Home » Folklore e Rievocazioni
Poggio Oddone Terra di Confine a Perosa Argentina e il dono del formaggio 2026
Fonte: poggiooddone.it, letta il 19/09/2026.
«Poggio Oddone Terra di Confine» si svolge a Perosa Argentina, in provincia di Torino, la terza domenica di settembre, insieme alla Fiera del Plaisentif. Una volta l'anno il paese rimette in scena il giorno in cui un formaggio servì da lasciapassare: ogni anno, in occasione della Fiera, si rinnova il rituale del cosiddetto «Dono del formaggio», una consuetudine che si affermò a partire dal 1574, quando la località di Perosa, in precedenza occupata dai francesi, venne restituita per volere del re Enrico III di Valois all'autorità sabauda. Da quella domenica, e non prima, il Plaisentif può essere venduto: lo stabilisce il disciplinare di produzione.
Il confine passava dentro il paese
Perosa Argentina non era un paese di montagna qualsiasi, era la linea: il paese, in corrispondenza della sporgenza rocciosa chiamata «Bec Dauphin», segnò per secoli il confine tra i territori del Delfinato e i domini dei Savoia, dividendo la valle del Chisone nella sezione sabauda della val Perosa — già valle Dubiasca o Pinerasca — e in quella delfinale e poi francese della val Pragelato, fino a Sestriere. Sotto i francesi cambiava perfino nome: nel periodo di dominazione francese Perosa si chiamava La Perouse.
Il nome della rievocazione viene da un luogo che qui esisteva in antico: nella piazza di Perosa si trovava la località di Podium Odonis, il Poggio di Oddone, legata alla figura di Oddone di Savoia, che, vissuto nell'XI secolo, fu consorte della celebre comitissa Adelaide dei marchesi arduinici di Torino.
Ed è lì che, a dispetto dei confini, la valle si incontrava: a dispetto dei confini amministrativi, i margari dell'alta valle si davano appuntamento a Perosa, dando vita in questo paese al più importante e vivace mercato valligiano. Scendevano a fine estate dagli alpeggi e sostavano per la Fiera di San Michele, il 29 settembre.
1574: le chiavi del castello passano di mano
Il fatto che la rievocazione mette in scena è documentato giorno per giorno: il 7 ottobre 1574 Carlo Birago, luogotenente Generale di Enrico III di Valois per il Piemonte, ricevette l'ordine di sgomberare Pinerolo, Perosa e Savigliano; a sua volta Francesco Birago, governatore e castellano di Perosa, ricevette l'ordine di lasciare il borgo.
Il passaggio di consegne fu materiale: le chiavi del castello di Perosa furono prese in consegna dal Conte Parella di S. Martino, che le consegnò al signor Pietro Turta, designato dal Duca come castellano di Perosa. Il documento che lo attesta è datato 15 dicembre 1574, e da questo evento prende spunto il momento rievocativo della Nomina del Governatore.
Il formaggio della pace
Lo spostamento del confine tagliò fuori chi stava a monte: i margari delle alte valli del Chisone e della Dora Riparia, rimasti sotto il regno di Francia e fortemente penalizzati dall'interruzione dei commerci verso i mercati di bassa valle, dovuta alle tensioni politiche, organizzarono una spedizione diplomatica, guidata dal castellano di Cesana, volta a ingraziarsi i favori del castellano di Perosa, nominato dal duca di Savoia, e portarono con sé, a questo scopo, alcune prelibate forme di Plaisentif per farne omaggio allo stesso castellano.
Portarono, cioè, quello che avevano di meglio: il castellano di Cesana guidò, secondo un antico documento, una delegazione di margari verso Perosa per chiedere il permesso di commerciare, portando in dono ciò che di più prezioso possedevano. Da quell'episodio nasce la rievocazione del «Dono del formaggio», e per questo il Plaisentif può essere definito «il formaggio della pace».
L'usanza non finì con l'emergenza: l'abitudine si consolidò, rinnovandosi di anno in anno, anche dopo la ripresa del libero commercio, e ancora oggi viene celebrata in memoria di quel periodo. Del resto quel formaggio era una moneta di scambio riconosciuta: nobili e alti funzionari non facevano mai mancare il Plaisentif sulle loro tavole, mentre i margari del Delfinato — che comprendeva l'Alta Valle Chisone — lo offrivano ai governanti e ai loro funzionari come donativo, affinché anche in territorio sabaudo ne fosse consentito lo smercio.
Il documento ritrovato riordinando un cassetto
Tutto questo si sarebbe perso se un sindaco non avesse messo in ordine la sua libreria: il documento che racconta del dono del Plaisentif che, attorno al 1570, i margari di Sauze di Cesana fecero al governatore Turta di Perosa affinché quest'ultimo permettesse lo scambio di merci fra alta e bassa val Chisone, è stato ritrovato da Giovanni Laurenti nel 1999, riordinando un cassetto della sua libreria — mai pubblicato e neppure conservato presso il Comune di Perosa Argentina.
Laurenti, allora sindaco di Perosa Argentina, era arrivato a quella storia partendo da uno scritto altrui: riscoprì la storia del Plaisentif partendo da un articolo nel quale lo storico Ettore Patria aveva ricostruito i rapporti commerciali tra la bassa e l'alta val Chisone alla fine del Cinquecento.
Dal documento si passò subito al copione: da questo è nata la rielaborazione sceneggiata del fatto, a cura di Laura Balzani, e la rievocazione storica «Poggio Oddone terra di confine - Il Dono del formaggio», che venne rappresentata nella terza domenica di settembre di quell'anno, grazie alla partecipazione di oltre un centinaio di perosini. Ancora oggi la rappresentazione coinvolge circa un centinaio di perosini come figuranti.
Attorno alla scena crebbe poi tutto il resto, e con una data precisa: nasce prima un comitato di perosini nel 2001, che si impegnò nella creazione di tutto ciò che è da contorno al Plaisentif all'interno della Rievocazione Storica — le mostre, i convegni, i momenti enogastronomici, le sfilate dei gruppi storici, tutti gli allestimenti e i lavori svolti prima, durante e dopo ogni manifestazione. Fu così che grazie a undici soci fondatori nacque l'Associazione Culturale Poggio Oddone il 15 febbraio 2003, mentre l'Amministrazione Laurenti promosse la nascita dell'Associazione Produttori del Plaisentif, di cui il Comune e l'Associazione Culturale Poggio Oddone per statuto fanno parte.
Perché si chiama formaggio delle viole
Il nome dice cos'è: il nome Plaisentif significa «piacente» e definisce un antico formaggio, prodotto da almeno cinque secoli in Val Chisone, nel periodo di fioritura delle viole, con latte vaccino intero e crudo.
È il latte del primo pascolo, quello dei giorni in cui i prati sono appena fioriti: viene prodotto dal latte delle mucche del primo alpeggio — tra la salita all'alpeggio di giugno e non oltre il 30 luglio — che si alimentano esclusivamente della flora locale ricca di fiori e aromi. Le viole sono le prime a sbocciare, e conferiscono al latte e al formaggio un ampio corredo di profumi e sapori: da qui il soprannome, e da qui il sapore delicato nonostante la lunga stagionatura.
Il formaggio era però quasi sparito: in Val Chisone i margari lo producono da secoli, ma questa vera e propria rarità ha rischiato di scomparire ed è stata salvata grazie a un progetto di riscoperta e valorizzazione dell'allora Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca e del Comune di Perosa Argentina, sostenuto dall'Assessorato all'Agricoltura e Montagna dell'allora Provincia di Torino, che nel 2009 inserì il Plaisentif nel proprio Paniere dei prodotti tipici.
La ripartenza fu un esperimento di un margaro: il margaro Ivano Challier provò a fare alcune tomette che vennero presentate e messe in vendita a Perosa Argentina durante la rievocazione e la fiera di Poggio Oddone. Da lì la decisione di scrivere delle regole: si pensò allora di regolamentarne la produzione tentando un progetto economico ardito e innovativo, cioè fare del Plaisentif un prodotto di alta qualità da vendersi solo a partire dalla fiera perosina di settembre, che da quel momento venne rinominata «Fiera del Plaisentif». Il disciplinare fu stilato con la fondamentale collaborazione del Baffo — così lo chiamavano compaesani e valligiani — e prevede che il latte utilizzato sia solo quello munto quando le mucche si nutrono del fieno e delle viole che fioriscono nel mese di giugno. L'antica ricetta, oggi, è tutelata dalla Confraternita dei Cavalieri del Plaisentif.
Quota, giorni, marchio: le regole scritte
Il disciplinare misura anche l'altezza a cui si lavora: il latte deve essere prodotto negli alpeggi a un'altitudine minima di 1.800 metri, mentre la trasformazione e la stagionatura possono avvenire a una quota non inferiore a 1.400 metri. La stagionatura minima è di 70 giorni, in locali idonei.
Anche il calendario del marchio è scritto: la marchiatura a fuoco si effettua verso la fine della stagionatura, di solito nei 10 giorni precedenti alla rievocazione storica di Poggio Oddone, e avviene presso le aziende dei margari. A seguito del controllo di fine stagionatura, il formaggio ritenuto idoneo per la vendita viene marchiato a fuoco su una delle due facce, apponendo la lettera P di Plaisentif e un logo che riporta una violetta stilizzata.
Sulla forma, poi, finiscono altre informazioni: le forme che possono fregiarsi del marchio riportano impressi a caldo anche il nome dell'azienda produttrice e le date di caseificazione e di inizio della stagionatura, mentre il produttore appone il marchietto a fuoco che riporta il cognome del gestore dell'alpeggio. Il marchio registrato, invece, sta chiuso in un posto solo: è custodito in una teca posta nell'ufficio del Sindaco di Perosa. A scegliere quali forme meritano il marchio sono gli esperti del Consorzio di formazione Agenform di Moretta, in provincia di Cuneo.
Il marchio si può usare solo dentro un elenco di comuni: può essere apposto sui formaggi prodotti in Val Chisone nei Comuni di Fenestrelle, Usseaux, Pragelato, Roure e Perosa Argentina, mentre in Alta Valle di Susa i Comuni interessati sono Cesana Torinese, Exilles, Oulx, Salbertrand, Sauze di Cesana, Sauze d'Oulx e Sestriere. In tutto se ne producono ogni anno poche migliaia di forme, numerate e marchiate a fuoco.
La terza domenica di settembre
La data della festa è anche la data da cui il formaggio esiste sul mercato: la terza domenica di settembre, come da disciplinare di produzione, è la data di inizio della sua commercializzazione, e prima di quel giorno il Plaisentif non può essere venduto. Le forme marchiate a fuoco sono l'unica garanzia di autenticità, e i produttori sono tenuti a mettere in vendita in tale occasione — e non prima — il formaggio che ha appena terminato la stagionatura.
La giornata comincia in chiesa: alla Messa delle 10 nella chiesa di San Genesio sono presenti le rappresentanze di gruppi storici in costume, e dopo la distribuzione del pane benedetto il corteo storico si snoda lungo le vie del paese fino alla zona della Fiera, dove sono previsti i saluti delle autorità, le presentazioni dei gruppi e la consegna del premio in memoria di Ivano Challier.
Il resto del borgo torna al Cinquecento: la Rievocazione Storica di Poggio Oddone riporta i visitatori direttamente nel XVI secolo e, tra nobili, popolani e margari, rivive l'epoca in cui queste terre difendevano i confini del Delfinato e del Ducato sabaudo, mettendo in luce gli umili travolti dai grandi eventi storici e politici lontani dalle loro montagne. Le strade diventano un teatro a cielo aperto, con scene di vita quotidiana, battaglie simboliche e momenti di festa, mentre il borgo si anima con fiaccolate in costume, cortei storici e il ritmo dei balli occitani. Nelle mostre allestite a Villa Willy si rievocano gli antichi mestieri, i giochi medievali, le attività di cucina e della vita militare dei secoli passati.
E fra le bancarelle si compra il resto della montagna: oltre al formaggio il visitatore scopre un mondo di eccellenze alpine fatto di mieli, conserve, erbe aromatiche, dolci e liquori, a cui si affiancano manufatti artigianali che raccontano la storia della montagna e dei suoi abitanti. L'aria, intanto, si riempie dei profumi del Plaisentif, dei gofri appena preparati e di altre specialità locali.
Come arrivare alla festa
La festa a Perosa Argentina si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Pinerolo, a 18 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Riva di Pinerolo, e il tragitto è di 24 chilometri per 21 minuti di guida.
Altre feste in provincia di Torino
Qui intorno, altre feste che meritano una deviazione.
- Festa degli antichi Stati di Savoia a Torino — settembre
- Le lavandaie e i lavandai di Bertolla a Torino — settembre
- 1339 a Volpiano — ottobre