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Folklore e Rievocazioni

Messa del Tallero o Epifania del Tallero a Gemona del Friuli 2027 - Consegna della moneta d'argento e corteo storico

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
6 gennaio 2026
Dove piazza Municipio, Gemona del Friuli

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 30/08/2026.

La Messa del Tallero, o Epifania del Tallero, è la rievocazione storica di Gemona del Friuli, in provincia di Udine, in Friuli-Venezia Giulia, e si celebra ogni anno il 6 gennaio. Il corteo storico, con dame e cavalieri, nobili e popolani in abiti d'epoca, accompagna il sindaco da Palazzo Boton lungo via Bini fino al Duomo di Santa Maria Assunta; durante la messa, all'offertorio, il sindaco sale all'altare e consegna all'arciprete un tallero d'argento di Maria Teresa d'Austria, coniato nel 1780, come simbolo di concordia e collaborazione tra i poteri temporale e spirituale. La regia della manifestazione è della Pro Loco Pro Glemona.

La moneta d'argento che il sindaco porta all'altare

Ogni anno, il 6 gennaio, a Gemona del Friuli si celebra la Messa del Tallero, il momento più importante dell'intera rievocazione storica. Il tallero è una moneta d'argento che durante la funzione religiosa il sindaco consegna alla Chiesa, nelle mani dell'arciprete, come simbolo di concordia e collaborazione tra i poteri temporale e spirituale: è il tallero di Maria Teresa d'Austria, coniato nel 1780.

La Messa del Tallero è un rito unico nel suo genere nel panorama liturgico occidentale: non rappresenta un atto di vassallaggio tra autorità civile e religiosa, ma un solenne gesto di lode della comunità, riconosciuta nella sua indivisibilità, al Signore della pace. La cerimonia è ricca di gesti rituali rimasti immutati, gli stessi che il Capitano del Popolo, rappresentante della Magnifica Comunità di Gemona, compiva verso il Pievano, rappresentante dell'autorità religiosa.

Palazzo Boton, via Bini e il paggio con il cuscino

La mattina dell'Epifania un corteo storico, con a capo il capitano del popolo, raggiunge il Municipio e consegna il tallero al sindaco; la cerimonia civile si apre sotto la loggia del Municipio. Poi il corteo parte da Palazzo Boton, sede del comune, e attraversa via Bini, lo scenario tipicamente medievale su cui si affacciano gli antichi palazzi ricostruiti com'erano prima della distruzione dei terremoti del 1976, fino ad arrivare al Duomo di Santa Maria Assunta, gioiello romanico-gotico e uno dei monumenti religiosi medievali più importanti della regione.

Il suono dei tamburi cadenza l'incedere elegante delle dame e dei cavalieri. Sfilano nobili e popolani in abiti d'epoca, scortati dal drappello delle guardie, con il saluto ai gonfaloni, l'animazione medievale e l'esibizione dei musici nelle vie del Centro Storico. Il gruppo più numeroso è quello organizzato dalla Pro Loco Pro Glemona, che cura la regia della manifestazione: armigeri e popolani, nobili e magistrati cittadini in preziosi abbigliamenti, guidati dal capitano della Magnifica Comunità, accompagnato dal paggio che durante il tragitto dal Municipio al Duomo reca su un cuscino il tallero d'argento. All'ingresso della chiesa il sindaco bussa, e trova il diacono pronto ad accoglierlo; viene accompagnato con le altre autorità ai piedi dell'altare maggiore, e quando entrano gli officianti il sindaco e il parroco si salutano.

L'offertorio, l'incensazione e il bacio della pace

La funzione segue il suo corso. Il Vangelo è cantato nella melodia aquileiese secondo il rito patriarchino, e subito dopo si legge il calendario delle feste mobili dell'anno. Dopo l'omelia, all'offertorio, il sindaco sale all'altare e consegna al Parroco il tallero d'argento, deponendolo sul vassoio che gli viene porto dal celebrante.

Un concelebrante scende dall'altare a incensare il sindaco, e solo dopo, tornato in presbiterio, incensa tutti i convenuti: è un gesto unico nella liturgia occidentale, di origine bizantina. Allo scambio della pace al Sindaco viene recata la cosiddetta pace, cioè l'Incoronazione della Vergine, un'opera di oreficeria della prima metà del Quattrocento attribuita all'artista udinese Nicolò Lionello, per un bacio simbolico. Finita la messa, il corteo esce dalla chiesa insieme ai fedeli, e più tardi si ritrova per un pranzo comune.

Il rito patriarchino, in latino e in friulano

La celebrazione si svolge in latino e in friulano, e i canti del Vangelo seguono il rito patriarchino, tipico del patriarcato di Aquileia, capace di fondere la liturgia occidentale con quella orientale. Il Credo si recita secondo l'antica tradizione di Aquileia, privilegio condiviso solo con le più antiche sedi apostoliche; la celebrazione prosegue con la Berakhà, una delle più antiche benedizioni bibliche, con la litania di origine antiochea e, dopo la benedizione pontificale, con il canto dell'antifona Tu es Sacerdos Magnus.

Dentro la liturgia entrano anche i Magi. Dopo l'ingresso solenne dell'arcivescovo e il tradizionale rito dell'aspersione c'è l'ingresso dei Re Magi, figure centrali della liturgia di quel giorno e simbolo secolare scolpito nella pietra del Duomo. In Friuli-Venezia Giulia il 6 gennaio si celebrano due riti caratteristici e unici: la Messa dello Spadone a Cividale e la Messa del Tallero a Gemona.

Le origini medievali e la moneta asburgica

Le origini della Messa del Tallero risalgono probabilmente al Medioevo, al periodo del patriarcato aquileiense, quando il Friuli era governato dal Patriarca. Gli eruditi locali parlano del tallero come della moneta utilizzata durante la dominazione austriaca, cioè dopo il trattato di Campoformido del 1797 e fino al 1805, e poi dopo il 1814, a vicende napoleoniche concluse, fino al 1866. Il primo conio della moneta asburgica risale all'imperatore Massimiliano I, salito al trono nel 1493, e la sua rinomanza potrebbe averla portata nei territori della Serenissima già dal Cinquecento.

La prima testimonianza scritta si trova nell'Archivio di Stato di Udine. Il notaio Gio Maria Rossi, attivo a Gemona nella metà del XVIII secolo, riporta che almeno dal 1760 i rappresentanti della comunità — i quattro Provveditori della città — il giorno dell'Epifania «venivano incensati doppo che si portarono all'altare al baccio della pace ed a fare offerta al reverendissimo signor arciprete». Il rito, dunque, è precedente all'introduzione in Friuli della moneta che si usa oggi: al suo posto dovevano esserci monete patriarchine o veronesi, veneziane o carinziane, che potessero avere analoga funzione.

I Magi scolpiti nel 1327 sulla facciata

Pare probabile che l'offerta della Comunità, rappresentata dal Sindaco, alla Chiesa locale nelle mani del Pievano non sia altro che la riproposizione del gesto dei Magi, così presente nella tradizione aquileiese in generale e in quella gemonese in particolare — e così rappresentato proprio sulla facciata del Duomo dalle statue scolpite dal maestro Giovanni Griglio nel 1327.

È anche il motivo per cui la manifestazione, a Gemona, è considerata identitaria: unisce la commemorazione religiosa dell'Epifania del Signore a un momento di unità comunitaria, e valorizza insieme la storia della città e il senso di comunità della cittadina.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della Messa del Tallero o Epifania del Tallero, a Gemona del Friuli, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Gemona del Friuli si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Osoppo-Gemona dista 5,7 chilometri, cioè 7 minuti di strada.

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