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Festa del Falò a Rocca San Casciano 2027 - Sfida tra rioni con pagliai di ginestre e spettacoli pirotecnici
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ilrestodelcarlino.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Festa del Falò si tiene a Rocca San Casciano, in provincia di Forlì-Cesena, in Emilia-Romagna, nel fine settimana successivo alla domenica di Pasqua. Sulle due sponde del fiume Montone i rioni Borgo e Mercato innalzano due giganteschi pagliai di ginestre, chiamati «spini», e al segnale di un grosso petardo una ventina di accenditori per rione vi appoggia le torce: vince il pagliaio la cui cima è avvolta per prima dalle fiamme. Gli spini si raccolgono sulle colline circostanti nei fine settimana di febbraio e marzo, e la serata si chiude con la gara dei «botti» e le sfilate dei carri in piazza Garibaldi.
Due sponde, due pagliai
A Rocca San Casciano, «capoluogo della Romagna-Toscana», si svolge la tradizionale Festa del Falò, manifestazione famosa in tutta Italia. Il palcoscenico è il fiume Montone, che taglia in due il paese.
Lungo le sponde del fiume Montone, in mezzo alle tifoserie agguerrite dei due rioni il Borgo e il Mercato, bruciano i maestosi pagliai di ginestre o meglio di «spini» come vengono chiamati ancora oggi in quanto fino a qualche decennio fa venivano utilizzati rovi e sterpaglie. I due pagliai stanno su sponde opposte, uno per rione, e vince «in modo simbolico e collettivo» il rione che ottiene l'accensione migliore. Da una parte del fiume stanno i borgaioli, dall'altra i mercaioli.
In un attimo si giocano mesi di lavoro, studi e strategie: la chiusura, la velocità e l'altezza delle fiamme sono i fattori decisivi per decretare la miglior accensione. Vince chi per primo vede le fiamme coprire tutta la cima della propria pira.
Mesi di spini raccolti sulle colline
Riunioni «segrete» si sono già svolte in entrambi i rioni per scegliere le tematiche delle sfilate e per la raccolta degli spini per innalzare i pagliai sulle rive del fiume Montone, e gli spini i giovani dei rioni vanno a raccoglierli sulle colline circostanti durante i weekend dei mesi preparatori febbraio e marzo. Nel paese, intanto, la febbre del sabato sera del Falò già impazza, specialmente nei due rioni, che della manifestazione sono l'anima.
I due rioni danno al pagliaio due forme diverse. Il pagliaio del Borgo si innalza «alla romagnola», cioè a forma di cilindro sormontato da un cono; quello del Mercato, sulla riva opposta, «alla toscana», cioè a forma di cono. A dirigere le operazioni sono i paglierini, con i loro aiutanti, e i due folti gruppi si guardano l'un l'altro in cagnesco, cercando di scrutare segreti e forme per sistemare il verso giusto delle ginestre.
Il giorno di Pasquetta centinaia di borgaioli e mercaioli trascorrono il giorno di festa lungo il fiume: chi ha da lavorare per innalzare i pagliai, chi a preparare il pranzo e le piadine fritte in entrambe le sedi, chi ad animare la festa con musica e chi «a studiare le mosse degli avversari».
Il regolamento che i rioni si danno da soli
Nel tardo pomeriggio del sabato cominciano a radunarsi gli incaricati all'accensione, che studiano le ultime strategie. Si passa poi alla copertura del pagliaio con della paglia che servirà a favorire l'accensione, ed è l'unica cosa che si può aggiungere: è vietato utilizzare, oltre alla paglia, qualsiasi prodotto chimico o naturale che possa accelerare l'accensione.
Un'équipe di tecnici con sofisticati strumenti analizza i due pagliai per verificarne l'idoneità, sono sempre momenti di alta tensione fra i due rioni, tensione che sale fino all'accensione. E le regole se le danno i rioni stessi: preparano il regolamento dell'accensione dei due pagliai e hanno nominato un giudice arbitro proprio per far rispettare le regole che loro stessi si sono date. Dopo «l'operazione paglia» si passa alla preparazione finale delle torce che saranno distribuite agli «accenditori», e lì ogni rione segue di nuovo le proprie strategie.
Le fiaccole benedette e il grosso petardo
Il suono delle campane a festa accompagna l'arrivo nell'argine del fiume dei due giovani tedofori che portano le fiaccole benedette dal sacerdote in chiesa: perché la tradizione vuole che i falò siano dedicati a San Giuseppe affinché favorisca una buona annata per il raccolto, o per sciogliere dei «voti» e chiedere «grazie». Con le fiaccole si accendono le gigantesche torce costruite artigianalmente con la massima cura, quelle che serviranno davvero ad appiccare il fuoco.
Una ventina di ragazzi per rione si posiziona intorno ai giganteschi pagliai — e dall'anno 2012 il rione Borgo ha aperto alle «quote rosa», inserendo delle ragazze nel gruppo degli accenditori. Al segnale prestabilito, lo scoppio di un grosso petardo, appoggiano le fiamme delle torce ai pagliai: è l'accensione.
In pochi istanti si bruciano tutta la fatica e le tensioni di mesi e mesi di lavoro, impegno e creatività, e una marea di gente grida a squarciagola dalle sponde opposte del fiume contro i presunti perdenti. Poi la vittoria è dichiarata a furor di popolo: ha vinto il pagliaio la cui cima è stata per prima avvolta dalle fiamme. Nessuna giuria assegna un premio al vincitore: i rocchigiani sanno quale è bruciato meglio e ha originato fiamme più vive — e le tifoserie discutono per giorni, se non per mesi su quale pagliaio abbia bruciato prima e meglio dell'altro. Le polemiche sull'accensione dei pagliai infuriano sui social network e continuano in paese per molto tempo, un aspetto che caratterizza costantemente questa manifestazione plurisecolare.
I botti, i carri e la piazza
Dopo il fuoco è la volta dei «botti» — o «le botte» —, una gara fra i due rioni che propongono i loro spettacoli pirotecnici che non sono i soliti fuochi d'artificio ma vere «scariche» esplosive, e che hanno sostituito gli antichi «mortaletti».
Più tardi la festa si sposta in piazza Garibaldi, dove sfilano bellissimi carri allegorici con centinaia di figuranti in costume: ogni rione presenta il proprio spettacolo a tema, con un'esplosione di musica e allegria che coinvolge anche gli spettatori, cosicché la piazza si trasforma in una gigantesca sala da ballo, balli che finiscono a notte fonda. La replica delle sfilate si svolge la domenica pomeriggio, e l'evento si tiene il fine settimana successivo alla domenica di Pasqua.
Dai falò contro le piene a San Giuseppe
Le origini sono oscure, e alcuni le fanno risalire a riti pagani, in particolare celtici. Secondo la tradizione locale, a Rocca San Casciano, fin dal dodicesimo secolo, venivano accesi falò lungo le rive del fiume Montone allo scopo di placare le acque dalle rovinose inondazioni. La manifestazione affonda le radici negli antichi riti propiziatori per un buon raccolto nelle civiltà agricole primitive, e l'accensione dei falò non era solo un momento di convivialità, ma un rito di purificazione e di auspicio per un raccolto abbondante, pratica fondamentale in una società prevalentemente agricola.
Su questa celebrazione pagana è stata innestata, a partire dal Settecento, la ricorrenza religiosa di San Giuseppe che cade il 19 marzo, e per molti anni questa è stata la sola data in cui si è svolta la festa; secondo le ricerche della Tassinari l'associazione con San Giuseppe fu probabilmente originata dalla presenza dei Frati minori conventuali in paese. Fino all'abolizione della festività di San Giuseppe la festa si svolgeva il 18 marzo, la sera prima della festa del Santo.
Un tempo la tradizione voleva che nei cortili di ogni contrada fosse acceso un falò attorno cui si mangiava, si beveva e si danzava; in epoca più recente i falò sono tornati sulla riva del fiume, nella loro posizione originale, e da qui, nell'ultimo secolo, è incominciata una sfida fra le quattro fazioni che rappresentavano i principali rioni cittadini. Di quei quattro oggi ne restano due, il Borgo di Sopra e il Mercato: fino a cinquant'anni fa c'era anche il Buginello, e prima ancora il rione Sant'Antonio. Il paese è oggi noto soprattutto per la festa dei falò accesi sul greto del fiume nella ricorrenza di San Giuseppe, ed è una tradizione primaverile in cui due rioni si sfidano accendendo giganteschi pagliai sulle sponde opposte del Montone.
Come arrivare alla festa
La Festa del Falò a Rocca San Casciano si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Forlì, a 28 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Ca' Ossi, e il tragitto è di 26 chilometri per 25 minuti di guida.
Eventi nei dintorni
In provincia di Forlì-Cesena si festeggia anche cosi'.
- Madonna del fuoco a Forlì — febbraio
- Presepe in Grotta a Bertinoro — dicembre
- Presepe della Marineria a Cesenatico — dicembre