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Folklore e Rievocazioni

I focaracci ad Avezzano 2027 - I fuochi accesi per far voltare la Madonna verso la città

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
7 dicembre 2026
Dove viale Maiella (davanti ex caserma dei carabinieri), Avezzano

Fonte: abruzzo.cityrumors.it, letta il 19/09/2026.

I focaracci si accendono ad Avezzano, in provincia dell'Aquila, in Abruzzo, la sera del 26 aprile, vigilia della festa della Madonna di Pietraquaria, patrona della città. In ogni quartiere si allestisce un grande falò con fascine di rami secchi raccolti secondo il rituale dello «strascìno», accanto a ogni fuoco si mette un altarino con una copia del quadro del santuario, e attorno la gente canta, suona e mangia. Una trentina di falò illumina i quartieri della città, e il giorno dopo, il 27 aprile, la processione accompagna la Vergine dal Santuario sul Monte Salviano fino alla Cattedrale dei Marsi.

Una contesa vinta con la luce

La ragione per cui ad Avezzano si accendono decine di falò la notte del 26 aprile sta in una leggenda che è, prima di tutto, una lite fra due paesi.

Avezzanesi e abitanti di Cese si contendevano la protezione della Madonna di Pietraquaria e non trovavano un accordo. Alla fine scelsero un arbitrato singolare: decisero di girare l'icona della Madonna verso sud, così che fosse la Vergine stessa a scegliere fra le due parti. E qui entra il fuoco: gli avezzanesi accesero grandi fuochi in tutta la città, la Vergine, incuriosita, si voltò verso Avezzano e ne divenne la protettrice.

Una versione più dettagliata racconta che la contesa andò avanti a lungo: il quadro miracoloso che si conserva ancora oggi nel santuario era conteso da tempo fra le due comunità, e l'immagine sacra avrebbe scelto da sé la propria collocazione, tornando ogni volta a rivolgersi verso il versante avezzanese — dove i focaracci erano stati allestiti apposta per attirarne l'attenzione — nonostante i tentativi avversari di darle una diversa disposizione.

Come si fa un focaraccio

Il fuoco non si improvvisa: si prepara per settimane, e la raccolta della legna ha perfino un nome. La sera del 26 gli avezzanesi accendono i fuochi devozionali alla Madonna di Pietraquaria, i «focaracci», fatti con fascine di rami secchi raccolti secondo il rituale dello «strascìno».

A raccogliere sono soprattutto i ragazzi, ed è questo il segno che la tradizione tiene: vedere i giovani delle periferie impegnati per settimane a mettere insieme la legna del proprio focaraccio dice che certe radici sono troppo profonde per essere recise dalla digitalizzazione. Non c'è un'organizzazione centrale né un numero prestabilito di fuochi: il focaraccio è una faccenda di famiglia, di gruppi di amici, di vicinato, e in ogni quartiere se ne vedono di piccoli e di grandi.

Accanto a ogni fuoco c'è un piccolo altare: ogni focaraccio è accompagnato da un altarino dedicato alla Madonna, con una copia del quadro conservato nel santuario, addobbato in vario modo. E accanto all'altare c'è la tavola: attorno ai fuochi si allestiscono banchetti con vino, bevande, panini e dolci offerti ai visitatori, e in qualche caso si cucina alla brace. In quei casi la legna si sceglie: nel focaraccio arde rigorosamente legna di buon pregio, il cui aroma si trasmette al pane, spesso unto col grasso che cola dallo spiedo.

Si va da un fuoco all'altro

I focaracci non si guardano: si visitano. Si passa dall'uno all'altro per i quartieri della città, e attorno a ciascuno si eseguono canti popolari e religiosi, piccoli concertini, e si distribuiscono bevande e panini a fronte di un'offerta. Il canto ha un titolo e un invito, che in dialetto suona «adeta canta' Maria di Pietraquale!» — dovete cantare la canzone della Madonna.

I fuochi storici sono quelli fuori dal centro, e stanno in almeno sette quartieri periferici: San Nicola, Pucetta e Chiusa Resta, anzitutto. Negli anni se ne sono aggiunti molti a nord, data la forte espansione della città su quel versante, per opera delle parrocchie dei quartieri Concentramento e Scalzagallo ma anche della gente, che allestisce fuochi nelle strade e nei piazzali dei nuovi insediamenti; oggi se ne contano diverse decine, e i grandi falò arrivano a una trentina.

Il centro, invece, per tradizione non ne aveva. L'abitudine è cambiata solo in parte, con un piccolo focaraccio in piazza Risorgimento che a differenza di tutti gli altri è contenuto dentro una base di metallo, e non acceso direttamente a terra.

Il fuoco che scende dal monte, di corsa

I focaracci non si accendono ciascuno per conto proprio: la fiamma arriva da un posto solo, e ci arriva correndo.

Si comincia in alto. Al santuario della Pietraquaria si celebra la messa, poi si accende la fiaccola e si benedicono i partecipanti alla fiaccolata che porterà il fuoco in città. La staffetta parte dal santuario, scende, e accende i focaracci parrocchiali in un ordine fisso: il primo è quello allestito nel santuario della Madonna del Silenzio, poi vengono Madonna del Passo, Santo Spirito, San Rocco, la cattedrale, San Giovanni e la Santissima Trinità. A correre sono atleti veri: sono le società podistiche al completo a dare il via alla notte dei focaracci, in una discesa di corsa che illumina Avezzano un fuoco alla volta.

Intanto si accende anche la montagna. Lungo il sentiero che porta al santuario, sui fianchi del Monte Salviano, si snoda una fiaccolata che segue la Via Crucis che collega la città al santuario ed è visibile tutta la notte da molti punti di Avezzano. I fuochi, dal canto loro, continuano ad ardere fino alle prime luci del mattino.

Quello che non si può più bruciare

La festa di oggi è più regolata di quella di una volta. Un tempo i focaracci raggiungevano dimensioni considerevoli; oggi le norme sulla sicurezza impongono fuochi più contenuti e allestiti in maniera più ordinata. E c'è un divieto preciso, che ha chiuso una stagione: un'ordinanza comunale ha vietato di bruciare sostanze inquinanti, interrompendo l'uso invalso negli anni Settanta e Ottanta di gettare nei focaracci ogni tipo di oggetto, pneumatici e mobili dismessi compresi.

Un'altra cosa si sta perdendo, e vale la pena dirla senza nostalgia: la formula del canto attorno al fuoco rischia di perdere vitalità nei focaracci dei quartieri nuovi, dove sempre più spesso arrivano gli impianti di amplificazione e si sentono riproposte del folklore locale o, più semplicemente, musica di consumo.

In compenso è arrivata una novità agricola: il Comune di Avezzano collabora con il Consorzio di Tutela della Patata del Fucino, che fornisce le patate a tutti i fuochi che ne fanno richiesta, con l'idea di far incontrare la tradizione del focaraccio e il prodotto che contraddistingue l'intera Marsica.

Il miracolo della pioggia, e un rito entrato in catalogo

I fuochi sono il ringraziamento per un fatto che il paese data con precisione: il legame fra la città e la sua patrona nasce dal «miracolo della pioggia» del 1779, quando l'intervento della Madonna mise fine a un lungo periodo di siccità e carestia. Il santuario, del resto, era già il centro di una devozione cresciuta da tempo: nel 1614 l'edificio religioso fu completamente ricostruito e il culto per la Madonna si diffuse fra tutti gli avezzanesi. La versione più circostanziata del miracolo racconta come andò: Avezzano si sarebbe salvata da una siccità disastrosa e prolungata dopo che l'antica icona della Madonna di Pietraquaria fu portata in processione per le vie della città, e da quel giorno la Vergine fu proclamata protettrice. Da allora — poco meno di due secoli e mezzo — la città si accende così. I focaracci sono una fra le tante feste di paese raccolte nell'indice di folklore e rievocazioni.

Da quel miracolo viene anche la data, che prima cadeva in un altro mese: per ricordare l'evento la celebrazione sarebbe stata anticamente spostata da maggio al 27 aprile, e i fuochi si accendono la sera del 26, cioè il giorno che precede la festa.

Quel rito, oggi, è riconosciuto anche fuori da Avezzano: il tradizionale rito dei focaracci in onore della Madonna di Pietraquaria è entrato nel Catalogo dei beni culturali del ministero della Cultura. E il 27 la festa continua con la parte solenne: la processione accompagna la Vergine dal santuario sul Monte Salviano fino alla Cattedrale dei Marsi, fra banda, luminarie e fuochi d'artificio.

Come arrivare alla festa

Raggiungere i focaracci ad Avezzano è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Avezzano a un passo dal centro, 1,3 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Avezzano, e da lì restano 3,6 chilometri e 5 minuti.

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