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Festa degli Statuti a Fossato di Vico 2027 - Rievocazione storica degli Statuti medievali del 1386

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
secondo fine settimana di maggio — quest'anno dall'8 al 9 maggio 2027
Dove Vico (PG), Fossato di Vico

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

La Festa degli Statuti si tiene a Fossato di Vico, in provincia di Perugia, in Umbria, nel secondo fine settimana di maggio: tre giorni, dal venerdì alla domenica, l'ultimo dei quali è sempre la seconda domenica del mese. Il paese rievoca la propria vita nel 1386, l'anno in cui furono pubblicati i suoi Statuti medievali, e le quattro Porte in cui è diviso il territorio si contendono il Palio.

C'è un anno preciso a cui questo paese torna ogni maggio, ed è il 1386. Non un Medioevo generico: la festa dichiara di non voler fare «sbandierate o giostre cervellotiche tanto per far festa», ma di riproporre la vita fossatana così come la tramandano gli Statuti stessi.

Il 13 maggio 1386, in Logia habitationis

Gli Statuti rappresentano la codificazione scritta di usi, consuetudini e vecchie norme tramandate e aggiornate, per l'ordinamento del vivere civile all'interno della comunità. Nella copia cartacea si legge che la loro pubblicazione avvenne il 13 maggio 1386, in «Logia habitationis» del Vicario di Fossato, Consolo, alla presenza del Sindaco del castello, Pietro di Corradino, e di tre testimoni sempre di Fossato: Bartolomeo di Pace, Antonio di Vanni e Mascetto di Ventura.

Sono composti di 265 rubriche o articoli, cui seguono dieci Riformanze, gli aggiornamenti alle norme precedenti: la prima è datata 1394 e l'ultima 1510. Ne restano due copie, conservate presso l'Archivio storico comunale, una membranacea e l'altra cartacea, il «bastardello», collocate cronologicamente tra il 1510 e il 1540 e redatte in lingua latina; sono tratte dall'originale duecento-trecentesco andato perduto, la cui compilazione si può ipotizzare graduale, diluita in quasi un secolo, dal 1266 circa — anno della prima notizia di Fossato assimilato a Comune — fino al 1386. Gli Statuti di Fossato sono tra i più antichi dell'Umbria e i più antichi di tutto l'Appennino Umbro-Marchigiano, e sopravvissero fino all'epoca napoleonica, superando anche la sottomissione allo Stato Pontificio avvenuta nel 1540: per circa cinquecento anni furono il sistema di autogoverno del Castello.

Una festa nata nel 1996 per il Millenario

La prima edizione della Festa degli Statuti risale al 1996, per celebrare il Millenario della prima notizia — datata 996 — pervenutaci sul castello alto-medievale di Fossato. La festa nasce successivamente allo studio dei testi e alla pubblicazione del libro «Gli Statuti medievali di Fossato ed annesse Riformanze» del professor Luigi Galassi, ideatore della manifestazione e autore della trascrizione degli antichi statuti; all'interno del volume sono ricomprese tutte le 265 rubriche e le annesse riformanze.

Ogni anno, nel secondo fine settimana di maggio, a Fossato di Vico si celebrano gli Statuti realizzando una festa medievale basata sulla vita del 1386, che dura tre giorni, dal venerdì alla domenica, e il cui ultimo giorno è sempre la seconda domenica del mese. A organizzarla è l'Associazione Medioevo Fossatano. Il Consiglio comunale ha inserito nel nuovo Statuto del Comune un articolo dedicato esclusivamente alla festa, che «individua e patrocina la Festa degli Statuti quale massima espressione dell'identità storica e culturale della Comunità fossatana». La ricorrenza è nata da un libro, e sta con le altre feste di folklore e rievocazione.

Le quattro Porte e il Palio

L'intero territorio comunale viene diviso in quattro parti, cioè in quattro «Porte», che prendono il nome delle quattro entrate al centro storico: Porta Portella, Porta del Castello, Porta Nova e Porta del Serrone. Le quattro Porte si contendono il Palio della Festa degli Statuti, che viene dipinto da artisti locali.

Le prove si basano sulla gara del tiro con l'arco storico, sulla gara della «Ciurumella» — un bastone corto che deve essere scagliato lontano e colpito in volo — e sul punteggio dato dai giudici in base all'attinenza storica dei mestieri medievali rappresentati il sabato e la domenica pomeriggio, del corteo storico del sabato sera e delle taverne. A valutare i mestieri e l'allestimento delle taverne è una giuria di storici, e alla gara di lavorazione artigianale è dedicato il Premio Luigi Galassi. Fra i rievocatori fossatani c'è anche la Compagnia Arcieri Storici Castrum Fossati, nata dalla volontà del Consiglio dell'Associazione Medioevo Fossatano: gli archi utilizzati sono realizzati artigianalmente al pari delle frecce, e ogni arciere li produce autonomamente.

Ogni Porta il suo mestiere

Ogni porta è specializzata in un tipo di attività diversa. La Porta del Serrone svolge prevalentemente quelle legate alla montagna, come testimonia il suo nome, derivato dal termine «serra»: le attività dei carbonai e dei calcinai, la caccia, la pastorizia, il taglio del bosco, della pietra e del fieno.

La Porta del Castello è quella che guarda al «planum», alla pianura, ed è caratterizzata dall'attività dei contadini e dei piccoli artigiani: oltre ai contadini con i loro attrezzi e mezzi di trasporto, vi trovano spazio tessitori e tessitrici con i telai, tavernieri e venditori di vino e pane, molinai e «copparii», i fornaciai, «panefacula», i fornai, «beccarius», i macellai, e poi cenciaioli, custodi di animali, viandanti, «exbanniti» — i banditi — «pauperes», mercanti, artigiani, mulattieri e ladri.

A Porta Nova si realizza il «forum», ovvero il mercato, con i mercanti venuti da fuori e al quale i castellani sono obbligati a partecipare, comprando o barattando stoffe, pelli, spezie, alimenti, animali, carta e prodotti artigiani; la «punctatura», cioè il controllo, è a cura del Vicario che sovrintende a tutto ciò che avviene nel mercato. Nella ricostruzione che compete a Porta Portella, infine, si ritrovano i personaggi che curano gli aspetti amministrativi degli Statuti: il Vicario, che controlla il mercato domenicale e dirime eventuali controversie, il Notaio, che qua e là roga atti, il Castellano, che provvede alla custodia del Castello e all'amministrazione della giustizia, e il Sindaco generale, il più importante fra tutti i sindaci.

L'Arenga e la fava nella bussola

La festa ha una seconda fase, che cade prima: l'Arenga, l'adunanza con cui vengono elette le autorità e le altre figure. Viene convocata l'ultimo sabato di marzo ed è aperta a tutti i capifamiglia di sesso maschile del territorio, chiamati attraverso il suono della campana della torre civica. Si riunisce sulla piazza del Castello ed è presieduta dal podestà dell'anno precedente.

Nell'arenga vengono eletti il Podestà, il Vicario, il Castellano, tre sindicus, uno per ciascuna villa, e un sindicus generalis, espressione del castello. I sindicus sono eletti con la maggioranza di due terzi fra i residenti nell'ambito territoriale di competenza, e su ciascun nominativo i convenuti esprimono il loro consenso infilando una fava nella «bussola rubea del sic», o il dissenso infilandola nella «bussola nigra de il non»; per la segretezza del voto i bussoli sono al riparo dalla vista dei presenti, e ogni intervento viene effettuato da un piccolo palco rialzato, il «locum arenghiere». Per essere eletti a ciascuna carica bisogna essere «terrigena», cioè originario, appartenente a famiglia autoctona di Fossato.

Dopo la nomina, ciascun sindicus sceglie tre consiglieri — quattro il sindicus generalis — con l'approvazione per alzata di mano dell'Assemblea. Segue la chiamata delle altre figure istituzionali: nove statutari, gli anziani che hanno redatto gli statuti, tre massari competenti per strade, frane e reclami, un baiulo, il messo comunale, due precones, i banditori, due rationatores, i revisori dei conti, un sapiens, venticinque custodes montium, i guardaboschi, un camerarius addetto alle finanze, due terminatores che segnano i confini, un ambaxiator, procuratore per gli affari fossatani in Perugia, due campanari come guardie campestri, due berrovieri come guardie civili, due collectores esattori e due boni homines, che stabiliscono gli affitti da pagare alle comunanze. Le candidature bocciate non sono riproponibili fino alla festa degli statuti dell'anno seguente.

Le autorità del castello, va detto, duravano in carica sei mesi, e alla fine ne rendevano severamente conto: al Vicario, eletto per un semestre, spettavano la gestione del Castello in tutte le sue forme e l'amministrazione della giustizia; il Podestà rappresentava la massima autorità; il Castellano era il capo del Castello, poi l'affittuario delle Comunanze — i beni immobili che Perugia possiede nel territorio fossatano — e della Rocca, infine soltanto il custode di quest'ultima.

Il focaraccio e la frittatona

I lavori dell'arenga si svolgono al lume delle torce, e al termine, sulla piazza delle mura, si dà fuoco a una catasta di legna e fascine: il focaraccio, visibile per almeno venti minuti in tutta la vallata. È un festeggiamento simbolico per l'ingresso della primavera, che si ricollega a quelli praticati fino a qualche tempo fa per le ricorrenze di San Giuseppe, di San Pietro e della Ghea, e attorno al fuoco i giovani si dispongono a cerchio, giocando e cantando strofe popolari. La tradizione prevede che ad accendere l'enorme fuoco in Piazza Umberto I sia l'arciere vincitore, e sulle ceneri ardenti si cucina la tipica «frittatona».

Per tutta la durata della festa vengono esposte le diciassette bandiere, una per ciascuna villa del Castello. Vie, piazze e taverne si vestono a festa, diventando i luoghi ideali per riassaporare i gusti e i profumi del periodo: l'odore di pane caldo e carne alla brace, il fumo acre che si dipana dalle strette vie, il vino che tutto inebria e rallegra. L'illuminazione con torce e candele rende i «Rugoni», i vicoli coperti del borgo, un luogo fuori dal tempo, e i Portaioli sanno come rendere ognuno non spettatore ma partecipante, in quel crogiuolo di luci e ombre, sapori e odori, silenzi e grida in cui si contende l'agognato Palio.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla Festa degli Statuti a Fossato di Vico è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Fossato Di Vico-Gubbio si trova a 1,6 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Fossato Di Vico dista 1,9 chilometri, cioè 3 minuti di strada.

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