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Festa del Muzzuni ad Alcara li Fusi 2027 - Il grano germogliato al buio e il comparatico
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: zarabaza.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Festa del Muzzuni si tiene ad Alcara li Fusi, in provincia di Messina, in Sicilia, sui monti Nebrodi, il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista. Le donne di ogni quartiere compongono in casa, di nascosto, il Muzzuni: una brocca cilindrica dal collo mozzato, avvolta nel «muccaturi» di seta e coperta dei gioielli del corredo delle famiglie del rione, da cui spuntano gli steli di grano e orzo fatti germogliare al buio. Nel pomeriggio si celebra il santo con la messa e la processione; dopo il tramonto si va avanti tutta la notte fra canti polifonici, il rito del comparatico e il ceppo di San Giovanni dato alle fiamme.
La notte del ventiquattro giugno
Alcara Li Fusi, nel cuore dei Nebrodi, celebra la Festa del Muzzuni, considerata una delle più antiche feste popolari d'Italia: un appuntamento che custodisce e rinnova ogni anno un patrimonio di riti, simboli e tradizioni legati alla fertilità della terra, al solstizio d'estate e alla memoria collettiva della comunità locale. Il paese è in provincia di Messina, e la data è sempre la stessa: il 24 giugno.
La Festa originariamente coincideva con il Solstizio d'Estate e veniva celebrata il 21 giugno; con l'avvento del Cristianesimo venne spostata al 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, martire decapitato — l'unico santo di cui la cristianità celebra anche la data di nascita. Da allora elementi pagani e cristiani si mescolano in questo rito che si ripete da secoli.
Nel pomeriggio si celebra San Giovanni Battista con la santa messa e la processione in onore del Santo, con la partecipazione delle antiche confraternite: per le strade sfilano le effigi del Santo nella duplice forma di simulacro e di capo mozzato — i giovani portano a spalla su un fercolo un simulacro vestito con abiti poveri e un grande piatto dorato con la testa mozzata. Poi, al rientro delle statue in Chiesa Madre, comincia l'altra metà. Scompaiono dagli altarini gli angeli e le immagini sacre per dare spazio alla festa pagana, e da lì si va avanti tutta la notte, «ritenuta da sempre una notte magica in cui si racconta che tutto può accadere».
Una brocca senza collo, preparata di nascosto
Le donne di ogni quartiere compongono segretamente nelle loro case il Muzzuni, una brocca cilindrica dal collo mozzato (a memoria del martirio del santo) avvolta da un muccaturi di seta, il fazzoletto contadino cui sono appesi i gioielli più pregiati scelti dal corredo delle donne del quartiere.
Gli ori appartengono alle varie famiglie del quartiere — perché questa è una festa di quartiere — e vengono raccolti come ex voto i giorni prima, nella cosiddetta «questua dell'oro». Dalla sommità della brocca fuoriescono steli di orzo e grano fatti germogliare al buio, lavanda, spighe di grano già maturato e garofani rossi, i «garofanini rossi di rocca», i fiori che il contadino, tornato in paese, lanciava all'amata sul balcone come simbolo di una promessa di matrimonio.
Il termine «Muzzuni» fa riferimento, probabilmente, alla brocca priva di collo («mozzata») o al grano che viene falciato e raccolto in fascioni («mazzuna») e, dal punto di vista religioso, a San Giovanni decollato (con la testa mozzata). È «sicuramente un simbolo fallico propiziatorio», offerto alla madre terra Demetra.
Completato l'allestimento del Muzzuni, una giovinetta del quartiere, simboleggiante le antiche sacerdotesse pagane, lo porta fuori e lo colloca sull'altare già pronto. La chiamano anche vergine, o vestale, e sacerdotesse sono anche le altre ragazze in tunica chiara che vegliano i tavoli.
Le pizzare, e il grano seminato il tredici giugno
Balconi e angoli del paese vengono rivestiti da tessuti coloratissimi, a motivi geometrici, coperte assemblate con ritagli di stoffe lavorate e filate su antichi telai di legno a pedale: le «pizzare» — chiamate anche pezzare — che ricreano attorno all'altarino «un vero e proprio recinto sacro», e che sostituiscono con i loro colori brillanti le stoffe bianche che fino a quel momento avevano abbellito gli stessi altari. Gli altarini, chiamati anche «are», si allestiscono nei quartieri del centro storico, una tredicina in tutto.
I «laureddi» sono steli di grano fatto germogliare al buio per prendere il colore dell'oro, e il grano è seminato il giorno di Sant'Antonio, il 13 giugno, per essere pronto il 24. Sono i giardini di Adone, offerti alla dea Demetra. Accanto ci sono spighe secche e umili oggetti del mondo contadino, e insieme alle spighe gli alcaresi mettono rametti di rosmarino, che sembrano essere un richiamo all'omonimo fiume che lambisce Alcara Li Fusi, e quindi al potere ritemprante dell'acqua.
Demetra, Adone e i misteri eleusini
È la rievocazione dei «misteri eleusini», un culto agrario che si celebrava ogni anno proprio nel santuario di Demetra nell'antica Eleusi, città greca dell'Attica: la festa di ringraziamento dei contadini per il raccolto effettuato e propiziatoria per la fertilità della terra. Le divinità sono cinque: Demetra, dea della terra e delle messi; Kore, dea della vegetazione, del grano e dell'oltretomba; Afrodite, dea dell'amore e della fertilità; Adone, dio del rinnovamento della terra; Dioniso, dio dell'euforia.
L'antico culto «affonda le proprie origini al periodo ellenistico». Si narra inoltre che intorno al XII secolo a.C., dopo la caduta di Troia nel 1183 a.C., i Greci superstiti abbandonarono la loro patria sotto la guida di Enea, e che durante il viaggio un certo «Patrone», natio della città di Turio, con alcuni seguaci si separò da Enea e sbarcò sulla costa tirrenica della Sicilia, stabilendosi in un luogo ameno e ricco di sorgenti d'acqua.
La festa racconta «la storia del giovane ucciso da Ares, geloso dell'amore di Afrodite per lui, il cui ricordo rimane negli anemoni, i fiori del vento nati dalle lacrime della dea». E a Demetra è dedicata una preghiera in dialetto che dice, tradotta: «Sacra dea della terra, Demetra, madre del frumento e del grano… Benedici il sudore che scorre, sacri sono le falci e gli aratri. Il 24 Giugno, in Alcara, il Muzzuni è per te Demetra cara». È stata definita «il fossile vivente di un'antica civiltà scomparsa definitivamente da tutto il bacino del Mediterraneo», e una fortuna che Alcara conservi questi riti, «documento vivente della nostra radice umana e culturale».
Chjanote e ruggere, cantate a ringo
I «Cantori», tesorieri indiscussi della «Phoné», eseguono nei vari quartieri canti polifonici — Arcarisa, «Chjanote» o «Ruggeri» — tramandati di generazione in generazione, che hanno come tema la vita contadina e soprattutto l'amore. I canti si eseguono «a ringo», in maniera circolare, secondo un preciso schema che prevede d'intonare in apertura l'Arcarisa (a due voci, maschile e femminile), poi u Ruggeri o u Muttettu, e a chiusura la Chianota e a Castrugiuvannisa.
La voce principale, «a prima», esegue il tema melodico enunciando per intero il testo verbale; «u bassu», al registro basso, interviene all'ottava inferiore con suoni lunghi accordali; «a quinta» raddoppia all'ottava superiore la linea del canto — le ultime due entrambe sugli elementi cadenzali, alla fine delle frasi. Dentro lo schema restano larghi spazi d'improvvisazione.
Sono duetti scherzosi uomo-donna, canti di corteggiamento e d'amore, a volte non corrisposto, e si possono perfino eseguire canti di inimicizia, dichiarazioni di vero disprezzo verso qualcuno. Le donne anziane, sedute accanto al proprio muzzuni, percuotevano ritmicamente la «tammorra», un grande tamburo a cornice costituito da una membrana di pelle di capra o pecora, usandola come mezzo di richiamo, di invito per attirare a vedere l'altarino addobbato, «un'altra mitica immagine, quella delle baccanti nei riti dionisiaci».
Il comparatico, e il ceppo che brucia
Ancora oggi davanti al «Muzzuni» si rinnova il «Rito del comparatico», mediante il quale si rafforzano vecchie amicizie e se ne intrecciano di nuove: attraverso lo scambio simbolico di una «confetta», un confetto realizzato a forma di fiore, e la declamazione di una poesia dalle semplici parole ma cariche di significato, le persone dichiarano il «comparato», legame sacro di rispetto, intrecciando i mignoli.
Si comincia con una domanda: «Vi vuliti fari compari o cummari a San Giuvanni?», e la risposta è «Cu tantu piaceri!». Poi viene la filastrocca: «Iriteddu facitini amari / chi nni ficimu cumpari / nzoccu avemu nni spattemu / e giammai nni sciariamu / cumpari semu e cumpari ristamu / quannu veni la morti nni spattemu» — piccolo dito facci amare, perché ci siamo fatti compari; quello che abbiamo ci dividiamo e giammai ci bisticciamo; compari siamo e compari restiamo; quando viene la morte ci separiamo. Sono le comparanze che, coronate dal vino, esigeranno amicizia e rispetto per tutta la vita.
Davanti al muzzuni si legano fidanzamenti, si sciolgono liti, si fanno promesse e giuramenti, e i giovani si lanciano fiori a vicenda annunziando nuovi amori. Un tempo era l'occasione in cui si dichiaravano i fidanzamenti.
A notte fonda i contadini preparano «'u zuccu 'i Sanciuvanni» (il ceppo di San Giovanni), un grosso tronco di legno, dono della gente di Alcara Li Fusi a Demetra: un evidente simbolo della fertilità maschile, che viene spogliato dai rametti che originariamente lo rivestivano e poi dato alle fiamme — e mentre brucia, quei rametti vengono distribuiti come segno benaugurante agli astanti. Intorno, fino all'alba, restano i canti, i balli e gli assaggi di buon formaggio, pane e vino.
Come arrivare alla festa
La Festa del Muzzuni ad Alcara li Fusi si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sant'Agata di Militello, a 15 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Sant'Agata di Militello, e il tragitto è di 15 chilometri per 18 minuti di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- Giornata medievale a San Marco d'Alunzio — giugno
- Alla corte di Federico a Santa Lucia del Mela — luglio
- Rievocazione della Battaglia di Milazzo — luglio