Home » Folklore e Rievocazioni
Palio Marinaro dell'Argentario a Porto Santo Stefano e la competizione sui guzzi di legno 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: palioargentario.it, letta il 19/09/2026.
Il Palio Marinaro dell'Argentario si corre ogni 15 agosto, nel giorno di Ferragosto, a Porto Santo Stefano, nel comune di Monte Argentario, in provincia di Grosseto. È una regata a remi fra i quattro rioni del paese — Croce, Fortezza, Pilarella e Valle —, e la gara si misura in metri e in virate: i singoli equipaggi sono composti da un timoniere più quattro vogatori, i quali devono percorrere dieci volte la distanza di quattrocento metri compresa tra due boe — chiamate gavitelli — per un totale di quattromila metri, effettuando cinque virate al largo e quattro a terra.
Guzzi di legno a sedile fisso
Le barche non hanno carrello scorrevole: si danno battaglia su guzzi di legno a sedile fisso, equipaggi composti da un timoniere e quattro vogatori, attorno alle boe del campo di regata allestito nello specchio d'acqua dello Stadio di Turchese, proprio di fronte alla piazza principale del paese.
Sono quattro e portano tutti il nome di un vento: la gara si svolge con quattro battelli detti «guzzi», nel vernacolo santostefanese, ognuno dei quali ha il nome di un vento: Maestrale, Grecale, Libeccio e Scirocco.
E per remare non basta essere bravi, bisogna essere del posto: altra caratteristica di questo Palio è che i membri dell'equipaggio devono essere nati o residenti dalla nascita a Porto Santo Stefano.
La fuga dal pirata, e la Grotta del Turco
La leggenda che il paese si racconta è una gara di fuga: si narra che un «tartarone», tipica imbarcazione da pesca di Porto Santo Stefano, mentre pescava al largo delle coste dell'Argentario, fu avvistato da una nave barbaresca. Per sfuggire alla cattura, l'equipaggio del «tartarone» s'impegnò in una furiosa regata contro i pirati.
Se la cavarono per bravura, e il rifugio ha ancora quel nome: grazie alla forza, tenacia e abilità di voga, i santostefanesi raggiunsero una grotta nascosta dietro la Punta della Cacciarella, sfuggendo così ai predoni. Da allora, quel luogo è da tutti conosciuto come «Grotta del turco».
Le fonti, però, avanzano anche una spiegazione meno romanzesca, e la sostengono con un documento: è verosimile che le origini del palio risalgano al tempo dello Stato dei Presidi, di cui l'Argentario faceva parte, tra gli anni 1664 e 1667. A sostenerla sono i disegni di Ignazio Fabbroni, Cavaliere di Santo Stefano che navigava sulle galere della squadra toscana a caccia di pirati, il quale ebbe modo di ritrarre l'aspetto di Porto Santo Stefano negli anni dal 1664 al 1667, e in un suo quadro, sull'acqua calma della baia del Turchese, si notano quattro imbarcazioni a remi con timoniere e quattro vogatori che sembrano aver ingaggiato una competizione.
E c'è una terza spiegazione, la più concreta di tutte, che è il lavoro: a forza di remi si esercitava la pesca costiera, a remi venivano trainati anche i velieri quando rimanevano in bonaccia, e il passaggio da lì alla gara fu naturale, perché i quattro uomini che per primi arrivavano a terra, a un certo momento, non si accontentavano più dell'occhiata soddisfatta del «padrone», ma cercavano l'ammirazione delle giovani ragazze del borgo e nei giorni di festa sfidavano gli altri rematori.
Da Filippo V alla bandana delle signore bagnanti
La prima gara documentata è legata a una visita reale: Sebastiano Lambardi, nelle sue «Memorie del Monte Argentario», racconta che nel 1701, in occasione della visita del Re spagnolo Filippo V, furono organizzate «corse di barche».
Un secolo e mezzo dopo la regata entrò nella festa del patrono, e il premio era una cosa sola: dalla seconda metà dell'Ottocento, i primi d'agosto, quando la stagione della balneazione raggiungeva il suo apice, in occasione della celebrazione del santo patrono fu inserita nei festeggiamenti una competizione tra barche a remi. E il premio da conquistare era una bandana, offerta e consegnata ai vincitori dalle «signore bagnanti», clienti dei bagni a Porto Santo Stefano, nella piazza Vittorio Emanuele.
Il 1937, e le barche che cambiano
L'anno che conta è quello in cui qualcuno mise per iscritto le regole: infine arriviamo al 1937, quando il Comune di Monte Argentario assunse l'organizzazione della regata, dettando norme e regole di quello che di lì in avanti venne chiamato Palio Marinaro dell'Argentario.
Le barche, però, ci hanno messo anni a diventare uguali: nella seconda edizione del 1938, invece dei gozzi classici, vennero utilizzate lance con poppa quadra, con i nomi Ida, Gioietta, Ada, Alga. Poi la guerra fermò tutto, e la ripresa fu su un paese distrutto: la manifestazione riprese nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, dopo i devastanti bombardamenti che rasero al suolo Porto Santo Stefano.
Il problema dell'equità si risolse con una regola prima e con la falegnameria poi: nel 1949 i rioni si affrontarono a coppie in due batterie distinte, con sfida finale, perché i quattro battelli non avevano le stesse caratteristiche, inconveniente risolto nell'edizione del 1950, quando il comune ordinò la costruzione di quattro gozzi identici, che furono sostituiti nel 1976 da nuovi battelli in quercia e abete, leggermente più grandi, dal peso di 600-700 chili.
La sfilata in costume, invece, è recente: nel 1990 la manifestazione si arricchì di un prezioso elemento: il corteo storico. E rievoca un'altra epoca ancora: nella sfilata che precede la gara viene rievocato il periodo della dominazione spagnola, attraverso un sontuoso ed elegante corteo con figuranti in abiti di corte del XVII secolo, che aprono la strada al corteo dei rioni, che sfilano seguendo l'ordine di arrivo dell'anno precedente, con buffi travestimenti e pitturazioni con i colori rionali sul corpo seminudo.
Quattro rioni, quattro stemmi
Il Croce veste bianco e rosso, i suoi si chiamano crociaioli, e ha nello stemma in alto un gabbiano grigio in campo rosso, in basso una croce di Sant'Andrea rossa in campo bianco: comprende la maggior parte del nucleo storico originario della cittadina, che si sviluppa attorno alla chiesa principale.
La Fortezza veste verde, giallo e rosso, i suoi sono i fortezzaioli, e nello stemma ha a sinistra la Fortezza Spagnola dorata in campo rosso, a destra un somarello rampante dorato in campo amaranto. È l'unico a non essere a diretto contatto con il mare, e comprende la parte alta che circonda l'antica Fortezza Spagnola.
La Pilarella veste rosso, bianco e blu, i suoi sono i pilarellai, e ha a sinistra un'anfora dorata in campo rosso, a destra un delfino grigio chiaro in campo blu notte. Si estende dal porto vecchio fino alla strada panoramica e prende il nome da una sorgente d'acqua e dalle pile utilizzate per lavare gli indumenti.
Il Valle veste bianco e azzurro, i suoi sono i vallaioli, e nel suo stemma araldico figurano l'ascia e il faro. Si estende dal porto principale fino all'entroterra del Campone, costituendo la zona industriale e commerciale più importante del capoluogo.
Il sorteggio di luglio, il bando, la processione
I guzzi si assegnano più di un mese prima, e per sorteggio: il Sorteggio dei guzzi da assegnare ai rioni si tiene tradizionalmente la seconda domenica di luglio.
Pochi giorni prima della gara si legge una sfida: è molto suggestiva anche la sfilata con i costumi seicenteschi in programma pochi giorni prima della gara, che fa da contorno alla lettura del Bando di Sfida che viene lanciato al Capitano del rione detentore della vittoria dell'anno precedente.
Poi ci sono i tre giorni. Il 13 agosto è il giorno in cui avviene la misurazione dei remi e dei timoni, vengono riconsegnate le imbarcazioni e presentati gli equipaggi che gareggeranno per la regata. La vigilia del Palio è animata dalla benedizione degli equipaggi e dalla processione in onore di Santa Maria Assunta, alla quale partecipano anche gli equipaggi. Il 15 agosto, dopo la sfilata dei Rioni, si entra nel culmine della manifestazione, con la disputa della regata.
Il momento della partenza è sempre lo stesso: nell'anfiteatro naturale del Turchese, gremito all'inverosimile, cala un silenzio carico di tensione. Lo sparo della partenza è un'autentica liberazione, le urla di incitamento salgono fortissime a voler spingere idealmente i battelli. E all'arrivo il «guzzo» che taglia per primo il traguardo viene letteralmente preso d'assalto dai rionali accorsi ad abbracciare l'equipaggio.
Il drappo, la coppa, il manifesto
Il premio è dipinto e ha tre soggetti obbligatori: il rione vincitore si aggiudica un drappo dipinto da un artista locale o di chiara fama nazionale o internazionale, e sul drappo devono comparire tre soggetti: Madonna assunta in cielo; ricorrenza storica paesana o nazionale; colori e/o simboli rionali.
C'è poi un trofeo che si vince solo con la costanza: la Coppa d'Oro è il trofeo più ambito della manifestazione, e il rione che vince la gara per tre anni consecutivi viene premiato anche con una Coppa d'oro.
E ogni anno esce un manifesto, da più di ottant'anni: per tradizione, per promuovere il Palio, ogni anno, dal 1940, viene prodotto da un artista locale un manifesto.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere del Palio Marinaro dell'Argentario, a Porto Santo Stefano, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Porto Santo Stefano è a 100 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Albinia: da lì bastano 15 minuti di guida (13 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Da vedere qui intorno
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Balestro del Girifalco a Massa Marittima — maggio
- Canti del Maggio a Grosseto — maggio
- Follos 1838 a Follonica — maggio