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Festa di San Giuseppe a Valguarnera Caropepe e le Tavole a gradini 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 03/09/2026.
La Festa di San Giuseppe si celebra il 19 marzo a Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna. I devoti allestiscono le Tavole di San Giuseppe, uniche in Sicilia: costruzioni di legno a forma di scala di quattro o cinque gradini, lunghi tre o quattro metri, coperte di tovaglie di lino ricamate e imbandite di dolci e di pani modellati come gli attrezzi del falegname, la sega, il martello e la scala. Tre persone del paese impersonano San Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino per la «Cena», e la sera il santo esce in processione sul fercolo fatto costruire nel 1827.
Le tavolate uniche in Sicilia
A Valguarnera Caropepe la festa del Patriarca San Giuseppe si misura in gradini. Le Tavole di San Giuseppe, per la loro peculiarità, sono uniche in Sicilia: vengono allestite la vigilia della festa dai devoti, in ringraziamento al Santo per una grazia ricevuta, e non sono un buffet ma una costruzione.
La forma lo dice. La Tavola è fatta in legno e ha la forma di una scala di quattro o cinque gradini, lunghi circa tre o quattro metri, con un grande tavolo alla base, il tutto ricoperto di tovaglie di lino finissimo e ricamate. Sopra quei gradini va tutto il resto.
Non è lavoro di un pomeriggio. La preparazione si protrae per dieci, quindici giorni, e richiede la collaborazione di parenti e amici, che si prodigano nel cucinare tutte le pietanze che la imbandiranno: la pasta con il miele, la pagnuccata — la pignolata con il miele — i cannoli con la ricotta e la crema, le sfinge, le cassatele, il torrone, le mandorle confettate, e le fritture delle diverse verdure come i finocchietti, gli spinaci, la mozzatura e i broccoli, con sopra una spolverata di mollica. Fra una forma di pane e l'altra, a ornare i piatti, ci sono le arance, la lattuga, il sedano e i finocchi.
C'è poi un dettaglio che si controlla al mattino. Secondo un'antica tradizione, la vigilia della festa in tutte le tavole viene posta una ciotola con l'acqua e una saliera: l'indomani vi si troverà l'impronta delle dita di San Giuseppe, che nella notte è passato a benedirla.
Il pane con la sega e il martello
Sopra le tavolate il protagonista assoluto è il pane. Lo preparano i panificatori locali con farina di grano duro; dopo essere stato lavorato a mano viene modellato nelle forme che simboleggiano gli attrezzi del falegname — la sega, il martello, la scala — e in altre forme ancora: l'ostensorio, gli angeli adoranti, l'uva, l'asinello.
Il pane viene spennellato d'uovo, coperto da una pioggia di «paparina» — i semi di papavero — e messo in forno.
Accanto alle forme grandi ce ne sono di più piccole, e quelle girano. Sono i Pupiddi ri San Giuseppe, distribuiti sia nelle tavolate dei devoti sia in chiesa, dove viene allestita la Tavolata principale.
La cena alla Sacra Famiglia
Il rito che dà senso a tutto si chiama semplicemente la «Cena», e nasce da un torto antico. San Giuseppe e Maria, da poveri, si videro rifiutare un rifugio per il parto, e altrettanto accadde quando furono costretti a fuggire in Egitto e a vivere clandestinamente: i devoti, in segno di carità cristiana, vogliono dare simbolicamente accoglienza e ristoro alla Sacra Famiglia.
I tre ospiti sono persone del paese. San Giuseppe è impersonato da un adulto con folta barba bianca, che indossa una tunica azzurra e un mantello marrone e porta in mano il bastone con in cima il giglio, simbolo di purezza. La Madonna viene scelta tra le ragazze più graziose del paese, vestita elegantemente con un abito bordeaux, un mantello ricamato e in testa una corona d'argento sorretta dal padre, con in mano una coroncina e il libretto delle preghiere. Gesù Bambino indossa una tunichetta celeste e ha in testa un'aureola.
La cena comincia da un gesto piccolo. Dopo la preghiera San Giuseppe sbuccia un'arancia e ne distribuisce i pezzi a Gesù Bambino e alla Madonna, accompagnati da pezzi di pane benedetto, per poi continuare con le altre pietanze. Alla fine la tavolata viene aperta a quanti vorranno degustare le pietanze tipiche della festa, e i gradini si svuotano: tutti tranne l'ultimo, che resta riservato alle pietanze destinate ai Santi.
I tre personaggi, seguiti dalla banda musicale, dai parenti e da un folto numero di fedeli, percorrono le vie del paese e rientrano poi in chiesa per assistere alla messa solenne.
Ceri scalzi e grano sui cavalli
Prima ancora della festa c'è il Novenario: nove giorni di meditazioni guidate dal parroco, che invita i fedeli a riflettere sulla figura di San Giuseppe, uomo giusto, protettore della famiglia e dispensatore di grazie. Si prega per le famiglie, per il popolo tutto, per i benefattori, per gli emigrati e per gli ammalati.
Chi ha ricevuto una grazia, invece, porta qualcosa. Le offerte sono i ceri e il grano: i ceri, arricchiti da fiori di carta colorata, vengono portati spesso anche a piedi scalzi.
Il grano viene portato dentro sacchi — le bisacce — posti sul dorso di cavalli bardati a festa e accompagnati dalla banda musicale, che giunta all'inizio della salita che conduce alla chiesa di San Giuseppe esegue la tradizionale e allegra marcia del chichirichì, colonna sonora della festa. Nei giorni precedenti si svolge la fiaccolata con partenza dalla cappella di San Giuseppe degli abbandonati, e il 18 è la volta di «u m'braculu», l'offerta di grano al Patriarca con i cavalli bardati a festa.
Fercolo, confraternite e versione estiva
La sera, dopo la messa, comincia la processione del Santo, che viene portato sul fercolo per le vie principali del paese. Il fercolo, fatto costruire nel 1827 da don Vito Boscarino e restaurato nel 1922, è un vero capolavoro d'arte: pesante e di pregio.
Dietro di lui il paese si dispone per gruppi. Alla processione partecipano le confraternite delle varie chiese, vestite con gli abiti e i colori che le distinguono, le autorità civili e i fedeli scalzi con le torce votive in mano.
La festa cade il 19 marzo, ma ha un secondo tempo. Il «Festino» è la versione estiva della festa, pensata per gli emigranti e per i turisti: vi si ripropongono la sfilata dei cavalli e dei cavalieri valguarneresi, la processione della Sacra Famiglia e la Tavolata allestita nella sacrestia della chiesa. Anche lì, dopo il rito dell'«Azena», la tavolata viene aperta a quanti vorranno degustare le pietanze tradizionali.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Festa di San Giuseppe a Valguarnera Caropepe richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Dittaino, a 13 chilometri da Valguarnera, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Zona Industriale Dittaino ha davanti un percorso di 15 chilometri, quindici minuti di guida.
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