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Folklore e Rievocazioni

Giostra dell'Arme a San Gemini 2026 - Il torneo finale tra i rioni Rocca e Piazza

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 26 settembre al 11 ottobre 2026
Dove Campo de li Jochi, San Gemini

Fonte: entegiostradellarme.it, letta il 21/09/2026.

La Giostra dell'Arme si corre a San Gemini, in provincia di Terni, e chiude sedici giorni di rievocazione che vanno dall'ultimo sabato di settembre alla seconda domenica di ottobre, in onore del patrono Santo Gemine, che cade il 9 ottobre. Al Campo de li Jochi sei cavalieri, tre per il Rione Rocca e tre per il Rione Piazza, affrontano al galoppo un circuito ellittico infilando con la lancia un anello di 5 centimetri e scagliando poi l'asta contro lo scudo gentilizio chiamato «l'Arme»: vince il palio d'argento il rione che totalizza il punteggio più alto. La prima edizione del torneo è del 1974.

Gli organizzatori sono espliciti su che cosa sia storico e che cosa no: «La festa della Giostra dell'Arme è un mix di fantasia, storia e tradizione». La gara al Campo de li Jochi, spiega chi la organizza, è frutto d'invenzione, perché San Gemini non era un borgo di nobili e cavalieri; mentre altri episodi — il cerimoniale dell'offerta dei ceri, l'investitura del podestà — sono fedeli a quanto riportato dettagliatamente negli antichi manoscritti.

Sedici giorni per un santo che veniva dall'Africa

I festeggiamenti vanno dall'ultimo sabato di settembre alla seconda domenica di ottobre, e sono in onore del patrono Santo Gemine, che cade il 9 ottobre: sedici giorni in totale.

Il santo è arrivato qui per caso, e ci è rimasto per scelta. Secondo la tradizione il monaco Gemino trovò rifugio a Casventum — l'antico nome di San Gemini — durante il suo viaggio di ritorno dall'Africa, e decise di fermarsi ad aiutare la popolazione, vittima delle scorribande dei mercenari e spesso al centro degli scontri fra Cesi e Narni. Quando morì, in suo onore i sangeminesi diedero alla città il nome di San Gemini.

Per tutto quel periodo il borgo, che ha circa cinquemila abitanti, si veste dei colori delle bandiere che i due rioni affiggono alle finestre: riaprono le antiche botteghe, le mostre, le taverne con i piatti tipici. Il periodo rievocato è preciso: fa riferimento a un periodo storico di cinquanta anni che vanno dal 1370 al 1420.

Un anello di 5 centimetri, e uno scudo a punti

La gara chiude i festeggiamenti la domenica successiva al 9 ottobre, al Campo de li Jochi, e comincia con l'esibizione del Gruppo Sbandieratori di San Gemini. Sei cavalieri, tre per rione, affrontano al galoppo un circuito ellittico nel minor tempo possibile, e mentre corrono devono infilare con la lancia un anello di 5 centimetri di diametro e poi scagliare l'asta contro lo scudo gentilizio chiamato «l'Arme».

Non è una gara di velocità: è un duello di precisione, e il punteggio lo dice. Lo scudo è diviso in settori colorati che valgono diversamente: 20 punti il nero, 30 l'azzurro, 40 il riquadro centrale che porta i colori dei rioni, 50 il centro, rappresentato da un elmo. L'anello, se preso, dà diritto a un punteggio supplementare di 15 punti. Anche il tempo pesa: ogni decimo in meno rispetto al tempo di riferimento, preso nelle prove generali del sabato, vale un punto in più, e ogni decimo in più un punto in meno.

La sfida si svolge su tre tornate, nelle quali corrono tutti e tre i cavalieri di ogni rione, e ciascun cavaliere ha a disposizione tre turni; vince il rione che totalizza il punteggio più alto. Prima si tiene la cerimonia della misurazione delle lance della Giostra, come da disciplinare di gara, con assegnazione della lancia al rispettivo cavaliere e sorteggio dell'ordine di gara. Gli storici la considerano una delle manifestazioni a carattere rievocativo più importanti e difficili d'Italia, fra le più tecniche e ardue di tutte le rievocazioni equestri italiane.

Il premio è il palio d'argento: un drappo in velluto rosso con al centro uno scudo d'argento, inciso con l'antico stemma gentilizio del Comune di San Gemini e con l'anno di aggiudicazione della gara.

Una linea immaginaria sulla facciata del Municipio

I contendenti sono due, e il confine fra loro è stato deciso a tavolino, con una regola geometrica che vale la pena leggere per intero: si stabilì che il confine fra i due rioni sarebbe stato una linea immaginaria comprendente il segmento rappresentato dalla facciata del Palazzo Municipale — tutto il territorio comunale a sud al Rione Piazza, tutto quello a nord al Rione Rocca.

Il Rione Rocca, rosso-blu, è la parte alta e settentrionale del paese; il Rione Piazza, bianco-verde, ha il suo cuore in Piazza San Francesco, cuore civico del borgo. Le date di nascita sono scaglionate: il Rione Rocca nacque nel 1970, quando il comitato dei festeggiamenti in onore del patrono si scisse in due gruppi per organizzare i giochi rionali; il primo statuto è del 1976, anno in cui fu costituita la vera e propria associazione. La prima edizione del Torneo cavalleresco della Giostra dell'Arme è del 1974, nata per amore e passione di un gruppo di sangeminesi che volevano far rivivere lo splendore dell'antico Comune, dando vita al Comitato Ente Giostra.

Nel conto delle vittorie i due rioni non sono pari: il Rione Rocca ha 32 palii, il Rione Piazza 19. E la rivalità è dichiarata: durante la festa c'è collaborazione fra i rioni, ma il giorno della Giostra la competizione è vera. Anche i bandi letti dagli araldi lungo il giro del centro satireggiano fatti e persone del rione avverso.

Il documento del 1401

Fra le manifestazioni più solenni c'è quella che nessuno si è inventato: la pesatura dei ceri per l'offerta al Santo, una cerimonia che si svolgeva già nel 1401, come testimonia un documento dell'epoca, e il cui antico cerimoniale si legge nelle Riformanze del Comune di San Gemini. La luminaria percorre le vie cittadine fino alla chiesa di San Gemine, dove i ceri sono offerti al patrono.

Allo stesso modo si rievocano l'Investitura del Podestà di San Gemini, Innocenzo da Visso, e l'Investitura del Cavaliere Giostrante, alla quale ogni rione dedica una giornata, con una serie di operazioni che si svolgono nelle chiese del paese.

Il 9 ottobre, giorno del santo, un corteo storico di circa 150 personaggi in costume rievoca il cerimoniale in uso nel XV secolo e raggiunge la Cattedrale, dove nel corso delle funzioni religiose hanno luogo le rituali offerte al patrono; la giornata si chiude con la processione religiosa, aperta dal corteo storico.

Quanto al nome, ha anch'esso un fondamento documentario: «giostra» è il termine con cui si designavano i giochi a cavallo nel Medioevo, secondo quanto scritto negli statuti comunali del XV secolo, e della manifestazione si trova traccia già negli Statuti Comunali del XIV secolo. Prima del 1974, però, a San Gemini c'erano «solo» i giochi popolari, a contorno della festa del patrono; e già prima di quell'anno alcuni gruppi di cittadini, sulla base di notizie trovate su documenti antichi, mettevano in scena episodi di vita medievale legati alla vita del santo.

Quattrocento figuranti, e due sale costumi che lavorano tutto l'anno

L'altro appuntamento atteso è il corteo storico dell'ultimo sabato di festa, con 400 figuranti — un corteo diverso e più grande di quello del 9 ottobre — frutto di una decennale ricerca filologica negli abiti, nei tessuti e nei ricami, con spettacoli, teatralizzazioni, immagini allegoriche e animali rari.

L'ordine di sfilata è quello di una città: aprono le autorità comunali capeggiate dal Podestà, seguite dall'Abate di San Nicolò con i monaci benedettini, dai gonfaloni dei due rioni, dai cavalieri giostranti, dalle corporazioni di arti e mestieri, dalle famiglie nobili e dai capi delle Decine della Milizia Popolare; chiude il gruppo degli sbandieratori.

Dietro ai costumi c'è un lavoro che non finisce mai. Dentro i due rioni ci sono due sale costumi che tutto l'anno fanno uno studio attento, preciso e puntuale sulla ricerca storica: ogni abito non è lasciato al caso, è una riproduzione fedele degli abiti dell'epoca anche nei particolari — i bottoni, le calzature, le scarselle, le peregrine. Non sono semplici riproduzioni, spiegano: sono copie reali di abiti medievali, alcuni dei quali ripresi fedelmente dai dipinti custoditi nelle chiese di San Gemini. Ogni anno l'Ente Giostra sceglie un tema, che viene rappresentato negli spettacoli e negli eventi culturali e poi riproposto nel corteo.

Sei taverne, e i picchiarelli della malanotte

Le taverne aperte nel centro storico sono sei, e hanno tutte un nome: Taverna Malanotte, L'angolo del Ghiottone, la Taverna dell'Orto, Il Cantuccio, Casventum e la Taverna dell'Arco.

Il piatto tipico sono i Picchiarelli, tirati a mano dalle «picchiarellare» — quelli della Taverna Malanotte si chiamano appunto «picchiarelli della malanotte» —, e accanto ci sono la «pizza sotto lu focu» e la carne alla brace; la Taverna dell'Arco ha una sua specialità, la «roccarola», una braciola di maiale con prosciutto cotto e formaggio, poi fritta. Non manca il vino, e si resta a tavola fino a ora tarda per intonare il canto della Filomè, un famoso gioco con le regole votate al divertimento e alla condivisione.

Intorno, per tutte le giornate, ci sono l'imbandieramento delle vie a cura dei due rioni, i giochi popolari dei bambini e quelli fra rioni, il bando di sfida e il bando di annunzio che apre la festa, i mercati, i banchi didattici per bambini e adulti, i giullari, i musici itineranti, i trampolieri, gli attori e i falconieri, le mostre dei costumi d'epoca, le conferenze, i tornei di poesia e i laboratori di lettura per i più piccoli. A tenere insieme tutto è l'Ente Giostra dell'Arme, con il Comune di San Gemini, i due rioni, la Parrocchia, il Gruppo Sbandieratori di San Gemini e la Compagnia dell'Ariete.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Giostra dell'Arme a San Gemini è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Sangemini si trova a 1,6 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di San Gemini Nord dista 1,2 chilometri, cioè 2 minuti di strada.

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