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Folklore e Rievocazioni

Festa del Rinascimento ad Acquasparta 2027 - Rievocazione storica dell'arrivo del principe Federico Cesi

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 3 al 21 giugno 2026
Dove Piazza Federico Cesi come fulcro, Acquasparta

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: ilrinascimentoadacquasparta.it, letta il 20/09/2026.

La Festa del Rinascimento si tiene ad Acquasparta, in provincia di Terni, per quindici giorni di giugno. Il borgo si divide in tre contrade — Il Ghetto, Porta Vecchia e San Cristoforo — che si sfidano nella gara di teatro, nel Grande Gioco dell'Oca, nella gara dei tamburini e nella gara gastronomica per conquistare le chiavi della città; ad aprire tutto è il Grande Corteo delle Contrade in abiti rinascimentali. Si rievoca l'arrivo ad Acquasparta, nel 1614, del principe Federico Cesi il Linceo, fondatore dell'Accademia dei Lincei e mecenate di Galileo.

Quindici giorni per un arrivo del 1614

La manifestazione storica Il Rinascimento ad Acquasparta si svolge ad Acquasparta, cittadina in provincia di Terni, nell'Umbria meridionale, e dura due settimane di giugno: per quindici giorni il borgo si trasforma in un palcoscenico diffuso, con un calendario di spettacoli, incontri e appuntamenti storici e culturali.

Il fatto che si rievoca è preciso e datato. L'evento storico su cui si fonda la Festa è l'arrivo ad Acquasparta nel 1614 del Principe Federico Cesi II, detto il Linceo, e della sua famiglia, poco dopo il matrimonio con la nobile Artemisia Colonna, testimonianza storica documentata nelle lettere ad opera degli accademici Stelluti, Faber, De Filis e pubblicata nel «Il Carteggio Linceo» di Giuseppe Gabrielli e nelle buste dei Consigli del 1608-1618.

Quelle lettere permettono di seguire il principe quasi giorno per giorno. «Il 14 Maggio 1614 il Principe Federico Cesi si sposa, con la giovanissima Artemisia Colonna figlia di Francesco Colonna e Ersilia Sforza, a Palestrina dopo 5 mesi di fidanzamento», si legge nella lettera n. 326 di Francesco Stelluti a Galileo Galilei del 24 maggio 1614, ripresa dall'edizione del Carteggio Linceo curata dall'Accademia Nazionale dei Lincei nel 1996. Alla fine di ottobre dello stesso anno il principe arriva ad Acquasparta con tutta la famiglia, e da una sua lettera a Giovanni Faber del 5 novembre si capisce a che cosa stia pensando: è occupato «nelli domestici accomodamenti e particolarmente nelli preparamenti del studio… cioè nella disposizione della libreria del Palazzo ducale». Si tratterrà con la consorte e la famiglia fino al 2 marzo 1615.

La festa, invece, è recente e ha un'origine erudita: nasce nel 2000 con l'intento di rievocare il quarto centenario dell'Accademia dei Lincei, e solo dopo attente ricerche negli archivi comunali si è arrivati a scegliere l'arrivo del principe come fatto su cui fondarla. È curata e promossa dall'Ente Il Rinascimento ad Acquasparta; nel 2012 è stata inserita tra le feste storiche riconosciute dalla Regione Umbria — la legge regionale è la 16 del 2009 — e dal 2019 fa parte dell'Associazione Umbra Rievocazioni Storiche.

Tre contrade e le chiavi della città

Per l'occasione il paese si divide in tre. La contrada del Ghetto, il cui simbolo è un grifo giallo su sfondo nero e verde; la contrada di Porta Vecchia, il cui simbolo è la porta più antica del centro storico su sfondo giallo blu; la contrada di San Cristoforo, il cui simbolo è il calice del vino su sfondo bianco e azzurro. Sotto il loro gonfalone i contradaioli partecipano alle sfide, e l'obiettivo è uno solo: la conquista delle chiavi della città.

Si comincia sfilando. La rievocazione storica si apre con il Grande Corteo delle Contrade, che vede sfilare nel centro storico numerosi figuranti in abiti rinascimentali, frutto di approfondito studio e ricerca, e nei giorni seguenti il borgo si popola di botteghe, taverne e accampamenti d'epoca. Ogni contrada ha la sua taverna, dove si gustano i piatti tipici del luogo e del tempo, e la festa si chiude con il corteo finale, la proclamazione della contrada vincitrice e la consegna delle chiavi. Acquasparta è uno degli appuntamenti di folklore e rievocazioni.

Nel corteo entra anche una città lontana: durante l'apertura viene celebrato il gemellaggio tra Acquasparta e Fabriano, e «il magnifico signore di Fabriano, Guido Chiavelli, accompagnato dalla consorte Margherita da Montefeltro, renderà omaggio al principe Federico Cesi».

Le quattro gare, e i giochi delle dame

Le sfide vere sono quattro, e ognuna ha una regola storica. La Gara di Teatro, che si tiene nel cortile di Palazzo Cesi, è forse la più severa: ogni contrada, con propri attori amatoriali, mette in scena una libera interpretazione teatrale di un testo scritto prima del 1630, rielaborato e adattato in modo storicamente conforme al periodo di riferimento della Festa. Negli anni sono passati di lì Machiavelli con La Mandragora, Shakespeare con Re Lear, Macbeth, La Tempesta e Il Mercante di Venezia, Thomas More con Utopia, Aristofane con Le Nuvole, Federico della Valle con La reina di Scotia, Lope de Vega con La dama sciocca.

Poi c'è il gioco che diventa grande. Il Grande Gioco dell'Oca è una riproposizione vivente, in costume, a grandezza naturale, del gioco da tavolo le cui origini, nella sua versione moderna, risalgono alla seconda metà del Cinquecento, con i figuranti che animano ogni casella. E c'è la Gara dei Tamburini, una grande sfida a colpi di bacchette tra i gruppi delle contrade, con l'intermezzo di gruppi di armigeri che si scontrano «in singolar tenzone», secondo l'uso dei soldati di ventura.

L'ultima prova è delle donne del borgo. I Giochi delle Dame sono una serie di prove riservate alle donne delle contrade di tutte le età, che devono sfidarsi in giochi ispirati alle attività quotidiane tradizionalmente riservate alle donne dell'epoca; e sono sempre le contrade a designare le proprie Dame, protagoniste del Grande Corteo.

Attorno alle gare c'è il resto del programma: la rassegna di sbandieratori «Vexilla ad Caelum», con gruppi che arrivano da Giove, Viterbo, Grutti e Amelia; i musici e tamburini del Rione Contrastanga di Foligno; gli spettacoli di falconeria; i laboratori di stampa al torchio calcografico; il Mercato Rinascimentale; «La notte delle streghe», grande spettacolo di fuoco e acrobazie; le lectio magistralis con ospiti di rilievo. Perfino i più piccoli hanno il loro momento: i piccoli tamburini si presentano alla città e al Duca Federico.

La ricetta di Bartolomeo Scappi

La gara gastronomica non è una degustazione. Prevede la preparazione dal vivo di una ricetta della cucina rinascimentale: non un assaggio passivo, ma una competizione vera, con regole e giudici, e i piatti proposti sono quelli tipici del Seicento.

E la ricetta non se la inventa nessuno. I contradaioli cucinano dal vivo una ricetta rinascimentale tratta dall'Opera di Bartolomeo Scappi, Libro II, Cap. CXIX, intitolata «Per stufare ogni sorte di capponi o galline nostrali»: si va a prendere il testo del cuoco cinquecentesco e lo si esegue davanti al pubblico.

L'inventario del 1615, e gli abiti rifatti

C'è un documento che permette di sapere com'erano vestiti davvero i duchi, e la festa lo usa come modello. Nel 1615, poco prima della prematura morte di Artemisia Colonna, moglie di Federico, il ricchissimo guardaroba dei duchi Cesi si svela agli occhi attenti di Matteo Iori: questo montefalchese, al servizio del notaio acquaspartano Paolo dei Pierleoni, elenca e descrive con grande dettaglio gli abiti, gli accessori, i gioielli e il corredo nuziale della coppia.

Leggere quelle carte è entrare in un armadio. «Una zimarra, vestina, busto et maniche di raso verde stampato, guarnita con seta et oro»; «uno guardacore di velluto rosino con fiore, con trine di seta»; «uno cappotto di tela di oro, incarnata, guarnita di trine, di oro et argento, foderato di tela di oro, di colore di mare»; «un colletto di pelle bianca racamato tutto d'oro et argento, foderato di taffetano»; «un paro di calzette di seta gialle con le sue legacce et racamate con merletti di argento». E poi i gioielli, contati uno per uno: «Un gioiello di oro smaltato con diamanti numero quaranta, et con una perla a piede a pero. Una corona, o vero ghirlanda, con cinquanta rubini, et quatordici diamanti, et dui smeraldi, et undici perle».

Quelle carte notarili sono state studiate e pubblicate: il riferimento è il saggio di A. Biagetti «Federico Cesi il Linceo e il Palazzo ducale di Acquasparta in tre inventari inediti del XVII secolo», uscito nel 1964 sul Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria.

Da lì gli abiti tornano addosso a qualcuno. Gli studenti dell'Ipsia «Sandro Pertini», indirizzo moda Made in Italy, e del liceo artistico, design dei metalli e dell'oreficeria, di Terni, hanno riprodotto fedelmente degli abiti e dei gioielli del tempo, che saranno indossati dai figuranti in occasione del Grande Corteo.

Il Linceo, Galileo e il palazzo

Federico Cesi è una delle figure più significative della cultura scientifica del primo Seicento, uno dei primi fautori in Italia dell'astronomia post-copernicana, appassionato studioso di scienze naturali; e soprattutto nel 1603 fondò l'Accademia dei Lincei, da cui «il Linceo», la prima accademia di carattere prettamente scientifico d'Europa, sostenendo poi le ricerche di Galileo Galilei, di cui fu amico e mecenate.

Il legame col borgo non è di passaggio: dal 1618 si ritirò ad Acquasparta, fino alla sua morte, avvenuta improvvisamente il 1º agosto 1630. Acquasparta gli ha dedicato la piazza principale, che è anche l'epicentro della festa; Palazzo Cesi, splendida dimora cinquecentesca, resta il fulcro simbolico della manifestazione, e nella Chiesa di Santa Cecilia sono custodite le tombe della famiglia.

Anche il senso della festa viene da lì, e i suoi organizzatori lo dichiarano: la manifestazione si ispira all'idea rinascimentale dell'uomo come protagonista del sapere, chiamato a leggere la natura come «libro aperto» dell'opera divina — un percorso che attraversa scienza, filosofia e arte insieme, senza gerarchie. Della stessa storia fa parte anche il seguito meno lieto: Galileo, con l'appoggio di Cesi e dell'Accademia dei Lincei, sfidò le convinzioni consolidate sostenendo la teoria copernicana, e per questo affrontò nel 1633 un processo per eresia.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Festa del Rinascimento ad Acquasparta richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Montecastrilli, a 4,7 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Acquasparta Spoleto, e il tragitto è di 1,3 chilometri per un minuto di guida.

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