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Il Gonfalone di Arpino 2027 - La corsa con la cannata e il palio dei quartieri
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: ilgonfalonediarpino.it, letta il 21/09/2026.
Il Gonfalone si corre ad Arpino, in provincia di Frosinone, il sabato e la domenica dopo Ferragosto: sette fra quartieri e contrade si contendono un drappo dipinto ogni anno da un artista diverso, in sei gare che attraversano il centro storico. La più attesa, e l'unica riservata alle donne, è la corsa con la cannata, in cui le concorrenti percorrono 280 metri in salita con un recipiente di terracotta colmo d'acqua sul capo, senza poterlo toccare con le mani.
Un drappo dipinto e un paese diviso
Il Gonfalone è una manifestazione folkloristica nata per valorizzare le tradizioni che affondano le radici negli usi e costumi degli antenati e della terra ciociara, e a organizzarla è da sempre l'Associazione Pro Loco di Arpino, in collaborazione con la città, la Provincia di Frosinone, la XV Comunità Montana Valle del Liri ed EC Arpinum.
La prima edizione si è disputata nel 1971 e l'ha vinta il Quartiere Ponte. A contendersi il palio sono sette fra quartieri e contrade: i quartieri Arco, Civita Falconara e Ponte, le contrade Collecarino, Vallone, Vignepiane e Vuotti.
Il premio è un oggetto nuovo ogni anno: il drappo viene dipinto da un artista diverso. Di un'edizione si sa il nome — Franco Bianchi Poteca, di Fontana Liri — e il tema: un dipinto dedicato alla donna laziale, alla tradizione ciociara e alla memoria del passato.
Luglio, il costume e il giuramento
La manifestazione non è un giorno solo: si distende su settimane, in tre momenti. Il primo è la Presentazione del Gonfalone, con la Notte del Costume Ciociaro, l'ultimo sabato di luglio. È l'occasione in cui il drappo viene mostrato per la prima volta e benedetto, i presidenti dei quartieri e delle contrade prestano giuramento, sfilano le coppie in costume ciociaro e si assegna il Premio Ciocia d'Oro.
Poi vengono le feste e le sagre di quartieri e contrade, dentro e fuori le mura, che occupano i giorni prima delle gare. I piatti tipici ciociari sono preparati secondo le antiche ricette tradizionali dalle «massaie» del posto.
Il terzo momento sono i Giorni del Palio, nel fine settimana dopo Ferragosto. Il venerdì precedente l'assegnazione è dedicato al Momento Folkloristico: quartieri e contrade allestiscono negli angoli del paese veri spaccati di vita passata, con abiti originali del periodo, antichi mestieri, giochi popolari, canti tradizionali e vino di produzione locale. La sera finisce col saltarello ciociaro ballato in Piazza Municipio e con il ballo della cannata.
Sei gare per il drappo
Il sabato aprono la corsa con gli asini e il tiro alla fune; la domenica è la giornata dell'assegnazione, che comincia con una sfilata in abiti folkloristici e col corteo storico delle contrade, accompagnato dalle ragazze del Ballo della Cannata e dai trampolieri di Urbino.
Le gare valide per il drappo sono sei, e ognuna ha il suo percorso dentro il centro storico. Nella corsa degli asini il fantino, in costume tradizionale ciociaro, corre in groppa dalla Porta del Ponte a piazza Municipio. Nella corsa della carriola i partecipanti, con i vestiti della tradizione e le ciocie ai piedi, vanno da corso Tulliano a piazza Municipio spingendo una carriola riempita di sacchi di grano. Nella corsa del sacco si percorrono circa trecento metri saltellando dentro un sacco di iuta. Nella staffetta quattro rappresentanti per squadra si scambiano il testimone per circa seicento metri, partendo da piazza Municipio, passando per via Aquila Romana e corso Tulliano e tornando al punto di partenza. Al termine della staffetta, sempre a piazza Municipio, i concorrenti si sfidano al tiro alla fune, che chiude in serata la sequenza. La sesta è la corsa con la cannata.
Alla fine arrivano i premi speciali e l'attribuzione del drappo al quartiere o alla contrada che ha totalizzato il punteggio più alto.
La cannata, l'acqua e le mani vietate
È l'unica gara riservata alle donne, ed è diventata negli anni la gara simbolo della manifestazione. Le concorrenti devono portare sul capo, senza l'ausilio delle mani, un recipiente di terracotta pieno d'acqua: un grosso vaso con due manici e un caratteristico beccuccio, che si chiama cannata. Se la si tocca con le mani si è escluse.
Per dare stabilità e aderenza, la cannata viene posata su un panno arrotolato a ciambella sul capo, che ha anch'esso un nome suo, la spara. Ai piedi vanno le ciocie, i tipici calzari dei pastori ciociari, di cuoio lavorato e stringhe. Il percorso è in salita, da corso Tulliano a piazza Municipio, e misura 280 metri. Le concorrenti sono una per quartiere e contrada, e si allenano tutto l'anno; l'allenatore ha il compito delicato di posare e aggiustare la cannata sul capo prima del via, tenendo conto delle caratteristiche fisiche e del temperamento dell'atleta.
Portare sul capo il vaso di terracotta coi manici ricurvi serviva a trasportare l'acqua potabile dalla fonte alla propria abitazione, e da lì la cannata è diventata il simbolo della città di Arpino e dell'intera Ciociaria.
Dalla fonte al patrimonio immateriale
Nel dicembre 2022 quel gesto quotidiano ha ricevuto un riconoscimento internazionale: la corsa con la cannata è entrata fra le buone pratiche riconosciute dall'UNESCO come bene immateriale, grazie a «Tocatì Verona», il festival internazionale di giochi e tradizioni popolari. Il riconoscimento riguarda la gara, non l'intera manifestazione: una competizione di velocità in cui servono prestanza fisica, destrezza ed equilibrio.
Il toto-gonfalone e la domenica
Già nei primi giorni del mese l'attesa diventa spasmodica: nei bar e per le strade è cominciato il «toto-gonfalone», con le indiscrezioni e le repentine smentite sugli atleti che si susseguono, mentre i preparativi fervono nelle associazioni di quartieri e contrade.
Le prove si tengono nei momenti più impensabili, dalle prime luci dell'alba fino alle ultime ore notturne, e chi vuole vederle deve avere fortuna e pazienza: sono vere e proprie operazioni di «intelligence» dei contradaioli, fatte per non far carpire ai rivali i punti deboli o le strategie approntate per la gara.
Poi arriva quella che per gli arpinati non è una semplice domenica, ma «la domenica del Gonfalone»: il silenzio religioso al «PARTITI!!» dello speaker, l'attesa che venga pronunciato il nome del quartiere in testa, il tifo fino allo sfinimento, le amicizie che per un pomeriggio vanno a farsi benedire, gli attimi di gioia e di delusione che si susseguono a seconda dei risultati. Fino all'ultima tirata sul palco del tiro alla fune, che chiude i conti dell'anno.
Come arrivare alla festa
Il Gonfalone ad Arpino si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Arpino, a 4,2 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Castelliri, e il tragitto è di 13 chilometri per 16 minuti di guida.
Nei paesi vicini
Chi si trova da queste parti trova anche queste.
- Giostra dell'Anello a Ferentino — settembre
- Rievocazione Storica dello Schiaffo ad Anagni — settembre
- Pasqua con Giotto a Boville Ernica — marzo