Home » Folklore e Rievocazioni
Palio del Drappo Verde a Verona e la coscia di maiale 2027
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 30/08/2026.
Il Palio del Drappo Verde si tiene a Verona, in Veneto, ed è diviso in due parti: la corsa podistica a marzo e la rievocazione storica il secondo fine settimana di giugno, il sabato e la domenica. Per l'occasione nel centro storico si allestisce una cittadella medievale divisa in contrade, con nobili, cavalieri, fanti, arcieri, musici e artigiani, e un campo militare ricostruito per il torneo d'armi. Il palio fu istituito nel 1208 per celebrare una vittoria militare, è citato da Dante nella Divina Commedia e la sua tradizione è stata ripresa nel 2008.
Ottocento anni di corsa
Istituito più di 800 anni fa, nel 1208, rappresenta la corsa organizzata più antica del mondo. Ma quando nacque nel 1208 poco aveva di sportivo, ed era più che altro una festa per celebrare una vittoria militare: inizialmente non si trattava di una manifestazione sportiva nel senso moderno del termine, ma piuttosto di un evento che coinvolgeva tutta la popolazione.
La parola italiana «palio» deriva dalla parola latina Pallium, che significa «un pezzo rettangolare di stoffa», e il colore di quella stoffa distingueva le gare.
I versi dell'Inferno
Nel XV canto della Divina Commedia Dante Alighieri cita una corsa che durante il Medioevo si svolgeva a Verona, nell'incontro con il maestro Brunetto Latini:
«Poi si rivolse, e parve di coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna; e parve di costoro / quelli che vince, non colui che perde.»
Non è un riferimento casuale: durante il soggiorno nella città ebbe evidentemente modo di conoscere gli usi e costumi locali, compreso il palio, che ha poi citato nella sua opera maggiore.
La vittoria di Ezzelino
Il Palio nacque nel 1208, quando Ezzelino II da Romano, sconfitti i guelfi e divenuto Podestà di Verona, decise di celebrare l'evento organizzando una corsa a piedi e una a cavallo, che avevano come premio dodici braccia di pregiato panno: verde per i podisti e rosso per i cavalieri. La manifestazione rievoca le celebrazioni svolte nel 1208 in occasione della vittoria della Repubblica di Verona contro i Conti di San Bonifacio e della famiglia Montecchi, e la prima domenica di quaresima del 1208 venne organizzata la prima corsa ufficiale del palio a ricordo dell'entrata vittoriosa di Ezzelino II.
Il drappo verde, di 12 metri, che dà il nome alla corsa, era il premio riservato al vincitore tra i corridori a piedi, i quali inizialmente correvano nudi, mentre il drappo rosso, scarlatto, di 12 metri, era il trofeo per il miglior cavaliere.
La coscia di maiale appesa al collo del cavallo
Gli ultimi arrivati erano costretti da regolamento a girare per la città facendo mostra del «premio», e il cavaliere perdente doveva attraversare la città con la coscia di maiale appesa al collo del cavallo, e chiunque poteva tagliarne un pezzo e portarsela a casa — perché lo statuto stabiliva che «è lecito che chiunque la possa tagliare e portar via».
Non era un dettaglio marginale della giornata: la cerimonia delle premiazioni rivestiva un'importanza particolare anche per gli stessi spettatori, non solo per tributare i dovuti onori a chi aveva primeggiato, ma anche e soprattutto per divertirsi a spese degli ultimi.
Da due corse a quattro
Il palio è cambiato con gli statuti della città. Lo svolgersi delle competizioni quaresimali, codificato a partire dallo Statuto Albertino — così chiamato perché venne compilato sotto Alberto della Scala, anche se reca disposizioni di molti anni anteriori al 1271 —, prevedeva due corse da disputarsi nella prima domenica di quaresima, una equestre e l'altra podistica. Lo Statuto Albertino venne poi compilato nuovamente da Cangrande I nel 1328, e i premi erano un drappo scarlatto e una coscia di maiale per i cavalieri, un drappo verde — il «drappo verde» dantesco — e un gallo per i podisti.
Poi arrivarono i Visconti, e con loro una terza corsa. Già con lo Statuto di Giangaleazzo Visconti, approvato nel 1393, le corse divennero tre: il solito palio a cavallo e due invece le corse a piedi, la prima riservata agli uomini e l'altra invece aperta alle sole donne, alla vincitrice delle quali era destinato il «drappo verde». È un passaggio curioso: il palio verde, insomma, che al tempo di Dante era destinato agli uomini, fu da Giangaleazzo Visconti assegnato alle donne.
Lo statuto specificava chi potesse correre, e con una clausola che si legge ancora oggi con un sorriso: «Correranno donne oneste, anche se ce ne fosse una sola; se invece non ci sarà alcuna donna onesta che corra, allora in sostituzione verranno accettate anche le prostitute.» La corsa femminile si svolse per oltre due secoli, e fu definitivamente abolita solo nel 1637, per la scarsa partecipazione.
Con Venezia le corse diventarono quattro. Non molto tempo dopo il 1450, dopo cioè che Verona passò sotto la dominazione veneziana, lo statuto cittadino fu infine nuovamente riformato e modificato in una forma che si mantenne inalterata fino alla caduta della repubblica: il giorno delle competizioni venne spostato dalla prima domenica di quaresima al giovedì grasso, e alle tre corse ne venne aggiunta un'altra, il palio degli asini, con un drappo bianco per il vincitore.
Dal sobborgo di Tomba alla Meta
Il tracciato prendeva il via dal sobborgo di Tomba, e più tardi da quello di Santa Lucia, e si snodava lungo le mura di Verona e per la spianata a sud della città. Rientrava in città sotto l'Arco dei Gavi — successivamente dalla porta del Palio —, percorrendo il Corso Vecchio fino alla piazza dove successivamente fu costruita la chiesa di Sant'Anastasia, dove era posizionato l'arrivo del palio. Lì c'era un segno di pietra: un gran pilastro detto «la Meta», che rappresentava il punto di arrivo della gara per i podisti; identico era il percorso riservato ai cavalieri.
Non era immutabile: il percorso poteva variare a seconda dell'umore del podestà cittadino, che aveva, fra gli altri, il diritto di scegliere il luogo della competizione, e in tutto il tracciato percorso dai podisti e dai cavalieri variava dai sette ai dieci chilometri.
Una porta della città conserva il nome della corsa. La medievale porta del Palio era chiamata dai Veronesi «stupa», Porta Stupa — che in dialetto significa chiusa — perché era un accesso secondario alla città, che veniva aperto solo nei giorni del raccolto e durante il Palio del Drappo Verde, da cui prese il nome.
La fine, e il ritorno dopo ottocento anni
Il popolare palio veronese non veniva indetto solo in caso di guerre, calamità naturali e pestilenze: per il resto si correva sempre. Per seicento anni ha infiammato il cuore dei veronesi e si disputò fino al 3 maggio del 1795: fu l'arrivo dei francesi, nel 1796, a causare la fine della corsa, per motivi di ordine pubblico.
Ci fu un ritorno isolato: una riedizione della celebre corsa il 26 marzo 1816, per festeggiare l'arrivo dell'imperatore austriaco Francesco II. Poi più nulla, fino a due secoli dopo: la tradizione del Palio del Drappo Verde è ripresa solo nel 2008, a ottocento anni dalla sua nascita, e rappresenta ancora oggi la corsa podistica più antica del mondo; il «nuovo» palio si rifà a quello originale, e segue un circuito cittadino di dieci chilometri.
Del palio antico è rimasta anche una firma su un muro. A Palazzo Carlotti si può leggere un ricordo di un'edizione passata, quando un tale Giacometto ricorda che «a.di 2 m.o 1710 il giorno del palio sono stato sargente Giacometo di patulia questo posto».
La cittadella medievale di giugno
Oggi la festa è divisa in due parti: la prima è la corsa a marzo, l'altra è la rievocazione storica vera e propria a giugno, che occupa un sabato e una domenica.
Per l'occasione si allestisce nel centro storico una cittadella medievale, divisa in contrade, con la presenza di nobili, cavalieri, fanti, popolani, popolane, arcieri, musici, mangiafuoco, giullari, buffoni, falconieri e artigiani — questi ultimi necessari per far rivivere ai visitatori l'esperienza diretta dell'antico mondo artigianale medievale. Viene anche predisposto un campo militare fedelmente ricostruito per il torneo d'armi: i fanti e i cavalieri si contendono un premio duellando tra di loro.
Il banditore gira per le contrade allestite annunciando l'inizio delle gare; in questo modo la città si predispone a immergersi nel clima di festa, e tra le contrade serpeggia quello spirito goliardico e competitivo che sfocerà nella piazza centrale.
La rievocazione porta anche un secondo nome, preso dagli statuti: Dominica Totius Populi. Ripropone la Verona medievale, la tradizione del Palio e della Dominica Totius Populi, eventi riportati negli antichi statuti cittadini, che rappresentavano momenti di festa durante i quali le porte civiche venivano aperte ai forestieri. Attorno ci sono cortei di figuranti in costumi d'epoca, torneo cavalleresco, spettacoli di musici e saltimbanchi, giochi di prestigio e antichi mestieri, e l'evento prevede, oltre al corteo storico, agli spettacoli medievali e ai duelli, percorsi di corsa podistica di varia lunghezza e passeggiate per il centro della città. A chi partecipa resta l'omaggio tradizionale della sciarpa ricordo del drappo verde.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere del Palio del Drappo Verde, a Verona, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova è a 2,1 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Borgo Roma: da lì bastano 6 minuti di guida (4,8 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Chi passa di qui a giugno trova anche questi appuntamenti.
- Festa della Sparasina a Verona — aprile
- Corteo Storico di Cangrande a Verona — ottobre
- Palio dei Mussi a Roncà — luglio