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Giostra del Saracino ad Arezzo 2027 - L'edizione di giugno dedicata a San Donato, in notturna
La Giostra del Saracino si corre in Piazza Grande, ad Arezzo, in Toscana, due volte l'anno. L'edizione di giugno si disputa il penultimo sabato del mese, in notturna, ed è dedicata a San Donato, patrono della città: per questo si chiama Giostra di San Donato, e per questo la Lancia d'Oro che si contende resta esposta, fino al giorno della gara, nella cattedrale dove è custodito il corpo del santo. Due cavalieri per ciascuno dei quattro quartieri della città corrono al galoppo contro il simulacro del Saracino, il Buratto Re delle Indie, e cercano di colpirne lo scudo con la lancia.
Otto carriere contro il Re delle Indie
Due cavalieri per ogni quartiere corrono la carriera contro il simulacro del Saracino — il Buratto, Re delle Indie — e, colpendo con la lancia il suo scudo, cercano di marcare il miglior punteggio. Ma il bersaglio si difende: percosso dalla lancia, il Saracino scatta ruotando e minaccia l'incolumità del cavaliere con un pesante flagello, il mazzafrusto, armato di tre palle di cuoio da 250 grammi ciascuna, sospese a corde lunghe 101, 103 e 105 centimetri.
Le carriere ordinarie sono otto, due per quartiere, corse sulla lizza, la pista in terra battuta stesa in Piazza Grande quindici giorni prima insieme alle tribune. In caso di parità si ricorre a una o più carriere di spareggio, finché un quartiere non prevale.
Il punteggio si misura su una targa applicata allo scudo del Buratto, con settori da 1 a 5. La punta della lancia è dotata di un gommino colorato d'inchiostro che lascia una macchia sulla targa, e i tecnici della Giuria misurano il centro geometrico dell'impatto. Ci sono penalità precise: carriera lenta, meno due punti; disarcionamento, perdita di tutti i punti; essere colpiti dal mazzafrusto, meno due; uscita dalla lizza, carriera annullata. E ci sono premi: asportare una palla del mazzafrusto vale un punto in più, due palle due punti, tre palle quattro punti. Il punteggio è valido solo se il giostratore riporta la lancia alla Giuria dimostrando di non essere stato colpito.
Il record della manifestazione appartiene a Porta Santo Spirito: il 20 giugno 1999 il giostratore Carlo Farsetti ottenne un 10, centrando il 5 e spezzando la lancia.
Una lancia lunga tre metri e mezzo, di tiglio o di acero
La Lancia d'Oro fu istituita come trofeo dal 1932, in occasione della seconda edizione dell'epoca moderna, «in quanto ben si adattava a rappresentare lo spirito della gara». È lunga circa tre metri e cinquanta, ricavata da legno di tiglio, noce o acero, ed è una scultura lignea policroma con prevalenza di foglia oro zecchino.
Ogni anno è diversa, perché racconta qualcosa: reca sull'impugnatura la storia di un personaggio o di un avvenimento legato alla storia aretina, che la Giunta Comunale sceglie su proposta di un consulente storico. Chi la vince la porta in trionfo per le vie della città fino al Duomo, dove i quartieristi cantano un Te Deum di ringraziamento, accompagnati da tre colpi di mortaio; poi la lancia raggiunge la sede del quartiere, dove i festeggiamenti durano giorni.
Dal 1260 di Ildebrandino Giratasca al 1810
La più antica testimonianza di un torneo cavalleresco risale al 9 maggio 1260, e si svolse in Piazza Grande per celebrare l'investitura a cavaliere di Ildebrandino Giratasca nell'ordine dello Speron d'Oro — la stessa piazza di oggi. Ne parla anche Dante, all'inizio del XXII canto dell'Inferno: «corridor vidi per la terra vostra, o Aretini, e vidi gir gualdane, fedir torneamenti e correr giostra».
Con l'inizio del Trecento «le giostre e i tornei perdono la loro valenza militare lasciando spazio al loro aspetto spettacolare». Lo Statuto cittadino del 1327 prevedeva la possibilità di correr giostra nei festeggiamenti patronali, e restano documentate due giostre corse per quella ricorrenza nel 1491 e nel 1492.
Con un provvedimento del 6 agosto 1535 le autorità aretine deliberano di giostrare ad burattum in occasione della festa patronale di San Donato, e il premio per il vincitore era un palio violaceo del valore di 35 lire. Nel 1556 se ne programma una per la possibile visita del Duca Cosimo I, e nel 1605 una giostra del Buratto Re delle Indie aretino si tenne a Pisa, durante un viaggio della corte medicea. Il testo originale della disfida di Buratto è di una giostra corsa nel 1674 in onore del cardinale Corsini, vescovo di Arezzo; tre anni dopo, un'altra giostra viene descritta nell'opuscolo dell'Accademia degli Oscuri sulle feste in onore di San Niccolò, e quel testo forma ancora oggi il nucleo centrale del regolamento tecnico.
Poi il declino. Dalla fine del Settecento e per gran parte dell'Ottocento esistono memorie di Giostre «popolane», un modello «povero» — senza cavallo — che il popolino dei sobborghi aveva sviluppato per i festeggiamenti rionali. La rievocazione scompare dal 1810, e riappare una volta sola, il 22 luglio 1904 al Prato cittadino, per il sesto centenario della nascita di Francesco Petrarca, con l'esibizione dei Dragoni di casa Savoia.
La ricetta di un dolce, e il ritorno del 1931
La prima edizione dell'era moderna si svolse il 7 agosto 1931, giorno della festa di San Donato, su impulso del podestà Pier Lodovico Occhini e con la spinta organizzativa del Dopolavoro Ferroviario. Secondo il racconto tramandato, tutto partì da un ritrovamento casuale: nel 1930, presso la biblioteca civica, un giornalista de La Nazione trovò i capitoli della Giostra corsa nel 1677, e «si narra che fosse alla ricerca della ricetta di un dolce» quando incappò in quei documenti.
La ripresa «rientra in un ampio programma politico del regime fascista, che faceva dell'irreggimentare il tempo libero uno degli aspetti centrali della sua politica di costruzione del consenso».
Nel 1931 il popolo cittadino venne suddiviso in cinque zone, dette «quintieri»: Porta Crucifera, Porta Fori, Porta Santo Spirito, Saione e Porta Burgi. Ma era un anacronismo rispetto all'ambientazione medievale, e nell'inverno fra il 1931 e il 1932 si decise di attenersi alla suddivisione della città in Quarti: Saione fu inglobato da Porta Santo Spirito, il territorio di Porta Burgi assorbito in gran parte da Porta Crucifera, e Porta Crucifera cedette a sua volta stemma e parte del territorio al ripristinato quartiere di Porta Sant'Andrea. Da allora la Giostra si corre regolarmente ogni anno, salvo l'interruzione della Seconda guerra mondiale.
Quanto al perché il bersaglio sia un saraceno, la spiegazione tramandata è questa: la giostra avrebbe avuto lo scopo di allenare i cavalieri aretini a combattere i predoni che dalle coste si avventuravano fino nell'entroterra, e per questo si raffigurava il Buratto come «Re delle Indie», con fogge mediorientali.
Quattro porte, e un territorio che arrivava al Casentino
Dagli Statuti del 1327 risulta che Arezzo era suddivisa in quarti, il cui nome derivava dalle maggiori porte della cinta muraria: Porta Crucifera, Porta Sant'Andrea, Porta del Foro e Porta Burgi, il cui territorio corrisponde a quello dell'attuale Porta Santo Spirito. E la loro giurisdizione andava molto oltre le mura: si estendeva su tre fasce concentriche — le «Camparie» subito fuori le mura, le «Cortine» per circa cinque miglia, e cinque «Viscontarie» che inglobavano gli altri comuni del contado, chiamate di Montagna, di Verona, di Cegliolo, del Piano d'Arezzo e della Valdambra. In quel territorio le quattro porte avevano potestà in materia civile, di giustizia e di pagamento dei dazi.
Oggi ogni quartiere ha i suoi colori, il suo motto e il suo conto delle vittorie. Porta Crucifera, detta anche «Colcitrone», rosso e verde, settore nord-est, motto Excelsior Crux Maior Gloria, con 39 lance d'oro; e un primato che nessun'altra rievocazione italiana può vantare tranne le contrade di Siena: dal 1962, con lettera della Real Casa di Savoia in esilio, ha ottenuto il privilegio araldico della «corona reale» e del «nodo sabaudo». Porta del Foro, detta «San Lorentino», giallo e cremisi, nord-ovest, emblema «di cremisi alla chimera di Arezzo rivoltata», motto Tria capita, una mens, 28 lance d'oro. Porta Sant'Andrea, bianco e verde, sud-est, emblema «di verde alla croce di Sant'Andrea d'argento», motto Divus Andreas superior discedit, 40 lance d'oro. Porta Santo Spirito, sud-ovest, giallo e blu, con sede nel Bastione di Levante, dove le «sale delle Vittorie» sono riservate esclusivamente all'esposizione e alla conservazione delle Lance d'Oro.
Nel corteo, accanto ai giostratori, sfilano gli emblemi e i cavalieri delle famiglie nobili della città e del contado che nei territori abbinati ai quartieri avevano dimora, feudi e peso politico al tempo del libero Comune: i Bacci e i Bostoli per Porta Crucifera, i Guillichini e i Testi per Porta Sant'Andrea, i Tarlati di Pietramala e gli Ubertini per Porta del Foro, gli Albergotti e i Camaiani per Porta Santo Spirito.
Come si arriva al sabato sera
Da fine maggio Piazza Grande, le vie e le facciate dei palazzi vengono addobbate con bandiere e scudi: il settore nord-est col rosso e verde di Porta Crucifera, il nord-ovest col giallo e cremisi di Porta del Foro, il sud-est col bianco e verde di Porta Sant'Andrea, il sud-ovest col giallo e blu di Porta Santo Spirito. Gli scudi restano montati per tutto il periodo estivo e vengono rimossi qualche giorno dopo la Giostra di settembre.
Il sabato che precede l'edizione di giugno avviene l'estrazione delle carriere: in Piazza della Libertà il sindaco consegna al Maestro di Campo lo scettro di comando, i paggetti dei quattro quartieri estraggono a sorte l'ordine, e i capitani pronunciano il giuramento — «giuro sul mio onore di correre giostra nel pieno e leale rispetto delle regole cavalleresche che la governano». Seguono le prove dei giostratori e, la sera dell'antivigilia, la Prova Generale, in cui i protagonisti sono le riserve, che si contendono il «Piatto», la targa dedicata alla memoria di un personaggio della Giostra. Per l'edizione di giugno la bollatura dei cavalli e l'investitura dei giostratori si svolgono in forma privata, al termine dell'ultimo turno di prove in Piazza Grande.
La sera prima gli abitanti di ogni quartiere si riuniscono organizzando lunghissime tavolate nella piazza adiacente alla propria sede, addobbata a festa: le cene propiziatorie, «il momento più partecipato dell'anno nei quartieri», con oltre mille commensali per quartiere.
Il giorno della Giostra è scandito dai colpi di mortaio sparati dalla fortezza: il risveglio della città alle sette, la lettura del bando alle undici, e poi la benedizione dei giostratori e l'inizio del corteo, che a giugno slittano alla sera. L'araldo legge il Bando dalla finestra di Palazzo dei Priori, e poi davanti alla Basilica di Santa Maria della Pieve, sul sagrato di San Michele e su quello di San Francesco. Il corteo storico riunisce circa quattrocento figuranti, con i costumi realizzati a mano da artigiani locali, e il vescovo impartisce la benedizione sul sagrato del Duomo, accompagnato dalle insegne guerriere trecentesche del vescovo Guido Tarlati.
In Piazza Grande l'ordine è sempre lo stesso: l'esibizione degli Sbandieratori, l'ingresso dei gonfaloni con gli emblemi della Città, del Comune, del Popolo di Arezzo e di parte Guelfa e Ghibellina, l'ingresso degli armati e degli otto giostratori, quello dei cavalieri di casata, la lettura della Disfida di Buratto, il saluto degli Armati al grido di «Arezzo!», l'Inno del Saracino, e infine le carriere.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Giostra del Saracino ad Arezzo è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Arezzo Casello 1 a un passo dal centro, 1,3 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Ponte alla Chiassa, e da lì restano 6 chilometri e 8 minuti.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Giostra del Saracino (Rivincita) ad Arezzo — settembre
- Sagra dell'ocio ad Arezzo — luglio
- Villaggio Tirolese e Casa di Babbo Natale ad Arezzo — novembre