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Sfinci di San Giuseppe: cosa sono e perché si chiamano così
Gli sfinci di San Giuseppe sono frittelle morbide di origine palermitana, coperte di crema di ricotta e decorate con ciliegie candite e scorza d'arancia. Si chiamano così dall'arabo isfanǧ, cioè spugna: la parola dice la morbidezza dell'impasto e la sua forma irregolare.
La ricetta moderna nasce in un monastero di Palermo, quello delle Stimmate di San Francesco, demolito nel 1875 per fare posto al Teatro Massimo.
Che cosa sono e dove si mangiano
Gli sfinci — scritti anche sfince, al singolare sfincia — sono frittelle morbide, coperte da una crema di ricotta.
Il dolce è diffuso nella Sicilia occidentale ed è nato a Palermo. Si consuma tradizionalmente il 19 marzo, per la festa di san Giuseppe.
In Sicilia quella data ha un doppio peso: è insieme la festa del papà e la prima festività della nuova stagione primaverile.
Perché si chiamano sfinci
Il nome viene dall'arabo isfanǧ, o isfang, che significa spugna.
Le isfang erano piccole paste fritte, arrivate in territorio siciliano con le invasioni del IX secolo.
La parola descrive due cose insieme: la morbidezza del dolce e la sua forma irregolare, che assomiglia appunto a una spugna.
Un dolce di origine antichissima
L'origine della sfincia è indicata come antichissima, e il dolce compare — con nomi diversi — nella Bibbia e nel Corano.
La tradizione ha una radice ancora più antica, di epoca romana.
Poi c'è la leggenda cristiana, che spiega il legame con il santo: Giuseppe, fuggito in Egitto con Maria e Gesù, si sarebbe mantenuto facendo il venditore di frittelle in terra straniera.
Le suore del monastero e il Teatro Massimo
La versione moderna del dolce fu creata dalle suore del Monastero delle Stimmate di San Francesco, a Palermo, che lo dedicarono a san Giuseppe.
Quel monastero non esiste più: fu demolito nel 1875 per fare posto alla costruzione del Teatro Massimo.
La ricetta: impasto, crema, frittura
Le dosi che seguono danno una ventina di sfinci.
Per l'impasto servono:
- 250 millilitri d'acqua e 2 grammi di sale;
- 200 grammi di farina 00;
- 5 uova (250 grammi);
- 65 grammi di strutto, che in alcune versioni diventa burro;
- un litro di olio di arachidi o strutto per friggere.
Per la crema:
- 1 chilo di ricotta di pecora;
- 400 grammi di zucchero semolato;
- 60 grammi di gocce di cioccolato fondente.
Per decorare: 20 ciliegine candite e 20 scorzette di arancia candite.
La crema si prepara per prima, amalgamando in planetaria la ricotta con lo zucchero e unendo poi le gocce di cioccolato.
L'impasto si cuoce tre o quattro minuti prima di aggiungere le uova, e va mescolato finché non si stacca dai lati della pentola.
Le uova si uniscono una alla volta.
L'olio va portato a 160 gradi e la pastella si immerge a cucchiaiate, in piccoli lotti da tre o quattro pezzi.
Una volta fredde, le frittelle si riempiono di crema di ricotta e si decorano con le ciliegie e la scorza d'arancia.
Un'altra versione dell'impasto
Non tutte le sfinci partono da un impasto cotto in pentola. In una versione documentata l'impasto è lievitato, e mette insieme farina, uova intere e solo tuorli, lievito, latte e zucchero.
In questo caso il dolce viene modellato a mano, in quella forma irregolare che gli è valsa il nome, e solo dopo fritto in olio bollente.
Domande frequenti
Che cosa sono gli sfinci di San Giuseppe?
Sono frittelle morbide di origine palermitana, coperte di crema di ricotta e decorate con ciliegie candite e scorza d'arancia candita. Si mangiano il 19 marzo.
Perché si chiamano sfinci?
Dall'arabo isfanǧ, che significa spugna. Il nome descrive la morbidezza del dolce e la sua forma irregolare.
Che differenza c'è fra sfinci e sfince?
Nessuna: sono due modi di scrivere lo stesso dolce, che al singolare si chiama sfincia.
A che temperatura si friggono gli sfinci?
A 160 gradi, immergendo la pastella a cucchiaiate e friggendo pochi pezzi per volta.