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Folklore e Rievocazioni

Giostra Cavalleresca a Sulmona 2027 - Gli anelli da sei centimetri e il percorso a otto in piazza Maggiore

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 25 al 26 luglio 2026
Dove Piazza Garibaldi, Sulmona

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: giostrasulmona.it, letta il 20/09/2026.

La Giostra Cavalleresca si corre a Sulmona, in Abruzzo, in provincia dell'Aquila, sul campo di piazza Maggiore — oggi Piazza Garibaldi — l'ultimo sabato e l'ultima domenica di luglio. Quattro Sestieri e tre Borghi della città schierano ognuno un binomio cavallo-cavaliere: al galoppo il cavaliere deve infilare con la lancia anelli di 6, 8 e 10 centimetri appesi alle sagome dei mantenitori, lungo un percorso a forma di otto costruito con circa 2700 metri cubi di terra. La prima Giostra moderna è andata in scena il 27 luglio 1995, dopo che l'ultima dell'era antica si era disputata nel 1643.

Sette contrade e un otto di terra

La Giostra si corre sul tradizionale “campo” di piazza Maggiore (Piazza Garibaldi) l'ultimo sabato e l'ultima domenica di luglio, e a correrla è la città divisa in sette. Vi partecipano quattro Sestieri (Porta Bonomini, Porta Filiamabili, Porta Japasseri e Porta Manaresca) e tre Borghi (Pacentrano, San Panfilo e Santa Maria della Tomba) compresi entro le cinte murarie della città medievale, rappresentati ognuno da un binomio cavallo-cavaliere, che viene estratto a sorte.

La piazza per l'occasione viene allestita con circa 2700 metri cubi di terra su cui viene realizzato un percorso a forma di otto, tracciato con piantine di lauro ceraso, attorno al quale vengono predisposte delle tribune che permettono di ospitare circa 4000 spettatori. L'associazione allestisce il campo di gara realizzando una pista con materiali argillosi decorata con verde e steccati.

Il cavaliere al galoppo deve infilare con la lancia alcuni anelli di diverso diametro (6, 8 e 10 centimetri) pendenti dalle sagome dei tre mantenitori dislocati lungo il percorso; ogni contendente affronta quattro avversari scelti mediante sorteggi, per complessivi 14 scontri, e i quattro cavalieri che avranno conseguito il miglior punteggio si cimenteranno tra loro per definire i due che si contenderanno la vittoria finale. Il punteggio è calcolato in base agli anelli infilati, tenendo conto, nell'ordine, del numero di “botte”, dei punti e infine del tempo impiegato.

I premi sono due. Al Sestiere o Borgo vincitore viene assegnato il classico palio, mentre al cavaliere andrà una catena d'oro con medaglia raffigurante l'emblema di Sulmona con la sigla SMPE: quelle quattro lettere sono l'acronimo dell'emistichio ovidiano “Sulmo mihi patria est”, e stanno su uno scudo gotico antico sul cui campo, rosso, risplendono. Il palio, disegnato ogni anno da un artista diverso e ispirato alla storia, ai simboli, ai monumenti e personaggi della città di Sulmona, viene assegnato a fine gara in una breve ma solenne cerimonia che si svolge al centro di piazza Maggiore.

Per l'edizione dei trent'anni è stato annunciato un cambio di formula: il tradizionale percorso a otto lascia spazio a duelli frontali tra cavalieri in armatura, ispirati ai tornei rinascimentali, con lance progettate per spezzarsi sugli scudi degli avversari, e a determinare il vincitore non è la velocità ma la precisione del colpo, perché passa il turno il cavaliere capace di rompere la propria lancia sullo scudo dell'avversario. Il torneo mantiene la struttura a eliminazione diretta con quarti, semifinali e finale.

Dal foro della Piscarìa al 1643

I primi documenti attestanti l'esistenza della Giostra Cavalleresca di Sulmona risalgono alla seconda metà del Cinquecento. La Giostra avrebbe però avuto origine in tempi precedenti, da collocarsi già nell'epoca di Federico II, nel XIII secolo, quando la comunità sulmonese godeva di un momento favorevole.

Per una ricostruzione delle origini del torneo equestre rivestono particolare interesse i volumi dell'umanista sulmonese Ercole Ciofano, con la sua “Sulmonis descriptio” e “Capitoli da osservarsi nella Giostra della Città di Sulmona” dato alle stampe da Cornelio Sardi.

Il torneo consisteva in tre assalti alla lancia, portati contro un bersaglio umano (il cosiddetto “Mantenitore”) da un cavaliere munito di una lancia con vernice bianca sulla punta (detta punteria). In quel gioco un cavaliere e un cosiddetto “Mantenitore” si scontravano in un “campo di gioco” diviso in due da una palizzata: il Mantenitore poteva colpire, ferire o disarcionare il cavaliere, mentre il cavaliere doveva cercare di colpire l'avversario con la propria lancia al capo, al busto o alla mano armata, e i punti venivano assegnati a seconda della parte del corpo dell'avversario colpita.

Fin dalle origini il torneo si disputava nel foro detto della Piscarìa, come riferisce lo studioso Enzo Mattiocco, da identificare con l'attuale Largo Faraglia, prospiciente l'Acquedotto medioevale del 1256, fatto costruire da Re Manfredi di Svevia. Con il tempo, cominciando proprio dalla costruzione del monumentale Acquedotto, quindi successivamente con la costruzione del convento di Santa Chiara e di ulteriori edifici, la “piscarìa” si estese fino a raggiungere le attuali dimensioni e caratteristiche, assumendo i connotati dell'attuale piazza Maggiore, dove sostavano i cavalieri in preghiera prima delle sfide.

La tradizionale sfida si celebrava due volte l'anno: nella festa dell'Annunziata il 25 marzo e in quella dell'Assunta il 15 agosto, oltre a edizioni speciali in onore di personaggi illustri o a ricordo di eventi eccezionali. Proprio perché il torneo cavalleresco di piazza Maggiore era disputato in occasione di solennità religiose, ad organizzarlo erano i governatori delle chiese dell'Annunziata e di Santa Maria della Tomba, intitolate per l'appunto alle due solennità mariane, e gli stessi governatori delle due chiese sostenevano l'onere finanziario dell'organizzazione del torneo.

A partire dai primi anni del XVII secolo le Giostre attraversarono momenti di crisi, e l'ultima Giostra dell'era antica si svolse quindi nel 1643; intorno alla metà del Seicento gli scontri furono dismessi e i ricchi cimeli, armi e costumi, un tempo conservati nella Sala del Cavaliere del Palazzo della SS. Annunziata, andarono dispersi. Per quasi due secoli, dal tramonto della Giostra antica, nessuno si occupò più della tradizione legata a piazza Maggiore.

Il plastico in televisione

Solo nell'Ottocento tornò a interessarsene l'archeologo Giovanni Pansa con un saggio sui Capitoli di Giostra di Cornelio Sardi, e breve cenno alla Giostra Cavalleresca fece anche lo storico Pietro Piccirilli nella sua preziosa Guida storico artistica della città. La voglia di ripristinare la Giostra fu sollecitata da un piccolo volume dedicato al torneo cavalleresco fatto pubblicare dal sindaco nei primi anni Novanta.

Un gruppo di sulmonesi, appassionati delle più antiche tradizioni cittadine e dotati di tanto coraggio, guidati dal professore Gildo Di Marco, si formò per riportare alla luce e realizzare la Giostra Cavalleresca, e questo gruppo tenne a battesimo l'Associazione Culturale Giostra Cavalleresca, costituita nel dicembre 1993. Il progetto era nato poco prima: era il 9 novembre 1993 quando, da una straordinaria intuizione di Gildo Di Marco, nacque il progetto Giostra.

Da quella data furono necessari due anni di duro lavoro e di appassionato impegno per riorganizzare l'antica tradizione, a cominciare dal reperimento dei fondi indispensabili per tenere il torneo, la nascita di scuole per sbandieratori, tamburini, chiarine, danza antica, cavalieri e quindi l'organizzazione di quello che sarebbe diventato il nerbo del “popolo della Giostra”, i Borghi e Sestieri nei quali il centro storico venne ripartito. In una conferenza, nell'emittente televisiva Videoesse, Gildo Di Marco presentò per la prima volta il plastico del campo di piazza Maggiore, con il circuito a forma di “otto” sul quale si sarebbero svolte le gare.

Il 27 luglio 1995 va in scena la prima Giostra Cavalleresca moderna: dopo oltre trecento anni piazza Maggiore torna a ospitare l'antica giostra.

Quattrocento figuranti lungo corso Ovidio

La rievocazione del corteo storico che accompagna la gara e si snoda per le vie della città contribuisce in maniera significativa a ricreare l'atmosfera del tempo e a suscitare emozioni di stupore e allegria per la ricchezza, la vivacità e la fedeltà dei costumi all'epoca rinascimentale. È uno spettacolo unico di costumi, stendardi, suoni che vede protagonisti circa quattrocento figuranti di Borghi e Sestieri, preceduti dal gruppo di rappresentanza della Giostra Cavalleresca.

Il corteo sfila lungo Corso Ovidio fino al luogo in cui si terrà la gara, ovvero la scenografica Piazza Maggiore, passando per piazza Plebiscito; e al suo passaggio davanti al palazzo dell'Annunziata i figuranti rivolgono il proprio saluto alla Regina Giovanna d'Aragona e al direttivo della Giostra, e accolgono l'ingresso dei cavalieri. I cavalieri in sfilata sono accompagnati da sbandieratori, tamburini, falconieri, suonatori di chiarine, dame e armigeri, tutti rigorosamente abbigliati con costumi dell'epoca rinascimentale, fedelmente ricostruiti, insieme ai figuranti dei Borghi scomparsi, del Mastrogiurato e del gruppo dei Portatori del Palio.

Aprono la sfilata storica gli ultimi classificati alla precedente edizione della Giostra cavalleresca, come vuole la tradizione, mentre il gruppo vincitore sfila per ultimo, immediatamente prima del Palio: e infatti più è grande la distanza dal Palio durante la sfilata del Corteo storico, più è grande il disonore per non aver conseguito un buon punteggio nell'edizione precedente!

Gli spettatori, in attesa dell'inizio della Giostra, seguono il Corteo sventolando o portando indosso i colori del proprio Sestiere o Borgo, mentre enormi stendardi e bandiere, agitate dal vento, spiccano alle finestre: ogni famiglia ha il suo cavaliere preferito per cui “tifare”.

I gioielli realizzati dagli orafi Di Rienzo di Scanno sono destinati a entrare nel patrimonio dell'associazione e a essere utilizzati anche nelle future edizioni, e per un sestiere i monili sono stati progettati tenendo presente la tradizione orafa sulmonese — di particolare importanza la parure della prima dama: una lunga collana di oltre mille perle naturali con un ciondolo d'oro e turchesi raffigurante una croce e orecchini di foggia rinascimentale, mentre le altre figure femminili indossano gioielli che richiamano elementi architettonici ispirati ai rosoni delle chiese di Sulmona e dell'Abruzzo interno. Durante l'anno si realizzano gli eventuali costumi per arricchire il corteo o per la sostituzione di quelli oramai logori.

Ad aprire la sfilata è il 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo: una volta giunti in piazza Maggiore, i cavalieri dell'Arma rievocano la Carica di Pastrengo del 30 aprile 1848, uno degli episodi simbolo del Risorgimento italiano. La musica è quella del gruppo Rota Temporis, che si esibisce davanti a Palazzo dell'Annunziata. Poi il Mastrogiurato dà il via alla prima giornata di gare: sette sfide eliminatorie, i cui risultati definiscono la classifica parziale da cui si riparte nella seconda giornata; la domenica si disputano le semifinali e la finalissima per l'assegnazione del palio.

Ai giochi rinascimentali della Giostra cavalleresca segue un banchetto a tema rinascimentale, con balli e musiche che rallegrano l'atmosfera e accompagnano gli spettatori fino alla fine della manifestazione.

C'è poi la Giostra dei bambini dagli otto ai quattordici anni, che rappresenta il futuro della Giostra Cavalleresca, in collaborazione con le scuole elementari e medie della città, dove si svolgono lezioni di chiarina, tamburi, bandiera, danza antica, araldica, storia del Rinascimento, impartite dagli esperti dell'associazione: si chiama Cordesca. E c'è una sfida di Giostra alla quale prendono parte i comuni dell'Abruzzo insigniti del riconoscimento dei “Borghi più Belli d'Italia”.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla Giostra Cavalleresca a Sulmona è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Sulmona Introdacqua si trova a 1,4 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Sulmona dista 2,2 chilometri, cioè 3 minuti di strada.

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