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Torciata di San Giuseppe a Pitigliano 2027 - Il rito del fuoco per accogliere la primavera
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 03/09/2026.
La Torciata di San Giuseppe si tiene a Pitigliano, in provincia di Grosseto, la sera del 19 marzo, festa di San Giuseppe. Quaranta torciatori incappucciati partono dalla Via Cava del Gradone con un fascio di canne acceso sulle spalle, risalgono lo scoglio di tufo su cui sta il paese e in piazza danno fuoco all'invernacciu, un fantoccio di 8 metri di canne e fieno che rappresenta l'inverno. La manifestazione è organizzata dall'associazione Promo.fi.ter. con il supporto del Comune di Pitigliano e delle associazioni locali.
Quaranta uomini che risalgono il tufo con le fascine accese
La sera del 19 marzo quaranta torciatori, incappucciati e vestiti con abiti tradizionali, partono dalla Via Cava del Gradone trasportando sulle proprie spalle un fascio di legna e canne, attraversano la valle del torrente Meleta e giungono nella piazza del Comune di Pitigliano.
Sono 40 puntini di luce tremula che si muovono lentamente dal buio della vallata. «Sono incappucciati da un saio, sotto un camice bianco, portano sulle spalle un grosso fascio di canne fiammeggianti», e camminano «uno dietro l'altro, risalendo lo scoglio tufaceo sul quale si erge il paese di Pitigliano», lungo la cosiddetta «Selciata».
I torciatori sono «una quarantina di figuranti preceduti da due portantini con la statua di San Giuseppe». Uno squillo di tromba dà il via.
L'invernacciu, otto metri di canne e fieno
Nelle alte fiamme della piazza centrale brucia l'invernacciu, un fantoccio di 8 metri realizzato con canne e fieno, eretto «già dal giorno prima» davanti al Comune, «realizzato nei giorni precedenti intrecciando delle canne e creando la testa con un rotolo di fieno».
La costruzione del pupazzo era «a lungo affidata al compianto Angelo Savelli, che tutti ricordano per la sua inventiva», con il corpo e le braccia fatti di canne e foglie e con la testa, le cui caratteristiche cambiano di volta in volta, pur usando sempre elementi vegetali (peperoni, pomodori, foglie di cavolo o di carciofo, rametti di rosmarino ecc.) per gli occhi, la bocca, le orecchie, spesso per la barba e i baffi.
Nel falò si bruciano la stagione cattiva, le frasche e le potature come auspicio per i nuovi raccolti.
Il cerchio attorno al fuoco
Una volta che il fantoccio è stato incendiato, gli uomini incappucciati, mano nella mano, creano un cerchio intorno al fuoco, danzando tutti insieme, rievocando antichissimi riti e tradizioni.
È «una suggestiva danza propiziatoria, rito antico che affonda le radici nella cultura contadina». Il pubblico aspetta fermo «fino a che l'ultimo piccolo legno dell'invernacciu sia completamente arso e solo quando i Torciatori corrono intorno al fuoco mano nella mano, dalla folla che si rianima emerge il canto "Viva Viva San Giuseppe"».
La cenere si porta a casa
Secondo la leggenda, era usanza portare a casa una manciata di cenere del falò, per assicurarsi un raccolto ricco e tanta fortuna; ancora oggi, soprattutto tra gli anziani, c'è l'abitudine di raccogliere la cenere come segno di buon auspicio.
Quando le fiamme si consumano lentamente lasciando al loro posto la brace, questa viene raccolta dalle donne come segno di buon auspicio.
Il seme sotterrato degli Etruschi
Fin dall'epoca etrusca veniva infatti celebrata la cerimonia del seme sotterrato come simbolo di vita e durante il Medioevo tale cerimonia fu cristianizzata e fatta coincidere con la festività di San Giuseppe.
«Il mito del fuoco è pratica ancestrale, sin dalla scoperta della sua accensione passando per i vari miti delle popolazioni più antiche – Prometeo in testa tra i miti greci – fino alle pratiche pagane ereditate e trasformate poi dal cristianesimo».
«Il rito del fuoco veniva associato all'idea di purificazione e auspicava raccolti ricchi e campagne fertili»: è «il rito del fuoco che uccide l'inverno e feconda la primavera».
Alla festa «è stato dato un significato religioso, facendola coincidere con la celebrazione di San Giuseppe, che cade proprio nei giorni dell'equinozio primaverile». Marzo era anche il primo mese del calendario romano.
Da via cava di San Giuseppe a piazza Garibaldi
La festa all'epoca partiva sempre dalla Via Cava di San Giuseppe, percorreva la vecchia strada di Sovana per finire la sua corsa nella piazzola di Capisotto, con partenza dal tabernacolo di San Giuseppe, ripulito nel primo pomeriggio, e con un fuoco-segnale acceso «nella valletta dove oggi sono visibili due tombe etrusche». I ragazzini, allora, «andavano a rubare le canne dei vigneti per portarle sotto il masso tufaceo e incendiarle».
Nel 1980 si spostò in piazza della Repubblica, con partenza dalla Tombolina e un passaggio non facile con il crocione per le anguste vie del paese, ma per la prima volta con i torciatori in vestiti e cappucci di iuta.
Dal 1982 Piazza Garibaldi è diventata la sede ufficiale, «un'arena naturale e funzionale come un camino per il fuoco e fumi dell'invernacciu».
Poi «è stato abbreviato il percorso dei Torciatori spostando la partenza dalla Via Cava del gradone, offrendo una visuale più suggestiva e panoramica»: è stata «la svolta decisiva e l'evoluzione più saliente della sua storia, consacrandola da festa rionale a tradizione popolare del paese».
I cortei, i bambini e le frittelle
Al crepuscolo, dal Palazzo Orsini, nella suggestiva atmosfera del borgo, sfila il Corteo del Villano; il percorso si conclude raggiungendo piazza Garibaldi. Il corteo storico è «in costumi del Quattrocento», curato dall'associazione Rinascimento con i Tamburini di Pitigliano.
Ai bambini è dedicata la MiniTorciata, in cui i più piccoli bruciano una versione ridotta dell'Invernacciu, detta l'Invernaccettu, con i MiniTorciatori «accompagnati dai Tamburini del gruppo «Tamduri»» e il lancio di MiniMongolfiere.
Il giorno della festa di San Giuseppe, fin dal primo pomeriggio in piazza si possono acquistare e consumare le gustose frittelle di riso, le tradizionali «frittelle di San Giuseppe», preparate dalle donne pitiglianesi, oltre a panini e vino, con vin brulé e assaggi di prodotti tipici.
Chi la organizza
La Torciata è organizzata ogni anno dall'Associazione PromoFiter, e le radici della manifestazione risalgono al XVIII secolo.
La festa si fa «in collaborazione con il Comune, il Centro Culturale Fortezza Orsini Aps, la Proloco, l'associazione Futuro, Carnevale Pitigliano e Banca Tema». La Torciata «è ormai nota anche al di fuori della Maremma come una delle più caratteristiche e interessanti feste del fuoco dell'Italia Centrale», dentro una famiglia di riti «che uniscono le campagne e i paesi della Maremma e dell'Amiata».
Come arrivare alla festa
Arrivare a Pitigliano per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Montefiascone, a 46 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Chiarone S., e il tragitto è di 50 chilometri per 52 minuti di guida.
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