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Fiera de l'Oca e Zogo de l'Oca a Mirano 2026 - Rievocazione di una fiera di inizio Novecento

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 14 al 15 novembre 2026
Dove Piazza Martiri della Libertà, Mirano

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

La Fiera de l'Oca e Zogo de l'Oca si tiene a Mirano, in provincia di Venezia, in Veneto, il secondo fine settimana di novembre, nei giorni dell'estate di San Martino, e ricostruisce una fiera paesana di inizio Novecento. La domenica pomeriggio la piazza diventa un gioco dell'oca gigante di 63 caselle, dove si sfidano sei squadre in costume d'epoca, quella del capoluogo e quelle delle cinque frazioni. La manifestazione è nata nel 1998.

A Mirano l'oca si mangia a San Martino per due ragioni: «vuoi perché in questo periodo dell'anno l'oca raggiunge il suo maggior splendore, con una carne così morbida da sciogliersi in bocca, vuoi perché a Mirano i proprietari terrieri più importanti erano in maggioranza ebrei e non potevano mangiare la carne di maiale.»

Sessantatré caselle grandi due metri per due

«Le dimensioni sono da record: 63 grandi tavole (di due metri per due), alte 80 centimetri e disposte attorno all'ovale della piazza a formare una grande passerella colorata di circa 130 metri!» Attorno «vengono innalzate ampie tribune sui quattro lati della Piazza formando così un anfiteatro», a cui si accede «attraverso tre grandi portoni simili ai frontespizi delle giostre di una volta».

Il Zogo de l'Oca in piazza nasce dalla matita dell'artista Carlo Preti, il quale riporta su 63 caselle del noto gioco da tavola, oltre alle oche, luoghi, monumenti, ville, opere d'arte, personaggi e tradizioni di Mirano.

Sei squadre, e un premio che si regala

A sfidarsi sono il capoluogo e le cinque frazioni — Ballò, Campocroce, Scaltenigo, Vetrego e Zianigo — «in una sorta di palio tra contrade», ciascuna col suo colore: «gli arancioni di Scaltenigo, i blu di Vetrego, i gialli di Campocroce, i rossi di Ballò, i verdi di Zianigo e gli azzurri di Mirano capoluogo».

Ogni squadra ha una formazione precisa: «è composta da dieci elementi, tutti in costume d'epoca, tra cui un capitano che lancia i dadi, un alfiere che sposta la pedina e otto giocatori che intervengono per superare le "prove" richieste dalle caselle».

«Le squadre si preparano con largo anticipo, provano i giochi, preparano costumi e tecniche per arrivare per primi alla casella 63». «Chi vince ha solo l'obbligo di devolvere il premio in denaro a una realtà benefica del proprio paese ed è ciò che riporta la sfida alla dimensione di gioco.»

L'oca, San Martino e un decreto del 1447

La festa cade nel secondo fine settimana di novembre, «nei giorni dell'estate di San Martino», e nasce dall'incrocio di due tradizioni: «L'evento nasce nel 1998 dall'incontro tra una vecchia tradizione miranese che voleva si festeggiasse la chiusura dell'anno agrario l'11 novembre, giorno di San Martino, mangiando l'oca e la secolare Fiera di San Matteo (la cui prima edizione data addirittura all'11 settembre 1447 quando il Veneto Senato emana il decreto che istituisce la Fiera di San Mattio).»

Il detto locale dice: «Chi no magna l'oca a San Martin nol fa el beco de un quatrin». «La leggenda narra che furono schiamazzi d'oca a svelare ai messi papali il nascondiglio di Martino, intimorito dalla possibilità di essere nominato vescovo di Tours.»

Gli abiti ritrovati nelle soffitte

Per due giorni «cartelli stradali, automobili e altri simboli della contemporaneità spariscono, lasciando il posto a banchi in legno del mercato, baracconi con i giochi di una volta, bacheche con gli avvisi comunali, manifesti con le prime réclame.»

La scelta dell'epoca è dichiarata: «la manifestazione è stata ambientata alla fine del secolo scorso, un po' per rifuggire dal consueto richiamo medievale, ma soprattutto per riscoprire il sapore genuino, la semplice quotidianità di un periodo non così lontano, ma già dimenticato.»

«I partecipanti al gioco, gli organizzatori, moltissimi paesani, hanno ritrovato in soffitte o cantine i vecchi abiti dei nonni. Altri se li son fatti fare.» E con gli abiti «son saltati fuori carrettini, vecchie biciclette, carrozzine, carriole, cerchi e trottole».

Per le vie si incontrano lo strillone che propone «il giornale (riproduzione di un originale del tempo) decantandone gli articoli», l'imbonitore con i suoi intrugli, l'artigiano che impaglia le sedie, la maestrina che accompagna la scolaresca, le servette che si rincorrono tra i banchi, e «i carabinieri che controllano personaggi sospetti o verificano che i prezzi di vino e cibo non superino quelli previsti dal Decreto Municipale affisso alle bacheche». La banda di Mirano suona musiche d'epoca «con le vecchie divise di fine Ottocento».

In mezzo a tutto questo, «su tutti si ergono imponenti delle gigantesche oche bianche di legno che sembrano uscire da sotto i portici e sopravanzare i visitatori». Per i bambini restano i baracconi di una volta: i fucili con gli elastici, i barattoli da abbattere a pallate, la pesca delle ochette in legno.

L'Ocaria, e le osterie ricostruite

Il mercato ha un nome suo: «il nome ufficiale del mercato, aperto dal sabato pomeriggio fino a domenica sera, è "Ocaria": tutto quello che è in vendita richiama il simpatico pennuto, con un'infinità di oggetti da collezione o per l'uso quotidiano creati in esclusiva per la manifestazione e "marchiati" con l'oca» — grembiuli, canovacci, tovagliette, piatti, tazze, bicchieri, calamite, cornici, matite, stampe, scatole e targhe di latta. I prodotti gastronomici arrivano «dalle zone italiane più vocate, come il Friuli, la Toscana e la Lomellina».

E per mangiare ci sono «l'Ostaria de l'Oca e l'Osteria del Fritto, ricostruzioni, tutte in legno, di vecchie osterie del Novecento: il luogo migliore per bere un bicchiere di vin brulè lasciandosi inebriare dai sapori di un panino con la salsiccia d'oca o di una mozzarella in carrozza con il prosciutto cotto d'oca o di un piatto di risotto alla salsiccia o di un piatto di ochette ripiene, naturalmente, di carne d'oca». Anche altri paesi si vestono da un altro secolo: sono le feste che tornano indietro nel tempo.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Fiera de l'Oca e Zogo de l'Oca a Mirano richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Mira-Mirano, a 5,0 chilometri da Mirano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Spinea ha davanti un percorso di 3,4 chilometri che in 4 minuti porta a destinazione.

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