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Folklore e Rievocazioni

Passione di Sordevolo 2027 - Una volta ogni cinque anni, con oltre 400 attori: un terzo del paese

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Sordevolo il teatro non apre ogni stagione: apre ogni lustro. «La Passione di Sordevolo viene rappresentata ogni cinque anni da giugno a settembre nei venerdì e sabato sera, oltre che domenica pomeriggio, per un totale di circa 40 repliche ad edizione.» In mezzo, il paese prepara.

E prepara quasi al completo: alla messa in scena partecipano «in tutto oltre 400 persone, ovvero quasi un terzo dell'intera popolazione di Sordevolo, che per cinque anni prepara minuziosamente uno spettacolo di grande suggestione». Non ci sono professionisti: «ad interpretarlo sono attori dilettanti di ogni età».

Un angolo di Palestina in quattromila metri quadrati

La Passione è «una rappresentazione di teatro popolare che da oltre duecento anni viene allestita, con cadenza quinquennale, dalla popolazione del comune piemontese di Sordevolo», e racconta «il momento centrale della cristianità»: la Passione di Gesù Cristo. Ed è «uno fra i più grandi ed articolati spettacoli corali allestiti in Italia». A organizzarla è l'Associazione Teatro Popolare di Sordevolo, «che ha ereditato dal 1991 l'impegno assunto nel 1816 da quello che fu l'antico Teatro Popolare Comitato Passione di Sordevolo».

Lo spazio è un teatro all'aperto «di circa quattromila metri quadrati, intitolato a Giovanni Paolo II», dove «è riprodotto un angolo di Palestina». Le scene non si susseguono su un palco solo: soluzioni architettonicamente efficaci permettono di ricostruire, «in punti staccati tra loro ma raccordati all'interno dello stesso format scenico», la reggia del re Erode, il Sinedrio, il Pretorio di Ponzio Pilato, l'orto dei Getsemani, il Cenacolo e il monte Calvario — quest'ultimo collocato «in maniera oltremodo suggestiva su un'altura artificiale che ha come fondale unicamente il cielo sopra Sordevolo e le valli del biellese».

Lo spettacolo dura quasi tre ore e la vicenda viene raccontata «articolata in un prologo e ventinove scene»: l'ultima Cena, il tradimento di Giuda, il processo davanti agli scribi del Sinedrio capeggiati da Anna e Caifa e poi sotto Erode e Ponzio Pilato, la flagellazione, la Via Crucis, la crocifissione, la deposizione, la sepoltura, fino alla resurrezione.

In scena non ci sono solo persone. Ci sono i cavalli e «persino una biga romana che irrompe nell'anfiteatro subito dopo il prologo»; e accanto ad attori, mimi e figuranti compaiono il maligno «accompagnato da una turba di diavoletti vestiti — com'è comprensibile — di rosso», più «un orso e una salamandra quali elementi simbolici di contrapposizione tra il male ed il bene».

Un testo che veniva recitato al Colosseo

Il copione non è nato qui. È in versi, si recita con accompagnamento musicale, ed è basato «su quello di una rappresentazione analoga risalente alla fine del XV secolo», attribuita allo scrittore fiorentino messer Giuliano Dati, cappellano della Chiesa dei Santi Quaranta Martiri in Trastevere, a Roma — lo stesso che nel 1493 scrisse quella che forse può essere considerata la prima opera letteraria sulla scoperta dell'America, il poemetto «La scoperta di Colombo. La lettera dell'isole che ha trouato nuovamente el Re di Spagna».

Quel testo aveva un palcoscenico d'eccezione: «dal 1490 circa al 1539, cioè all'epoca della riforma luterana, l'azione scenica veniva rappresentata il Venerdì Santo al Colosseo dalla Compagnia dell'Arciconfraternita del Gonfalone», con la partecipazione del popolo, dei pellegrini e dei viaggiatori che si recavano appositamente nella città culla del Cristianesimo. Poi si fermò: «la rappresentazione venne sospesa su ordine di papa Paolo III», in coincidenza con il grande scisma.

Come sia arrivato in Piemonte, nessuno lo sa con certezza: «per molti versi misteriose rimangono le strade che hanno portato il testo da Roma a Sordevolo», dove nei primi anni del XIX secolo la Passione di Cristo ha trovato nuova vita. Le ipotesi sono due, e le fonti le tengono entrambe: secondo alcune il testo sarebbe giunto «grazie ai rapporti che la locale Confraternita di Santa Lucia teneva con la Confraternita del Gonfalone, a cui era affiliata»; secondo altre sarebbero bastati «semplici contatti commerciali tra clienti romani e la famiglia di mercanti Ambrosetti di Sordevolo», tessitori di «panni fini».

Il 1816 è una data, non necessariamente l'inizio

La tradizione popolare indica il 1816 come anno della prima rappresentazione, ma «numerose ricerche storiche lasciano supporre che le sue origini siano molto più antiche». Gli argomenti sono tre: già tra il Quattrocento e il Cinquecento il Piemonte era teatro di numerose sacre rappresentazioni della Passione; nel Biellese sono documentati eventi religiosi e teatrali precedenti all'Ottocento; e a Sordevolo «la presenza di testi sacri, antiche rappresentazioni e una profonda tradizione religiosa testimoniano l'esistenza di una consolidata cultura teatrale ben prima delle prime date ufficialmente documentate».

A questo si aggiungono le somiglianze col copione romano: gli studi degli ultimi decenni «hanno evidenziato significative affinità tra il testo della Passione di Sordevolo e quello rappresentato dalla "Compagnia del Gonfalone" di Roma al Colosseo già nel Cinquecento», e per molti studiosi la comunità sordevolese avrebbe custodito e tramandato «una delle più antiche espressioni del teatro popolare religioso italiano». La fonte, però, non chiude la questione: «pur in assenza di una documentazione definitiva sulle sue origini, una certezza rimane: la Passione di Sordevolo è il frutto di una straordinaria continuità di fede, cultura e partecipazione collettiva».

Fra un'edizione e l'altra la Passione non sparisce del tutto: la tradizione, che «unisce i sordevolesi da più di duecento anni», «raccoglie la sua preziosa storia nel museo permanente allestito nel Coro e nella Sacrestia della Chiesa di S. Marta in Sordevolo».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Sordevolo per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Biella San Paolo, a 9,1 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Quincinetto, e il tragitto è di 28 chilometri per 37 minuti di guida.

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