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Folklore e Rievocazioni

Giostra del Saracino ad Arezzo 2026 - L'edizione diurna della Madonna del Conforto

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
19 giugno 2027
Dove Piazza Grande, Arezzo

Fonte: visittuscany.com, letta il 21/09/2026.

La Giostra del Saracino si corre in Piazza Grande, ad Arezzo, in Toscana, due volte l'anno. Il penultimo sabato di giugno si corre in notturna ed è la Giostra di San Donato; la prima domenica di settembre si corre di giorno, ed è la Giostra della Madonna del Conforto, dedicata alla protettrice della città. È l'edizione che chiude l'anno giostresco: gli scudi e le bandiere appesi alle facciate da fine maggio restano montati per tutto il periodo estivo e vengono rimossi soltanto qualche giorno dopo.

Che cosa cambia a settembre

La prima differenza riguarda il trofeo. La Lancia d'Oro di giugno resta esposta in cattedrale, dove è custodito il corpo di San Donato; la Lancia d'Oro della Madonna del Conforto è invece custodita nell'adiacente cappella a lei dedicata, all'interno della Cattedrale.

La seconda riguarda l'orologio. Il giorno della giostra è scandito dai colpi di mortaio sparati dalla fortezza, e alcuni orari sono comuni — il risveglio della città alle sette, la lettura del bando alle undici — ma il pomeriggio si sposta tutto in avanti rispetto a giugno: la benedizione dei giostratori e degli armati è nel primo pomeriggio, il corteo parte poco dopo, gli Sbandieratori entrano in Piazza Grande alle cinque. A giugno le stesse tre cose avvengono alle sette meno un quarto di sera, alle otto meno un quarto e alle nove e mezza.

La terza riguarda una cerimonia. A settembre, il giorno prima della Giostra, le rappresentanze dei quattro quartieri si raccolgono in Piazza San Francesco, dove i cavalli vengono bollati e i giostratori ricevono l'investitura ufficiale: il capitano di ogni quartiere poggia le mani sulla testa dei due cavalieri, e i loro elmi vengono portati in corteo da due dame del quartiere. Per l'edizione di giugno la stessa cerimonia si svolge in forma privata, al termine dell'ultimo turno di prove. Da quel momento i cavalli non possono più essere sostituiti: i loro nomi sono scritti dal Cancelliere nel «libro della Giostra», e saranno controllati e mai lasciati soli fino al giorno della competizione.

Anche l'estrazione delle carriere cambia giorno: è la domenica anteriore all'edizione di settembre, mentre per giugno è il sabato. L'estrazione si tiene in piazza del Comune, con quattro paggetti — uno per quartiere — e i quattro capitani presenti; il giorno seguente viene sistemato in Piazza Grande il buratto e cominciano gli allenamenti.

Il Buratto, Re delle Indie

Il protagonista immobile della Giostra è un automa corazzato che rappresenta un saraceno armato, chiamato Buratto, Re delle Indie: un fantoccio metallico caricato a molla. Nella mano sinistra tiene uno scudo, sul quale è applicata una targa con punteggi da 1 a 5. Nella destra tiene il mazzafrusto.

Il mazzafrusto è uno strumento medievale composto da una frusta con tre corde, alle cui estremità stanno delle palle di legno e cuoio. Il Buratto è dotato di un meccanismo a molla: appena colpito, ruota su se stesso scagliando il mazzafrusto nel tentativo di colpire il cavaliere alle spalle, e la molla aumenta la rotazione già impressa dal colpo.

L'aspetto viene dall'origine militare della giostra, che serviva ad allenare i cavalieri aretini a combattere i predoni che dalle coste si avventuravano nell'entroterra, e per questo il Buratto fu raffigurato come «Re delle Indie», con fogge mediorientali.

Fuori dai giorni di gara l'automa ha un custode: negli statuti di quartiere è il Responsabile alle Scuderie a tenere «la custodia del buratto garantendone la sua conservazione ed integrità», ed è lo stesso che cura la manutenzione della lizza.

Un gommino d'inchiostro, e chi misura

Le regole del torneo si ispirano ai Capitoli per la Giostra del Buratto codificati nel 1677, riproponendone fedelmente l'impostazione originale: quel testo forma ancora oggi il nucleo centrale del regolamento tecnico.

Il conto è semplice: ogni quartiere schiera due giostratori, ciascuno con una carriera, per otto carriere complessive, e vince il quartiere che somma il punteggio più alto. Finito il primo gruppo di quattro cavalieri si ricomincia da capo con lo stesso ordine, ma con il secondo giostratore. Se al termine delle otto carriere ordinarie due o più quartieri sono a parità, si disputano carriere di spareggio fino a quando un quartiere non prevale.

La punta della lancia è dotata di un gommino colorato d'inchiostro che lascia una macchia sulla targa, e i tecnici della Giuria misurano il centro geometrico dell'impatto assegnando il punteggio corrispondente. Prima della gara le lance vengono sorteggiate e inchiostrate proprio perché possano lasciare un segno ben visibile.

Le penalità sono quattro: carriera lenta, decurtazione di 2 punti; disarcionamento, perdita di tutti i punti; essere colpiti dal mazzafrusto, decurtazione di 2 punti; uscita dalla lizza, carriera annullata. È invece premiata l'asportazione del mazzafrusto: una palla vale un punto aggiuntivo, due palle due punti, tre palle quattro punti. E c'è una condizione finale che vale per tutti: il punteggio è valido solo se il giostratore riporta la lancia alla Giuria, dimostrando di non essere stato colpito.

La corsa avviene sulla lizza, la striscia di terra battuta che percorre in obliquo Piazza Grande, stesa quindici giorni prima insieme al montaggio delle tribune; a dare il segnale è il Maestro di Campo. Nella settimana precedente i giostratori si allenano in sessioni pubbliche di quaranta minuti per quartiere, dalla domenica al martedì; poi c'è una simulazione di gara con tutte le procedure vere, e la sera dell'antivigilia la Prova Generale, la «provaccia», in cui corrono le riserve contendendosi il «Piatto», la targa dedicata alla memoria di un personaggio che ha lasciato il segno nel mondo della giostra.

Chi comanda in piazza

Il Maestro di Campo è la massima autorità della Giostra, e il suo potere gli viene consegnato in pubblico: in Piazza della Libertà il sindaco gli consegna lo scettro di comando, conferendogli il potere di imporre il rispetto delle regole cavalleresche, alla presenza della Magistratura, dei Rettori dei Quartieri e della Rappresentativa Comunale che reca la Lancia d'Oro.

Nella stessa cerimonia i capitani dei quartieri estratti pronunciano il giuramento: «A nome dell'antico e glorioso quartiere di Porta […], nella mia qualità di capitano degli Armati, al cospetto della città di Arezzo, giuro sul mio onore di correre giostra nel pieno e leale rispetto delle regole cavalleresche che la governano osservando gli ordini del Maestro di Campo, il deliberato della Magistratura e i pronunciamenti dei giudici».

Alla manifestazione partecipano ufficialmente i quattro quartieri — Porta Crucifera, Porta del Foro, Porta Sant'Andrea e Porta Santo Spirito — insieme all'Associazione Sbandieratori di Arezzo, al Gruppo Musici Giostra del Saracino e all'Associazione Signa Arretii, oltre alla Magistratura e alle altre autorità. Ognuna ha un compito che si vede: la mattina, alle dieci e mezza, i fanti, i valletti e i vessilliferi della Rappresentativa Comunale «Signa Arretii» ritirano dal Duomo la Lancia d'Oro; alle undici l'araldo, introdotto dagli squilli di chiarine e dal rullo dei tamburi del Gruppo Musici «William Monci», legge il bando dalla finestra di Palazzo dei Priori; e in piazza gli Sbandieratori eseguono la schermaglia prima che si cominci a correre. Ogni quartiere, dal canto suo, è rappresentato dal proprio Rettore nel Consiglio di Amministrazione della Consulta della Giostra del Saracino.

Un quartiere è un'istituzione, con l'Archivista e l'Expensor

Gli statuti dei quartieri descrivono la macchina organizzativa carica per carica. Il Rettore lo rappresenta legalmente nei rapporti interni ed esterni, di fronte a terzi e in giudizio, convoca il Consiglio Direttivo e presiede le assemblee dei Soci; il Rettore Vicario ha ogni sua potestà in caso di assenza.

Il Cancelliere disbriga pratiche e corrispondenza e compila i verbali; il Camerlengo riscuote le entrate, paga con firma abbinata, tiene la cassa, i bilanci e il libro inventario del patrimonio. Il Provveditore di Palazzo prende in consegna beni e arredi e ne cura gli addobbi; l'Expensor si occupa degli approvvigionamenti ed è responsabile di quantità, qualità e prezzo delle forniture, registrando ogni bene su un libro, sia esso venuto da acquisto, prestito, noleggio o donazione; l'Oratore cura l'immagine del quartiere.

In campo comandano altri. Il Capitano di Quartiere giura fedeltà allo Statuto, rappresenta il quartiere «in campo» e ha il comando della rappresentanza in costume dentro e fuori la piazza; il Maestro d'Arme sceglie con lui le comparse e controlla che i figuranti mantengano il posto assegnato; l'Aiuto Regista coordina i Lucchi dal trasferimento dalla sede fino al rientro. Poi ci sono il Provveditore ai Soci, che tiene il Libro dei Soci come una vera e propria anagrafe di quartiere, e il Provveditore ai Soci Sostenitori, che cura il «Protettorato» e la sottoscrizione per la vittoria della giostra. L'Archivista tiene l'archivio storico e corrente, e permette l'accesso ai documenti solo a chi è munito dell'autorizzazione scritta del Rettore; il Responsabile al Culto sovrintende, d'intesa con il parroco, alla chiesa del quartiere e ne predispone il calendario delle celebrazioni.

Ed è quartierista chiunque manifesti la propria adesione ideale al quartiere o ne prenda parte, anche sporadicamente, all'attività sociale: non serve essere soci.

Dalla benedizione al Te Deum

Il pomeriggio comincia in chiesa, e ognuno nella sua: Porta Crucifera in Santa Croce, Porta del Foro in San Domenico, Porta Sant'Andrea in Sant'Agostino, Porta Santo Spirito in Sant'Antonio. Poi c'è la sosta solenne sul sagrato del Duomo, dove il Vescovo di Arezzo benedice il popolo e i quartieri affiancato dalle storiche insegne di Guido Tarlati. Il corteo muove al suono del campano della torre civica, con circa quattrocento figuranti in costume del XIV secolo, e l'araldo rilegge il Bando davanti alla Basilica di Santa Maria della Pieve, sul sagrato di San Michele e su quello di San Francesco.

In Piazza Grande l'ordine è fisso. Entrano i gonfaloni con gli emblemi della città, del Comune, del popolo di Arezzo e quelli di parte Guelfa e Ghibellina; poi gli armati dei quartieri e gli otto giostratori; poi i cavalieri di casata, che rappresentano l'antica nobiltà, e si schierano sulla lizza. L'araldo legge la Disfida di Buratto, che è una dichiarazione di guerra del Re delle Indie ai cavalieri aretini; il Maestro di Campo risponde all'ordine, e i balestrieri dei quartieri impugnano le armi e scagliano frecce al cielo al grido di «Arezzo!». I musici intonano l'Inno della Giostra del Saracino, cantato dall'intera piazza, e si comincia a correre.

Alla fine la voce di un araldo annuncia il nome del quartiere vincitore, accompagnata da tre colpi di mortaio sparati in onore della vittoria. Il sindaco consegna la Lancia d'Oro, che viene portata in trionfo per le vie fino al Duomo, dove i quartieristi cantano il Te Deum di ringraziamento, e poi alla sede del quartiere per festeggiamenti che durano giorni. A ogni edizione si aggiorna l'Albo d'oro esposto nel percorso «I Colori della Giostra». La sera prima, alle cene propiziatorie, si riuniscono oltre mille commensali per quartiere, in lunghissime tavolate all'aperto, fra inni, rituali scaramantici e tifo.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Giostra del Saracino ad Arezzo è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Arezzo Casello 1 si trova a 1,3 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Ponte alla Chiassa dista 6 chilometri, cioè 8 minuti di strada.

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