Home » Folklore e Rievocazioni
Giostra della Quintana (Rivincita) a Foligno 2026 - Il bando che a settembre cambia una riga
La Giostra della Quintana — La Rivincita si corre a Foligno, in provincia di Perugia, nel pomeriggio della seconda o terza domenica di settembre: è il secondo dei due appuntamenti annuali, dopo la Sfida di giugno. I dieci binomi cavallo-cavaliere dei rioni si sfidano al «Campo de li Giochi» e a ogni passaggio sotto la statua tentano di sfilare con la lancia un anello, in tre tornate. Ogni anello sfilato e presentato ai giurati vale 30 punti; la sera che precede la sfida il Corteo delle Rappresentanze Rionali attraversa il centro storico fino a piazza della Repubblica per la lettura del Bando e l'arruolamento dei cavalieri.
Una parola sola, e si capisce che è settembre
Il bando della Quintana di Foligno è scritto in un italiano seicentesco, e il banditore lo legge in piazza davanti a tutta la città. Finisce con un invito preciso: «ecco vi attendono al Campo de li Giochi, nel corruscar del vespro settembrino!»
Quella parola non è sempre lì. Il testo esiste in due versioni, e a giugno, per la Sfida, la stessa riga dice «nel corruscar dell'aere vespertino!». A giugno si promette la luce della sera; a settembre si nomina il mese. È tutta qui la differenza formale fra le due giostre di Foligno — la Sfida e la Rivincita — e sta in una parola.
Il resto chiama la città con la stessa enfasi: «Madonne e Messeri che in Foligno vivete o dentro le mura o fuori per le campagne amene, udite!», e poi «dame superbe in preziosi broccati coi lor sorrisi alle genti intorno, e scintillar di lance e di cruenti sproni e saettar di focosi destrieri». La chiusa è la parte che il paese si tramanda, perché non parla del vincitore ma di tutti: «tutte accorrete a gioir di Vittoria, anco se arride altrui, ché la concordia e l'amor de la Cittade tutta son pur Vittoria e bella e grande!»
Un bando, del resto, è per definizione una comunicazione dell'autorità al popolo su fatti di pubblico interesse, e un tempo a leggerlo era il Maestro di Campo.
Perché le giostre sono due
A Foligno non si corre una volta sola. I dieci binomi cavallo-cavaliere, uno per rione, si sfidano due volte l'anno: la sera del secondo o terzo sabato di giugno per la Sfida, il pomeriggio della seconda o terza domenica di settembre per la Rivincita.
Non è sempre stato così. I dieci rioni si affrontano dal 1946, ma il palio se lo contendono due volte l'anno solo dal 1979: la Rivincita è più giovane della manifestazione che la ospita. Chi arriva a settembre trova quindi il secondo appuntamento, quello in cui chi ha perso a giugno può riprendersi tutto, e i dieci cavalieri tornano a sfidare il Dio Marte per portare il palio ai propri rionali. Le due prove, però, sono soltanto l'atto finale di una mobilitazione che a Foligno dura tutto l'anno.
La sera prima: la piazza, la statua scoperta, i tamburi
La sera che precede la gara il centro storico si riempie. Il Corteo delle Rappresentanze Rionali attraversa le vie fino a piazza della Repubblica, per la lettura del bando e l'arruolamento dei cavalieri: le strade sono addobbate e illuminate dalle fiaccole. I costumi non sono generici, e nemmeno approssimativi: richiamano un arco di tempo compreso fra il 1580 e il 1620, con fogge ispirate alla moda spagnola, come attestano diverse fonti iconografiche umbre dell'epoca.
Quando il corteo arriva in piazza comincia una liturgia civile dall'ordine fisso. Apre la rappresentanza dell'Ente Giostra della Quintana, con presidente, vicepresidente e magistrature; poi prendono posto l'Araldo, il Valletto con il cero, i gonfaloni, il Palio, e arrivano la Madrina e la rappresentanza del Comune. Sul palco principale salgono il Priore, la Prima Dama e l'Alfiere, mentre quattro tamburini per ogni rione restano in piazza, disposti secondo il cerimoniale.
Poi la cerimonia diventa teatro, e ha perfino un titolo: Amore e Potere. Una voce fuori campo introduce la scena mentre gli attori prendono posto. Il colpo di scena è uno solo, ed è quello che tutti aspettano: quando l'Araldo annuncia il nome del guerriero simbolo della Quintana, viene scoperta la Statua dell'Inquintana, fra effetti pirotecnici e rulli di tamburo. Da lì si va verso la gara — entrano i cavalieri con il Maestro di Campo, si susseguono l'arruolamento, il lancio delle sfide e la benedizione — e a chiudere è il bando, il passaggio più identitario di tutti, quello che apre ufficialmente il tempo della competizione.
Nel corteo ogni rione manda una delegazione in ordine fisso: il porta-targhe con lo stemma insieme all'alfiere; il Gruppo Politico, cioè il Priore con i suoi consiglieri; il Gruppo Nobiliare, che è l'attrazione principale della sfilata, con gentiluomini, dame e la Dama di Giostra; il Gruppo Equestre, con il cavaliere che il giorno dopo correrà, il padrino, il porta-lancia, il porta-nome e un seguito di paggi; e in coda sbandieratori, trombettieri e tamburini. I vestiti se li fanno in casa: i costumi sono confezionati nelle sartorie rionali e sono di proprietà del rione che li porta in sfilata, e rispettano in ogni dettaglio le mode sfarzose tipiche del Seicento folignate. Il giorno della gara il corteo si rimette in moto, ma più corto: parte dal parco che fa da ammassamento e da lì entra al Campo de li Giochi.
Che cosa succede al Campo de li Giochi
Lo stadio porta il nome dei suoi fondatori, Marcello Formica e Paolo Giusti. Il tracciato ha la caratteristica forma a 8, è delimitato da una serie di bandierine e misura 754 metri; all'incrocio delle due diagonali sta il bersaglio, la statua lignea del XVI secolo che raffigura un guerriero — il Dio Marte — col braccio destro disteso. Sotto il pugno serrato c'è un gancio, ed è lì che vengono appesi gli anelli da infilare con la lancia.
Il conto è semplice e spietato. La giostra si articola in tre tornate; a ogni tornata il cavaliere passa tre volte sotto la statua e prova a sfilare l'anello, mentre due giurati ne agganciano uno nuovo appena lui è passato. Alla fine deve mostrare alla giuria i tre anelli. Ogni anello sfilato e presentato vale 30 punti, ogni bandierina abbattuta ne costa 10, per un massimo di 90 punti a tornata. E qui arriva la regola che rende tutto definitivo: chi non ha totalizzato 90 punti nella tornata è automaticamente escluso da quella successiva.
Gli anelli si rimpiccioliscono di tornata in tornata, e negli anni si sono rimpiccioliti anche in assoluto. Il vecchio «cerchione» da dieci centimetri andò in pensione quando il Comitato Centrale fissò i diametri a otto, sei e cinque centimetri, in vigore dal 2008. Dieci anni dopo si è stretto ancora: dalla giostra del giugno 2018 gli anelli sono di 6 centimetri per la prima tornata, 5,5 per la seconda e 5 per la terza, decisi all'unanimità dal Comitato Centrale per alzare il coefficiente di difficoltà della gara.
Dal 1448 al ritorno del 1935
L'origine remota è documentata e molto più vecchia del Seicento: a Foligno si giostra almeno dal XII secolo, con una corsa in onore di Federico Barbarossa nel 1158 e un'altra nel 1240, per il passaggio di Federico II. Giostre vere e proprie sono poi documentate con frequenza a partire dal 1448, organizzate dalla città nell'ambito dei festeggiamenti per il patrono, San Feliciano.
Il modello della rievocazione di oggi, però, è uno solo e ha una data: la corsa alla Quintana disputata a Foligno il 10 febbraio 1613, in occasione del Carnevale, descritta in ogni particolare dal cancelliere di allora, Ettore Tesorieri. Fu lui a organizzarla e a redigere lo Stimolo Generoso di Virtute, il documento che regolava la sfida fra i cavalieri iscritti. Quel testo, trascritto dall'antico originale, fu pubblicato nel 1906 dall'erudito folignate monsignor Michele Faloci Pulignani, ed è da lì che la giostra è tornata: nel 1935 un articolo del giornale «La Fiamma», intitolato «Ripristiniamo la Giostra dell'Inquintana», ne proponeva la ripresa per richiamare forestieri e rendere più caratteristico il Settembre Folignate.
La Quintana rinasce davvero nel 1946, un anno dopo la fine della guerra, e almeno fino al 1949 non le somiglia quasi per niente. Non c'era nemmeno l'otto: niente diagonali, ma un semplice circuito a forma di zero, una specie di «Indianapolis» equestre, con la statua del Dio Marte all'altezza della tribuna centrale, più o meno dove oggi sta la tribunetta dei cronometristi e della giuria. La prima giostra si corse il 15 settembre, il regolamento aveva sette articoli e il tempo massimo per completare il percorso era di tre minuti. Il primo bando, scritto dall'avvocato Giuseppe Mancini, non parlava di cavalli: invitava alla concordia, per lenire le ferite lasciate dal conflitto.
Poi tutto si è irrigidito e arricchito. Gli articoli del regolamento sono passati da sette a diciassette e il tempo massimo di una tornata è sceso a due minuti e venti secondi; è nata la prima commissione tecnica, incaricata di scegliere i cavalli facendo da tramite con i proprietari; il corteo si è gonfiato fino a oltre 150 cavalli, con le targhe di travertino a delimitare i confini dei dieci rioni e le prime corazze. Il rigore filologico è arrivato fino alla faccia dei cavalieri, che per un periodo furono costretti a giostrare con parrucca, pizzetto e baffi, rigorosamente finti. È caduta anche qualche consuetudine più antica: il vecchio cerimoniale, in uso fino al 1997, prevedeva che i tamburini del rione ultimo classificato facessero la «scorta al vescovo» sulle scalette della cattedrale di San Feliciano, ed è stato ripreso una volta sola per un'edizione straordinaria; al suo posto è arrivato il cerimoniale in piazza con l'arruolamento e il bando alla fine del corteo, ed è tornato il Cantaquintaniere. C'è stato l'anno della prima donna priore nella storia della Quintana, alla guida del Contrastanga: la «pasionaria» Anita Chiucchi.
Non tutti gli anni sono stati facili, e la cronologia dell'Ente non lo nasconde: dopo le sentenze della vicenda doping legata all'Operazione Zodiaco del 2006 la Quintana finì travolta dalle polemiche, e l'Ente rispose istituendo il centro di ricovero per i cavalli di giostra. L'ossatura istituzionale, comunque, è vecchia quasi quanto la rievocazione: l'Ente Autonomo Giostra della Quintana è associazione riconosciuta Ente Morale con decreto del prefetto di Perugia del 26 maggio 1952, e i suoi soci sono i rioni, cioè le dieci contrade urbane individuate per nome all'epoca della prima rievocazione.
Taverne, fiera dei soprastanti e i dieci rioni
Nella settimana della giostra a Foligno non si mangia a caso. Nei quattordici giorni che precedono la gara aprono le taverne rionali, con menù di cucina folignate, gestite dai volontari dei rioni che curano anche gli eventi in programma; restano aperte fino al sabato prima della giostra. C'è poi un mercato che ne rifà un altro: la fiera dei soprastanti ripropone l'antico mercato che si teneva in città fino al 1816, quando Foligno era sotto lo Stato pontificio e contava parecchio nel commercio; i banchi, curati dai dieci rioni insieme a quelli dell'Ente, intrattengono il pubblico con oggetti particolari, dimostrazioni di mestieri e scene di vita. E c'è una gara che si vince a tavola, il «Gareggiare dei Convivi», in cui gli ultimi cinque rioni si sfidano riproponendo un fastoso banchetto barocco.
I rioni sono dieci — Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Croce Bianca, Giotti, Mora, Morlupo, Pugilli e Spada — e i loro nomi raccontano la città meglio di una guida. Ammanniti vuol dire agguerriti, e viene dal carattere dei suoi abitanti, che una fonte antica descrive «sempre ammanniti, et all'ordine unitamente a combattere». Pugilli viene invece da un'unità di misura: i «pugilli» erano un'antica misura di superficie agraria, e il nome nasce dall'assegnazione di alcuni pugilli di terra a profughi di Todi — per questo lo stemma è un'aquila nera in campo bianco, simbolo della ghibellina Todi. Spada deriva dagli Spatarij, un popolo antico che avrebbe occupato la zona e costruito una porta nelle mura, sulla quale sarebbe stata scolpita, e ancora si vedrebbe, una spada nuda. Contrastanga prende il nome dalla porta omonima, chiamata così perché confinava con un laghetto.
Gli altri nomi vengono da luoghi che in gran parte non ci sono più. Badia nasce da un'antica abbazia benedettina che sorgeva dove oggi si erge la chiesa di San Salvatore, e ha uno stemma delineatosi nell'Ottocento che sembra rompere del tutto con la tradizione iconografica precedente. Cassero nel Medioevo non era un rione ma una contrada del rione Campo, o Fonte del Campo, e il suo stemma trova riscontro storico nella cosiddetta Rocca dei Trinci. Croce Bianca deve nome e insegna a un altare sormontato da una croce mauriziana che stava davanti alla chiesa del Suffragio. Morlupo era un fazzoletto di terra dentro il Contrastanga e porta un lupo nero in campo rosa. Sui Giotti l'origine è difficile da stabilire: lo storico Jacobilli la fa risalire a un insediamento militare dei Goti. E su un rione l'onestà arriva fino in fondo: secondo la tradizione orale, ma senza alcun riferimento storico reale, il rione Mora avrebbe preso nome e insegna da un albero di gelso piantato nella sua piazza principale.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della Giostra della Quintana (Rivincita), a Foligno, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Foligno si trova a 1,5 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Foligno Centro - Macerata dista 3 chilometri, cioè 4 minuti di strada.
Che altro succede in provincia di Perugia
Se sei in zona, poco lontano si tengono anche queste.
- Giostra della Quintana a Foligno — giugno
- Giochi de le Porte a Gualdo Tadino — settembre
- Donazione della Santa Spina a Montone — agosto