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Folklore e Rievocazioni

La 'Ndocciata a Civitanova del Sannio e le torce a ventaglio 2026

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
24 dicembre 2026
Dove piazza centrale, Civitanova del Sannio

Ricorrenza a data fissa.

La 'Ndocciata si tiene la sera del 24 dicembre, la vigilia di Natale, a Civitanova del Sannio, in provincia di Isernia, in Molise. Decine di uomini bardati di mantello, cappello e calzari neri sfilano per le vie del paese con in mano le 'ndocce, grandi torce di legno a ventaglio accese, e salgono la scalinata che porta al Terrapieno. In cima li aspetta un gran falò, e dentro quel falò le torce finiranno tutte, una dopo l'altra.

La vigilia e le torce di legno

Le torce si chiamano 'ndocce, che è il nome che il dialetto locale dà alle grandi torce di legno accese. Hanno forma a ventaglio, e non sono tutte uguali: alcune sono singole, altre possono arrivare fino a venti fuochi.

Le prepara chi vive lì. Le 'ndocce sono lavorate da volontari del posto, essiccate in autunno e intarsiate in cima; si ricavano da tronchi di faggio, e dal legno degli abeti bianchi che crescono nel vicino bosco di Montecastelbarone.

Secondo l'insegnamento cristiano e il sentire del popolo, il rito evoca l'attesa della nascita di Gesù bambino, ed è da lì che nasce la fiammella della torcia. Il significato del rito unisce gli antichi riti pagani legati al fuoco e alla purificazione e il senso cristiano dell'amore di Dio.

Dai Sanniti al solstizio d'inverno

Le origini si fanno risalire all'epoca pre-romana, quando queste terre erano abitate dalla tribù dei Sanniti, e la celebrazione avveniva in concomitanza con il solstizio d'inverno del 21 dicembre. Il fuoco era l'elemento primordiale, da sempre denso di simbolismi, e si trasportava per mezzo di grandi torce: quelle torce erano le 'ndocce.

Con l'affermarsi del Cristianesimo nella società romana e post-romana il rito ha preso una nuova interpretazione religiosa. Dopo il Settecento fu trasmesso ai contadini, che usavano le torce per spostarsi verso le chiese nella notte di Natale, e da quell'abitudine pratica discende la processione di oggi.

La 'Ndocciata non è solo di Civitanova: si celebra anche ad Agnone, nella stessa provincia di Isernia, e in forma leggermente diversa nella località abruzzese di Santo Stefano di Sante Marie. Le date sono due nell'arco dell'anno, l'8 e il 24 dicembre.

Mantelli neri e due file

I portatori arrivano dai vari rioni del paese, e si riconoscono da lontano: sono bardati di mantello, cappello e calzari tradizionali di color nero. Sono decine, e in paese li chiamano ndocciatori; è un rito che coinvolge praticamente tutta la popolazione.

L'accensione è una cosa sola per volta. Dalle fiamme di un falò ciascuno accende la propria torcia, uno dopo l'altro, e poi comincia la sfilata: una processione solenne e raccolta per le vie del paese, fino alla piazza centrale.

Da lì i portatori si organizzano in due file e confluiscono nei pressi della villa comunale. Risalgono la scalinata che porta al «Terrapieno» e arrivano alla porta dell'abitato, dove s'erge il gran falò pronto a farsi grande luce.

Il falò alla porta dell'abitato

Prima si benedice: il parroco benedice i fuochi, e le zampogne intonano musiche natalizie. Poi i portatori circondano il grande fuoco.

Quello che segue è il gesto per cui tutta la sera è stata costruita. A rotazione, ciascuno butta la propria torcia nella grande bocca del falò, che lentamente si fa fuoco e si consuma. Le 'ndocce essiccate in autunno e intarsiate una per una finiscono lì, tutte insieme, mentre intorno restano i canti e le musiche.

Come arrivare alla festa

La 'Ndocciata a Civitanova del Sannio si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pescolanciano-Chiauci, a 9,6 chilometri da Civitanova del Sannio, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Civitanova del Sannio restano 3,6 chilometri, che in 6 minuti portano a destinazione.

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