Le feste degli arbëreshë: il rito bizantino dentro la Chiesa cattolica
La Pasqua è la ricorrenza centrale degli arbëreshë, e dalla sua data dipendono tutte le altre feste. Le comunità italo-albanesi la celebrano nel rito bizantino, detto anche bizantino-greco, con canti in lingua albanese, preghiere in greco e una simbologia cristiana orientale.
Le celebrazioni cambiano forma da un paese all'altro.
La Grande Settimana Santa
Il centro della tradizione pasquale è la Grande Settimana Santa, in arbëresh Java e Madhe, nel corso della quale vengono rivissuti i misteri della passione, della morte, della sepoltura e della risurrezione di Cristo.
Le celebrazioni liturgiche di preparazione cominciano prima: hanno inizio il venerdì precedente la Domenica delle Palme, quando si festeggia la Resurrezione di Lazzaro.
Quel giorno gruppi di giovani eseguono in coro, sul sagrato della cattedrale, un antico canto che rievoca la resurrezione di Lazzaro — a Palazzo Adriano è la Kënga e Lazërit. Durante la notte i cori attraversano le vie cittadine, sostando presso le famiglie che li accolgono offrendo uova, dolciumi e bibite.
Il grano che germoglia dal Mercoledì delle Ceneri
Una consuetudine comincia settimane prima della Pasqua.
Fin dal Mercoledì delle Ceneri si predispongono chicchi di grano e legumi dentro piatti, sul cui fondo è stata stesa bambagia o lana imbevuta d'acqua. Sono gli arzit, germogli di frumento e cereali.
Il Giovedì Santo, abbelliti con nastrini multicolori e fiori di campo, vengono sistemati nelle chiese per addobbare le cappelle dove si allestisce il sepolcro di Cristo.
Il Giovedì Santo
La giornata segue una sequenza fissa.
Il sacerdote legge i dodici brani del Vangelo, poi procede alla lavanda dei piedi a dodici uomini che rappresentano gli apostoli.
Sul tavolo rituale sono disposti altrettanti pani benedetti, i kuleçët.
Alle prime ore della sera si svolge la processione: si portano a spalla le statue che rappresentano i momenti della Via Crucis, accompagnate da canti tradizionali in lingua albanese.
Il Sabato Santo e la Resurrezione
Il momento della Resurrezione ha forme diverse da paese a paese, tutte documentate.
A Palazzo Adriano, in Sicilia, i riti culminano il Sabato Santo con le tradizionali «Porte aperte»: viene rievocata la discesa di Gesù agli inferi, la Risurrezione e la sconfitta della morte, attraverso un dialogo in tre lingue — greco, albanese e italiano.
Il sacerdote entra simbolicamente in chiesa seguito dai fedeli che cantano «Christos Anesti». Davanti al sagrato la comunità di rito latino accende un grande fuoco, simbolo della Resurrezione.
A San Demetrio Corone, in Calabria, fra la notte del Sabato e la Domenica di Pasqua si va in assoluto silenzio alla fontana dei monaci, presso il Collegio di Sant'Adriano: è la consuetudine di «rubare l'acqua».
A Civita, all'alba della domenica di Pasqua, si svolge il rito Fjalza Mirë.
Alla fine della sfilata pasquale vengono distribuite le uova rosse, che esprimono la vita, la fertilità e la Resurrezione di Cristo.
Le Vallje
Il lunedì di Pasqua si danzano le Vallje, che celebrano la vittoria di Giorgio Castriota Skanderbeg contro i Turchi.
A Civita i riti pasquali si concludono il martedì successivo alla Pasqua, proprio con le Vallje.
A Hora e Arbëreshë circa trecento donne sfilano in costume tradizionale; la messa è celebrata dal vescovo, le preghiere sono in greco e i fedeli rispondono in greco.
Il Carnevale, dall'Epifania alle Ceneri
Nel calendario delle festività degli albanesi d'Italia il Carnevale — Kalivari, Kalevari o Karnivalli — occupa un posto di rilievo.
Ricorre dall'indomani dell'Epifania al mercoledì delle Ceneri, ed è per definizione festa trasgressiva, nella quale la normalità viene temporaneamente accantonata per dare libero sfogo al gioco e alla creatività.
A Civita, il martedì grasso si brucia il Re Carnevale, un pupazzo fatto di paglia e cenci.
La Teofania del 6 gennaio
Il 6 gennaio si celebra la Teofania, in arbëresh Ujët të pagëzuam: alla fontana dei tre cannoli l'eparca e i sacerdoti rievocano il battesimo di Cristo con il rito della benedizione delle acque.
Il vescovo immerge nell'acqua della fontana per tre volte la croce, reggendo con l'altra mano il candelabro a tre ceri e un rametto di ruta. Dopo la benedizione è usanza donare le arance ai fedeli presenti.
I defunti, e i pani delle feste
La commemorazione dei defunti è legata al calendario liturgico bizantino e si celebra il sabato precedente la prima domenica di Carnevale. A Civita, durante la settimana dei defunti, si offre pane devozionale ai poveri e ai mendicanti.
Il pane torna in altre due ricorrenze calabresi:
- il 17 agosto, per San Rocco, si preparano i papocullat, che si portano in chiesa e si poggiano sull'altare;
- il 13 dicembre si portano in chiesa piccoli pani di castagne, i picilet.
Alla vigilia di una festa, nei villaggi arbëreshë, i giovani girano casa per casa cantando le Kalimere.
Domande frequenti
Qual è la festa principale degli arbëreshë?
La Pasqua. È la ricorrenza centrale delle comunità italo-albanesi di rito bizantino, e dalla sua data dipendono tutte le altre feste dell'anno.
Che cosa sono le Vallje?
Danze che si svolgono il lunedì di Pasqua e celebrano la vittoria di Giorgio Castriota Skanderbeg contro i Turchi. A Civita si tengono il martedì successivo alla Pasqua.
In quale lingua si celebra?
I canti sono in lingua albanese, le preghiere in greco. A Palazzo Adriano il dialogo rituale del Sabato Santo si svolge in tre lingue: greco, albanese e italiano.
Dove si trovano le comunità arbëreshë che celebrano così?
In Calabria la Pasqua arbëreshë si celebra nelle province di Cosenza, Crotone e Catanzaro; in Sicilia fra i paesi con questi riti ci sono Palazzo Adriano e Hora e Arbëreshë.