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«A Carnevale ogni scherzo vale»: da dove viene il mondo alla rovescia
«A Carnevale ogni scherzo vale» è la versione domestica di un'idea molto più vecchia: il mondo alla rovescia, cioè l'inversione autorizzata dei ruoli sociali per un tempo delimitato. Nei Saturnali romani i padroni servivano gli schiavi, i poveri si vestivano da re, gli uomini da donne.
La licenza aveva sempre una data di scadenza.
I Saturnali: sette giorni di ruoli scambiati
Per i Romani la prima forma di Carnevale furono i Saturnalia, feste in onore di Saturno e insieme rito di propiziazione agricola. Cominciavano il 17 dicembre e duravano sette giorni, fino al 23.
Che cosa era permesso, in quei giorni:
- Gli schiavi potevano agire da uomini liberi, e i padroni li servivano a tavola.
- Gli uomini si vestivano da donne e le donne da uomini.
- I poveri si addobbavano come re, e le classi umili potevano prendere in giro Cesare senza conseguenze.
- Principi e signori nascondevano l'identità sotto una maschera, che rendeva tutti uguali.
Attorno all'inversione dei ruoli c'era l'apparato della festa: banchetti, danze mascherate notturne — spesso dette dionisiache, da Dioniso — carri, costumi, gare, musica, ballo, rumore e risate.
Un'idea più antica di Roma
Il rovesciamento dei ruoli non nasce con i Saturnali. Una tradizione fa risalire il Carnevale alla Caldea, fra il 3000 e il 2000 a.C., e un'antica epigrafe descrive una festa costruita esattamente sullo stesso principio: l'ancella prende il posto della signora, lo schiavo quello del padrone, e il potente sta in basso come l'uomo comune.
Nei riti dionisiaci e nei saturnali si indossavano maschere per la stessa ragione: permettevano di diventare un'altra persona, anche di rango superiore, e agli ultimi della gerarchia sociale di insultare e deridere i padroni impunemente.
Il Medioevo: la parodia del potere
Nel Medioevo il mondo alla rovescia diventa una pratica pubblica e di piazza. I festeggiamenti occupavano per giorni interi piazze e strade, e a guidarli erano i giullari e i clerici vagantes, che incoraggiavano il popolo a esprimere il rovesciamento dei valori correnti.
Lo strumento era la parodia delle leggi del potere politico e religioso. Da qui viene lo scherzo, che è però solo uno dei fili di questi giorni: dolci, costumi e date stanno dentro il Carnevale intero. Il mondo alla rovescia sosteneva le ragioni materiali e corporali contro quelle spirituali dominanti — il corpo contro l'anima, la pancia contro il precetto — e da lì passerà nella letteratura, dando forma a un intero filone «carnevalesco».
È in questo periodo che la parola entra in uso: «Carnevale» viene adoperata per la prima volta a Firenze e a Roma nel XIII secolo, dal latino carnem levare, privarsi della carne.
Venezia: la maschera che cancellava le leggi
Il caso estremo è veneziano. Nel Carnevale medievale, a Venezia ogni legge veniva abolita se si indossava una maschera.
L'assenza di regole non riguardava soltanto lo scherzo: consentiva anche reati ben più gravi dell'offesa al doge. È la dimostrazione più netta di che cosa fosse davvero il mondo alla rovescia: non una finzione teatrale, ma una sospensione reale dell'ordine giuridico.
Il limite: uno spazio di tolleranza con le date
Quello che rende il Carnevale governabile è la scadenza. La festa crea uno spazio di tolleranza con un inizio e una fine precisi: comincia normalmente con l'Epifania o con Sant'Antonio e finisce al Martedì grasso, e il caos si chiude con il ritorno alla norma.
Il gesto che lo dice meglio sopravvive ancora oggi in molti carnevali: il sindaco cede per finta le chiavi della città al Re del Carnevale. Le consegna, e alla fine se le riprende.
Quando lo scherzo diventa rivolta
La cornice ha retto quasi sempre, ma non è una legge di natura. A Romans-sur-Isère, nel 1580, il Carnevale si trasformò in una rivolta popolare contro le tasse e le prepotenze dei nobili: il mondo alla rovescia smise di essere una finzione e diventò una richiesta politica.
Il tema, del resto, è antico e in epoche successive è stato associato apertamente alla polemica sociale.
Che cosa ne pensava la Chiesa
L'atteggiamento ecclesiastico verso i travestimenti fu ostile prima di diventare tollerante. Nel V secolo la Chiesa condannò i mascheramenti dei primi giorni di gennaio: maschere da cervo, da cavallo e da vecchia, fabbricate con pelli, paglia e materiali poveri.
Sono le stesse figure che si ritrovano nei carnevali contadini di oggi — in Sardegna, per esempio, dove le maschere hanno radici in riti pagani anteriori al cristianesimo e un forte valore agro-pastorale: salutano la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera.
Domande frequenti
Da dove viene «A Carnevale ogni scherzo vale»?
Dal mito del mondo alla rovescia: durante la festa i ruoli sociali si invertono e ciò che di solito è vietato diventa lecito. Il modello più antico sono i Saturnali romani, dove i padroni servivano gli schiavi.
Che cos'è il «mondo alla rovescia»?
Il rovesciamento temporaneo dei ruoli sociali e politici, con la parodia del potere e delle sue leggi. Vale solo dentro un periodo delimitato, e finisce con il ritorno alla norma.
È vero che a Venezia con la maschera si poteva fare tutto?
Nel Carnevale medievale veneziano ogni legge veniva abolita per chi indossava la maschera, e l'assenza di regole copriva anche reati più gravi dell'offesa al doge.
Il Carnevale è mai diventato una rivolta vera?
Sì. A Romans-sur-Isère, nel 1580, i festeggiamenti si trasformarono in una rivolta popolare contro le tasse e le prepotenze dei nobili.