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Palio dei Micci a Querceta 2027 - La scusa per scendere in piazza e le otto contrade

10 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
la prima domenica di Maggio — quest'anno 2 maggio 2027
Dove piazza Matteotti, Querceta (seravezza, Lu)

Fonte: prolocoquerceta.it, letta il 19/09/2026.

Il Palio dei Micci si corre a Querceta, nel comune di Seravezza, in provincia di Lucca, la prima domenica di maggio: otto asini montati da fantini gareggiano per le otto contrade del paese — «miccio», in vernacolo versiliese, significa asino. La manifestazione si svolge in paese e nel campo sportivo comunale del «Buon Riposo», in località Pozzi, ed è organizzata dalla Pro Loco di Querceta. Prima della corsa sfila un corteo storico in cui oltre 2500 persone vestono per un giorno i panni di dame, cavalieri, armigeri e paggi.

Otto asini per otto contrade

Il poeta locale Silvano Alessandrini, cultore delle tradizioni del luogo, lo aveva detto così: «Il miccio d'è la scusa». La corsa degli asini, cioè, è da sempre la scusa per scendere in piazza una volta l'anno, vestiti nei panni della fantasia e della tradizione, a ripetere avvenimenti passati alla storia o più semplicemente leggende e credenze tramandate dalla voce popolare.

Le contrade sono la Cervia, il Leon d'Oro, la Lucertola, la Madonnina, il Ponte, il Pozzo, la Quercia e il Ranocchio, e rappresentano le frazioni o le località della piana del comune di Seravezza; alcune comprendono anche porzioni dei comuni di Forte dei Marmi e Pietrasanta. Ciascuna ha due colori principali più un terzo di complemento — non la Cervia, che storicamente non ha colore complementare — e quei colori sono il primo segno distintivo, riportato nei costumi del corteo storico e negli stemmi.

I nomi vengono dai luoghi. Il Ponte sorge dove si trova il ponte sul fiume Versilia; il Pozzo dove anticamente forse si trovavano dei pozzi pubblici, per lavare i panni; la Madonnina nasce vicino a una chiesa; la Quercia prende il nome dal fatto che la piana quercetana è ricca di questo albero; il Ranocchio è un altro animale tipico delle zone umide. E la Lucertola deriva il suo nome da un dettaglio del dopoguerra: dalle macerie dei bombardamenti erano uscite delle lucertole, assunte a simbolo di rinascita. I contradaioli si diedero prima uno stemma, un nome e una località con confini precisi, e infine i colori.

La copia satirica di Siena

Il Palio fu istituito nel 1956 dal Comitato Cittadino Pro-Querceta, guidato dal barone Rodolfo Cope, e la prima edizione si tenne in quella ormai storica domenica del 18 aprile 1956. Nacque quasi per scherzo, con finalità turistiche e come corollario alla festa patronale di San Giuseppe, il 19 marzo: negli intenti dell'epoca doveva essere la copia satirica del Palio di Siena, ma già dalla seconda edizione si caratterizzò come manifestazione storico-folkloristica, finalizzata a far rivivere la storia e le leggende del luogo.

A quel primo evento parteciparono le rappresentanze di quelle che di lì a poco sarebbero diventate le contrade Lucertola, Ponte, Quercia, Pozzo, Leon d'Oro e Ranocchio. La Madonnina, presente nel 1956 ma non ammessa alla corsa, cominciò a gareggiare l'anno dopo — fu fondata il 2 febbraio 1957 — mentre la Cervia, fondata più tardi, partecipò dalla terza edizione, nel 1958.

Anche il campo ha cambiato faccia. Le prime due edizioni si svolsero lungo via Catene, in un piccolo appezzamento di circa 80 metri per 50 in località Marzocchino, un fazzoletto di terra adibito alla meglio a campo da calcio, di proprietà della Parrocchia di Ripa; dalla terza edizione la manifestazione si spostò negli ampi campi di Pozzi, in via Trieste, nel campo del «Cavaliere», dove oggi sorge lo stadio comunale. Dal 1966 in poi il Palio si è sempre disputato allo stadio «Buon Riposo». Cambiò anche la data: per le prime cinque edizioni si corse in giorni prossimi al 19 marzo, poi la seconda domenica dopo la Pasqua, poi l'ultima domenica di maggio e infine, definitivamente, la prima domenica di maggio — uno spostamento deciso per sperare in un clima migliore e per dare risalto ai due eventi in maniera distinta.

Non tutte le edizioni sono andate lisce: il 1961 fu l'anno del «Palio Scovato», annullato per le avverse condizioni meteo dovute a un tifone; nel 1964 si corse a cronometro per le strade del centro di Querceta, l'anno successivo per quelle della vicina località di Marzocchino. Del Palio si sono occupati anche da fuori: il 23 aprile 1978 Movietone News realizzò un servizio sull'evento, e nel 2006 la manifestazione è stata raccontata in «Donkey Races», documentario prodotto dall'Australian Broadcasting Corporation.

La giornata comincia all'alba

Nella sede di contrada si comincia all'alba, per preparare il gruppo dei figuranti che parteciperà alla benedizione. Gli instancabili parrucchieri, attrezzati di ferri, piastre e mollette, acconciano le teste delle dame; poco più in là la truccatrice realizza trucchi d'altri tempi; arrivano gli armati da vestire con le cotte di metallo e i mantelli bianco-rossi sulle spalle, una lucidata alle spade e si parte.

La festa si apre con la sfilata dei gruppi di musici e sbandieratori per le vie di Querceta e con la messa nella chiesa di Santa Maria Lauretana; poi, nella centrale piazza Matteotti, si leggono i bandi di sfida delle otto contrade e si benedicono gli asini, i fantini e i contradaioli, con il sorteggio dei micci che correranno nel pomeriggio. La sera prima, il sabato, ogni contrada ha già tenuto la cena propiziatoria, la «Veglia del Palio».

Allo stadio, prima della corsa, oltre 2500 persone sfilano con i colori della propria contrada sulla pista di atletica, mentre contemporaneamente, sul prato verde, un centinaio di persone dà vita alle rievocazioni. La sfilata è aperta dalla contrada che ha vinto la corsa dell'edizione precedente; le altre sette sfilano secondo un ordine sorteggiato qualche settimana prima.

Portare in campo tutta quella gente richiede un anno di lavoro. Stuoli di sarte, stilisti, artisti e appassionati autodidatti seguono quasi maniacalmente la nascita del singolo costume e lo sviluppo dell'intero corteo, con regole rigorose su colori, epoca rappresentata e accessori: si passano dodici mesi a sistemare abiti, cucire perle e pietre, applicare con ago e filo chilometri di passamaneria, lucidare armature e pensare a cosa inventarsi di nuovo.

Il tema al centro del campo

Dal 1991 si è aggiunto il premio per il «Tema», o Soggetto storico, assegnato alla miglior rappresentazione coreografica e scenografica presentata dalle contrade al centro del campo sportivo, in contemporanea con la sfilata storica che scorre sulla pista di atletica. Le storie sono basate su fatti, luoghi o persone realmente esistiti, ma sviluppati con fantasia e ambientati in un'epoca che va dalle origini alla fine del Trecento — di solito l'alto Medioevo, quello a cui ogni singola contrada si ispira. Si inventano storie e personaggi, e se occorre si attribuiscono fatti inventati a personaggi realmente vissuti: nel Palio, spesso, il serio si mescola al faceto, e ognuno recita «a soggetto», amplificando il senso dell'ironia e del grottesco.

Sfilano e si esibiscono anche oltre 400 fra tamburini, chiarine e sbandieratori. Il gioco delle bandiere, oggi in auge in Italia e in Europa dopo la riscoperta fatta dai gruppi delle manifestazioni più antiche — dal Palio di Siena a quello di Asti, dal Palio del Niballo di Faenza a quello di Ferrara, al Calcio in Costume di Firenze — è presente a Querceta sin dalla nascita del Palio dei Micci. Al termine dei cortei il campo è lasciato alla coreografia collettiva dei gruppi delle otto contrade: decine di tamburi e chiarine suonano all'unisono e centinaia di sbandieratori fanno volteggiare le bandiere nell'aria. Alessandrini la chiamava «l'apoteosi del Palio».

Il Bimbino e l'Alabarda d'Oro

Mentre gli sbandieratori si esibiscono, le contrade riconsegnano i premi vinti l'edizione precedente — il Palio, l'Alabarda d'Oro e il Trofeo Meccheri — che con la lettura dei bandi di sfida vengono rimessi in gioco.

L'Alabarda d'Oro va alla contrada che ottiene il miglior punteggio in una combinata fra corteo storico e tema. Il Trofeo Meccheri, istituito nel 1982 per volere della Contrada del Ponte, premia il miglior gruppo musici: è una scultura lignea raffigurante un tamburino, che i contradaioli chiamano ormai «il Bimbino», e la contrada che lo vince per tre volte, anche non consecutive, se lo aggiudica in via definitiva. Il trofeo porta un ricordo preciso: quello di Silvia, Stefano e Francesca Meccheri, attivi contradaioli scomparsi in un tragico incidente mentre tornavano a casa dopo aver trascorso la domenica di Carnevale a Viareggio, nel 1982.

Il premio più ambito resta il Palio: un gonfalone pitturato raffigurante la Sacra Famiglia in fuga verso l'Egitto. L'attuale, disegnato dal madonninese Alfieri Tessa — come i due precedenti — è in uso dall'anno 2000. La contrada vincitrice lo conserva per un anno nella propria sede, vi appone il proprio stemma e acquisisce il diritto di aprire la sfilata dell'edizione successiva. La tradizione vuole poi che i vincitori festeggino con i «caroselli» di auto imbandierate, che partono in colonna dal territorio della propria contrada e vi fanno ritorno solo dopo aver raggiunto i territori delle consorelle, segnalando il passaggio con abbondante frastuono di clacson, trombe e tamburi.

Sei giri, e il somaro decide

La corsa ha luogo nel tardo pomeriggio e comprende sei giri di pista per circa 2.000 metri, in un circuito ad anello all'interno del prato verde — una lunghezza comunque notevole e inusuale per una gara di asini.

Il ricorso a questo cocciuto e imprevedibile animale era, in origine, sia la conferma dello spirito anarcoide dei versiliesi, sia la volontà di porre in ridicolo il senso di sfida. Il miccio rifiuta le pretese e gli orgogli metropolitani del suo più blasonato parente equino, il destriero, ed è innocente, testardo e tenace, ricco della poderosa personalità del «NO» categorico allo sprone. Relegato in fondo all'interminabile sfilata di regi, regine, duchi, marchesi, vassalli e alfieri, viene ignorato fino a quando scocca il momento della verità: allora diventa il giudice unico e ultimo che assegna la vittoria alla contrada, davanti a una folla enorme, eccitata e divertita fino alle lacrime.

A quel punto i nobili messeri che fino a poco prima si atteggiavano con sussiego a regi, prenci, duchi e marchesi si trasformano in vocianti ed esasperati carrettieri: suppliche, urla, invettive e moccoli dietro al miccio che incede, se incede; che si ferma, se si ferma; che rincula, se rincula; che pascola; che disarciona, se disarciona.

San Giuseppe, che è rimasto

La festa da cui tutto è nato non è sparita. La statua di San Giuseppe percorre ancora le strade di Querceta accompagnata dalle otto contrade, e ad aprire la processione è una rappresentanza di tutte e otto, con i figuranti in costume dietro i rispettivi stendardi; il clero conduce le preghiere fermandosi a ogni marginetta o altarino allestito a festa per l'occasione.

Le contrade, intanto, sono diventate i maggiori centri di aggregazione della piana quercetana, e sono aperte a tutte le fasce d'età: i giovani entrano da paggetti e proseguono per anni come sbandieratori o musici, e ognuno trova il suo posto — chi sfila in abiti d'epoca, chi partecipa alle scene a tema, chi prepara i costumi, chi si occupa delle sagre, chi dei tornei sportivi, chi canta le canzonette. Due parole, dicono lì, tengono insieme tutto: tifo e orgoglio.

Come arrivare alla festa

Partecipare al Palio dei Micci a Seravezza è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Forte Dei Marmi-Seravezza-Querceta si trova a 200 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Versilia dista 3,1 chilometri, cioè 6 minuti di strada.

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