Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Folklore e Rievocazioni

Folklore e Rievocazioni

Palio del Principe di Bisignano 2027 e la consegna del Drappo del Palio

12 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
terza domenica di Giugno — quest'anno 20 giugno 2027
Dove le vie cittadine, Bisignano

Fonte: ilpaliodibisignano.it, letta il 19/09/2026.

Il Palio del Principe di Bisignano è una rievocazione storica che si svolge annualmente a Bisignano, in provincia di Cosenza, nelle ultime due domeniche di giugno. La penultima domenica un corteo in costumi rinascimentali percorre i rioni del centro storico e rievoca la donazione della «Chinea bianca», il cavallo bianco che il Principe Sanseverino donava ai Papi per il trasporto; l'ultima domenica i cavalieri degli otto rioni si sfidano nella Giostra, la competizione cavalleresca per la conquista del Palio. Nella forma attuale la manifestazione si tiene dal 1991 e coinvolge ogni anno circa 500 persone tra figuranti, concorrenti, sarte addette ai costumi storici, servizio d'ordine e altre figure di supporto, quasi tutte volontarie.

Il 9 novembre 1535, e l'ospite che veniva da Tunisi

La prima rievocazione fa riferimento ai fatti del 9 novembre 1535, data in cui Carlo V d'Asburgo giunse a Bisignano per rendere omaggio a Pietro Antonio Sanseverino, Principe di Bisignano. L'imperatore veniva dalla Sicilia, dove era approdato dopo la celebre e vittoriosa battaglia di Tunisi contro le truppe ottomane, e fu accolto da Pietro Antonio Sanseverino — emblema del principe rinascimentale liberale, generoso e magnanimo — e dalla consorte Giulia Orsini, davanti alla Chiesa di San Domenico, nel rione Santa Croce.

Un anonimo cronista del tempo ricorda la sontuosità, la magnificenza, lo sfarzo e la profusione di doni e festeggiamenti che caratterizzarono quell'incontro con l'imperatore, ospite a Bisignano nel Convento domenicano della Santissima Annunziata e poi nello splendido castello di caccia che i Sanseverino possedevano a San Mauro di Corigliano. In quell'occasione si tennero festeggiamenti regali, tornei cavallereschi e battute di caccia, e furono invitati a corte poeti, musici e lirici: i Sanseverino amavano la musica, la letteratura e la poesia, e la loro corte era un cenacolo per artisti e letterati.

La tradizione vuole che subito dopo il Principe abbia ospitato Carlo V anche a Napoli, presso il palazzo di famiglia sulla Riviera di Chiaia, e che proprio in quella occasione, in una solenne cerimonia a Castel Nuovo, abbia ricevuto dall'imperatore il Toson d'Oro, massima onorificenza spagnola che lo elevò alla più alta dignità della corte iberica.

La giostra di oggi è la rievocazione di un torneo organizzato dal Principe Pietro Antonio Sanseverino in onore di Carlo V.

Un cavallo bianco per il Papa

L'altro momento della manifestazione è incentrato sulla Chinea Bianca: la chinea è un cavallo bianco che il Principe Sanseverino donava ai Papi per il trasporto: cavallo o giumenta allevata in Bisignano dai principi Pietrantonio e da suo figlio Nicolò Bernardino, tanto ammirata e preferita alla corte di Napoli.

Rinomate erano le loro chinee, menzionate nel celebre poema seicentesco di Alessandro Tassoni «La secchia rapita» — del 1622 —, ossia i cavalli bianchi di cui un esemplare, carico di un cospicuo tributo in oro, fu a lungo inviato dal re di Napoli al papa in segno di vassallaggio. E sempre da Bisignano il Nunzio Apostolico di Napoli faceva arrivare la chinea adibita al trasporto del papa neoeletto, nel corteo che da San Pietro si dirigeva verso San Giovanni in Laterano, nella presa di possesso della cattedrale di Roma.

Il simbolo della città che appare sullo scudo è il cavallo rampante, e nel Principato di Bisignano, come nel resto d'Italia e soprattutto in epoca rinascimentale, il cavallo fu protagonista di feste, cerimonie e gare, in momenti di esaltazione della figura del Principe, oltre a costituire il dono più prestigioso e apprezzato fra i regnanti, e quindi elemento imprescindibile in numerosi rituali del potere.

Le chiavi su un vassoio d'argento

Il corteo storico rievoca anche un terzo momento. Il Principe Don Giuseppe Leopoldo, figlio di Carlo Maria Sanseverino, il 7 aprile 1704, accompagnato dalla consorte, la principessa Donna Stefania Pignatelli, faceva il suo solenne ingresso nella sede del Principato; di quel giorno ci ha lasciato memoria il notaio Fabrizio Ruperti.

L'incontro fra il Principe e i cittadini avvenne presso il ponte e la porta della città del quartiere detto Piano, avanti la quale porta lo stavano attendendo, assisi in due sgabelloni, quelli del Reggimento: quelli del primo sedile a man dritta e a man sinistra i secondi. Il Principe, ricevute le chiavi della città su un vassoio d'argento, diede ordine che si aprisse la porta, dopo di che baciò l'immagine del Crocefisso che gli veniva presentata da Don Maurizio Martini, Canonico Cantore della Cattedrale, in qualità di delegato speciale di Monsignor Vescovo.

Il Principe e la Principessa, stando sotto un baldacchino portato da sei Eletti del Primo Seggio, furono accompagnati verso la Cattedrale dalle confraternite, dai sacerdoti del Capitolo e da numeroso pubblico; in Cattedrale ebbe luogo la solenne professione di Fede e la cerimonia del giuramento con il bacio del libro dei Vangeli, venne intonato il canto del Te Deum e fu recitata dal reverendo Don Tommaso Manna un'orazione in lode dei Principi, i quali, al termine della funzione religiosa, si ritirarono nel loro principal palazzo sito nel quartiere di San Zaccaria — l'antico «Palazzo Nuovo».

Ad accoglierli c'erano i vertici del Seggio dei Nobili e del Seggio degli Onorati che, insieme al popolo, rappresentavano i tre ceti locali. E i festeggiamenti durarono tre giorni consecutivi, con gran concorso di popolo: un evento che rispecchiava usanze consolidate nel tempo, e a cui non dovettero essere estranee giostre cavalleresche molto in uso in quei tempi.

Otto rioni, otto mestieri

La città ha un insolito assetto a forma di stella, e gli otto rioni storici che la compongono portano ciascuno un colore e un mestiere: Borgo di Piano è verde ed è legato alle figure degli agricoltori e dei fabbri; Piazza è rosso, ed è il quartiere dei tessitori; San Simone è celeste, un tempo abitato da militari e pastori; Santa Croce è arancione, ed è il luogo dove hanno sempre operato i vasai, ancora oggi fra le eccellenze di Bisignano; San Pietro è viola, e vi nacque il cittadino illustre Sant'Umile da Bisignano, francescano santificato nel 2002; San Zaccaria è rosa, abitato da notai e giudici; la Giudecca è gialla, storico quartiere ebraico di cui si ha notizia fin dal X secolo, legato all'arte della liuteria; e la Cittadella Coscinale è blu, coincidente con la parte più antica della città e sede di una delle sue principali porte di ingresso.

Due di questi rioni portano anche un nome antico, che negli elenchi compare accanto a quello di oggi: Humale (corrispondente all'attuale Giudecca) e Sant'Andrea o Cittadella (corrispondente all'attuale Cittadella Coscinale).

La penultima domenica: l'araldo, la chinea, il drappo

La rievocazione storica prevede due giornate centrali, che coincidono con le ultime due domeniche di giugno. La prima è quella del corteo storico: il corteo si svolge dopo la Messa solenne per il Palio che si celebra nella Chiesa di San Francesco di Paola (rione Borgo di Piano) con la benedizione dei cavalieri e dei loro cavalli che gareggiano nella giostra per la vincita del Palio.

Poi il corteo parte, annunciato da un araldo che precede il gruppo di sbandieratori e musici di Bisignano. Fra i figuranti compaiono le due figure principali, il Principe Pietro Antonio Sanseverino e la consorte che sposò nel 1539, Erina Castriota Skanderbeg — discendente di Giorgio Castriota Skanderbeg, e rappresentata da una giovane ragazza bisignanese —, accompagnati da nobili, cortigiani e cavalieri in eleganti abiti rinascimentali; il loro matrimonio, nel 1530, diede origine ai vari insediamenti albanesi nel feudo di Bisignano. Quelle due parti sono ambite dai giovani: vengono scelte dall'organizzazione un anno prima, per essere rivelate solo alcune settimane prima dell'inizio della rievocazione.

Gli abiti evocano il XVI secolo, e negli ultimi anni sono stati affidati a due costumiste che costruiscono i loro modelli grazie alla ricerca storica. L'abito di Erina Castriota è stato confezionato da Rosaria Tornello: un abito lungo di varie tonalità di velluto rosso, con taglio a vita, decorato con un nastro color rosso e oro uguale alla decorazione della scollatura e delle maniche, un lungo mantello rosso simbolo di potere, una tiara rossa e oro, e una cintura intorno ai fianchi come simbolo di castità; dentro la gonna lunga ce ne sono altre due, una in cotone e mistolino e l'altra di cotone colorato tinto di rosso. Il principe porta una giacca abbottonata fino alla gola, decorata da un piccolo colletto ricamato, le maniche di velluto nero a sbuffo decorate con merletto color oro e strisce color rosso, i pantaloni di velluto nero lunghi fino alle ginocchia e decorati come la giacca, la calzamaglia sotto le ginocchia e le scarpe abbinate al vestito. Negli abiti rinascimentali la cosa più importante sono le maniche e la parte del torace.

Il corteo si snoda lungo le vie del centro storico percorrendo in senso orario tutti gli altri rioni, dove si uniscono anche i cavalieri che gareggeranno alla giostra, e arriva a viale Roma, la piazza principale del centro storico. Qui hanno luogo la rievocazione storica della donazione della Chinea bianca e la consegna del Drappo del Palio al Comune, seguite dallo spettacolo degli Sbandieratori del Palio accompagnati dai musici — un gruppo costituito nel mese di giugno del 1996 in occasione del Palio del Principe, che partecipa su richiesta a cortei storici, palii, tornei, giostre cavalleresche e feste in costume, e sventola bandiere rosse e bianche fissate a un'asta a forma conica, con specifiche caratteristiche di flessione e peso.

Il drappo è un panno di stoffa preziosa su cui è ritratta l'immagine di una torre con tre anelli di varie dimensioni e, sul lato destro, due cavalli — un cavallo bianco, vittorioso della giostra, e l'altro cavallo, il vinto. Il disegno è arricchito con alcuni edifici importanti per la storia di Bisignano, come il castello dei principi Sanseverino, e all'esterno sono raffigurati gli scudi che rappresentano gli otto rioni. Il nome del cavaliere vittorioso sarà iscritto nell'Albo d'Oro del Palio, custodito presso la sede dell'associazione.

Attorno alle due domeniche ci sono gli eventi collaterali: ci sono le conviviali sagre propiziatorie dei rioni, che invitano a gustare i prodotti tipici della tradizione locale e sono una tradizione che ha le sue radici fin dalla nascita del palio; c'è il Torneo di Calcio Storico; ci sono i convegni che approfondiscono un determinato tema. E c'è il palio delle serenate, la sera prima della giostra: un concorso canoro che consiste nell'esibizione di un gruppo per volta nel proprio quartiere di provenienza, ideato per rinnovare la tradizionale serenata che, in altri tempi, i giovani rivolgevano alle loro innamorate per fare offerte d'amore, accompagnato da chitarra battente, tamburello e organetto.

La giostra: otto torri, un percorso a L e lo scudo del Saracino

La manifestazione nella forma attuale è recente: si tenne per la prima volta il 28 e 29 settembre del 1991, e da allora la giostra cavalleresca si tiene ogni anno nel mese di giugno. L'ultima domenica si va allo stadio comunale «F. Attico», allestito dall'associazione Centro Studi il Palio, nell'occasione, per ospitare la giostra cavalleresca.

Il campo ha la forma di un ferro di cavallo ed è diviso in due parti, il campo del muro e il campo del sole; ognuna contiene quattro torri, alte circa quattro metri, e sui due lati opposti di ciascuna torre è fissato un anello. Al centro è posto lo scudo del Saracino, che contiene a sua volta un anello, all'interno del quale ci sono altri due cerchi di dimensioni diverse.

Ogni rione elegge un proprio Capitano di Rione, che garantisce il rispetto delle regole e durante l'anno è il punto di riferimento per gli organizzatori e gli abitanti del rione, e a lui tocca il compito gravoso di scegliere il cavaliere: si partecipa con un unico inscindibile binomio cavaliere/cavallo. La mattina, nella sala convegni del Comune, si svolgono i sorteggi del primo turno, effettuati da un'apposita giuria che sovrintende a tutta la gara.

Il direttore artistico e ideatore del Palio, Rosario Turco, suona la campanella che indica l'inizio del torneo. I cavalieri scendono in campo due per volta e percorrono a spron battuto un percorso a forma di «L» che già conoscono, per avervi svolto le prove nel corso del mese precedente. L'obiettivo è infilare con la propria lancia il maggior numero di anelli di varie dimensioni fissati alle otto torri, ai quali è per regolamento assegnato un certo punteggio; e alla fine del percorso obbligato i cavalieri devono colpire lo scudo del Saracino, facendolo girare su se stesso. La lancia è lunga più di due metri, ha il manico ligneo e la punta di metallo a forma conica, ed è dipinta di bianco, decorata con una striscia di colore rosso o blu.

Sono previste varie penalità nel caso di un errore nel cavalcare in modo diverso dallo spron battuto, o nel caso in cui si impugni la lancia diversamente da come previsto dal regolamento, e cioè con la mano nella parte sottostante l'impugnatura e il manico sotto l'ascella. A parità di anelli presi vince il più veloce, e maneggevolezza del cavallo e intesa del binomio sono alla base della prova. Le sfide fra rioni avvengono secondo il criterio dell'eliminazione diretta a doppio turno e si svolgono alternativamente sul Campo del Sole e sul Campo del Muro.

Al capitano del rione vincitore viene consegnato il Drappo del Palio, al cavaliere la spada come segno di vittoria. E nei giorni che precedono il Palio i cavalieri ricevono dei doni dai cittadini dei rioni, soprattutto dai bambini, un augurio per la vittoria del Palio.

Nel 2002 per la prima volta una donna ha gareggiato con gli altri cavalieri, un gesto che rispecchia lo spirito di condivisione e partecipazione del palio; e sempre nel 2002, in occasione della santificazione di fra' Umile da Bisignano, il rione Piano, che disponeva del cavaliere più forte, lo ha generosamente ceduto al rione San Pietro per garantirgli la vittoria.

A capo dello scontro c'era il Caporione, che nel Medioevo era il Podestà del popolo compreso nel rione e che successivamente prese anche il nome di Capitano: è tuttora un'espressione tipica, ancora in uso nel dialetto locale bisignanese, per indicare colui che si pone alla guida di un gruppo.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Bisignano per il Palio del Principe chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Mongrassano-Cervicati, a 7,3 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Torano Castello - Bisignano, e il tragitto è di 9,4 chilometri per 14 minuti di guida.

Nei paesi vicini

Altri appuntamenti in provincia di Cosenza.

Da leggere