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Folklore e Rievocazioni

Giochi de le Porte a Gualdo Tadino 2026 - La corsa a pelo dei somari e il rogo della Bastola

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
26 settembre 2026
Dove Via Bersaglieri, Gualdo Tadino

Fonte: giochideleporte.it, letta il 20/09/2026.

I Giochi de le Porte si tengono a Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, nell'ultimo fine settimana di settembre. La città si divide nelle quattro Porte — San Benedetto, San Donato, San Facondino e San Martino — che si contendono il Palio di San Michele Arcangelo, patrono della città, sfidandosi nell'arengo maggiore in quattro gare: la corsa dei somari a carretto, il tiro con la fionda, il tiro con l'arco e la corsa a pelo. La Porta che vince brucia la Bastola, il fantoccio della strega antica nemica della città murata, e nel corteo storico del sabato sfilano circa mille figuranti in costume del Quattrocento.

Quattro porte, quattro colori

Gualdo Tadino sta nell'alta Umbria, in provincia di Perugia, ai piedi del monte Serra Santa, e nell'ultimo fine settimana di settembre si divide in quattro. Le contrade si chiamano Porte perché prendono il nome dalle porte d'accesso al borgo, aperte lungo le mura castellane in corrispondenza delle chiese omonime: Porta San Benedetto, che ha la torre gialla su campo azzurro, Porta San Donato col campo bianco, Porta San Facondino col verde, Porta San Martino col rosso.

Quelle porte furono aperte in un momento preciso della storia cittadina: negli anni in cui Gualdo fu riedificata, dopo il rovinoso incendio del 1237 che ne ridusse in cenere le abitazioni e ne decimò la popolazione.

Oggi ogni Porta ha un Priore e una Priora, eletti ogni tre anni, e non lavora solo nei tre giorni della festa: prepara per tutto l'anno il proprio corteo storico, i costumi del XV secolo e gli atleti che gareggiano.

Il venerdì delle taverne, il sabato del corteo

Si comincia il venerdì con la lettura del Bando del Gonfaloniere e l'apertura delle quattro taverne. Sfila il corteo dei Vivandieri, si scambiano i doni fra le Porte, si consegnano le chiavi della Città; il primo corteo porta in strada circa 1.200 figuranti chiamati tavernieri, che si riuniscono in piazza Martiri della Libertà per una festa in cui si offre cibo. La sera si esibiscono i Tamburini dell'Ente Giochi e delle quattro Porte, e gli Sbandieratori e Musici Città di Gualdo Tadino.

Il sabato è il giorno del Corteo Storico. Nel pomeriggio si tengono le prove di tiro dei fiondatori e degli arcieri e la gara dei Balestrieri, il cui vincitore avrà l'onore di scortare il Palio; poi, la sera, circa mille figuranti in costume del Quattrocento sfilano rappresentando scene allegoriche o di vita quotidiana, accompagnati da carri costruiti artigianalmente. Il corteo attraversa la città lungo le antiche mura fino alla piazza, fra i tamburi e le chiarine, e mette in scena mestieri, corporazioni, storie e leggende della Gualdo del XV secolo: l'agricoltura e l'artigianato, la povertà e la nobiltà, le stregonerie e la magia.

Non è una sfilata che si giudica a occhio. Una giuria composta da uno scenografo, un costumista e un professore universitario di storia medievale valuta quanto i temi e i costumi siano fedeli al periodo storico, e ogni Porta presenta un tema diverso. Alla fine della sfilata i Priori leggono i bandi di sfida agli avversari.

Carretto, balestra, fionda e corsa a pelo

La domenica mattina è tecnica: pesa dei carretti, sorteggio degli ordini di gara, consegna dei nomi dei giocolieri. Poi ogni Porta si ritira nella propria taverna per il pranzo e per i riti scaramantici, e rientra in corteo nella piazza grande, dove dopo la benedizione dei giocolieri cominciano le gare. Si corre nell'arengo maggiore, la piazza trasformata in arena medievale, «ne lo lecito e ne lo cavalleresco».

Le prove sono quattro. La prima è la corsa dei somari a carretto: due fantini a bordo, un auriga e un frenatore, percorrono a cronometro l'anello del centro storico. La seconda è il tiro con la fionda, e il bersaglio racconta da solo la storia del paese: si deve centrare un piatto di ceramica che raffigura il cuore della strega. In questa disciplina Gualdo Tadino detiene il titolo di campione italiano. La terza è il tiro con l'arco, su un tabellone a cerchi concentrici.

L'ultima è la più attesa. Nella corsa a pelo i fantini delle quattro Porte cavalcano i somari senza sella, nel senso opposto rispetto alla corsa a carretto; quando il giudice ritiene che tutti gli animali siano pronti, suona la campana e si parte. È la gara che di solito decide il Palio, perché raramente si arriva all'ultima prova con una Porta già vincitrice. I punteggi di ogni gara si sommano, e vince chi ne ha totalizzati di più.

Il Palio nella cappella e il rogo della Bastola

Il premio è un drappo, e ha una casa: il Palio di San Michele Arcangelo è conservato nella cappella dedicata al santo, dentro la Basilica della Cattedrale di San Benedetto. Ogni anno viene realizzato da un artista scelto da una commissione di esperti, e raffigura sempre gli stessi elementi — San Michele Arcangelo, la città di Gualdo, il drago che simboleggia il male o la bastola, e i simboli delle quattro Porte. Durante la sfilata lo porta il balestriere vincitore; alla fine delle gare viene consegnato al priore della Porta che ha vinto.

Poi si accende il fuoco. La Porta vincitrice brucia la Bastola, un fantoccio di pezza che raffigura la strega antica, nemica della città murata: a consegnarglielo è la Porta che aveva vinto l'anno prima, e subito dopo il fantoccio finisce sul rogo; tutti i portaioli si radunano intorno al fuoco per ballare e festeggiare. A mezzanotte avviene lo scambio dei fazzoletti, che sancisce la pace fra le Porte e la fine dei giochi.

Chi fosse la Bastola resta un mistero: poeti, artisti, scrittori e storici l'hanno dipinta alternativamente come strega, anima perduta, malvagio essere notturno, e l'unica cosa certa è che è considerata la nemica della città per averla data alle fiamme nel XIII secolo. La storia che si racconta è però più complicata. Era nata senza padre da una curatrice e ne aveva seguito le orme; la madre morì in un incendio. Il suo nome era Bartola, e fu storpiato in Bastola da un ubriaco. Un nobile la chiamò per la moglie malata, e i tentativi di guarigione non andarono a buon fine; quando un secondo incendio colpì la città, fu indicata come capro espiatorio. In seguito Federico II si ritrovò a Gualdo e decise di aiutare la popolazione a ricostruire la città, in particolare rocca Flea.

Il Bussolo e le due feste della transumanza

Il ciclo dei Giochi non comincia a settembre: comincia a gennaio, con la cerimonia del Bussolo, rituale antico di oltre cinquecento anni. Il Bussolo è un'urna in legno con doppia serratura, e dentro i 48 membri del consiglio — rappresentanti delle arti e corporazioni del XV secolo — inseriscono una pallotta colorata per eleggere il Gonfaloniere fra i quattro Priori. Prima si sfila: il corteo parte dal Palazzo Comunale e raggiunge la chiesa di San Donato in piazza XX Settembre, con balestrieri, tamburini, chiarine, maggiorenti, priori e membri delle arti. Il Governatore, insieme ai maggiorenti, al notaio e al priore di Sant'Agostino, supervisiona il voto perché si rispettino le regole; ogni Priore presenta una proposta per il miglioramento della città, e il Gonfaloniere eletto avrà il compito di trasformare quelle idee in progetti concreti. Fra gennaio e settembre si susseguono il convegno di presentazione dei temi, il Palio di Primavera di inizio giugno, la Cena dei Cento Giorni, il torneo dei quartieri, il trofeo Andrea Cardinali e il Convivio epulonis.

Dietro tutto c'è un patrono. In origine i Giochi si richiamavano al Palio di San Michele Arcangelo, che si teneva per la solennità del santo, e si può ipotizzare che la devozione per l'Arcangelo si sia radicata nel territorio gualdese fin dalla seconda metà del secolo VII, dopo la definitiva affermazione dei Longobardi sui Bizantini; la chiesa a lui dedicata è nominata per la prima volta in una bolla di papa Alessandro III, data a Benevento il 4 agosto 1169, che la dichiara dipendente dal monastero di San Benedetto. I gualdesi misero sotto la sua protezione la principale delle loro occupazioni e gli dedicarono due feste: una coincideva con l'inizio della transumanza, l'8 maggio, l'altra con la sua conclusione, il 29 settembre. Gli Statuti cittadini tramandano una solenne processione con le autorità religiose e quelle di governo, le fiaccole accese in mano, i priori col cappuccio rosso riverso sulle spalle e i membri del General Consiglio con una cappa grigia fino alla tibia. Poiché i giochi previsti consistevano in corse a piedi e in sfide con la balestra e con lo «scoppietto» — cose che non comportavano aggravi particolari per chi vi partecipava — col passare del tempo l'ultima festa prese il sopravvento sul torneo cavalleresco.

I Giochi de le Porte furono istituiti nel 1978, e da allora la rievocazione si celebra ogni anno nell'ultimo fine settimana di settembre; di giochi equestri praticati a Gualdo si hanno però notizie risalenti al XVII secolo. Le loro radici stanno nel XV secolo: in origine avevano funzione di addestramento militare e di rafforzamento del senso di appartenenza alla comunità, e sono stati istituiti per ristabilire un rapporto di continuità con la storia. A curarli è l'Ente Giochi de le Porte APS, che definisce i temi dei cortei e cura la qualità filologica di costumi e scenografie; le quattro taverne, intanto, servono i piatti della tradizione umbra, e fra le Porte corrono anche le sfide culinarie.

Come arrivare alla festa

Raggiungere i Giochi de le Porte a Gualdo Tadino è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Gualdo Tadino a un passo dal centro, 2 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Gualdo Tadino Centro, e da lì restano 3,2 chilometri e 4 minuti.

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