Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Folklore e Rievocazioni

Folklore e Rievocazioni

A.D. 1615 Palma alle Armi a Palmanova 2026 - Rievocazione storica con oltre 1000 partecipanti

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
tre giorni nel primo weekend di settembre — quest'anno dal 4 al 6 settembre 2027
Dove Palmanova (UD), Friuli Venezia Giulia, Palmanova

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

A.D. 1615 Palma alle Armi si tiene a Palmanova, città-fortezza in provincia di Udine, il primo fine settimana di settembre, per rievocare l'inizio della guerra con gli Asburgo del 1615. Nei bastioni si montano trecento tende, in Piazza Grande si alza il gonfalone col leone, e fuori Porta Cividale si combatte una battaglia con picche, moschetti e cannoni. Sono oltre 1.000 i rievocatori, in almeno sessanta gruppi storici arrivati da tutta Europa.

Il 1615 e la Guerra degli Uscocchi

L'evento rievocato è l'inizio della guerra di Gradisca, detta anche guerra degli Uscocchi, combattuta fra il 1615 e il 1617 dalla Repubblica di Venezia contro la casa d'Austria: il primo grande conflitto della Serenissima contro gli Asburgo. Gli Uscocchi erano temibili mercenari al servizio degli Asburgo. Nel settembre 1615, a pochi anni dalla sua fondazione, la Fortezza di Palma divenne il punto d'arrivo di tutte le truppe al servizio della Serenissima prima di calare su Gradisca.

La città era nata da poco e per quella ragione. Palmanova fu fondata il 7 ottobre 1593 da Marcantonio Barbaro, capo della commissione dei provveditori, militari e architetti della Repubblica, per mettere in sicurezza il confine orientale, a contatto diretto con i territori dell'Arciduca d'Austria e possibile porta d'ingresso delle incursioni ottomane; la decisione veniva da lontano, dal trattato di Worms con l'Austria del 1521. La data scelta ricordava il martirio di santa Giustina, nel 304, e la battaglia di Lepanto del 1571. Fra i progettisti ci furono Giulio Savorgnano, Bonaiuto Lorini e Vincenzo Scamozzi.

I bastioni sono cresciuti nei secoli: dopo la cerchia principale circondata dalla fossa, nel XVII secolo arrivarono le falsabraghe e i rivellini esterni al fossato, e all'inizio del XIX secolo Napoleone fece ampliare la spianata e costruire le lunette. Nel 1809 Palma fu cinta d'assedio per la prima volta. Durante la Prima Guerra Mondiale la fortezza ospitò ospedali, magazzini e un campo di addestramento truppe. Un decreto del 21 luglio 1960 la definisce «il prototipo dei baluardi dell'epoca moderna».

Trecento tende sul Bastione Garzoni

Il venerdì i gruppi allestiscono l'accampamento militare sul tratto di bastioni che va da Porta Cividale alla Polveriera Garzoni, diviso in lotti che lasciano spazio anche al mercato di oggettistica per le rievocazioni. Sono trecento le tende da campo: gli organizzatori lo definiscono il più grande accampamento delle milizie nella storia delle rievocazioni rinascimentali in Italia.

Dentro si vive come nel 1600: i partecipanti mangiano e trascorrono lì il tempo libero. Il mercato storico raccoglie armaioli, sarti, calzolai e artigiani di ogni sorta; un percorso didattico spiega il corredo delle milizie nel Seicento e l'arte del barbiere cerusico; ci sono lo scrivano, la ceramica storica e un'ampia cucina da campo dove si preparano i piatti dell'epoca. Le visite guidate, a cadenze regolari, passano in rassegna le tende del Gruppo Storico: la ricostruzione della tenda di un capitano d'arme, gli strumenti medico-chirurgici usati per curare i feriti in battaglia, le erbe per i medicamenti.

Anche fuori dall'accampamento la regola è la stessa. Lungo Borgo Cividale i bar e i ristoranti allestiscono tavoli all'aperto per tutta la durata della manifestazione, e le infrastrutture devono essere il più possibile consone all'epoca, quindi prevalentemente in legno; gli alpini montano un tendone vicino alla Polveriera. Si mangia cibo di strada friulano: porchetta, salsiccia, canederli, cevapcici.

Due battaglie in campo aperto

Le battaglie sono due, e si combattono in campo aperto oltre il fossato che si trova uscendo da Porta Cividale. Si affrontano picchieri, moschettieri e artiglieri, con picche, moschetti e cannoni, duelli di spade e ronde delle milizie; le armi da fuoco hanno accensione a miccia o a ruota, e parte dell'esercito veneziano si dispone sulla sommità dei bastioni con i cannoni. Nonostante all'epoca le battaglie non si siano tenute a Palmanova, i visitatori assistono a una vera e propria battaglia seicentesca. Una di queste rievocazioni si è intitolata «Battaglia del Vespro. L'assalto degli Asburgo», e l'hanno vinta gli Asburgo.

Uno speaker legge un testo descrittivo, introduce i gruppi dei due eserciti man mano che emergono dalle colline e racconta minuziosamente le tattiche di guerra. Chiarisce anche che cosa sia una rievocazione storica: il punto non è creare una copia autentica dell'originale, ma ricreare un episodio in modo sufficientemente accurato e verosimile.

C'è una cosa che riguarda chi sta in campo. Le donne possono partecipare alle battaglie, a patto di vestirsi da uomo e di seguire esattamente la preparazione riservata ai militari; nei fatti vi hanno preso parte quasi tutte come vivandiere, cuciniere e assistenti mediche: era quella la funzione di supporto delle donne in battaglia.

Piazza Grande, il gonfalone e la rotella

Il corteo percorre Borgo Cividale, costeggia Contrada San Donato, sfila davanti alla Chiesa del Santissimo Redentore e all'altezza di Borgo Udine entra nella grande piazza esagonale. Lo annuncia lo scoppio di un cannone posto a lato del palco, e ogni gruppo è introdotto dal suo portabandiera: per questo la fase si chiama Rassegna dei vessilli.

In Piazza Grande si concentra il resto: l'innalzamento del Gonfalone con il leone di Venezia, la cerimonia dell'alzabandiera, la sfilata dei generali e delle truppe, le manovre militari, il Palio della Rotella, gli sbandieratori, le danze popolari e rinascimentali, i giochi dell'epoca e la messa in abito storico. I tre borghi storici — Aquileia, Udine e Cividale — accolgono mercati, botteghe e osterie con piatti storici, mentre il Bastione Garzoni ospita la taverna. Per i bambini ci sono i giochi antichi in Contrada Donato, a cura dell'associazione FamigliaAttiva, la caccia al tesoro in galleria e il Labirinto del Leone.

La domenica sera si chiude con l'ammainabandiera alle torce e i fuochi d'artificio sulle mura. Prima, durante la cena, i musici e gli sbandieratori sfilano per le vie suonando le chiarine e i tamburi.

Una rievocazione nata nel 1977

La rievocazione nacque nel 1977, e lo scopo era cercare le radici storico-culturali della città in un momento in cui Palmanova registrava una presenza cospicua di militari. All'inizio l'episodio scelto era un altro: l'innalzamento del Gonfalone della Repubblica di Venezia al centro della piazza principale da parte di Girolamo Cappello, il 22 luglio 1602. Si teneva nella seconda metà di luglio, in coincidenza con la festa patronale, e issare il vessillo coincideva con una messa per celebrare la fondazione della città. Nelle prime edizioni si ricostruiva la vita cittadina dentro i bastioni: per esempio le vicende dei conestabili, il gruppo di civili che gestiva gli ingressi dalle porte, e il cibo che si cucinava allora.

Il cambiamento è arrivato in tre passaggi. Dopo il cambio di amministrazione del 2011, nel 2012 si decise di spostare la rievocazione a settembre, sia per evitare le temperature proibitive di luglio, sia per staccarla dai contenuti delle prime edizioni e collegarla alle battaglie che avevano interessato Palmanova, cioè le Guerre gradiscane del 1615. Il cambio di regia si ebbe nel 2013, insieme alla rinascita del gruppo degli sbandieratori e al contributo di associazioni cittadine come Libermente, nata nel 2012. Dal 2019 la rievocazione si è diversificata ancora, proponendo ad anni alterni le Guerre gradiscane negli anni pari e quelle napoleoniche negli anni dispari — quando la fortezza fu bloccata dalle truppe austriache dopo la ritirata dell'armata franco-italiana verso il Tagliamento e l'Adige.

I rievocatori arrivano da tutta Europa: Inghilterra, Slovacchia, Ungheria, Spagna. Si contano oltre 1.200 figuranti da una sessantina di gruppi e quindici Paesi, e le cronache la descrivono come l'evento seicentesco con il più alto numero di partecipanti del sud Europa, sia per il coinvolgimento dei cittadini sia per il numero di rievocatori; lo speaker, dal palco, la chiama la più importante rievocazione seicentesca d'Italia. La manifestazione ha superato il mezzo secolo di vita, e resta intrecciata alla Festa patronale del Santissimo Redentore di luglio.

Le danze di Mainerio e la scherma

Dietro i tre giorni c'è un lavoro che dura tutto l'anno, e ogni gruppo custodisce le proprie cose. Gli abiti e i corredi vengono ricostruiti nei minimi dettagli con mesi di lavoro. La sede del Gruppo degli Sbandieratori conserva i costumi della generazione dei padri insieme a quelli di oggi, la rotella — lo scudo che si usa nel palio — e un gagliardetto di legno più piccolo.

La scuola StudioDanza ha consolidato negli anni un repertorio di sette-otto danze di fine Cinquecento, che attinge agli scritti di Giorgio Mainerio, maestro di cappella e musicista della Basilica di Aquileia: Il primo libro de' balli, Venezia, 1578. Fra queste ci sono L'arboscello, detto Ballo forlano, La putta nera, l'Ungaresca e la Schiarazule Marazule.

L'associazione Libermente lavora invece sui documenti conservati nella Curia Arcivescovile di Udine, che raccontano la vita quotidiana dentro la fortezza: una popolana che accusa il provveditore di crudeltà, un guastadore costretto a prestare la propria opera per gli scavi della costruzione. Cura anche una conferenza storica al Palazzo Municipale.

Poi c'è la scherma. In piazza si tiene un torneo di scherma storica, con gli allievi del gruppo Malleus e il loro maestro Roberto Battilana, sfidati da gruppi di rievocazione polacchi e cechi che teatralizzano anche un duello da taverna, dove l'onore di una dama viene messo a repentaglio dalle avances di un avventore. La domenica Battilana e i suoi allievi tornano per una dimostrazione delle varie tecniche. In Polveriera Garzoni, intanto, si può visitare l'esposizione «Lame e cannoni della Serenissima», con le riproduzioni di Fulvio Del Tin e Gualtiero Piemonte, e una mostra di riproduzioni di arma bianca e da fuoco del XVII secolo.

I bastioni, che di tutto questo sono il vero bene materiale, si portano dietro anche le loro leggende: quelle raccolte nel libro del palmarino Silvano Bertossi, come l'idea che dal pezzo centrale parta una galleria che porta fuori da Palmanova.

Come arrivare alla festa

Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa, a Palmanova, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Palmanova si trova a 1,5 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Palmanova dista 1,6 chilometri, cioè 2 minuti di strada.

Feste vicine, in altri paesi

Vicino a questo paese, altre feste da scoprire.

Da leggere