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Feste Medioevali a Brisighella 2027 - La battaglia di Pieve Thò e i valligiani che vinsero male armati
Le Feste Medioevali si tengono a Brisighella, in provincia di Ravenna, in giugno, nella Rocca Manfrediana che guarda dall'alto l'antico borgo. Per alcune giornate e alcune notti oltre 90 artisti — musici, armigeri, danzatori, giullari e figuranti — occupano la Rocca, la Torre dell'Orologio, piazza Carducci e il Campo dei Rapaci, fra compagnie di rievocazione, didattiche medioevali, tornei di balestra manesca, falconeria e mercanti medioevali. Si rievoca la battaglia di Pieve Thò, combattuta nel 1425, e la manifestazione si ripete dal 1980, quando fu ideata dallo storico del simbolismo Andrea Vitali.
Il fatto che a Brisighella si rievoca ogni anno è una vittoria che nessuno si aspettava. Il 1° febbraio 1425, nei pressi della Pieve in Ottavo, si combatté un'aspra battaglia fra i Fiorentini e i Manfredi di Faenza, e a vincerla fu la parte più debole: gente di valle, male armata e inferiore di numero, che quando si giunse allo scontro ebbe la meglio.
Un esercito fermato in una strettoia
Dietro quello scontro c'era una partita fra stati. I Manfredi erano alleati del duca di Milano Filippo Maria Visconti, e il desiderio di espansione del duca in Romagna si scontrava con la politica di Firenze, che mal tollerava una vicinanza tanto pericolosa. Per frenare il progetto di conquista, i Fiorentini decisero di colpire Faenza: assoldarono due condottieri celebri — il capitano generale Nicolò Piccinino e il conte Oddo, figlio di Braccio da Montone — e armarono un esercito da mandare contro la città manfreda risalendo la Valle del Lamone.
A Faenza comandava un ragazzo. Guido Antonio Manfredi aveva diciotto anni, si rese conto del pericolo, dispose presidi nei punti strategici e preparò al combattimento i valligiani. Di loro resta la definizione di Machiavelli, che li descrive «fortissima e armigera» gente.
Il resto lo fece il terreno. I Fiorentini furono sorpresi e travolti in una stretta zona pianeggiante fra Fognano e la Pieve in Ottavo, chiusa da un lato da aspre colline e dall'altro dalla riva scoscesa del fiume, attraversata da tre rii che scavavano profondi dirupi. Quella notte tutte le campane della valle suonarono a festa e tutte le luminarie restarono accese fino al mattino, per la vittoria e per lo scampato pericolo.
La scena esiste anche dipinta: la battaglia è raffigurata in un affresco di Adriano Baldini databile intorno al 1870, che si trova nel municipio di Brisighella, nell'ufficio del sindaco.
La Rocca torna al Quattrocento
Il palcoscenico è la Rocca Manfrediana, che guarda dall'alto l'antico borgo di Brisighella, in provincia di Ravenna. Con lei entrano in gioco la Torre dell'Orologio — l'antica Torre del Gesso, che nella rievocazione fa da avamposto —, piazza Carducci, il Campo dei Rapaci e tutto il percorso storico fra torri, bastioni e mercatini. Le Feste si tengono in giugno, e la durata cambia di anno in anno: due giorni e una notte, tre giorni e due notti, in certe edizioni quattro giornate intere da mattina a notte fonda, o addirittura due fine settimana di seguito.
Dentro la Rocca il lavoro è di ricostruzione: nel grande cortile interno rinascono le piazze, le botteghe e le osterie del XV secolo, con un allestimento tematico dei locali e un'esposizione di armi medievali. Ai piedi delle mura si pianta un campo d'arme, un accampamento militare tardo medievale con tende animate da un centinaio di figuranti, dove si vedono all'opera gli antichi mestieri artigiani. Nel borgo, intorno, si allunga il mercato medioevale che va dalla Rocca alla Torre, con prodotti artigianali, botteghe tematiche, giochi antichi, ristoranti e osterie.
Poi cala il buio e cambia tutto. La luce delle torce illumina le armature e le terrecotte, il rullare dei tamburi si fa impetuoso, i duelli diventano scontri infuocati; fra le vie passano spettacoli itineranti e musica dal vivo, e le animazioni diventano spettacolo.
Centoventi persone e dieci mestieri insegnati
Il programma dichiara i propri numeri: centoventi persone addette agli spettacoli, otto compagnie di rievocazione storica che arrivano da Brisighella, Milano, Ferrara, Firenze, Rimini, Terni e Verona, diciotto mercanti medievali da tutta Italia. In altre edizioni gli artisti fra musici, armigeri, danzatori, giullari e figuranti sono oltre novanta. L'ingresso è gratuito.
Chi anima le vie ha nome e provenienza: Fabius lo Giullare da Ravenna, i Clerici Vaganti da Bagnacavallo, Potta in Chianti da Pisa, Donna Corvo da Brescia fra saltimbanchi, giullari e maghi; la Compagnia della Forca di Faenza per il teatro; Les Danseuses de Sheherazade da Città di Castello per il ballo storico; i falconieri da Senigallia; un professore di storia medievale da Imola; e tre chiaroveggenti che leggono i tarocchi. La musica è dei Tamburi Medioevali di Brisighella e dei Giullari di Spade, che arrivano da Pescara.
La parte più insolita è quella didattica, e l'elenco vale per intero: dieci laboratori dedicati a balestre manesche, armi da fuoco, armi bianche, armature, oreficeria, pittura, cerusico, giochi, sartoria e cucina. Non si guarda soltanto. Ai piedi della Torre dell'Orologio la compagnia di arcieri mostra le proprie abilità e fa scuola a chiunque voglia imparare, e nel tardo pomeriggio lo storico e divulgatore Riccardo Dal Monte accompagna una visita guidata alla Rocca, seguita da duelli e manovre militari e, in certe giornate, dallo spettacolo teatrale Caronte e la Fiammiferaia.
Tornei con un nome e quindici rapaci
La giornata comincia con un rito da caserma. Nel cortile interno della Rocca si tiene il cerimoniale di apertura, con la riunione dei capitani e il controllo delle armi e delle protezioni che si useranno nel torneo; seguono le dimostrazioni di armeggio con armi bianche, armi da fuoco e formazione, e le dimostrazioni di fanteria e di balestra manesca.
I tornei hanno nomi propri e una numerazione che si porta dietro gli anni: il Torneo Brasichellae Castrum di balestra manesca, il Torneo alla Barriera Brasichella Castrum e il Torneo d'arme Castrum Gypsi, premio di singolar tenzone in cui gli armati delle compagnie ospiti si affrontano in duelli rievocativi al ritmo dei Tamburi Medioevali di Brisighella.
Accanto ci sono la falconeria, con una dimostrazione storica che schiera quindici rapaci e lo spettacolo Le ali della terra, le sessioni di didattica naturalistica nel Campo dei Rapaci e, nell'area esterna della Rocca, gli sbandieratori del rione Rosso di Faenza accompagnati dai tamburi brisighellesi. Il momento più atteso è la grande rievocazione della Battaglia di Pieve Thò, con armati, effetti speciali e musica dal vivo. Alla fine arriva il cerimoniale di chiusura, con l'adunata di tutte le compagnie per il congedo.
L'osteria costruita ai piedi della Rocca
Il cibo, qui, non è un servizio a margine: è una delle ragioni per cui la festa si è fatta un nome. Armigeri e spettatori pranzano e cenano insieme all'Osteria Medioevale, costruita apposta ai piedi della Rocca, con pietanze cucinate secondo gli antichi ricettari e variazioni giornaliere dei menù.
La ragione è vecchia di quarant'anni. Furono i piatti ricavati dai ricettari medioevali a far distinguere le feste brisighellesi già all'inizio degli anni Ottanta: le ricerche e le sperimentazioni dei cuochi locali, che con l'avvicinarsi delle Feste rileggevano le ricette antiche in chiave contemporanea. In alcune edizioni la cucina ha seguito il tema — la cucina araba rivisitata dagli chef del borgo — e a tavola si è arrivati con assaggi di sapori antichi accompagnati da musiche medioevali.
Dal 1980, e i temi che si sono succeduti
Le Feste Medioevali di Brisighella non sono nate sull'onda di una moda: l'hanno aperta loro. Era il 1980 quando il Comune, sulle colline del comprensorio turistico delle «Terre di Faenza», realizzò fra i primi in Italia un evento turistico-culturale di quel genere, per promuovere l'immagine del borgo. Le aveva ideate lo storico del simbolismo Andrea Vitali, che le diresse fino al 2004; da allora il centro storico si immerge ogni anno nell'atmosfera medioevale rievocando fatti delle terre Romandiole. A organizzarle è l'Associazione Feste Medievali di Brisighella, con l'amministrazione comunale, la Pro Loco, l'associazione «Contea Brasichellae et Vallis Hamoniae», i Tamburi Medioevali e la Compagnia Sancti Ruffilli; nel 2025 hanno messo in scena il Seicentenario della Battaglia di Pieve Thò dell'anno domini 1425/2025, tre giorni e due notti fra la Rocca e l'avamposto dei fortilizi.
Il tema cambia. In certe annate si torna al 1413, anno di costituzione della contea «Terre Brisichellae et comitatus Vallis Hamonis», e l'evento prende il nome di «Brisighella Medioevale 1413». In altre si è raccontato l'Oriente e la cavalleria: le storie di dame, cavalieri, armi e amori delle Chanson de Geste, i paladini di Carlo Magno messi in scena dall'Associazione ArtiFicio dall'assedio di Saragozza alla sconfitta di Roncisvalle fino allo scontro con l'emiro Baligante, con l'Accademia dei Remoti, la Confraternita Sancti Ruffilli e i Difensori della Rocca; il teatro dei pupi siciliani di Onofrio Sanicola di Monreale, patrimonio orale dell'umanità; il funambolo Andrea Loreni sul filo teso a venti metri con Le Baccanti; la danza del ventre della Casa delle Arti; le riproduzioni di pergamene e codici dei secoli VIII-X dell'Archivio storico dell'Abbazia di Nonantola. Altre edizioni hanno seguito i Cavalieri dell'Ordine del Tempio e quelli dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, da cui discendono i Cavalieri di Malta.
Sotto i temi resta però una cosa sola, ed è quella che la manifestazione rivendica come sua: il coinvolgimento di un intero paese che si trasforma in palcoscenico naturale, dove gli appuntamenti si susseguono senza interruzione. È la caratteristica che a Brisighella distingue le Feste da tutte le altre rievocazioni medioevali.
Come arrivare alla festa
Raggiungere le Feste Medioevali a Brisighella è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Brisighella a un passo dal centro, 500 metri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Cotignola, e da lì restano 26 chilometri e 28 minuti.
Da vedere qui intorno
Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.
- Niballo Palio di Faenza — giugno
- Torneo della Bigorda d'Oro a Faenza — giugno
- Sant'Apollinare a Ravenna — luglio