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Folklore e Rievocazioni

Li Fauni a Norcia 2026 - La ginestra che scoppietta e i fuochi per il volo della Santa Casa

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Li Fauni, o focaracci, si accendono a Norcia, in provincia di Perugia, la sera del 9 dicembre. In ogni rione e nelle case sparse gruppi di appassionati ammucchiano la ginestra intorno a un altissimo palo di legno e le danno fuoco: la ginestra si sceglie perché, ardendo, produce un intenso scoppiettio. A mezzanotte suonano tutte le campane della città, ad annunciare il passaggio della Santa Casa della Madonna di Loreto, che secondo la tradizione gli angeli portarono in volo da Nazareth il 9 dicembre 1291.

Perché proprio la ginestra

Gli uomini partono per le macchie circostanti, e da sempre la ginestra è la preda più ambita per questi cacciatori di leggende, per una ragione pratica: la scelta della ginestra è dovuta al fatto che questo arbusto, ardendo, produce un intenso scoppiettio che rende il fuoco più vivace e «allegro».

Poi c'è il modo di costruirlo. Nelle piazze tipiche del centro storico gruppi di appassionati si riuniscono per ammucchiare tutta la ginestra intorno a un altissimo palo di legno che sorreggerà il faone mentre brucia, e il lavoro comincia molto prima: bisogna procurarsi la ginestra nelle macchie nursine, innalzare il palo che sorreggerà il tutto, accatastare i rami con speciali tecniche per favorire la combustione, e soprattutto preparare la musica, le cibarie e il vino che rallegreranno la serata.

Sette rioni, una porta per ciascuno

La festa è divisa come è divisa la città. Ognuno dei sette rioni, uno per ogni porta muraria, si dà dei rappresentanti che possano, per entusiasmo e capacità, dar vita ai faoni, e ogni porta muraria e ogni rione sono dediti alla ricerca di ginestre per alimentare i grandi fuochi.

Servono più viaggi: i rionali escono a più riprese per trovare tutta la ginestra necessaria. Di anno in anno la competitività aumenta già dai primi preparativi: c'è gara tra chi carica di più il camion, tra chi fa il Faune più grande, tra chi riesce a creare il fuoco più bello o il banchetto più ricco.

La sera del 9 dicembre

I faoni si accendono la sera del 9 dicembre, subito dopo la festa dell'Immacolata Concezione, in ogni rione e nelle case sparse, coinvolgendo tutta la popolazione, offrendo cibo e bevande. Tutta la città e le limitrofe frazioni si illuminano al bagliore di maestose pire di ginestra accese.

La colonna sonora è doppia. Da una parte gli stornelli di immancabili organetti, con qualche inebriante bicchiere di vin brulé, dolci e buon cibo cotto alla brace; dall'altra i «botti» dei ragazzi, i raudi, che in un incessante scoppiare accompagnano tutta la serata, suscitando la paura di molti e l'ammirazione di altri. Intanto le donne a casa si organizzano intorno a liste della spesa e fornelli per deliziare i visitatori durante il mistico falò.

È poi alla mezzanotte che la festa si anima del suono festivo delle campane di tutte le chiese: tutte le campane della città si muovono ad annunciare il passaggio della Santa Casa della Madonna di Loreto. Per questo la ricorrenza ha un secondo nome: la «Festa delle Campane».

Il volo che i fuochi dovevano illuminare

La spiegazione cristiana della festa è una storia di viaggio. Nel 1291 Nazareth, invasa dagli ottomani infedeli, rischiava di essere distrutta; una schiera di angeli portò allora in volo la casa della Madonna da lì fino alla costa adriatica, a Loreto, traslandola miracolosamente fino a un bosco di lauri. Secondo la leggenda il cammino passò sopra il cielo di Norcia, e per indicare il percorso ai corrieri divini vennero accesi enormi fuochi, che li guidarono dove il fervore religioso era più forte.

I fuochi si accendevano per «fare luce ai servi del Signore», e la data non è casuale: il 9 dicembre è il giorno antecedente alla Festa della Madonna di Loreto.

La tradizione colloca la traslazione al 9 dicembre 1291.

Prima degli angeli c'erano i Fauni

Il nome viene da più lontano. Il termine deriverebbe da «Fauni», che erano, secondo la mitologia romana, divinità minori molto simili ai Pani e ai Satiri, più comunemente ricordati come compagni delle Fate. Erano divinità campestri, mortali ma di lunghissima esistenza, con un corpo umano e zampe di capra, dall'espressione corrugata e la parvenza forte e gentile, e spesso vengono riprodotti nell'atto di suonare due flauti.

Erano protettori dei campi e delle greggi, difendevano i raccolti dalle intemperie e gli animali dai lupi, ed erano veneratissimi tra i pastori dell'antichità. L'accensione del fuoco, simbolo di forza, di vita, di gioia, aveva allora lo scopo di chiedere protezione a queste divinità in vista dei primi freddi, al fine di esorcizzare l'arrivo del rigido inverno.

Sull'origine del personaggio le fonti antiche già discutevano: secondo Ovidio, Fauno, fondatore primario della specie dei Fauni, era figlio di Marte; diversa è la concezione degli Stoici, che lo consideravano figlio del profeta Pico, nipote di Saturno e padre di Latino.

Con l'arrivo del cristianesimo le feste pagane cominciarono una a una ad assumere i connotati di feste religiose, e alla consacrazione agli dèi campestri successe la ricorrenza della Madonna: il focone divenne «DELLA VENUTA». Oggi i grandi fuochi hanno due valenze: nel significato pagano l'esorcizzazione dell'inverno ormai alle porte e il bruciare l'anno vecchio, nella tradizione cristiana il ricordo del volo della Santa Casa.

Non solo Norcia

La stessa notte si accende in molti paesi. I foconi sono realizzati in molti comuni umbri, tra cui Cascia, Monteleone di Spoleto, Norcia, Castelluccio di Norcia, Preci — e Piedivalle, con il falò della ginestra — Scheggino, Ceselli di Scheggino e Sigillo.

A Norcia la cerimonia coinvolge non solo il capoluogo, ma quasi tutte le comunità frazionali, e a organizzarla sono associazioni, pro loco o parrocchie. L'organizzazione della serata è sempre stata impegnativa, e il suo tramandarsi di generazione in generazione è frutto esclusivo della volontà di alcuni gruppi di persone che, pur di rivivere momenti cari ai loro genitori e ai loro nonni, sacrificano molto del loro tempo per la buona riuscita della serata.

Come arrivare alla festa

Li Fauni a Norcia si raggiungono con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Spoleto, a 42 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Biselli, e il tragitto è di 9,3 chilometri per 11 minuti di guida.

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