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Festa dell'Ospitalità a Bertinoro 2026 - Il rito della colonna e l'accoglienza dei viandanti
Fonte: parrocchie.it, letta il 20/09/2026.
La Festa dell'Ospitalità si tiene ogni anno a Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena, e culmina la prima domenica di settembre in Piazza della Libertà, dopo tre giornate di appuntamenti. Il rito si celebra ai piedi della Colonna degli Anelli, una colonna duecentesca con dodici anella: a ciascun anello è legata una busta con il nome di una famiglia, di un ristorante o di un'associazione disposta a ospitare a pranzo, e gli ospiti chiamati dal sindaco ne staccano una e scoprono così chi li accoglie. La manifestazione è promossa dal Comune di Bertinoro con il Comitato della Festa dell'Ospitalità e si rinnova dalla prima edizione del 1926.
Un problema di famiglie che litigavano
La Colonna risale al XIII secolo e «fu eretta per mettere fine alle dispute che sorgevano fra le famiglie nobili del tempo, ogni qualvolta un forestiero — fosse esso nobile cavaliere od umile viandante — era conteso dalle famiglie perché ognuna lo voleva ospite».
A idearla furono due uomini di cui si conoscono i nomi: Guido del Duca e Arrigo Mainardi idearono allora una colonna con tanti anelli quante erano le famiglie del posto. Guido del Duca fu giudice a Bertinoro tra il 1202 e il 1218.
«Le prime testimonianze della sua esistenza risalgono al XIV canto del Purgatorio della Divina Commedia, dove Dante incontra il giudice Guido del Duca, figura storica profondamente legata alla città.»
C'è anche un antefatto più antico: secondo la tradizione, nel 995 il giudice Andrea convocò a Bertinoro un convegno di pace per risolvere le contese sorte fra le più potenti famiglie del territorio, ma si trovò di fronte al problema di dove far ospitare i nobili convenuti. Il problema fu risolto con un patto fra i nobili locali, che fino ad allora si contendevano gli ospiti illustri per averli nelle proprie dimore.
Il cappello al posto del cavallo
Il forestiero che arrivava in paese e legava il suo cavallo a un'anella, o vi appendeva il proprio cappello o bastone se era appiedato, diveniva così ospite della famiglia cui apparteneva l'anella.
A decidere era il caso: «Quindi si lasciava alla sorte decidere presso quale famiglia il forestiero fosse ospite» — così l'accoglienza «non era affidata al caso o all'interesse, ma diventava un gesto condiviso dall'intera comunità».
La colonna sta nella piazza maggiore, di fronte al Palazzo Comunale, ed è una colonna in sasso di San Marino che porta affisse dodici anella, da cui il nome di Colonna delle Anella — «anella» è la forma dialettale. Ogni anello corrispondeva a una delle dodici famiglie nobiliari residenti a Bertinoro nel Duecento. La si chiama anche Colonna degli Anelli e Colonna dell'Ospitalità, e porta scritte che riportano miti antichi di fondazione della cittadina e delle altre località romagnole.
Tolta, e rimessa con una pietra straniera
«La colonna fu rimossa nel corso di lavori di rifacimento della piazza, per venire poi ricollocata il 5 settembre 1926, poggiata su un basamento in sasso sammarinese: un omaggio della Repubblica di San Marino — antica terra della Libertà — a Bertinoro, riconosciuto come paese dell'Ospitalità.»
Fu ricostruita «con la volontà di recuperare non solo il monumento ma anche il rito antico di accoglienza, dialogo e interconnessione fra persone diverse». Ed è dal 1926 che Bertinoro dedica la prima domenica di settembre a questo rito.
Il cavaliere, e poi le buste
La domenica il corteo storico parte da piazza Garibaldi, aperto dagli sbandieratori del gruppo storico «Brunori II», attraversa la parte più bassa del paese e raggiunge largo Cairoli per la premiazione del Vignaiuolo Nuovo, prima di arrivare in piazza. I figuranti rappresentano le famiglie nobili duecentesche coinvolte nella pratica dell'ospitalità.
«L'arrivo del corteo coincide con l'arrivo di un cavaliere a cavallo, rievocando così il momento in cui il cavaliere lega il suo destriero a uno degli anelli della colonna per poi essere ospitato dalla famiglia nobile abbinata all'anello. Il nobile di turno si stacca dal corteo per allontanarsi con il cavaliere, suo ospite.»
Agli anelli sono legate «tra le trenta e le quaranta buste con all'interno il nome della famiglia, del ristorante o dell'associazione disposta a ospitare a pranzo gli ospiti»: le famiglie bertinoresi che vogliono perpetuare la tradizione appendono ciascuna a un'anella una busta col proprio nominativo e un messaggio ospitale.
Poi il sindaco, davanti alla colonna, chiama a voce alta gli ospiti. Ognuno stacca una busta, il sindaco legge il nome dell'ospitante, e l'ospite si allontana con lui per pranzare nella sua abitazione privata o nel suo ristorante. All'ospitante il sindaco consegna un dono: la riproduzione della colonna dell'ospitalità e una stampa con l'immagine scelta per rappresentare il tema dell'edizione.
Gli ospiti chiamati sono di tre tipi: gruppi provenienti dalle città con cui Bertinoro è gemellata — che sono ospitati dalle famiglie e dalle associazioni del posto — persone prese dalla platea del pubblico, e personaggi legati al tema scelto per quell'anno. In un'edizione incentrata sull'infanzia la maggior parte degli ospiti erano bambini provenienti dalle colonie estive.
«Una volta terminata la chiamata degli ospiti ufficiali, le buste rimanenti sono a disposizione dei presenti, e chi vuole ha la possibilità di provare l'esperienza di entrare in una casa bertinorese ed essere accolto nello spirito di amicizia e fratellanza di questa manifestazione.»
I quattro giorni
Si comincia il giovedì sera, dedicato alle famiglie, con giochi espressamente destinati ai bambini.
Il venerdì è cambiato nel tempo: «inizialmente consisteva in una notte bianca con spettacoli, mentre ora si svolge una cena in piazza per creare un momento di convivialità, allietata da uno spettacolo».
Il sabato è la giornata istituzionale: si siglano nuovi patti di gemellaggio con città straniere davanti alla colonna, si inaugurano nuove associazioni o collaborazioni, si conferiscono due premi dedicati alla memoria di personaggi storici di Bertinoro. La sera c'è la cena della vendemmia in piazza, con prodotti del territorio accompagnati da vini locali.
La domenica, dopo il corteo e il rito, ci sono spettacoli di intrattenimento che variano di anno in anno, un concerto musicale e i fuochi d'artificio conclusivi. In tavola, cucina romagnola a cura delle associazioni locali.
Il balcone della Romagna
Bertinoro è un borgo arroccato a 247 metri d'altitudine, in provincia di Forlì-Cesena, conosciuto come il «Balcone della Romagna». È terra del Sangiovese e dell'Albana di Romagna, «primo vino bianco italiano a ottenere la denominazione DOCG».
«La Colonna degli Anelli afferma che il valore dell'uomo non risiede nell'origine o nell'appartenenza, ma nel modo in cui vive e si relaziona agli altri. A Bertinoro questo principio non è rimasto un racconto, ma si è tradotto in pratica di vita: per secoli, comunità diverse — tra cui quella ebraica — hanno trovato su questo colle uno spazio di convivenza fondato sul rispetto e sull'ospitalità.»
A organizzare la festa sono il Comune di Bertinoro, ente promotore, e il Comitato della Festa dell'Ospitalità, insieme ai bertinoresi, «molti dei quali nel corso del tempo hanno aperto le loro case agli ospiti».
Come arrivare alla festa
La Festa dell'Ospitalità a Bertinoro si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Forlimpopoli-Bertinoro, a 11 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di San Vittore, e il tragitto è di 7,6 chilometri per 12 minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Altre feste della provincia di Forlì-Cesena.
- Presepe in Grotta a Bertinoro — dicembre
- Giostra all'Incontro di Cesena — settembre
- Palio di Santa Reparata a Terra del Sole — settembre