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Folklore e Rievocazioni

Mercato delle Gaite a Bevagna 2027 - Rievocazione medievale con quattro gare filologiche e palio

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
ultimi 2 week end di Giugno
Dove Bevagna (PG), Bevagna

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: ilmercatodellegaite.it, letta il 19/09/2026.

Il Mercato delle Gaite è una rievocazione storica che si svolge a Bevagna, in provincia di Perugia, negli ultimi dieci giorni di giugno. Le quattro Gaite, i quartieri in cui è diviso il borgo — San Giorgio, San Giovanni, Santa Maria e San Pietro — ricostruiscono la vita quotidiana degli abitanti fra il 1250 e il 1350 e si sfidano in quattro gare: il mercato, i mestieri, la gastronomia e il tiro con l'arco. La Gaita vincitrice riceve il Palio della Vittoria; la ricostruzione è tratta dallo Statuto comunale, che dal 1983 un gruppo di studiosi esamina accuratamente.

Quattro quartieri, quattro gare

Il Mercato delle Gaite è una precisa e scrupolosa rievocazione medievale che riporta Bevagna nei panni dell'antica Mevania. Non fa riferimento a un evento storico preciso, bensì a un'epoca compresa fra il 1250 e il 1350, e ricostruisce la vita quotidiana degli abitanti del borgo con la massima fedeltà storica possibile.

Il termine «Gaita» deriva dal vocabolo longobardo watha, che significa «guardia» o «vedetta», e indicava i quattro quartieri in cui era suddiviso il territorio: Gaita San Giorgio, San Giovanni, Santa Maria e San Pietro. Oggi le quattro Gaite si sfidano in quattro gare — il mercato, i mestieri, la gastronomia e il tiro con l'arco — giudicate da una commissione di medievisti e docenti universitari, con un complesso sistema a punti.

Che le gare siano quattro non è un caso, e la manifestazione lo rivendica. Nel Medioevo il quattro è considerato un numero perno e risolutore: quattro gli elementi ereditati dall'antichità — terra, acqua, aria, fuoco — quattro le qualità (caldo, freddo, secco, umido), quattro gli umori, quattro i temperamenti, quattro i momenti del giorno, quattro le stagioni dell'anno e quattro quelle della vita. Lo dice già Empedocle: «conosci innanzitutto la quadruplice radice di tutte le cose».

L'ultima sera si aprono le buste con i giudizi davanti ai consoli delle quattro Gaite, al Podestà, al sindaco, all'assessore delegato, al segretario verbalizzante e ai rappresentanti delle forze dell'ordine; solo dopo il conteggio si assegna il Palio della Vittoria.

Quarant'anni fa, invece dei turni di guardia

La festa è fatta dai volontari, che qui si chiamano il popolo delle Gaite, e ogni Gaita è retta da un console e dai consiglieri del direttivo.

L'origine è più modesta di quello che si vede oggi: dalla Sagra della Porchetta, iniziata a Bevagna nei primi anni Settanta a cura della Pro Loco, è nata la rievocazione, che dal 1983 si è arricchita di un mercato medievale; l'Associazione Mercato delle Gaite nasce formalmente il 26 aprile 1989. Dallo stesso 1983 un gruppo di studiosi esamina accuratamente lo Statuto cinquecentesco del Comune — i Libri Statutorum Antique Terre Mevanee — e i documenti conservati all'Archivio di Stato.

Il patto fra i quartieri è raccontato con una frase che spiega tutto: quarant'anni fa le Gaite si misero d'accordo e, anziché fare i turni di guardia, si divisero gli incarichi, ognuna ricostruendo due antichi mestieri.

C'è anche una ragione per cui si è scelto il Medioevo e non l'epoca romana, di cui pure Bevagna conserva testimonianze: i vicoli stretti e bui, le corti e la piazza, con i suoi esempi di arte romanica e gotica, costituivano lo sfondo ideale.

Otto botteghe, e un artigiano che rifà le macchine

Ogni Gaita presenta in gara due mestieri, per un totale di otto botteghe aperte tutte le sere con artigiani in costume. La regola è illustrare l'intera filiera, dal reperimento della materia prima al prodotto finito, usando solo strumenti e metodologie dell'epoca.

Il nucleo permanente sono quattro laboratori: la Cartiera, la Cereria, il Setificio e il Dipintore. Nella Cartiera si produce la carta bambagina con polpa derivata dagli stracci, macerati e ridotti in poltiglia anche grazie alla pila idraulica a magli multipli azionata dall'acqua. Nel Setificio si segue tutto il ciclo della seta, dalla trattura — l'estrazione del filo dal bozzolo — alla tessitura, passando per il torcitoio circolare a trazione umana. Nella bottega del Dipintore si preparano i pigmenti naturali legati con il tuorlo d'uovo per la tempera su tavola.

Nella Cereria le candele si producono colando cera d'api sciolta in caldaie di rame su stoppini di canapa, e con un'abile torsione si ottiene il «duplero», singolare manufatto caratterizzato da doppia fiamma e doppia durata.

Attorno a queste ruotano lo scriptorium, la zecca, l'officina del fabbro, la bottega dello speziale, la tintoria, la vetreria, la segheria idraulica, la lavorazione della canapa, il forno da pane. Dalla lettura degli antichi testi sono stati ricavati strumenti unici, come il torcitoio a trazione umana e la pila idraulica a magli multipli, fondamentali per ottenere una produzione fedele.

Dimenticate pomodoro, patate e caffè

Ogni Gaita allestisce una taverna e una locanda: nelle taverne si mangiano piatti tratti da ricettari medievali, nelle locande piatti veloci, spesso a base di carne alla brace.

«Dimenticate pomodoro, patate e caffè»: niente prodotti arrivati dalle Americhe, solo sapori antichi. La gara gastronomica chiede una portata principale eseguita seguendo un ricettario europeo redatto fra il 1250 e il 1350, ma non basta cucinare: l'ambientazione, la scelta delle stoviglie e l'intrattenimento devono riflettere fedelmente il ceto sociale a cui il banchetto fa riferimento — nobiliare, borghese o contadino. Nelle taverne si può assaggiare anche il «piatto gara» di ciascuna Gaita.

Per strada si trovano pane e fregnacce, salumi e dolcetti, innaffiati di ippocrasso e chiarea, elisir del medioevo. E il fine settimana che precede l'inaugurazione, in piazza Filippo Silvestri, si tiene il Banchetto Medievale, una cena in costume a base di ricette esclusivamente medievali.

Dodici arcieri e un piattino di coccio

L'unica gara individuale è il tiro con l'arco, che ha sostituito l'iniziale tiro con la fionda. Ogni Gaita partecipa con tre arcieri, dodici in tutto, che usano archi storici privi di mirini o supporti tecnologici moderni e devono rompere piattini di dimensioni decrescenti con un numero limitato di frecce.

Si disputa l'ultima domenica sera, prima delle premiazioni. Il sito della manifestazione la racconta come una gara che si svolge «nel silenzio di una piazza gremita all'inverosimile, rotto dall'infrangersi della freccia sul piattino di coccio, dai cori di sostegno ai propri arcieri, dalle acclamazioni per i vincitori». Dalla gara è nato un gruppo locale di sportivi che oggi gareggia nei campionati italiani ed europei.

Le regole che nessuno inventerebbe

A dare la misura del lavoro filologico sono le norme che il paese rimette in scena, prese dallo statuto.

Il Podestà, per esempio, non è un figurante generico. Proviene da città lontane almeno sedici miglia dal borgo e resta in carica due mesi; entra da Porta San Vincenzo recando con sé due cavalli, un pavese e una ballistam de osso, accompagnato da due notai — ad maleficia e ad extraordinaria — da un giudice, da otto armigeri e dai familiares. Davanti alla chiesa di San Vincenzo dona un palio di velluto di seta rosso, e nella piazza maggiore giura fedeltà allo Statuto. Amministra insieme ai quattro consoli eletti, di cui si ha notizia a partire dal 1187.

Poi ci sono le regole del mercato, e sono quelle che nessuno inventerebbe. Le panettiere devono avere un disco su cui deporre il canestro con il pane, una tovaglia bianca e una bacchetta, e nessuno deve toccare il pane con la mano, ma con la bacchetta. Le pizzicarole, che vendono erba o frutta, devono avere un disco per il canestro e non devono avere la rocca alla cintura né filare con essa, né tenere un bambino in braccio.

La bilancia del macellaio, regolata e sigillata dal Comune, va posta un palmo al di sopra del banco così da essere bene in vista; le pelli si possono tenere ad asciugare per la strada solo di martedì, giorno del mercato; nei mesi di maggio, giugno, luglio e agosto non si vendono scrofe, pecore, becchi o castrati. Il vino si vende in vasi sigillati dal Camerario — pitictum, mezzeto e foglietta — la canapa solo da Porta Giuntula fino a Porta San Vincenzo, e il compenso delle tessitrici dei panni canapati è di tre soldi per sei nodi e otto soldi per quindici.

È su questo che si gioca la gara del mercato: le vie si popolano di banchi con stoffe, oggetti in cuoio, vimini, cordami, carta, ferro battuto, rame, candele lavorate a mano, formaggio, pesce, pane appena sfornato e focacce, e si ricostruiscono i sistemi metrici e di pesatura, i registri commerciali dei notai, le guardie comunali.

Come arrivare alla festa

Il Mercato delle Gaite a Bevagna si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Foligno, a 9,9 chilometri da Bevagna, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Foligno nord ha davanti un percorso di 8,3 chilometri che in 8 minuti porta a destinazione.

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