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Folklore e Rievocazioni

Il fascino misterioso di… Sacuidic a Forni di Sopra 2027 - La zecca clandestina dei falsari, che nella festa torna a coniare

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
ultimo fine settimana di giugno — quest'anno dal 26 al 27 giugno 2027
Dove Castello di Sacuidic, SS52, Località Sampuont, Località Riu Miarli, Forni di Sopra, Forni di Sopra

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

Il fascino misterioso di… Sacuidic si tiene in giugno a Forni di Sopra, in provincia di Udine, per tre giornate. La rievocazione racconta il castello di Sacuidic, dove funzionava una zecca clandestina, la sua distruzione con un incendio e l'arrivo dei Savorgnan, che acquistarono Forni di Sopra e Forni di Sotto. Durante la manifestazione la zecca torna a battere il grosso veneziano, e la domenica si mettono in scena la battaglia e l'incendio del castello.

Un castello che batteva moneta falsa

Siamo nel XIII secolo quando in paese dominavano i Germani di Nonta, che disponevano di un castello per il controllo del passo sul Fiume Tagliamento, dove funzionava una zecca clandestina.

Di quell'attività è rimasta la prova materiale, trovata negli scavi: fra i reperti salvatisi dall'incendio sono stati rilevati diversi lingotti e cerchi di metallo utilizzati per coniare monete false.

E la festa non si limita a raccontarlo: si continuerà nell'attività di zecca clandestina coniando il Grosso veneziano.

L'incendio, e una fuga fatta di corsa

Il maniero è stato datato attorno alla fine del XII secolo, quando fu distrutto da un violento incendio: un atto voluto probabilmente dai Savorgnani, che nel 1326 acquisirono la proprietà dei Forni Savorgnani (attualmente Forni di Sopra e Forni di Sotto), per porre fine a un'attività clandestina.

Con quel rogo finì tutto insieme: con la distruzione della zecca clandestina, si è conclusa pure la vita del maniero.

Gli oggetti rimasti sul posto raccontano come finì: fra i resti sono stati trovati alcuni reperti, bicchieri di vetro, rari all'epoca, punte di frecce da guerra e venatorie, una corazza ed altri oggetti di valore, che inducono a pensare ad una precipitosa fuga da parte dei falsificatori che abitavano il castello stesso.

Gli scavi, e il grano di collana

Alcuni anni fa l'università Ca' Foscari di Venezia ha riportato alla luce i resti del castello di Sacuidic, sito già ispezionato a fine Ottocento dallo studioso Alexander Wolf. Le ricerche, condotte da Fabio Piuzzi, scoprirono che nel castello si svolgeva una attività di zecca clandestina.

Fra le monete false ne è saltata fuori una vera, e porta con sé una data: oltre alle monete falsificate è stata ritrovata anche una moneta autentica in argento risalente al dogato di Pietro Ziani, fra il 1205 e il 1229.

Nel castello, però, non si coniava soltanto. Il castello di Sacuidic era abitato da poche persone, tra cui anche alcune donne: lo dimostrano i ritrovamenti di fusaiole, legate all'attività di filatura, piccoli dischi forati dove si inserisce il fuso.

Oltre alle fusaiole è stato trovato anche un grano di collana: una perla nera di vetro, con decorazioni verdi e occhielli giallo-neri. Come tutti gli altri reperti, è conservato dal Comune.

Centocinquanta monete per due paesi

La rievocazione ripropone la distruzione del maniero, che fu incendiato, e l'arrivo in paese dei Savorgnan che acquistarono per 150 monete aquileiesi le terre e le pertinenze di Forni di Sopra e Forni di Sotto e qui comandarono dal 1326 fino al 1789.

L'atto ha una data al giorno e i nomi di chi lo firmò: il 26 ottobre 1326 Ettore Savorgnano acquisì la proprietà dei due paesi da Valerio Germani di Nonta di Socchieve. Durante la festa l'originale dell'atto d'acquisto viene letto dal «Notaro», e poi c'è la sfilata in paese.

Da quel momento i due paesi cambiarono nome: da allora vennero denominati «Forni Savorgnani».

Luogo del diavolo, o luogo di vedetta

Sacuidic ai suoi tempi doveva indurre terrore nella gente locale: dovrebbe significare, dallo sloveno «Za Hulicu», luogo del diavolo (Cià dal diaul in fornese), oppure più semplicemente luogo di vedetta (dal latino «sacculus vidi») in quanto si trova su uno sperone roccioso che sovrasta il fiume Tagliamento all'imbocco del torrente Ruodia.

Le erbe del «Mac di San Zuan»

Le tre giornate cominciano con l'allestimento dei campi dei figuranti e con un rito che riguarda le piante: in serata l'Erbera racconta l'antico rito del «Mac di San Zuan» con la raccolta delle erbe magiche portafortuna.

Poi il paese si riempie: sabato e domenica le vie del centro sono animate dal mercatino e dalle esibizioni dei vari gruppi storici, che propongono combattimenti, tiro con l'arco, il palo della cuccagna, il rito della fienagione e la falconeria. Il mercatino è animato da figuranti provenienti anche dall'estero, con musica a tema, danze, giocolieri e gastronomia medievale, e c'è una passeggiata guidata al castello di Sacuidic.

Dal levar del sole al calar delle tenebre vi aspettan gioiosi banchetti, animazione per grandi e pargoletti, visite guidate e spettacoli, il tutto allietato da musica del tempo. Si possono apprezzare le diverse parlate di eredità medievale dei due Comuni.

A tavola la regola è una sola, e riguarda quello che nel Medioevo non c'era: la cena medioevale si prepara senza il cibo importato dall'America, e mais, patate e pomodori sono banditi. Negli accampamenti stanno gli armati, e i gruppi hanno un nome: la vita nei campi e i giochi d'armi sono affidati alla Nova compania Vis Ferri, alla Compagnia della Torlonga e agli Invicti Lupi, mentre a suonare c'è anche la Combriccola Dei Lillipuziani. Per tutti e due i giorni i campi restano visibili.

Anche la zecca lavora per tutta la manifestazione, e quello che batte si porta via: il grosso veneziano coniato sul posto si può portare a casa come ricordo, in argento o in bronzo.

Il resto sono degustazioni medievali, sfilate, musiche e danze dell'epoca, fino alla scena che chiude tutto: la domenica si potrà assistere alla battaglia e incendio del castello di Sacuidic che metterà fine all'attività falsaria.

Come arrivare alla festa

Il fascino misterioso di… Sacuidic a Forni di Sopra si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Calalzo - Pieve di Cadore - Cortina, a 30 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Lozzo di Cadore, e il tragitto è di 24 chilometri per 23 minuti di guida.

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