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Folklore e Rievocazioni

Giostra del Pitu a Tonco 2027 - Rievocazione storica con processo al tacchino e giostra equestre

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
12 aprile 2026
Dove piazza Beretta, Tonco

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.tonco.at.it, letta il 21/09/2026.

La Giostra del Pitu si tiene a Tonco, paese di 800 anime in provincia di Asti, una domenica di aprile. Un tacchino — il Pitu — viene portato in corteo, processato in piazza da giudici togati in dialetto monferrino, condannato a morte e autorizzato a fare pubblicamente testamento; poi viene appeso a una corda in mezzo alla piazza e i fantini dei sette rioni passano al galoppo cercando di staccargli la testa con un bastone. È un antico rito propiziatorio contadino, e nel Pitu era tacitamente identificato il feudatario locale.

Un capro espiatorio con le piume

La Festa del Pitu è un antico rito popolare propiziatorio contadino, che è riuscito a conservare intatti, nel corso dei secoli, tutti gli elementi originali della cerimonia. Le sue origini sono religiose e si qualificano come riti di fertilità legati all'inizio del ciclo stagionale agricolo: alla fine dell'inverno, quando sta per cominciare il nuovo ciclo della produzione, «sorge l'esigenza di assicurarsi il favore divino per un raccolto sicuro e abbondante».

Il meccanismo è quello, antichissimo, del capro espiatorio: cacciare le potenze del male e scaricare addosso al Pitu tutti i mali che hanno afflitto il popolo durante l'anno trascorso, per consentire alla comunità di ricominciare sotto i migliori auspici. E la purificazione, qui, trova attuazione attraverso il «processo» e la «condanna». Partecipare, scrive il Comune, significa «ricondursi alle origini popolari del Carnevale, per cogliere aspetti rilevanti delle classi subalterne, soprattutto dei contadini e del modo in cui essi hanno concepito la festa, la religione, il lavoro nelle società fondate sull'agricoltura».

Nel Pitu era tacitamente identificato il feudatario locale, e la giornata era l'unica occasione in cui i contadini potevano vivere l'illusione di una vita diversa, nella quale era possibile dire quello che pensavano. «Pur consapevole di questa silenziosa e nascosta identificazione, il Feudatario accettava di buon grado la situazione, purché non superasse i limiti da lui stesso fissati».

Il processo, in dialetto monferrino

La giornata comincia con un corteo, ma il momento culminante è il tribunale. Il Pitu imprigionato viene condotto davanti a un tribunale allestito in piazza, dove i giudici togati lo processano in un incalzare di schermaglie verbali fra la pubblica accusa e il Pitu, che cerca inutilmente di difendersi. Tutto si svolge in dialetto e il verdetto non è in discussione: si parla apertamente di «processo iniquo» e di condanna «scontata».

Il processo si tiene in piazza Vittorio Emanuele II.

La vendetta del condannato

Al termine del processo il Pitu viene condannato a morte, e chiede come ultimo desiderio di fare pubblicamente testamento. È un altro momento di satira e di costume, «per rilevare ancora fatti, per colpire ancora ironicamente persone del luogo, per spiattellare in piazza, tra risate, consensi, gesti di disapprovazione, piccoli vizi e difetti della comunità».

Dopo essersi così vendicato, il Pitu lascia a ogni Rione una parte significativa del proprio corpo, motivandone la scelta con commenti alquanto salaci e pungenti. La tradizione è viva: ancora oggi il Pitu, nel suo testamento, prende gusto a colpire le autorità pubbliche e i personaggi più in vista del luogo.

Sette borghi, un bastone e una corda

Finito il testamento, si esegue la sentenza. Il Pitu viene appeso a una corda al centro della piazza e comincia una spettacolare giostra equestre, fra le urla di incoraggiamento o i motteggi dei borghigiani. I fantini, uno per ogni rione, passano al galoppo a turno sotto il tacchino e cercano di staccargli la testa con un lungo bastone; il borgo che riesce ad aggiudicarsi la testa viene dichiarato vincitore.

I rioni in gara sono sette: Annunziata, Casa Paletti, Piazza, Portone, Sant'Antonio, Santa Maria — detta anche Santa Maria Masulò — e Stazione. A chi riesce nell'impresa «spetta l'onore», e il suo borgo festeggia dando inizio al ballo del brando, accompagnato dalla banda.

Il tacchino appeso in piazza non è quello portato in corteo, che ritornerà a casa vivo e vegeto. Fino al 2009 è stata utilizzata una «controfigura» acquistata in macelleria; dal 2015 si usa un simulacro, un fantoccio realizzato in tessuto da una sarta del paese, «nel rispetto della sensibilità moderna».

Gerardo di Tonco, e il pane che diventò pietra

Il corteo storico che precede il processo rievoca un personaggio che ha reso il nome di questo paese conosciuto nel mondo: Gerardo di Tonco, fondatore dell'Ordine di San Giovanni in Gerusalemme, divenuto poi Sovrano Ordine Militare di Malta — altrove definito «primo Superiore dell'Ospizio di San Giovanni in Gerusalemme». La sfilata mette in scena i nobili in visita a Gerardo, ed è aperta dalla storica banda tonchese «La Bersagliera»; dietro il suo seguito viene il carro con a bordo il tacchino, vivo, poi i giudici, poi i carri dei borghi.

Secondo una leggenda Gerardo si era trasferito a Gerusalemme per dare una mano ai cristiani e ai pellegrini e, durante l'assedio della città nel 1099 da parte dei crociati, gettò loro del pane dalle mura; ma quando fu scoperto, il pane si trasformò all'improvviso in pietre.

Il corteo si chiude con la sfilata dei vari borghi che, allo scopo di riscoprire e valorizzare le antiche tradizioni, inscenano momenti di vita quotidiana tramite carri allegorici: scene di vita contadina ricostruite «in maniera estremamente realistica», che riportano a quando le famiglie condividevano, oltre alle umili abitazioni, il lavoro fra campi, stalle e allevamenti. I carri partono dalle Officine Casorzo e arrivano in piazza.

Dal Seicento, il ballo del Brando

Il ballo del «Brando», costituito essenzialmente da una variante della monferrina, dà inizio ai festeggiamenti al termine della giostra equestre, accompagnato dalla banda «La Bersagliera».

La sua esistenza è documentata fin dalla prima metà del Seicento, in un'opera dello scrittore provenzale Claude Brueys, ed è documentata anche fra i balli eseguiti in piazza a Torino nel 1643, per i festeggiamenti del compleanno della reggente Maria Cristina.

Come arrivare alla festa

La Giostra del Pitu a Tonco si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Tonco-Alfiano, a 3,6 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Portacomaro, e il tragitto è di 10 chilometri per 12 minuti di guida.

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