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Gran Ballo dell'Unità d'Italia a Bologna 2027 - Il ballo il cui incasso comprava i fucili per Garibaldi
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
Il Gran Ballo dell'Unità d'Italia si tiene a Bologna, in Piazza Carducci, nel maggio di ogni anno: cento danzatori in abiti storici ballano valzer, polke, contraddanze e quadriglie nel Giardino Monumentale di Casa Carducci. Le danze si alternano a un racconto storico recitato, che ripercorre episodi, personaggi e fatti del Risorgimento cittadino. La manifestazione è realizzata dall'associazione 8cento APS con il Museo civico del Risorgimento di Bologna.
Si ballava per armare i garibaldini
Fra i documenti che la rievocazione porta in scena c'è l'annuncio di una festa da ballo del 1860, che dice dove sarebbero finiti i soldi dei biglietti: «FESTA DI BALLO nell'ex palazzo Bignami. L'incasso che si farà in detta sera è destinato per intero all'acquisto del MILIONE DI FUCILI richiesti da S.E. il signor Generale GARIBALDI».
L'annuncio si chiude con una precisazione sul programma musicale: «L'orchestra in detta sera suonerà solamente polke e Waltzer».
Non era l'unico ballo di beneficenza. Un altro si tenne a favore degli Asili Infantili nella casa del marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, che «prestò ed illuminò generosamente il ricco suo appartamento dove concorsero non moltissime ma assai eleganti Signore»; «si distinsero molto le signore patronesse avendo dati meglio che 800 biglietti».
Gli ispettori che ti trovavano un cavaliere
In sala c'era del personale con un compito preciso: dato che si temeva che, con tanta gente, non tutti conoscessero le buone maniere, all'interno della sala alcuni ispettori mantenevano l'ordine, presentando i signori non conosciuti e procurando che ogni signora avesse un cavaliere per ballare e un posto dove sedere (facendo eventualmente alzare gli uomini).
Quella sera ci fu anche una scena che riguarda il sovrano: quando le danze iniziarono il Re, «con squisita gentilezza» scese dal palco reale nella platea e «vi si trattenne quasi un'ora», conversando «con alcune delle più distinte signore della aristocrazia» e con «qualche bella e gentile cittadina».
La festa si protrasse fino alle cinque del mattino e fu allietata da un grande buffet con gelati, bibite, caffè, tè e paste d'ogni tipo, organizzato dalla già nota pasticceria Majani.
Centoventi signore, con la neve che fioccava
Della festa da ballo dell'Intendente conte Ranuzzi il «Corriere dell'Emilia» del 2 febbraio 1860 scrive: «Non ostante il pessimo tempo, e la neve che fioccava v'intervenne un numero straordinario di persone, talmente che le vaste sale eran ristrette per la grande folla».
Lo stesso giornale conta le presenze femminili: «Vi erano circa 120 delle più eleganti signore, tutte abigliate riccamente e con gusto, e ricche di gioie»; e annota che «le danze cominciarono alla mezzanotte, e si protrassero fino a giorno».
In sala, oltre alle dame di città, c'erano militari di più eserciti: «L'allegria traspariva dagli sguardi, e dal sorriso universale… Notavansi oltre le nostre prime dame, il colonnello inglese Godican, il generale Menabrea e moltissimi militari ed ufficiali della Guardia Nazionale, che con la varietà delle loro divise rendevano più brillante la festa…»
Dieci camerieri per tavolo
Di un'altra festa da ballo al Teatro Comunale resta il racconto di un testimone, che descrive il buffet nei particolari.
Ai lati dell'atrio, scrive, «avevano formato due lunghe tavole fatte quasi a semicircolo apparechiate e guernite di candelabri con una quantità di Alzate piene d'ogni sorta di bomboneria e dolciari, in questi due luoghi si dispensavano gratuitamente a tutti in generale, gelati in pezzi di varie sorta, Sorbetti e granite, Semate, bibite di varie qualita, Caffè nero e Caffè col latte».
E il servizio era organizzato su due file: «in ogni tavola vi erano Dieci o dodici Camerieri dalla parte didentro che mantenevano sempre li Cabarè pieni di ogni sorta di gelati e bibite, altritanti Camerieri erano al difuori per servire tutti quelli che si presentavano che sempre vi fu la calca».
In fondo alla sala del teatro ce n'era un'altra ancora, più lunga, con «le Alzate di cristallo piene di dolci e bomboneria, per tutti li piatti e cabarè d'argento ripieni di dolciari con una alleganza sorprendente, con vari vasi d'argento fatti in diverse forme per il servizio dei Tè dei Caffè», servita da camerieri «tutti in abito nero coi guanti bianchi».
Lo stesso testimone racconta la giornata del re in città e il dono che ricevette dalle bolognesi. All'Archiginnasio, scrive, «vi erano tutte le Dame e Signore promotrice del regallo fatto al Rè della valdrappa sella e finimento per il suo Cavallo, tutta ricamata da esse in argento e gemme, come pure tutto il finimento guernito con le fibbie e Staffe d'argento tutte cislate dai migliori artisti, e la testiera del Cavallo tutta guernita di gemme a trè colori».
Il re «si fermo in palazzo sino al mezzo giorno che ritornò a San Michele a pranso esendo avvezzo a pransare presto», poi passò all'Università e alle dieci in punto andò al ballo al Teatro Comunale, dove restò quasi fino a mezzanotte.
Centouno colpi di cannone
Le feste laiche erano accompagnate da rituali che si sarebbero perpetuati per tutto il secolo: sfilate militari al suono dei tamburi, illuminazioni notturne sfarzose, grandi giochi pirotecnici.
Alla proclamazione «suonano le pubbliche campane e sul meriggio 101 colpi di cannone annunziano anche ai lontani la proclamazione (…) Nella sera però la Città fu riccamente illuminata (…) il maggiore teatro e quello del Corso brillarono di luminarie a cera».
Nella grande luminaria della sera la facciata di San Petronio era «rappresentata mercé la luminaria come fosse compita», mentre la Torre Asinelli «splendeva tutta intera di luce» e il Mercato di Mezzo «pareva un giardino».
Anche il voto era una scena pubblica: il popolo «accorreva a frotte» alle sezioni elettorali, accompagnato da bandiere e al suono delle bande, e votava «in corpo»; e per il passaggio del corteo «non v'era casa che non fosse ornata di drappi colle armi del Re e con Bandiere, e da tutti i balconi le signore sventolavano i loro bianchi fazzoletti».
Il «Corriere dell'Emilia» del 1º febbraio 1860 fotografa così il clima politico: «Mentre a Roma e nei felici domini rimasti al Papa con gli eccidi di Perugia i teatri son chiusi non v'è un divertimento, qui fra noi si balla si è allegrissimi né succede il minimo disordine».
Piazza Carducci, oggi
Il Giardino Monumentale di Casa Carducci diventa lo sfondo naturale di una rievocazione che porta in scena cento danzatori di 8cento APS che, in abiti storici, animano lo spazio con valzer, polke, contraddanze e quadriglie.
Le danze si alternano a un racconto storico recitato, affidato a un personaggio-guida: in un'edizione è stata Louise Colet, scrittrice francese in visita a Bologna nell'estate 1860, e attraverso i suoi occhi hanno preso vita episodi, personaggi e fatti del Risorgimento cittadino.
La rievocazione fa conoscere alcune pagine di storia cittadina del XIX secolo filtrate attraverso sguardi e impressioni al femminile, con danze dei vari paesi di provenienza delle viaggiatrici: Irlanda, Polonia, America, Francia, Germania e Italia.
Protagonisti dell'evento sono i giardini bolognesi dell'Ottocento, luoghi privilegiati di incontro, convivialità e intrattenimento, dove i salotti si aprivano all'esterno e le aree verdi diventavano palcoscenico della vita sociale.
A ballare e a recitare non ci sono solo figuranti esperti: la manifestazione vede la partecipazione di ragazze e ragazzi seguiti dal Servizio Educativo Territoriale appartenente al Servizio Sociale per la Disabilità del Comune di Bologna, di studenti del Liceo Minghetti e di alunni della Scuola Primaria Mazzini IC 14.
L'evento è realizzato dall'associazione 8cento APS in collaborazione con il Museo civico del Risorgimento di Bologna, da sempre partner della rievocazione storica di Piazza Carducci, e con il Comitato di Bologna dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Rientra nel calendario delle Rievocazioni Storiche della Regione Emilia-Romagna e, dal 2022, è stato inserito nel progetto di «Mappatura delle rievocazioni storiche sul territorio nazionale» promosso dal Ministero della Cultura.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa a Bologna è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Bologna Centrale si trova a 2,7 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Ferrara dista 5,3 chilometri, cioè 9 minuti di strada.
Eventi nei dintorni
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Carnevale di Bologna — febbraio
- San Petronio a Bologna — ottobre
- Monterenzio Celtica — giugno