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Festa del Narciso a Rocca di Mezzo 2027 - Centinaia di migliaia di narcisi infilati uno a uno nella notte
Fonte: comune.roccadimezzo.aq.it, letta il 20/09/2026.
La Festa del Narciso si tiene a Rocca di Mezzo, in provincia dell'Aquila, sull'Altopiano delle Rocche, l'ultima domenica di maggio: il paese che la ospita sorge a 1321 metri.
Ci vogliono centinaia di migliaia di narcisi per rivestire le pareti dei manufatti, e gli steli devono essere infilati uno a uno, con pazienza infinita, nella rete che riveste le complesse strutture. Questo è il conto vero della Festa del Narciso: non le ore della sfilata, ma la notte che la precede.
Un'idea arrivata dalla California
La prima Festa del Narciso risale al 18 maggio 1947, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale: un gruppo di energici giovani del paese diede vita a una festa per cercare di alleviare i dolori che la guerra aveva lasciato.
L'idea, stando alla tradizione orale, era arrivata da lontano. Alcuni emigranti rocchigiani tornati dagli Stati Uniti raccontarono della celebre Rose Parade di Pasadena, in California, e ai giovani rimasti in paese venne l'intuizione di sostituire le rose californiane con i narcisi che ogni primavera imbiancano i prati dell'altopiano.
Nasce come gara, molto sentita, fra i diversi quartieri del centro storico: nei primi decenni i carri venivano costruiti di nascosto, pur di non rivelarli al pubblico o ai quartieri rivali prima della sfilata.
Il fiore, e come si raccoglie
Il narciso selvatico fiorisce per pochi giorni l'anno, nella seconda metà di maggio, e tappezza i prati dell'altopiano come una coltre di neve profumata. Non è una pianta da giardino né un ornamento da vivaio: appartiene al genere Narcissus, famiglia delle Amaryllidaceae, è una pianta bulbosa erbacea perenne che fiorisce tra marzo e maggio e preferisce zone umide e fresche d'altura. La varietà dell'Altopiano delle Rocche è il narciso tazzetta.
La raccolta ha una regola che vale più di ogni proclama: si taglia esclusivamente il gambo, senza estirpare il bulbo. Si va sull'altopiano nella parte compresa tra Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Terranera — la zona che qui chiamano «Le Prata» — e si raccoglie due o tre giorni prima dell'evento, perché i fiori devono arrivare freschi.
Un mese di lavoro, e le ultime dodici ore
L'allestimento di un carro richiede circa un mese fra costruzione, raccolta dei fiori e infioritura, ma l'infioritura vera e propria avviene nelle ultime 12-18 ore prima della sfilata.
Il paese si divide i compiti da sempre: nell'ultima settimana, la più intensa, le ragazze e le donne raccolgono i narcisi mentre i ragazzi e gli uomini si dedicano alla finitura del carro; i bambini sono infaticabili nel raccogliere i fiori nei prati e utilissimi nella fase di costruzione. I carri oggi si allestiscono nella località «Ara della Fonte», a ridosso del centro abitato: negli anni passati si costruivano lungo la via Tenente Italo D'Eramo e, prima ancora, nelle stalle del centro storico.
A organizzare è la Nuova Pro Loco Rocca di Mezzo, con il sostegno dell'Amministrazione Comunale e del Parco Naturale Regionale Sirente Velino.
La notte dell'infiorata
È il momento che i paesani considerano forse ancora più sentito della sfilata stessa. Nella notte precedente, i narcisi raccolti sull'altopiano vengono lavorati, intrecciati e fissati sui carri: mani di bambini accanto a mani di anziani, famiglie intere riunite attorno alle strutture in legno e cartapesta, il profumo dei fiori che impregna l'aria della piazza.
È anche una corsa contro il tempo per mantenere la freschezza dei fiori — un rito collettivo fatto di caffè, musica e spirito di comunità, che dura fino alla mattina, quando gli ultimi ritocchi completano il lavoro. E intanto sono fioriti anche i balconi, visibili già dal sabato pomeriggio.
Dai buoi ai congegni meccanici
I primi carri erano poca cosa, e sono la misura di quanto la festa sia cresciuta: rimorchi allargati con assi di legno e tavole, ricoperti di erba e di muschio, decorati con ramoscelli di salici chiamati festoni e, naturalmente, con migliaia di narcisi. A tirarli erano animali da soma o da tiro come i buoi, e in un altro ricordo del paese mucche vestite a festa e ammantate dalle tradizionali coperte abruzzesi.
Oggi sono strutture articolate e tecnologiche, dotate anche di sofisticati congegni meccanici. È cambiato anche quello che raccontano: all'inizio il tema riportava quasi sempre al folklore abruzzese, mentre adesso le scene sono prese dalle favole, dalla storia, dalla letteratura, dalla cronaca, dall'attualità, dalla natura.
La sfilata e il giudizio della giuria
La sfilata comincia nel pomeriggio e termina dopo aver fatto due volte il percorso intorno alla piazza centrale. I carri partono da via Tenente Italo D'Eramo e attraversano il paese fino a piazza Principe di Piemonte, dove si stipa il pubblico e dove si trovano le tre postazioni in cui ogni carro fa la sua rappresentazione scenica. Su ogni carro giovani e anziani, bambini e adulti giocano a interpretare ruoli moderni o antichi, cantando e recitando tra gli applausi e i cori degli spettatori.
Nella sosta intermedia è posizionata la giuria. Assegna a ogni carro voti da 1 a 10 per diverse categorie — struttura, infioritura, scene, musiche — e la somma dà il punteggio e la classifica finale; i tre criteri principali del premio restano infioritura, struttura e scenografia, e al giudizio tecnico si aggiunge il consenso popolare, espresso attraverso le cartoline.
Non sfilano solo i carri del paese: partecipano anche quelli dei comuni limitrofi, Rocca di Cambio, Fontavignone e Rovere. La giornata si conclude con la premiazione del carro più bello e con l'esibizione di bande e gruppi folkloristici.
Narciso, Eco e il pastorello Laso
Il nome del fiore porta con sé il mito narrato da Ovidio nelle «Metamorfosi»: Narciso, figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa Liriope, non permetteva a nessuno di amarlo, e per punizione la dea Nemesi lo condusse a specchiarsi nelle acque di un fiume, dove si consumò nel desiderio di sé stesso fino a trasformarsi nel fiore che porta il suo nome.
Ma nell'immaginario di Rocca di Mezzo il significato è opposto e più vivo: qui il narciso è rinascita, collettività, radici che tornano a fiorire ogni anno. Fra i primi progetti del 1947 c'era anche quello di ornare case e strade di composizioni floreali e di rievocare sullo sfondo dei prati la storia di Narciso e della ninfa Eco.
E per l'occasione fu inventata anche una favola tutta locale: quella del giovane Laso, un pastorello che prega le divinità di concedere spazi più larghi al suo sparuto gregge, stretto tra il bosco e il lago. Una sera sogna di trovarsi in un immenso pianoro su cui brucano all'infinito greggi di pecore; al mattino, svegliandosi, si accorge che su gran parte dell'altopiano, al posto dell'acqua, ci sono prati coperti di narcisi.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Rocca di Mezzo per la Festa del Narciso chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Tione degli Abruzzi, a 17 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Bazzano, e il tragitto è di 25 chilometri per 26 minuti di guida.
Che altro succede in provincia di L'Aquila
Altre feste di maggio nella stessa zona.
- Gara del Solco a Rocca di Mezzo — agosto
- Festa dei Serpari a Cocullo — maggio
- Madonna della Libera a Pratola Peligna — maggio