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Folklore e Rievocazioni

Gara del Solco a Rocca di Mezzo 2027 - Tre chilometri di aratura al buio verso una sola luce

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
10 ottobre 2026
Dove alle pendici del Monte Rotondo, con il faro di riferimento acceso a San Calvario, Rocca di Mezzo

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

La Gara del Solco si tiene a Rocca di Mezzo, sull'Altopiano delle Rocche, in provincia dell'Aquila, fra l'ultimo sabato e la domenica di agosto. Le squadre arano al buio, dall'imbrunire all'alba, un solco lungo circa tre chilometri, tenendolo il più dritto possibile verso l'unica luce accesa in cima al campanile di San Calvario; vince chi lo traccia più diritto, e il premio è il Gonfalone del Comune, che si conserva per un anno. È considerata la più antica competizione di aratura d'Italia e l'unica che si svolge interamente di notte, e nasce da un voto alla Madonna fatto dai pastori nel 1625, durante l'epidemia di peste.

Si accende una luce sul campanile, e la notte comincia

L'accensione della luce sul punto più alto del borgo, a San Calvario, accanto al campanile della chiesa, dà il via alla competizione, dopo che le squadre — benedette in paese — si sono radunate all'imbrunire alle pendici del Monte Rotondo.

Nel buio della notte ogni squadra traccia con l'aratro — un tempo trainato dai buoi, oggi dai trattori — un solco lungo circa tre chilometri, cercando di mantenerlo il più dritto possibile prendendo come riferimento quell'unica luce lontana. La gara comincia al calare della notte e finisce quando il lume posto in cima al campanile viene spento, cioè allo spuntare del giorno: una prova di dieci ore, nell'oscurità e nel freddo.

È considerata la più antica competizione di aratura d'Italia e l'unica che si svolge interamente di notte. Altre gare del solco dritto esistono — a Castel Morrone, a Valentano, a Fastello — ma nessuna si corre al buio. La data cade a cavallo fra l'ultimo sabato e la domenica di agosto, quando, a quell'altitudine, i lavori dei campi sono terminati.

Il voto del 1625, e i pastori che partivano per la Maremma

La gara nasce da un'epidemia. Nel 1625, l'epidemia di peste colpì i paesi dell'Altopiano delle Rocche e gli abitanti di Rocca di Mezzo, assieme ai pastori, si appellarono alla Madonna della Pietà: è la stessa pestilenza che mise in ginocchio l'Italia e che fu narrata anche da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi.

Furono proprio i pastori, prima di emigrare nel periodo invernale verso i territori della Maremma, a dedicare un solco lungo e dritto alla Madonna, per far sì che i paesi venissero liberati dal flagello della pestilenza.

Quanto all'età della gara, il documento più antico è preciso: la storia della «Gara del Solco» è attestata per la prima volta negli «Atti Capitolari» della parrocchia nell'anno 1625. Nel 1925 la Domenica del Corriere dedicò uno speciale all'iniziativa, in occasione della trecentesima edizione.

Chi fa che cosa: l'imbiffatore, l'aratore, gli zappatori

Ogni squadra è composta oltre che dall'aratore, dall'imbiffatore che indica la direzione con un lume e dagli zappatori che provvedono a ridefinire i bordi del solco; il caposquadra è proprio l'imbiffatore, detto anche impiffatore, e con loro lavorano gli allineatori delle lanterne artigianali. Una descrizione d'epoca parla di gruppi di quindici uomini, alcune mucche e un aratro.

Il lavoro comincia il giorno prima: la vigilia si preparano gli arnesi occorrenti per la gara: aratri, zappe, paletti, lumi, torce. E durante la notte partecipa anche chi non ara: i sostenitori, posti nelle vicinanze della chiesa, gridano a gran voce nella notte indicando ai concorrenti i movimenti con cui correggere il tiro.

Siccome destra e sinistra si invertono a seconda che uno sia rivolto verso Monte Rotondo o verso Rocca di Mezzo, si urla sempre di spostare le lanterne «verso Rovere!» oppure «verso Rocca di Cambio!», che sono i due paesi più vicini — uno a destra e l'altro a sinistra. E poiché nel buio le persone sono irriconoscibili e le distanze superano le centinaia di metri in aperta campagna, ogni squadra ha il suo soprannome, per non confondersi quando sente le disposizioni: fino alla diffusione di massa dei telefoni cellulari, le comunicazioni fra l'imbiffatore e i compagni avvenivano solo così, a voce.

Il faro sparisce: le riprese e le controposte

Il tragitto che separa il faro dai campi dove si esegue l'aratura è ondeggiante e costituito da collinette, doline e fitti boschi, e pertanto il faro posto a San Calvario non è sempre visibile agli aratori e agli imbiffatori.

Quando ci si accorge che non avrebbe senso proseguire l'aratura in un tratto non visibile dal monte Calvario, si interrompe; si va sul punto oltre l'ostacolo — una collina, un bosco, anche un albero, purché visibile sia dal faro sia dal punto di interruzione — si allinea la ripresa del solco nuovo con l'interruzione precedente e si riprende, fino all'interruzione successiva. Queste fasi sono dette «riprese».

Per allinearle servono attrezzi costruiti apposta: le cosiddette controposte, ossia delle lanterne montate su dei treppiedi alti due o anche tre metri, le quali vengono posizionate con la luce di spalle a monte Calvario, in modo tale che l'imbiffatore riesca ad allinearle tra il suo punto di osservazione e il faro. Il risultato si giudica da lontano: la bravura di una squadra non sta solo nella tracciatura, che è mestiere dell'aratore, ma nella precisione dell'allineamento delle riprese, che è del caposquadra e dell'imbiffatore — e osservando i solchi dal faro di San Calvario, si presentano quasi come linee continue convergenti.

All'alba il filo a piombo, e il gonfalone per un anno

All'alba una giuria valuta le linee tracciate e proclama vincitrice la squadra che ha realizzato il solco più diritto, tenendo conto della qualità dell'aratura e delle correzioni apportate lungo il percorso: la commissione si mette in cima al campanile e verifica con un filo a piombo quale squadra abbia tracciato il solco più dritto. Il criterio non è la lunghezza ma la precisione con cui il solco si orienta verso il campanile.

I vincitori ricevono in premio e conservano per un anno il Gonfalone del Comune, sul quale è raffigurato l'aratro tirato dai buoi e che viene solitamente portato in processione insieme alla statua della Madonna della Neve.

La domenica ci sono la processione e la Santa Messa, con tutte le squadre che sfilano con gli aratri adorni di festoni e con le bandiere conquistate nella gara. Sotto la competizione c'è un rito che purifica il lavoro dei campi prima dell'autunno inoltrato, quando i terreni venivano sbancati e si aprivano le zolle arse con gli aratri in legno trainati dagli animali per la semina del grano — l'attività più importante del ciclo agrario e il sostentamento della famiglia contadina.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Rocca di Mezzo per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Tione degli Abruzzi, a 17 chilometri da Rocca di Mezzo, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Bazzano si trova un percorso di 25 chilometri che in 26 minuti porta a destinazione.

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