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Folklore e Rievocazioni

Lumina in Castro a Lauro e l'incendio del Castello Lancellotti 2027

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Lumina in Castro è la rievocazione storica che si tiene ogni anno, nell'ultima settimana di agosto, al Castello Lancellotti di Lauro, nel Vallo di Lauro, in provincia di Avellino. Per tre sere nobili, armigeri, popolane, mercanti e giullari occupano i due cortili, le scale e le sale del maniero, illuminati da torce, candele e bracieri — da cui il nome latino, «luci nel castello» — e il pubblico attraversa il castello insieme ai personaggi in costume. La manifestazione è nata nel 2006 su iniziativa dell'Associazione Culturale Ricreativa Pro Lauro, con il patrocinio del Comune.

Luci nel castello

Il nome dice il metodo. Il gioco delle luci — torce, candele, bracieri, da cui il nome latino Lumina in Castro, «luci nel castello» — è parte integrante della scenografia, e la manifestazione è pensata per essere vissuta dopo il tramonto.

Ogni fine agosto il Castello Lancellotti di Lauro, nel Vallo di Lauro in provincia di Avellino, torna indietro nel tempo, e trasforma i due cortili del maniero e le strade del borgo in un affresco vivente del Medioevo. Il castello è longobardo-normanno, citato già in un documento del 976 e ricostruito dopo l'incendio del 1799: per tre sere smette di essere una dimora storica da visitare e diventa un luogo abitato, con nobili, armigeri, popolane, mercanti e giullari che occupano cortili, scale e sale.

È anche l'unica occasione dell'anno per attraversarlo di sera, illuminato dalle torce e animato da centinaia di figuranti. E chi arriva a Lauro non assiste a uno spettacolo: ci cammina dentro, guidato da personaggi in costume.

Il corteo, il primo cortile, il secondo

La prima sera si apre con il corteo storico, che parte dalla parte bassa del paese e risale fino a Piazza Castello. Sfilano i Tamburini Castel Lauri, gli sbandieratori, i figuranti delle contrade e le casate nobiliari, annunciate una a una da un araldo davanti al portale del castello.

Poi la festa si divide in due, e i due cortili fanno mestieri diversi. Il Primo Cortile è il cuore spettacolare ed è ad accesso libero: danze storiche, musiche antiche, scene teatrali, esibizioni di sbandieratori, giocolieri, mangiafuoco e, in alcune edizioni, falconieri; quello che si vede è come si festeggiava in epoca medievale.

Il Secondo Cortile ospita il pezzo forte. La rappresentazione itinerante porta piccoli gruppi, a ingressi contingentati, lungo gli ambienti privati del maniero, e di stanza in stanza si incontrano i personaggi della vicenda scelta, ricostruendo la vita e le tradizioni delle famiglie nobiliari.

Dietro alle scene c'è un lavoro dichiarato: un attento studio delle fonti e delle tradizioni, e una cura meticolosa nella scelta dei costumi e dei dialoghi.

Il castello e il borgo, due facce

C'è una seconda metà che si svolge giù nel borgo, e racconta gli stessi anni dal basso. Se Lumina in Castro coinvolge il pubblico nella Storia con la esse maiuscola — quella dei condottieri e dei guerrieri, della politica e degli intrighi, dentro gli ambienti lussuosi del castello — «Lumina in Borgo» è l'altra faccia della medaglia: soldati, popolani, osti, il popolo del medioevo e le sue reazioni agli eventi storici, da cui vengono travolti, tra risate e disperazione, rassegnazione e sogni d'evasione, con una guerra che s'avvicina.

Ogni edizione sceglie un tema e un'epoca, e i personaggi raccontano una vicenda diversa ogni anno. Sulla scena sono passate le grandi casate che hanno segnato il Vallo di Lauro, l'arrivo degli Angioini nel Regno di Napoli con la famiglia San Severino, la vita quotidiana di soldati e popolani, fino al drammatico incendio del castello del 1799.

I visitatori vengono accompagnati dalla guida nelle sale del castello, assistono al ballo in sala d'armi — organizzato dalla «Società di Danza Parthenope», diretta dal maestro di cerimonia Leonita Alvano — e degustano un aperitivo nel primo cortile.

La promessa di matrimonio del 1872

Una delle vicende messe in scena è una festa dentro la festa. I giovani della Pro Lauro, guidati da Giulio Manfredi, direttore artistico e regista della recita, hanno raccontato la vicenda del principe Filippo Massimo Lancellotti e di sua moglie, la principessa Elena Aldobrandini, che nell'agosto del 1872 decidono di festeggiare nel Castello, e in stile medioevale, la promessa di matrimonio dei loro favoriti, il marchese Riccardo De Marinis e la marchesa Angelica Tasso.

La vicenda è definita «un amor cortese d'altri tempi, poiché la loro unione è frutto di accordi tra le loro famiglie, per interessi politici ed economici». E infatti la rievocazione prevede la fuga di Angelica, vanamente inseguita e invocata da Riccardo «con le mani nei capelli». Alla vicenda è dedicata anche una pièce teatrale, «Nel senno di Angelica», di Francesco Rivieccio e Cinzia Annunziata.

L'Armata di San Sebastiano

C'è poi uno spettacolo in costume che riporta in scena una festa antica. «L'Armata di San Sebastiano» ricorda la manifestazione che si teneva a Lauro nella prima metà del Settecento, e di cui il professor Pasquale Moschiano ha trovato notizia nelle memorie del Bonavita; il tema è un momento delle Crociate, della riconquista cristiana dei luoghi santi.

Nelle edizioni del Settecento partecipavano all'Armata tutte le comunità del Vallo, con una divisione delle parti fra paesi: i cittadini di Pago interpretavano il ruolo dei mori, quelli di Taurano facevano i turchi. E si faceva sul serio, perché si sparava e si duellava con armi vere. Scrive il Bonavita, citato dal Moschiano, che «era tale la semplicità dei costumi di quel tempo che tra tante persone armate non succedeva alcuno sconcio», sebbene gli attori potessero bere a piacimento il vino offerto con generosità dagli organizzatori.

Artigiani, cucine e il castello che brucia

Intorno agli spettacoli si sviluppa la parte conviviale. Gli stand gastronomici di Piazza Castello propongono piatti locali e ricette di ispirazione storica, l'artigianato si dispone lungo la salita di accesso al castello con lavorazioni tradizionali, e i banchi dell'enogastronomia allestiti nella corte interna sono affidati a docenti e alunni dell'IPSSEOA di Marzano.

La manifestazione è nata nel 2006 su iniziativa dell'Associazione Culturale Ricreativa Pro Lauro, con il patrocinio del Comune, ed è cresciuta fino a diventare uno degli appuntamenti di rievocazione storica più riconoscibili dell'Irpinia e della Campania, inserita anche nei repertori nazionali. Da vent'anni una comunità mette in scena la propria storia, e nel corteo si aggiungono di volta in volta gli Sbandieratori del Borgo San Nicolò le Cinque Contrade, il gruppo N'ata Storia, Mana Performing Art, la Pro Loco di Pago del Vallo di Lauro, Il Demiurgo e Arteare, con il Giullarjocoso e la Dama della Luna.

L'ultima sera arriva il tradizionale spettacolo dell'«incendio» del Castello Lancellotti.

Come arrivare alla festa

La festa a Lauro si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Palma-San Gennaro, a 10 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Baiano, e il tragitto è di 8,8 chilometri per 24 minuti di guida.

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