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Folklore e Rievocazioni

Mutina Boica a Modena con castrum romano e accampamento celtico 2026

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
primo week end di settembre — quest'anno dal 4 al 5 settembre 2027
Dove Modena, Modena

Fonte: archiviostampa.comune.modena.it, letta il 19/09/2026.

Mutina Boica è un festival di rievocazione storica che si tiene a Modena, in Emilia-Romagna, nel primo fine settimana di settembre. Al parco Enzo Ferrari quattrocento rievocatori piantano un castrum romano e un accampamento celtico a poche decine di metri l'uno dall'altro, e per quattro giorni il programma alterna spettacoli di ricostruzione, battaglie, conferenze e laboratori. La prima edizione risale al 2009; oggi l'organizzazione è di Crono Eventi, in collaborazione con i Musei Civici e il Comune di Modena.

Il nome dice già la storia

Il titolo della manifestazione è composto dal nome della colonia di diritto romano fondata nel 183 a.C., «Mutina», e dall'aggettivo «Boica», che significa «dei Galli Boi», la popolazione celtica insediatasi in Emilia-Romagna durante il IV secolo a.C. ed entrata nel processo di romanizzazione dell'Italia del nord nel II secolo a.C. Il festival racconta esattamente questo: una parte della storia antica di Modena, nata dall'incontro-scontro tra le popolazioni celtiche e la Repubblica di Roma.

La prima edizione risale al 2009, e nasce con una fisionomia precisa: un progetto di storia dal basso, bottom-up, intrapreso da un'associazione locale sotto la supervisione scientifica dei Musei Civici di Modena e della Soprintendenza Archeologia dell'Emilia-Romagna. L'associazione è Aes Cranna – Teuta Boica, nata a Modena nel 2007 da un gruppo di appassionati di celtismo e storia dell'evo antico, e costituitasi nel 2008 come associazione senza scopo di lucro. L'organizzazione oggi è di Crono Eventi.

Il metodo, e la licenza che viene dichiarata

La narrazione evita di fornire al pubblico versioni semplificate del passato, rifiutando giudizi di tipo morale su determinate vicende storiche.

La stessa esigenza vale per chi sfila. I gruppi di rievocazione vengono selezionati su tre criteri: la preparazione, data dalla verosimiglianza delle riproduzioni e delle attività che propongono; la capacità di rapporto con il pubblico, cioè il non vivere la rievocazione come esclusivo momento per se stessi; e l'attinenza al tema dell'edizione.

E c'è un compromesso che la manifestazione non nasconde. L'offerta musicale è ispirata alle sonorità e al repertorio della tradizione celtica d'oltremanica, ed è dichiarata per quello che è: una licenza storica, connessa alla difficoltà di organizzare esibizioni di musica antica per il grande pubblico. Il risultato è un modo ludico di incontrare la storia antica senza rinunciare al rigore scientifico, tra appuntamenti di reenactment, living history e archeologia sperimentale, che usano ricostruzioni fisiche del passato.

Quattro giorni su due sedi

Il festival si svolge in due luoghi diversi. Il primo è il parco pubblico Enzo Ferrari, in una cornice di verde, dove avvengono gli spettacoli principali e vengono ricostruiti gli accampamenti storici. Il secondo è il centro storico, tra l'area archeologica del Novi Ark e i Musei Civici, cioè i principali luoghi che custodiscono le testimonianze di epoca romana della città.

Quattro giorni di rievocazione, musica, teatro, buon cibo e condivisione, per un totale di 120 eventi, oltre 40 espositori artigianali, più di 15 stand gastronomici, 400 rievocatori provenienti da tutta Italia e 5 concerti. Le associazioni coinvolte sono oltre trenta, dal territorio nazionale e dall'estero, e il programma prevede una media di dodici appuntamenti a giornata, tra spettacoli teatrali e di ricostruzione storica, conferenze specialistiche, laboratori e didattiche proposti dai gruppi di rievocazione, da archeologi professionisti o da operatori museali.

Nel castrum e nel villaggio gallico

La giornata incomincia al mattino nei villaggi e nel castrum del parco Ferrari. All'accampamento celtico, curato da Popolo di Brig, Torcos au Bedo e Teuta Nertobacos, si lavora: tessitura e filatura della lana, conio della moneta per i bambini, tintura dei tessuti, produzione del catrame vegetale, didattica sull'utilizzo delle erbe medicinali. Ai più piccoli, tra i 4 e gli 11 anni, è riservato «Il cammino del piccolo guerriero», tra artigianato, sport e addestramento, per vivere l'atmosfera di un villaggio gallico del III secolo a.C.

Poi arrivano i combattenti, in corteo, accompagnati da figuranti in costume storico da legionari romani e da guerrieri galli, e si va verso battaglie campali, giochi equestri e i gladiatori nell'arena di Mvtina, curati dall'associazione Ars Dimicandi, con centinaia di rievocatori e acrobati in campo. Ci sono anche «Il sacro fuoco di Vesta» e il «Ludus Mutinense», spettacoli sul culto delle Vestali e sulla passione dei modenesi per i combattimenti tra gladiatori, e sul campo si ritrovano i popoli che al tempo abitavano il territorio: celti, etruschi e romani. In programma ci sono anche l'accensione del Fuoco Sacro e la cerimonia di unione dei clan celtici. Per la cena si può mangiare come allora in una Caupona Mutinensis, ricostruzione di una taverna romana, con birra artigianale e idromele, mentre il mercatino espone le riproduzioni degli antichi artigiani e gli incontri di «Mutina Fecit» raccontano l'artigianato d'età romana del territorio: lana, vino e ceramica.

La storia che si torna a combattere

Il territorio modenese offre due vicende grosse. La prima è la seconda guerra punica: nel 218 a.C. Mutina si legò al generale cartaginese Annibale, disceso in Italia attraverso le Alpi, e la città fu l'anello di congiunzione tra la ribellione della Gallia Cisalpina e lo scontro tra romani e cartaginesi, protrattosi fino al 202 a.C. con la sconfitta dei Punici a opera di Scipione l'Africano. Fra le curiosità che il festival racconta c'è che Scipione e Annibale, avversari, morirono entrambi nell'anno di fondazione di Mutina.

La seconda è la Guerra di Modena, nata dal vuoto di potere creatosi dopo l'assassinio di Giulio Cesare il 15 marzo 44 a.C. Si combatté prima in campo aperto lungo la via Emilia presso Castelfranco Emilia, l'antica Forum Gallorum, poi presso il quartier generale di Marco Antonio, a ovest di Mutina: da una parte le forze senatoriali dei consoli Aulo Irzio e Vibio Pansa unite a quelle di Ottaviano, dall'altra le legioni di Antonio, 25.000 uomini. Il Senato contava anche sulle truppe di Decimo Bruto assediate a Modena, tre legioni di reclute e un contingente di gladiatori, fino a 47.000 uomini. Finì il 20 aprile del 43 a.C., quando il campo di Antonio venne espugnato e Mutina liberata dall'assedio. Chi vuole vederla dipinta, invece che rievocata, la trova nella Sala del Fuoco di Palazzo Comunale in piazza Grande, nei dipinti di Nicolò dell'Abate del 1546.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Modena è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Modena si trova a 1,5 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Campogalliano-Modena dista 10 chilometri, cioè 13 minuti di strada.

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