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Palio dei Somari a Torrita di Siena 2027 - La corsa degli asini delle otto contrade
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 03/09/2026.
A Torrita di Siena, in provincia di Siena, il palio non si corre a cavallo: si corre a dorso di somaro, nel pomeriggio della prima domenica successiva al 19 marzo. Il somaro non è una trovata: è stato scelto «quale simbolo di infaticabile e umile animale», perché il lavoro che la festa celebra — la lavorazione del legno, allora ampiamente diffusa in paese — era particolarmente faticoso, come quello degli asini. Per lo stesso motivo la festa è dedicata a San Giuseppe, patrono dei falegnami, che si celebra il 19 marzo. In gara ci sono le otto contrade del paese.
Un muro di carta da sfondare
Era il 1966 quando un gruppo di torritesi ebbe l'idea di una festa popolare che coinvolgesse tutto il paese ed esaltasse le ricchezze della comunità e quelle del lavoro con le sue componenti, la fatica e la semplicità. Il primo palio fu corso il 19 marzo 1966 da quattro contrade, in rappresentanza delle quattro porte cittadine: Porta Nova, Porta a Gavina, Porta a Pago e Porta a Sole.
Quella prima corsa, però, era un'altra cosa. I somari, montati dai fantini, venivano mandati allo sbaraglio nel «Gioco», e vinceva chi per primo riusciva a sfondare e oltrepassare un muro di carta disegnato.
L'entusiasmo con cui l'iniziativa venne accolta convinse gli organizzatori ad allargarla l'anno successivo alle zone a valle del paese: furono così annesse le contrade del Cavone, Le Fonti, Stazione e Refenero. Nel 1967 ogni contrada fu addobbata con bandiere dei propri colori e stemmi, comparvero le prime comparse — ancora molto semplici nei costumi — e il muro di carta sparì: si correva ormai in una pista ricreata nella piazza, recintata con staccionate in legno e corde. Da allora la manifestazione è cresciuta fino a occupare un'intera settimana, e dal 2014 figura nell'elenco regionale toscano delle manifestazioni di rievocazione e ricostruzione storica. Il primo straordinario si corse nel 1976, l'ultimo nel 2011.
Quattro giri sul tufo del Gioco del Pallone
La corsa si svolge nel pomeriggio della prima domenica successiva al 19 marzo — o il 19 marzo stesso, se cade di domenica — presso il Gioco del Pallone, un grande sferisterio adiacente alle mura del centro storico, con una pista lunga circa 200 metri.
Le contrade in gara sono otto: Porta Gavina, Porta a Pago, Porta Nova e Porta a Sole, corrispondenti alle quattro porte dell'antica cinta muraria, e Refenero, Stazione, Le Fonti e Cavone, corrispondenti ai quattro rioni fuori dalle mura. La formula prevede quattro batterie eliminatorie di tre giri ciascuna, poi una batteria di recupero fra le quattro contrade sconfitte, e infine la finale — alla quale accedono cinque contrade, le quattro vincitrici più la vincitrice del recupero — corsa su quattro giri di pista.
L'abbinamento fra somaro e contrada non si sceglie: gli otto somari vengono assegnati a sorte nei minuti immediatamente precedenti l'inizio della Corsa, e i fantini, che cavalcano a pelo, non sanno chi sarà il loro compagno fino al giorno della gara. È un rapporto fondato totalmente sulle sensazioni e sull'esperienza. Del resto l'indole del somaro, testarda e poco prevedibile, rende vano ogni pronostico, e la tensione resta alta fino alla fine. Per la sicurezza dei fantini, oltre al classico caschetto, è stato reso obbligatorio un corpetto protettivo.
Chi vince porta a casa il Palio, un drappo dipinto che ha tre immagini obbligatorie: le figure di San Giuseppe, del Somaro e la data della manifestazione. Il drappo viene esposto in paese nei giorni precedenti — un modo per tenere vivo il desiderio di vittoria dei contradaioli — e poi portato in trionfo nella sede della contrada vincitrice, dove si festeggia fino a notte inoltrata.
L'articolo 14, e le scarpe morbide
C'è una parte del regolamento che a Torrita raccontano volentieri, ed è quella che protegge l'animale. L'articolo 14 punisce con uno o due anni di squalifica qualunque comportamento scorretto o addirittura violento nei confronti del somaro.
Le regole scendono nel dettaglio: il fantino non può usare frustini, non può toccare il somaro in maniera aggressiva tirandogli il pelo o picchiandolo — e non solo mentre è in groppa, ma anche nelle fasi di preparazione. Perfino le scarpe dei fantini non possono essere di materiali rigidi, ma morbidi, che non causino abrasioni agli animali nel momento in cui questi vengano spronati. Il danneggiamento del somaro, sia fisico sia psicologico, non è ammesso in alcun modo. Il regolamento è stato scritto coinvolgendo i veterinari.
Anche la scelta degli animali è una procedura. Comincia circa due settimane prima della gara: quindici giorni prima i «somarai» si recano in un'azienda del territorio e selezionano i somari insieme a una commissione dell'Associazione, ai presidenti delle contrade, ai fantini e ai veterinari. I fantini provano il somaro in maniera casuale, sotto la guida dei veterinari, e si scelgono esemplari con caratteristiche simili, in modo da non agevolare in alcun modo una singola contrada. Una novità recente riguarda proprio la provenienza: per la prima volta nella storia della manifestazione i somari non vengono da una sola scuderia, ma da una rosa di esemplari messi a disposizione da più allevatori.
I «somarai» seguono l'animale dalla scelta alla gara, ma dicono che la parte più importante del loro lavoro è un'altra: tramandare il rispetto per gli animali, «uno dei messaggi più importanti che cerca di far passare il Palio». Da qui nasce «Somarando», una giornata di attività per far avvicinare i più piccoli agli animali, in cui si insegna come toccare il somaro per non dargli fastidio e come rispettarne gli spazi, non alzando la voce e non facendo movimenti bruschi. «Siamo in qualche modo i loro angeli custodi», dicono.
Diciassette persone per contrada, e sette verdi diversi
Il corteo storico conta oltre 200 figuranti in abiti ambientati nella metà del XV secolo, e ogni contrada schiera un organico fisso: diciassette persone, di cui due sbandieratori, due tamburini, un alfiere porta insegne, un armato, una dama con il signore, otto paggetti e un dotto. Il corteo non è solo decorazione: nel primo giorno del programma rievoca la disposizione delle truppe che, guidate da Anichino, difesero Torrita dall'attacco perugino; la mattina del Palio ricorda invece la processione con cui si celebrò la fine del restauro della chiesa. Alla contrada che presenta il miglior corteo va un premio, detto lo «Sfoggiato», che viene riconsegnato ogni anno da chi l'ha vinto.
Come nasce un costume lo spiega il costumista che da alcuni anni lavora sui cortei delle contrade. Si parte dalla ricostruzione storica: individuato il periodo, comincia una ricerca su libri, dipinti e notizie, fra cui si cercano documenti sull'abbigliamento dei nobili, perché ogni famiglia aveva un guardaroba ben preciso, dettato anche dal censo. Poi si prepara un bozzetto da presentare alla contrada e, ottenuta l'approvazione, si passa al taglio del tessuto, alle cuciture e alle rifiniture a mano. «Un costume storico implica l'essere stato realizzato in maniera artigianale, quindi assolutamente si deve stare attenti che non si vedano le cuciture fatte a macchina.»
Il realismo riguarda anche i materiali: oltre al velluto si usano tessuti che a quell'epoca venivano effettivamente importati, come la seta e il damascato. E poiché le contrade sono otto, ognuna legata ai propri colori, il problema è evitare che i cortei si somiglino: si lavora allora sulle tonalità. Per il corteo del Cavone, i cui colori sono il bianco e il verde, si sono utilizzate sette diverse tonalità di verde. Gli abiti, infine, vengono preparati su una taglia media e adattati ogni anno a chi li indossa, fra un'imbracatura, un'imbottitura e un tacco più alto.
Una memoria fatta di aneddoti
La settimana che precede la corsa è fitta: aprono le taverne, il percorso gastronomico curato dalle otto contrade fra le mura del centro storico, dove si mangiano pici, bistecche di chianina e vino rosso; ci sono feste di contrada, mercati medievali, la festa della bandiera, i duelli fra cavalieri, i balli medievali, le gare a coppie fra sbandieratori e tamburini — compresi quelli che rappresentano i cinque antichi castelli di Torrita, Ciliano, Guardavalle, La Fratta e Montefollonico — e le cene propiziatorie. C'è la Santa Messa di San Giuseppe con la benedizione della casacca del fantino.
Di questa festa ha scritto anche un antropologo, Fabio Mugnaini, studioso di tradizioni popolari, in uno studio del 2010, e la sua osservazione riguarda proprio il modo in cui il paese si ricorda di sé. È solo quando la festa si era ormai radicata e aveva acquisito una certa notorietà che i torritesi hanno sentito la necessità di tramandarne la storia: «pochi i documenti cartacei dell'epoca conservati, ancora meno i documenti d'archivio; c'è invece, al contrario, una ricca memoria condivisa che viene trasmessa sotto forma di aneddoti, di riferimenti a persone ormai scomparse ma "note" e, in certa misura, indimenticate per chiunque faccia parte della collettività».
Fra quelle persone c'è don Valentino, storico e indimenticato parroco di Torrita, che fu anche uno dei fondatori della festa, e al quale è stato dedicato uno dei drappi. Perché il Palio, a Torrita, non è soltanto un appuntamento di grande richiamo in quei giorni: è una realtà che caratterizza la vita del paese durante tutto l'anno, grazie alla vitalità delle otto contrade, e vale come presidio di coesione sociale e di rafforzamento dell'identità territoriale.
Come arrivare alla festa
Raggiungere il Palio dei Somari a Torrita di Siena è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Torrita di Siena a un passo dal centro, 2,1 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce al casello di Valdichiana, e da lì restano 7 chilometri e 10 minuti.
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