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Folklore e Rievocazioni

Giostra de le Castella a Caldarola 2027 - Il doppiere dei Priori e la sfida per il Palio

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
1° e 2° domenica di agosto — quest'anno dal 1 al 2 agosto 2026
Dove Piazza Vittorio Emanuele, Caldarola

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: corriereproposte.it, letta il 21/09/2026.

La Giostra de le Castella si tiene a Caldarola, in provincia di Macerata, la prima e la seconda domenica di agosto, e per l'occasione il borgo si trasforma in un grande teatro rinascimentale. Dame, cavalieri, priori e popolani in costumi d'epoca riempiono i vicoli tra bandiere al vento e tamburi che riecheggiano, e la rievocazione coinvolge le cinque frazioni del comune: Croce, Pievefavera, Valcimarra, Vestignano e Caldarola. Al centro di tutto sta un cero, e un patto che risale al 1586.

Cinque castelli riuniti sotto un'unica amministrazione

Nel 1586, con la riorganizzazione del territorio voluta dal cardinale Evangelista Pallotta, le cinque castella vennero riunite sotto un'unica amministrazione con sede a Caldarola, che divenne centro politico e religioso del nuovo assetto. I castelli di Croce, Pievefavera, Valcimarra e Vestignano all'epoca appartenevano al Ducato dei Varano, e in epoca moderna li si è voluti coinvolgere per dar maggior valenza alla manifestazione.

Da quel riassetto nasce il gesto attorno a cui ruota la festa. Il dono del cero, simbolo di fedeltà e unità tra le comunità, rappresentava allora un patto civile e spirituale, e il rito segue quanto detto negli statuti del 1586: «in ogni anno, nella festa di Maria Vergine, tanto nel mese di marzo che di agosto, il comune della Terra di Caldarola sia tenuto e debba dare e presentare alla Chiesa di Santa Maria Annunziata nel Piano di Gea, un doppiere di cera del peso di due libre…».

Il doppiere che i Priori offrono al sacerdote

La manifestazione si svolge la prima e la seconda domenica di agosto, e la prima domenica è quella del rito. Preceduto da un corteo in abiti del primo Rinascimento, si svolge il suggestivo rito dell'Offerta del doppiere, in cui i Priori delle Castella offrono il Doppiere al sacerdote che lo benedice: quel gesto è il cuore simbolico della festa. Nello stesso arco di giorni si tengono anche la prima sfilata in abiti storici e il giuramento dei priori.

La serata si conclude con «Frustenga, liccacennora e ficaonta», la riedizione di antiche ricette di pani e dolci offerti dalle fornarine e annaffiati dal vino dell'oste del paese.

Le gare che assegnano il Palio

L'altra domenica è quella delle sfide fra le frazioni, e anche il luogo ha la sua storia: il corteo scende dal castello e si porta nella «Platea magna in Castelvecchio», che oggi si chiama Piazza Vittorio Emanuele, ed è lì che hanno luogo le gare. Quelle gare assumevano particolare importanza in occasione del calendimaggio, ricorrenza molto sentita e che continuò a essere ricordata con particolare solennità fin verso la metà del Seicento.

Le prove sono il tiro con l'arco, il tiro alla fune, il taglio del tronco, la bella lavandaia e il Certamen Cursus Cornua Ferentium, una corsa che mette alla prova resistenza, agilità e spirito di squadra. Il tiro alla fune si gioca in più tornate, dal primo spareggio del Palio fino alla seconda tornata con le finali. Alla fine delle gare viene assegnato il Palio, simbolo dell'onore e della vittoria: la disfida che lo assegna alla Castella vincitrice si disputa in piazza Vittorio Emanuele II, e il Palio sarà per l'intero anno della Castella regina del paese.

Quattro giorni di giullari, tamburi e taverne

Attorno al rito e alle gare stanno quattro giorni di festa. Le vie sono popolate da sbandieratori, tamburini, giullari, musici e mangiafuoco che animano ogni angolo del paese con spettacoli itineranti, e agli artisti di casa — i Tamburini di Caldarola — si aggiungono gruppi che arrivano da tutte le Marche e oltre: il gruppo storico «La Pandolfaccia» di Fano, i Musici e sbandieratori Città di Fabriano, il gruppo storico il Grifone della Scala di San Severino, le Tamburine di Montecassiano, i tamburi di Visso, le Sbandieratrici della Sibilla, i «Nadari giullari» per l'animazione medievale dedicata ai bambini, gli Acrobati del borgo con la giocoleria e il fuoco, i Brema con la musica dal vivo, folk e medievale.

Si mangia in due Taverne «de la luna»: la prima con le tipicità locali e di tutta la cucina marchigiana, la seconda con i piatti della cucina bergamasca, curata dalla Pro Loco di Urgnano, in provincia di Bergamo, che per il secondo anno consecutivo è tornata a Caldarola, paese che aveva abbracciato dopo il terremoto. E c'è la tradizionale Cena del Palio, che si tiene alla Taverna della Luna.

Dal 1983 a un libro per le 35 edizioni

La rievocazione storica Giostra de le Castella è iniziata nel 1983, e vuol dare l'opportunità di far rivivere il passato di Caldarola. Il fondatore della Pro Loco e della Giostra fu don Paolo Mercorelli, parroco storico del paese. Al corteo della Giostra del 1983 il primo Capitano del popolo era Mauro Capenti, poi sindaco e appassionato di storia locale, a cui è toccato l'excursus storico dal contesto in cui nacque la Giostra fino ai fatti storici che l'hanno ispirata; dal suo discorso è arrivato anche l'omaggio al professore Rossano Cicconi, per l'impegno che mise nella ricerca storica legata a Caldarola e ai Cardinali Pallotta.

Raggiunto il traguardo delle 35 edizioni, la Pro Loco lo ha celebrato con un libro di foto e testimonianze di coloro che hanno fatto la storia di una delle manifestazioni più care ai caldarolesi. Sono stati presentati anche i nuovi tamburi, acquistati grazie ai fondi del progetto «Borghi Accoglienti»: non semplici strumenti, ma un vero e proprio investimento sulle nuove generazioni, per garantire continuità a una tradizione che guarda al futuro restando ancorata alle proprie radici.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Giostra de le Castella a Caldarola richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Tolentino, a 11 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Caldarola, e il tragitto è di 1,2 chilometri per un minuto di guida.

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