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Messa dello Spadone a Cividale del Friuli 2027 - Rievocazione storica dell'ingresso del Patriarca Marquardo von Randeck
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 30/08/2026.
La Messa dello Spadone si celebra ogni anno il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, nel Duomo di Cividale del Friuli, in provincia di Udine. Durante la liturgia il Diacono, con in testa un elmo piumato, impugna con la mano destra una spada e con la sinistra l'Evangeliario, e in cima alla scalinata del presbiterio vibra tre colpi in aria. La tradizione lo lega a Marquardo von Randeck, patriarca di Aquileia, che fece il suo ingresso a Cividale nel 1366, e dal 1984, al termine della celebrazione, centinaia di figuranti rievocano l'entrata solenne del Patriarca in città.
L'ingresso del patriarca nel 1366
Marquardo von Randeck, patriarca di Aquileia (1296 - 1381), fece il suo ingresso a Cividale del Friuli nel 1366. La tradizione suggerisce che Marquardo, capo spirituale e temporale del patriarcato aquileiese, abbia preso possesso della città e del suo territorio e abbia introdotto la Messa dello Spadone. Il 6 luglio 1366, di fronte alla nobiltà e al popolo radunati nella basilica cividalese, ricevette dal vicedecano del Capitolo una spada, simbolo della sua signoria spirituale e temporale, e con essa celebrò a Cividale la prima Messa dello Spadone. Nell'occasione i signori del luogo posero al suo servizio i propri possedimenti e soldati, e in quel giorno si riuniva anche il Parlamento della Patria del Friuli.
Ai cividalesi Marquardo è rimasto caro. Durante la sua reggenza riuscì a tenere lontana la guerra, nonostante il Friuli fosse conteso fra i conti di Gorizia, l'Austria e la Serenissima, e portò a termine un corpo di leggi in uso fino alla caduta del Patriarcato e ripreso anche in seguito. Da quel lontano 1366 il rito si rinnova ogni anno, nel giorno dell'Epifania, nel Duomo di Cividale, la Basilica di Santa Maria Assunta; la rievocazione storica in costume ricorda invece l'entrata in città del patriarca, avvenuta il 7 giugno 1366.
Lo spadone di 109 centimetri, l'elmo e l'evangeliario
L'appellativo viene da un oggetto. È uno stocco con lama di foggia tedesca, risalente alla metà del Quattrocento, e la sua lunghezza singolare — ben 109 centimetri — ha indotto i cividalesi a chiamarlo familiarmente spadone; sulla guardia dell'elsa è incisa l'iscrizione con il nome di Marquardo e la data del 6 luglio 1366. Dopo la cerimonia la spada viene riposta in una guaina di cuoio rivestita di seta bianca.
Con la spada vanno altri due oggetti. L'elmo è di foggia cinquecentesca, di cartone rivestito di cuoio riccamente decorato: ha come cimiero un dragone e, sulla fronte, fra due campi rossi e in mezzo a una foglia d'acanto, l'immagine di Santa Maria Assunta, titolare della Basilica, ed è reso ancora più appariscente da piume di colore rosso, bianco, giallo e azzurro; quello che si vede oggi è una riproduzione, perché l'originale è andato perso nel Settecento. L'evangeliario, adoperato esclusivamente per questa messa, è un codice del XV secolo che contiene il Vangelo dell'Epifania: la copertura, di 27 per 19 centimetri, è in lamina d'argento sbalzata con tracce di doratura, applicata su una tavola di legno rivestita di velluto rosso scuro, con una pregevole Crocifissione del Duecento. Fu ricopiato da un testo più antico dal presbitero Valeriano de Albaecclesia nel 1433, quando era vicario curato della Chiesa di Santa Maria di Corte, non lontano dal Duomo, e alla fine del codice si legge: «Completum est hoc opus Evangeliorum per me Presbjterum Valerium de Alba clericus Cracoviensis diocesis vicarius ecclesiae Santa Marie de Curia. Anno ab incarnatione Domini millesimo quadrigentesimo ticesimo tertio». Spada, elmo ed evangeliario sono esposti al Museo Cristiano e Tesoro del Duomo, con entrata accanto al campanile.
La processione del clero e i tre colpi in aria
La messa comincia con una processione solenne che esce dalla sacrestia e sale all'altare maggiore, secondo un protocollo rigido. Apre un chierichetto che regge una croce astile d'argento, affiancato da due ceroferari con i candelieri; seguono i canonici, circa quaranta, con la cappa magna e le insegne dei conti di Tolmino; poi il Suddiacono e il Diacono, quest'ultimo con l'elmo piumato in testa, la spada impugnata con la destra e l'Evangeliario appoggiato al petto e sorretto con la sinistra; per ultimo esce il celebrante, affiancato dal maestro delle cerimonie e seguito dagli altri chierici.
Salita la gradinata che porta al presbiterio, tutti si arrestano davanti all'altare — sormontato dalla Pala d'argento dorato del Patriarca Pellegrino I — e si voltano verso l'assemblea. Il Diacono si fa avanti fino al limite della scalinata e vibra tre colpi in aria con la spada, in segno di saluto o benedizione. Il gesto torna più volte: prima e dopo la lettura del Vangelo, e alla fine della messa, al canto dell'Ite Missa est, quando il Diacono saluta i fedeli con tre poderosi colpi.
Il canto aquileiese e l'annuncio della Pasqua
Dopo il primo saluto il Diacono consegna la spada e l'elmo a due chierici, e il libro dei Vangeli viene deposto sul leggio. La messa, fino all'Epistola, si svolge in rito Romano; l'Epistola è cantata dal Suddiacono in antica melodia aquileiense. Prima della lettura del Vangelo il celebrante incensa il Diacono, che si rimette l'elmo, riprende la spada e l'Evangeliario e, accompagnato dai chierici e dai ceroferari, torna in cima alla scalinata per ripetere i tre fendenti; poi si toglie l'elmo, consegna la spada, incensa il libro e canta il Vangelo epifanico secondo le modulazioni del rito patriarchino aquileiense, in cui trovano unione solennità di tono e melodia gregoriana.
Al termine del canto il Diacono risale un'ultima volta la scalinata, ripete il saluto con la spada e canta, sempre con intonazione aquileiense, l'annuncio delle festività liturgiche che culmineranno nella Pasqua. I testi sono proclamati o cantati in latino secondo il Rito del Concilio Vaticano II, mentre il canto dell'Epistola, quello dell'Evangelo e l'Annuncio pasquale risalgono al XII secolo e fanno parte del patrimonio del canto sacro della Chiesa Aquileiese-Cividalese. Tutta la cerimonia è accompagnata dai canti e dalle musiche della Cappella Musicale del Duomo, e alla fine la processione si ricompone nello stesso ordine di partenza e torna in sacrestia.
Il corteo storico e il decreto in piazza Duomo
Dal 1984, al termine della celebrazione liturgica, centinaia di figuranti rievocano l'entrata solenne del Patriarca. Il corteo storico conta oltre duecento figuranti in rigorosi costumi medievali, che riproducono fedelmente gli abiti dell'epoca sia nei colori sia nei modelli, e vi prendono parte i figuranti del Palio di San Donato, la rievocazione medievale estiva della città.
La Comunità di Cividale si prepara ad accogliere il Patriarca sfilando in corteo dalla storica Porta di Ponte, e prosegue lungo il Ponte del Diavolo, corso Paolino d'Aquileia, piazza Duomo, Largo Boiani, piazza Foro Giulio Cesare, via Silvio Pellico, piazza Diaz e piazza Dante; da Borgo di Ponte partono i nobili, che vanno a incontrare in piazza Dante gli altri cortei. Marquardo von Randeck entra invece da Porta San Pietro, accompagnato dai Ministeriali Maggiori a cavallo, e percorre via Silvio Pellico, piazza Foro Giulio Cesare, Largo Boiani e piazza Duomo.
In piazza il cerimoniale ha un ordine preciso: la waita cittadina mette in sicurezza lo spazio e i portari delle quattro porte storiche sono chiamati al centro della città; Marquardo domina la piazza dal seggio vescovile; i nobili liberi e i castellani di Cividale lo omaggiano con preziosi doni; il popolo agricoltore consegna la canipa in segno di fedeltà; il Principe della Patria decreta la reinvestitura di alcuni feudi; il maestro d'arme conduce una tenzon cortese; e infine i Ministeriali Maggiori a cavallo conducono il Patriarca all'investitura della temporalità della sua Chiesa, dove riceve la spada da stocco in segno del potere temporale, mentre la Comunità tutta giura solennemente fedeltà. L'araldo legge il Decreto che attribuisce al patriarca il potere temporale, con il quale egli riconferma ai nobili e ai vassalli i loro feudi toccando loro la spalla sinistra; poi benedice la folla con la spada. Nel pomeriggio, e fino a sera, si svolgono le animazioni medievali — tiro con l'arco, dimostrazioni di scherma antica, musica medievale, giullarate, duelli e mangiafuoco — e il corteo di chiusura con i gruppi storici della cittadina conclude la festa.
Le origini incerte, dalla Schwertmesse a Montelongo
La Messa dello Spadone è una cerimonia mutuata dal mondo germanico, che unisce forme liturgiche dell'antica Chiesa aquileiese-cividalese del XII secolo con una ritualità politica e civile di derivazione imperiale. Nel mondo germanico tardomedievale si chiamava Schwertmesse, cioè Messa della Spada: fu celebrata per la prima volta a Basilea nel 1347, poi in Francia e in Germania, e da lì fu importata in Friuli da Marquardo von Randeck.
Di preciso, però, non si sa. Sull'origine e sul significato del rito non esiste ancora una documentazione sicura: alcuni studiosi ne fanno risalire l'inizio a Gregorio di Montelongo, patriarca fra il 1251 e il 1269, che giunto a Cividale per prendere possesso del Patriarcato consacrò a Dio, nel 1252, le bandiere tolte al nemico nella guerra sostenuta dalla Chiesa contro l'imperatore Federico II; più probabilmente l'origine risale al tempo di Marquardo von Randeck, e l'aver sempre adoperato la spada che, secondo la scritta incisa nei bracci, a lui appartenne potrebbe costituirne un'indiretta conferma. La tesi più accreditata è quella che dà alla cerimonia un doppio significato, liturgico e politico, perché era celebrata dal Patriarca all'atto del suo insediamento: il Patriarca, infatti, era anche uomo d'arme, in quanto deteneva il potere temporale di un vasto territorio, il Patriarcato d'Aquileia. E lo conferma la scena stessa, con il Diacono che tiene la spada nella destra e l'Evangeliario nella sinistra.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla Messa dello Spadone a Cividale del Friuli è davvero semplice. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Cividale del Friuli a un passo dal centro, 1,2 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Udine-Via Martignacco, e da lì restano 19 chilometri e 24 minuti.
Che altro succede in provincia di Udine
Se sei in zona, poco lontano si tengono anche queste.
- Palio di San Donato a Cividale del Friuli — agosto
- Fuochi Epifanici (Pignarûl) a Tarcento — gennaio
- Messa del Tallero o Epifania del Tallero a Gemona del Friuli — gennaio