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Palio di Sant'Isidoro a Casole d'Elsa e la corsa a pelo in salita 2027
Fonte: comune.casoledelsa.si.it, letta il 19/09/2026.
Il Palio di Sant'Isidoro si corre la seconda domenica di luglio a Casole d'Elsa, in provincia di Siena, in onore del patrono dei campi. Le sette contrade del paese si sfidano in una corsa di cavalli montati a pelo, e le sei che ottengono i migliori tempi nelle qualificazioni del sabato accedono alla corsa finale. La corsa viene effettuata cavalcando a pelo, su un'apposita pista in terra battuta che ha la peculiare caratteristica di svilupparsi in salita e che, quindi, rende la gara particolarmente impegnativa sia per i cavalli sia per i fantini.
Un palio nato tra i campi
La manifestazione rievoca circostanze, usi, costumi e modi di essere della gente della campagna toscana di metà Ottocento, periodo al quale risalgono le testimonianze certe, anche se le origini potrebbero avere radici più remote.
E la corsa, all'origine, era la coda di una festa di santo: i festeggiamenti, che si concludevano con una corsa di cavalli, avvenivano annualmente in onore di Sant'Isidoro, santo contadino, a rafforzare la vocazione agricola del territorio comunale.
All'origine il Palio veniva disputato dalle più importanti tenute agricole di allora — Scheggi, D'Albertis, Querceto, Monteguidi, La Pergola — che rappresentavano in effetti tutto il paese.
Il primo Palio ufficiale viene fatto risalire al 1871. Poi la campagna si è svuotata e la corsa si è fermata: dopo l'interruzione degli anni Sessanta, dovuta allo spopolamento delle campagne, la manifestazione è rinata nel 1976 grazie alla dedizione della comunità locale, ed è cresciuta fino a diventare l'evento più atteso dell'anno a Casole.
Le fattorie diventano contrade
Quando le fattorie non ressero più, il paese si ridisegnò: di fronte a una mutata realtà sociale nacque anche un nuovo regolamento, e le fattorie vennero sostituite da nuove entità, che rappresentavano porzioni precise del territorio comunale.
Nacquero così le contrade di Rivellino, Pievalle, Il Merlo, Cavallano, Monteguidi e Casole Campagna, ed erano sei. Poi se ne è aggiunta una: dal 2024 le contrade sono diventate sette con l'aggiunta della contrada di Pievescola, che veste il blu. Le altre hanno l'arancio di Casole Campagna, il bianco e verde di Cavallano, il bianco e nero del Merlo, il bianco e giallo di Monteguidi, il giallo e rosso di Pievalle, il rosso e nero di Rivellino.
Ognuna è un'istituzione con le sue cariche: ogni contrada ha colori propri e uno stemma che la identifica; è regolamentata da uno statuto, guidata da un Capitano e rappresentata da un Presidente.
E non vivono solo nei giorni della corsa: le contrade sono ben inserite nel tessuto sociale casolese, ben strutturate, e svolgono un'attività che va oltre i giorni della festa, anche se trovano la massima espressione in quella circostanza.
Le regole, invece, passano dal Comune: uno specifico Regolamento approvato dal Consiglio Comunale disciplina tutte le procedure relative alla manifestazione, affidando al Consiglio del Palio la gestione dell'organizzazione della corsa e di tutte le fasi che la precedono.
Il sabato si decide chi corre
Prima ancora, per una settimana, si mangia: la settimana prima del Palio è caratterizzata da serate di feste e cene nelle contrade.
Poi arriva il sabato, e non tutte e sette arrivano alla corsa: il sabato antecedente la corsa vera e propria si effettuano l'estrazione delle batterie di qualificazione, le corse di qualificazione e l'abbinamento dei cavalli, che avranno riportato i sei migliori tempi, alle sei contrade.
La domenica: la messa, la benedizione, la corsa
La giornata grande si apre in chiesa, per il patrono dei campi: la seconda fase inizia la domenica mattina con la tradizionale Messa in onore del Patrono Sant'Isidoro, protettore degli agricoltori.
Nel pomeriggio si benedicono i cavalli, e si fa davanti alla chiesa principale: la festa prosegue con la benedizione dei cavalli in Piazza della Libertà, di fronte alla Collegiata di Santa Maria Assunta, per poi spostarsi sul percorso di gara, dove si corre il Palio.
La pista non è un anello, ed è questo che lo distingue dal palio più famoso della provincia: è un palio definito alla «romana», o «palio lungo», cioè che ha un punto di partenza diverso da quello di arrivo e quindi non circolare come il Palio di Siena.
Il tracciato si può guardare per intero da lontano: le contrade si sfidano correndo lungo la pista in terra battuta, visibile nella sua interezza dal monte oppure nel dettaglio lungo la strada principale, il percorso è abbastanza lineare, in salita, e presenta due curve, una meno accentuata. La gara si disputa in una singola partenza.
Il Drappellone e i giorni dopo
Il premio è un pezzo di stoffa dipinto, e ha tre nomi: alla contrada vincitrice del Palio, come premio, verrà consegnato il «Drappellone» — detto anche Palio o Cencio — che, generalmente, è uno stendardo realizzato da artisti appositamente incaricati, uno diverso ogni anno.
Quello che conta, in un regolamento antico, è conquistare il Drappellone per la propria Contrada. E la vittoria non si esaurisce in un pomeriggio: nei giorni successivi alla vittoria, manifestazioni di gioia, canti e cene, aperte a tutti, caratterizzeranno la vita della contrada vincitrice e dei suoi contradaioli.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Palio di Sant'Isidoro a Casole d'Elsa richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Castellina in Chianti-Monteriggioni, a 20 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Colle Val D'Elsa Sud, e il tragitto è di 15 chilometri per 19 minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
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