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Giostra dei Sedili a Napoli 2026 - Sette cavalieri in armatura e lancia in resta per i sette Seggi

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Giostra dei Sedili si tiene a Napoli, in Campania, fra settembre e ottobre. In campo scendono sette cavalieri in armatura completa e lancia in resta, uno per ciascuno dei Sedili, le istituzioni amministrative che hanno governato la città quartiere per quartiere fra il XIII e il XIX secolo, e un corteo di cavalieri, dame, sbandieratori, tamburini e armigeri in abiti d'epoca sfila dal Maschio Angioino fino alla benedizione dei Gonfaloni nel cortile del Castello. L'organizza la Compagnia dell'Aquila Bianca, associazione sportiva dilettantistica fondata nel 2008, che ha riportato in Italia, dopo circa 500 anni, l'antica disciplina della Giostra in armatura a impatto pieno.

Sette seggi che governavano Napoli

I Sedili — detti anche Seggi o Piazze — sono le antiche istituzioni amministrative che hanno governato e regolamentato la città fra il XIII e il XIX secolo, ma la loro origine è molto più indietro: sono organi «attraverso cui la città è stata governata sin dall'età greco-romana», e hanno i loro antenati nelle Fratrie della città greca, un sistema di autogoverno ereditato dalla madrepatria. Nel 1268, quando Carlo I d'Angiò spostò la capitale del Regno di Sicilia da Palermo a Napoli, vennero «modernizzati».

Ogni Sedile aveva la sua famiglia a capo, il suo vessillo, la sua sede e la propria giurisdizione, ed era difeso da proprie guardie e cavalieri a cavallo; la sede era a pianta quadrata, sormontata da una cupola, con diverse sale per le riunioni e le deliberazioni, protetta da possenti cancellate. Le competenze crebbero nel tempo fino a comprendere la riscossione delle rendite, la distribuzione del grano, il controllo dei prezzi e l'amministrazione della giustizia, e il rapporto col sovrano era chiaro: il re straniero di turno teneva per sé la politica estera e la guerra, e lasciava quasi tutto il resto al Parlamento dei Sedili. Gli Eletti si riunivano nel convento di San Lorenzo Maggiore, e ancora oggi sulla parete adiacente al campanile della chiesa si ammirano sette stemmi, uno per Sedile.

Quanti fossero, però, dipende da quando li si conta. Contati sette, ai primi sei avevano diritto di partecipare i nobili, mentre il resto dei cittadini era aggregato nel settimo, quello del Popolo. Contati sei, i nobili sedevano nei primi cinque e il popolo nel sesto, perché il Sedile di Forcella fu «assorbito» già nel 1300 da quello di Montagna. E infatti l'assemblea che nel 1527 prese la decisione più importante della loro storia è descritta come quella «degli Eletti dei sei Sedili».

I nomi e gli stemmi si leggono ancora. Capuana, in via Tribunali vicino alla porta omonima, con un cavallo d'oro di profilo in campo azzurro; Montagna, nella parte più alta della città, con tre monti verdi in campo d'argento; Forcella, che prende nome dalla strada che si biforca, con una pergola a ipsilon in campo rosso e oro e il motto «Ad bene agendum sumus», siamo nati per fare il bene; Nilo, così chiamato per la statua del dio Nilo e in memoria dei commercianti alessandrini che vi abitavano, con un cavallo nero sfrenato in campo oro; Porto, vicino all'antico porto, il cui stemma raffigura il gigante Orione, figlio di Nettuno, oppure il leggendario nuotatore Niccolò Pesce; Portanova, con una porta d'oro in campo azzurro; e il Popolo, il cui simbolo era una «P» maiuscola in nero, per Populus, che poi divenne una «C» per Civitas.

Il Sedile del Popolo non aveva potere deliberativo: i suoi rappresentanti potevano solo riferire le lamentele del popolo ed erano scelti quasi sempre fra la classe mediana — medici, letterati, giuristi, notai, commercianti. In compenso era molto attivo nell'organizzazione di feste e processioni.

Il patto col santo, e il tesoro da custodire

Nel 1527 la città, stremata da un assedio dell'esercito angioino, scossa da continui terremoti e con un'epidemia dilagante, decise in assemblea generale degli Eletti di rivolgersi a San Gennaro stipulando col patrono un vero e proprio contratto notarile: in cambio della salvezza, la Città avrebbe eretto una nuova e più grande Cappella dove custodire le reliquie e il Tesoro.

Il patto fu firmato il 13 gennaio 1527, sull'altare maggiore della Cattedrale, davanti al notaio De Bossis, e da lì nacque l'Eccellentissima Cappella del Tesoro di San Gennaro. Il contratto è ancora oggi custodito dalla Deputazione della Cappella del Tesoro. Il legame proseguì negli anni: durante le processioni di San Gennaro i Sedili ospitavano a turno nei loro Seggi il reliquario del Santo, e nel 1601 ricevettero l'incarico di proteggere il preziosissimo tesoro, la raccolta di oggetti preziosi, argenti, gioielli e dipinti.

Una città che insegnava a cavalcare all'Europa

Napoli, dal dominio dei d'Angiò fin quasi all'Unità d'Italia, «è stata considerata in pratica la patria delle discipline equestri, e il più importante serbatoio di cavalli in Europa»: i Corsieri Napoletani erano una razza tanto pregiata da esser divenuta la cavalcatura dei sovrani di mezza Europa, e quanto contassero lo dice una moneta: quella di Ferrante I d'Aragona reca, ben visibile sul recto, un cavallo.

La città fu anche sede di una scuola di equitazione che «praticamente inventò quelle che vengono chiamate regole di equitazione d'alta scuola». Da lì passarono Federico Grisone, che nel 1550 pubblicò «Gli ordini di cavalcare», un trattato che in appena un secolo ebbe una ventina di edizioni in tutte le lingue; Giovanni Battista Pignatelli, fra Quattrocento e Cinquecento, inventore di metodi di addestramento dei cavalli che «avrebbero fatto scuola per secoli» e maestro di Salomon de La Broue e Antoine de Pluvinel, i pionieri della scuola di equitazione francese; e Renato d'Angiò, ultimo re angioino di Napoli, che scrisse «Le livre des tournois», a tutt'oggi il più antico trattato che si conosca sull'arte del giostrare.

La giostra rievoca l'epoca di Ferrante d'Aragona, che regnò dal 1458 al 1494 — «Don Ferrante», come veniva comunemente chiamato, «era un grande appassionato di arti marziali e di combattimento a cavallo». Nel 1535 Carlo V, facendo il suo ingresso a Napoli, partecipò egli stesso a una giostra equestre.

Armatura completa e lancia in resta

La manifestazione è organizzata dalla Compagnia dell'Aquila Bianca, associazione sportiva dilettantistica fondata nel 2008 con l'intento di ricostruire la storia delle discipline della Scherma e dell'Equitazione fra il XIV e il XVIII secolo, «con abiti, attrezzature e armi fedeli al periodo di riferimento». La Compagnia ha riportato in Italia, dopo circa 500 anni, l'antica disciplina della Giostra in armatura a impatto pieno, con l'obiettivo dichiarato di «rendere questa prestigiosa disciplina un vero e proprio sport dotato di tutti i Regolamenti di Sicurezza».

In gara scendono sette cavalieri in armatura completa e lancia in resta, in rappresentanza dei sette Sedili; in alcuni anni ai sette si sono aggiunti i cavalieri di Griffi e Manocci, per un totale di nove. Attorno alla giostra si tengono Giochi d'Arme e Scherma in Armatura, il gioco dell'Anello coi cavalieri a cavallo, dimostrazioni in armatura completa di un vero Torneo tardo quattrocentesco, tornei quattrocenteschi, sbandieratori, danza rinascimentale e galà equestri della Real Cavallerizza di Napoli. Una volta si è vista anche un'esibizione di Harpastum Neapolis, una partita di Calcio Storico Napoletano.

I luoghi sono cambiati di anno in anno: il prato antistante la Fagianeria, nel bosco di Capodimonte; Piazza del Plebiscito, dentro il Maggio dei Monumenti; il Maschio Angioino; e l'Ippodromo di Agnano, con attendamenti militari e una prova di abilità disciplinata dalle antiche leggi di cura e lealtà.

Dal Maschio Angioino, coi gonfaloni

Un maestoso corteo composto da cavalieri, dame, sbandieratori, tamburini e armigeri vestiti in abiti d'epoca sfila dal Maschio Angioino, passando per via Medina e via Toledo, e culmina con la benedizione dei Gonfaloni degli storici Sedili, portati dai sette cavalieri rappresentanti, nel cortile interno del Castello. Insieme alla giostra si tengono una messa in armi e il Gran Ballo della Nobiltà Napoletana, e in una delle giornate un Matrimonio Rinascimentale.

Sfilano gruppi che arrivano da fuori città: gli sbandieratori di Marino Marzano di Sessa Aurunca, il gruppo salernitano di danza storica «Il Contrapasso», l'Associazione «I Sedili di Napoli», il Coro Giubileo di Napoli e la Compagnia dei 3 Leoni. Chi possiede un costume ritenuto idoneo dagli organizzatori può partecipare gratuitamente al corteo, a patto che l'abito rispetti fedelmente l'uso del XV secolo.

La giostra è dedicata al nobile cavaliere napoletano Diomede Carafa. A salire al bosco per assistere alla giostra sono migliaia di persone, fra napoletani e turisti.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Napoli per la Giostra dei Sedili non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Napoli Piazza Amedeo è a 2,1 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Arenella - Zona Ospedaliera: da lì bastano 7 minuti di guida (3,7 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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