini di Montefalco, che è la città del Sagrantino.
Il Campo de li giochi e il palio dipinto a mano
La corsa dei bovi chiude tutto, e si prepara per mesi. Ogni anno dieci giostratori — otto titolari e due riserve — con l'aiuto dei maestri di corda allenano nelle campagne intorno al centro storico un vitellino che diventerà il toro della competizione. Ogni Quartiere affida poi il proprio bove a un giostratore, che lo conduce lungo un percorso irregolare fra due ali di folla.
Il campo di gara è il parcheggio di viale della Vittoria, che per l'occasione si trasforma nel «Campo de li giochi», una pista adattata alla corsa dell'animale. I quattro tori corrono due alla volta su un percorso a tempo, e vince quello che ci mette meno: al suo quartiere va il Palio, dipinto a mano ogni anno da un artista locale. Per tutta la gara i quartieranti cercano di mantenere la fedeltà storica dell'evento, senza dimenticare l'assoluto rispetto per l'animale.
La caccia con i mastini finiva con l'uccisione dei bovi; la corsa di oggi rievoca quella gara in modo incruento, e resta la prova più sentita e più temuta dai quattro Quartieri, che dal 1988 se la contendono.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Montefalco richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Trevi, a 11 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Trevi - Montefalco, e il tragitto è di 8,4 chilometri per 14 minuti di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Donazione della Santa Spina a Montone — agosto
- Palio della Brocca a Deruta — agosto
- Giochi de le Porte a Gualdo Tadino — settembre